Decapitazione di Anna Gorli

ANNA GÖLDI, L’ULTIMA STREGA

Il fenomeno della stregoneria fu una costante durante tutto il medioevo e oltre, alimentato dall’ignoranza e dalla superstizione. La chiesa e il tribunale dell’inquisizione si distinsero nel perseguitare donne che non avevano altra colpa se non quella di essere additate come streghe per i più svariati motivi che nulla avevano a che fare con l’attività di stregoneria ove mai fosse esistita.

LE STREGHE DI SALEM, DI TRIORA E DI BENEVENTO

Un esempio di queste aberrazioni fu la vicenda delle streghe di Salem in Nordamerica, dove, verso la fine del 1600, furono processate e giustiziate decine di donne che avevano destato sospetti per i loro strani comportamenti, causati, per lo più, da disturbi mentali che venivano scambiati per stregonerie.

Anche in Italia, nel piccolo comune ligure di Triora, furono condannate decine di donne innocenti in una serie di processi per stregoneria svolti tra 1587 e il 1589. Per tale motivo il paese di Triora fu soprannominato la Salem d’Italia.

A Benevento la credenza dell’esistenza di streghe è sopravvissuta fino ai nostri giorni, anche se ormai viene considerata superstizione o leggenda. A Benevento le streghe erano chiamate “Janare”, nome derivato da “Dianare” sacerdotesse di Diana. Di giorno si mostravano come persone normali, di notte si riunivano attorno a un particolare albero di noce, sulle rive del fiume Sabato, dove celebravano il “sabba”, una cerimonia in onore del diavolo. La più famosa delle Janare fu Matteuccia da Todi che fu processata nel 1428 e condannata alla pena capitale in quanto “Donna di pessima condizione, fattucchiera, maliarda e strega”.

BELLEZZA ORSINI

Nel 1528 si tenne il processo per la più famosa delle streghe italiane, Bellezza Orsini. Era figlia naturale di Pietro Angelo Orsini. Era una bellezza di nome e di fatto. Fece la cameriera presso diverse famiglie. Conobbe un’anziana sguattera, Lucia da Ponziano, che le insegnò l’arte di guaritrice. Esercitando tale professione Bellezza riuscì a conquistare una posizione agiata. Questa ricchezza e il suo carattere altero le procurarono antipatia e odio. Fu accusata di stregoneria e fu perseguita per tale motivo dal Sant’Uffizio. Bellezza Orsini, a causa delle torture, confessò di essere una strega e di essere in contatto con il diavolo. Si suicidò con un chiodo nella cella dove era richiusa.

LA VICENDA DI ANNA GÖLDI

In alcuni casi la persecuzione contro queste sfortunate donne proseguì nel settecento, il secolo dei lumi, nonostante che andava affermandosi la superiorità della ragione sull’ignoranza e sulla superstizione. In Svizzera, a causa dell’isolamento in cui si trovavano alcuni cantoni per via della conformazione montuosa degli stessi e della conseguente difficoltà nella diffusione delle nuove idee illuministiche, ebbe luogo un clamoroso processo a una presunta strega alla fine del XVIII secolo.

Quella che viene considerata l’ultima strega a essere condannata a morte in Europa fu Anna Göldi, una donna del cantone di San Gallo in Svizzera, che subì questa sorte nel 1782.

Anna Göldi era nata a Sennwald nel 1734. Apparteneva a una famiglia che aveva avuto un buon lignaggio. Il bisnonno era stato giudice mentre il nonno aveva avuto la carica di portabandiera. Purtroppo il nonno di Anna ebbe una lite con il sindaco della cittadina. Il procedimento giudiziario che ne seguì diede torto al suo antenato che per tale motivo perse tutti i suoi averi. Anna, quarta di otto figli di Adrian Görli e Rosina Büeler, fu costretta ben presto a trovarsi un lavoro per vivere.

