Aereo U-2, photo by Master Sgt. Rose Reynolds, U.S. Air Force, 1996 (2)

ABBATTIMENTO DELL’AEREO SPIA U-2

Negli anni ’50 e ’60 del 900, nel pieno della guerra fredda, gli Stati Uniti avevano la necessità di monitorare gli sviluppi del programma atomico dell’Unione Sovietica. Nel paese americano era diffuso il timore di un attacco nucleare da parte russa. La CIA aveva dato incarico alla Lockheed di costruire un particolare tipo di aereo da utilizzare specificamente per lo spionaggio sull’immenso territorio russo-sovietico. L’aereo, prodotto dalla Lockheed e costruito in 86 esemplari, era un turboreattore monoposto relativamente piccolo ma con una notevole apertura alare. Poteva volare a 21.000 metri di altezza e raggiungere la velocità di 800 km. orari. Il velivolo era dotato di una fotocamera puntata verso terra e di uno schermo dal quale il pilota poteva controllare l’inquadratura prima di scattare le foto.

Il primo volo dell’U-2, o del “Dragon Lady” come fu chiamato l’aereo, ebbe luogo nel 1955. La sua principale missione era di sorvolare e fotografare gli impianti dove venivano costruite le bombe atomiche e i missili, situati nel cuore dell’Unione Sovietica, in modo da fornire significative informazioni ai servizi americani. Questi soffrivano della mancanza di una rete spionistica efficiente dislocata sul territorio sovietico. La base degli aerei U-2 fu la mitica Area 51, situata a 150 km. da Las Vegas, nel Nevada.

I sorvoli del territorio russo da parte degli U-2 diedero degli ottimi risultati. Le migliaia di foto che venivano scattate durante le missioni rassicurarono i servizi e il presidente Dwight Eisenhower sulle limitate capacità offensive nucleari dell’Unione Sovietica. Questi aerei furono utilizzati anche per missioni super segrete ai danni di Francia, Regno Unito e Israele. Inoltre furono quelli che scoprirono i missili che l’Unione Sovietica aveva dislocato a Cuba nel 1962.

L’altezza a cui era in grado di volare questo aereo rendeva difficile la sua individuazione con i radar e impossibile l’intercettazione con aerei caccia che non riuscivano a raggiungere la quota di 20.000 metri a cui volava l’U-2. Ben presto però le forze di difesa aerea dell’Unione Sovietica furono in grado di rilevare i voli spia con i loro radar. Nikita Krusciov, segretario del PCUS, invitò gli Stati Uniti a rinunciare ai sorvoli sul territorio sovietico. Krusciov disse al generale americano Nathan Twining in occasione dell’Air Show di Mosca del 24 giugno del 1956: «Abbatteremo i vostri aerei, sono bare volanti».

Nel 1960 la tecnologia dei missili terra-aria dei russi era migliorata di molto rendendo possibile colpire aerei in volo a quote molto alte. Gli Stati Uniti consci di questo pericolo avevano cercato di rendere invisibile l’U-2 ai radar utilizzando una speciale vernice che però appesantiva il velivolo costringendolo a volare a quote più basse. Per tale motivo si rinunciò alle vernici anti-radar. Ormai era solo una questione di tempo. Prima o poi uno di questi aerei sarebbe stato preso di mira dalle difese antiaeree. I sovietici si sentivano umiliati dalle intrusioni indesiderate degli U-2. L’occasione della loro vendetta si presentò il 1° maggio del 1960.

La CIA aveva programmato per quella data una missione per attraversare il territorio russo da sud a nord. L’U-2 doveva partire dalla base USA di Peshawar in Pakistan, sorvolare la base nucleare di Mayak, nei pressi del mare di Aral, proseguire verso nord per fotografare il cosmodromo di Bajkonur e gli impianti di Pleseck, finire il suo compito con le basi navali di Severodvinsk e Murmansk nell’estremo nord per poi atterrare a Bodø in Norvegia. Destinato alla missione fu il capitano Francis Gary Powers, un esperto pilota dell’aeronautica militare ingaggiato dalla CIA. Aveva già svolto 27 missioni di spionaggio con l’aereo U-2.

Gli aerei spia erano dotati di un meccanismo di autodistruzione che doveva essere attivato dal pilota in caso di abbattimento o di atterraggio forzato in territorio nemico. Si voleva evitare che i congegni segreti di cui era dotato l’aereo cadessero in mani estranee. I piloti erano forniti di un veleno che a loro discrezione potevano utilizzare per togliersi la vita in caso di abbattimento e cattura.

I russi individuarono sui radar il volo del 1° maggio. Diversi caccia intercettori si lanciarono verso l’aereo spia. Powers li vide volteggiare più in basso. Si sentiva al sicuro poiché nessun caccia era in grado di raggiungere la quota alla quale volava. Krusciov, subito informato, diede il benestare all’abbattimento dell’aereo. Era il giorno della festa nazionale sovietica. Non poteva tollerare un simile affronto. L’aereo pilotato da Powers, giunto all’altezza di Ekaterinburg, entrò nel raggio di azione di una batteria di missili terra-aria armata di SAM S-75 di ultima generazione, in grado di raggiungere quote elevate. Fu fatta partire una bordata di 14 missili.

Uno di questi colpì un MIG 19, pilotato da Sergei Safronov, poiché il transponder del velivolo russo non era stato ancora aggiornato. Un altro colpì la coda dell’U-2 provocando il distacco di questa. L’aereo entrò in avvitamento con il muso in alto. Powers, che era scivolato in avanti con le gambe sotto la console di guida, non poté azionare l’espulsione automatica del seggiolino, ne riuscì ad attivare il meccanismo di autodistruzione dell’U-2. Durante la caduta che, a causa della notevole altezza, durò vari minuti, riuscì ad aprire a mano la cupoletta della cabina di pilotaggio e a lanciarsi fuori dall’aereo azionando il paracadute. Quando giunse al suolo fu arrestato dalle forze di sicurezza russe e trasferito a Mosca dove fu rinchiuso nel carcere della Lubianka, la sede dei servizi segreti sovietici.

I vertici della CIA supposero che Powers fosse morto nell’esplosione e che il velivolo fosse completamente distrutto e quindi irriconoscibile. Con questa errata convinzione le autorità statunitensi diffusero la notizia dell’abbattimento affermando che l’U-2 colpito fosse un aereo meteorologico della NASA che volava al confine tra la Turchia e l’Unione Sovietica, il cui pilota aveva avuto un malore. Secondo tale versione il pilota automatico aveva poi condotto l’aereo sullo spazio aereo russo. Per rafforzare questa versione dei fatti fu trasferito in tutta fretta un U-2, riverniciato con i colori della NASA, in una base dell’Air Force situata nei pressi di Los Angeles. Il falso aereo NASA fu fotografato e le immagini vennero diffuse dalla stampa internazionale.

Solo dopo alcuni giorni Krusciov, in un discorso al Soviet Supremo, parlò della cattura del pilota americano e del recupero di una buona parte della fusoliera dell’U-2, smentendo la versione americana e mettendo in imbarazzo i vertici della CIA. I servizi russi erano anche riusciti a recuperare l’apparato fotografiche e le pellicole che, sviluppate, rivelarono le foto degli impianti segreti russi scattate da Powers. Le autorità USA, a questo punto, rivelarono che la missione era parte di un programma di spionaggio basato sul National Security Act del 1947.

Powers fu sottoposto a interrogatori da parte dei servizi segreti sovietici. Il pilota catturato decise di raccontare quello che riteneva che i sovietici già conoscessero. Il successivo processo al quale fu sottoposto Powers ebbe come obiettivo primario di mettere sotto accusa tutto il sistema di spionaggio degli Stati Uniti contro la Russia. Questo alleggerì in qualche modo le accuse rivolte al pilota, in quanto fu considerato solo una pedina di un disegno strategico diretto contro l’Unione Sovietica. Alla fine del procedimento Powers fu condannato a tre anni di prigione e a sette anni di lavori forzati.

Come avveniva di solito in questi casi il destino di Powers fu oggetto di una contrattazione tra russi e americani. Il pilota fu oggetto di uno scambio di spie. La spia sovietica Vilyam Fisher, ovvero Rudolf Abel, detenuta negli Stati Uniti, fu scambiata con Francis Gary Powers il 10 febbraio del 1962. Lo scambio avvenne a Potsdam, sul Ponte di Glienicke. Il negoziatore americano, l’avvocato James Donovan, pretese e ottenne che nello scambio fosse compreso anche lo studente di economia americano Frederic Pryor che era stato arrestato dalla polizia tedesco-orientale e trattenuto con la falsa accusa di spionaggio.

L’avvocato Donovan, al tempo del processo davanti a una corte USA a carico di Rudolf Abel, aveva rappresentato la difesa, ottenendo per il suo assistito una relativa mite condanna, 30 anni di reclusione anziché la pena di morte. Durante l’arringa finale aveva argomentato di un possibile utilizzo in futuro della spia come pedina di scambio con i sovietici. Per tale motivo aveva sofferto di un forte ostracismo da parte della pubblica opinione americana. Dopo lo scambio di prigionieri, che era stato reso possibile dalla mancata condanna a morte Abel, la sua posizione fu pubblicamente rivalutata.

Giunto negli Stati Uniti, Powers fu chiamato a deporre davanti a una commissione del senato. Venne appurato che il pilota aveva fornito ai sovietici solo informazioni che gli stessi già conoscevano e che aveva eseguito gli ordini ricevuti in occasione della missione. In seguito ottenne un incarico di pilota collaudatore dalla Lockheed. Il 1° agosto del 1977 morì in un incidente mentre volava su un elicottero. Stava svolgeva un servizio giornalistico per il canale televisivo KNBC.

(Foto in alto: Aereo U-2, photo by Master Sgt. Rose Reynolds, U.S. Air Force, 1996)