L’ACCUSA DI INFANTICIDIO DELLA GÖLDI

Anna fu assunta come cameriera presso il sindaco di un paese vicino. Bella e orgogliosa, fu licenziata poco dopo a causa del suo carattere ribelle. Trovò un nuovo lavoro come serva presso un panettiere di Sax. Restò in quella casa circa cinque anni. Poi passò in casa del pastore di Sennwald. Fu in tale periodo che si innamorò di un soldato di ventura, tale Jakob Rhoduner, rimanendo incinta. Rhoduner, per sfuggire ai suoi doveri, si trasferì nei Paesi Bassi. Anna diede alla luce un bimbo. Subito dopo il parto il piccolo neonato morì per soffocamento. La Görli fu accusata di infanticidio e condannata alla berlina e a sei anni di reclusione da trascorrere in casa della sorella.

Ma questa condanna non poteva fermare Anna. Dopo un po’ evase dalla casa della sorella e fuggì a Glarona. In quella località non era riconosciuta la giurisdizione di San Gallo. Si impiegò come cameriera presso la famiglia del landamano Cosmus Heer dove lavorò tre anni, tra il 1765 e il 1768. Poi andò a lavorare presso il pastore Johann Heinrich Zwichy. Nella casa del pastore intrecciò una relazione con il figlio ventiquattrenne dello stesso, Melchior, rimanendone incinta. La famiglia Zwichy si prese carico della faccenda e mandò la fantesca Anna a partorire nella vicina Strasburgo. Del bambino, nato nel 1775, si persero le tracce. Probabilmente fu dato in adozione a una famiglia del luogo, come si usava al tempo per i figli del peccato.

ANNA GÖLDI ACCUSATA DI STREGONERIA

Nel 1780 Anna ebbe la sfortuna di impiegarsi presso la famiglia del giudice Johann Jacob Tschudi-Elmer, membro del parlamento della repubblica di Glarona, dove ebbe l’incarico di occuparsi della piccola Anna Maria, figlia del giudice. Un giorno Johann Jacob, trovandosi solo in casa con la bella Anna, la costrinse ad avere un rapporto sessuale con lui. La Göldi si ribellò a questa violenza e denunciò il suo datore di lavoro al tribunale ecclesiastico della chiesa riformata di Glarona per lo stupro subito. Il tribunale, che tra i suoi membri contava anche il fratello dell’accusato, assolse con formula piena Johann Jacob.

In seguito alla denuncia di stupro iniziarono le accuse della famiglia Tschudi contro la loro cameriera. Fu accusata di stregoneria per aver avvelenato la piccola Anna Maria facendole ingoiare degli aghi. A prova di quest’accusa fu esibito un biscotto al cui interno si nascondeva un ago. I testimoni che furono ascoltati dal tribunale ecclesiastico di Glarona, tra cui un veterinario che disse di aver accertato l’avvelenamento, pur confermando l’accusa, mostravano tutta la loro incredulità sulla presunta stregoneria della Göldi. Anna si proclamò innocente nonostante che fosse sottoposta a terribili torture. Ma il peso politico ed economico della famiglia Tschudi ebbe la meglio e il 6 giugno del 1782 Anna Göldi fu condannata alla pena capitale. L’accusa era di aver esercitato la stregoneria e tentato l’avvelenamento della bambina che le era stata affidata.

La presunta strega fu giustiziata mediante decapitazione, eseguita sulla piazza di Glarona, il successivo 13 giugno.

LA RIABILITAZIONE DELLA MEMORIA DI ANNA GÖLDI    

All’epoca la stampa svizzera e tedesca attaccarono le autorità di Glarona per l’incredibile accusa e la conseguente condanna della Göldi. Alle streghe ormai non credeva nessuno che fosse minimamente istruito, nemmeno le autorità ecclesiastiche più avvedute. Nacque in tale triste occasione la parola tedesca “Justizmord”, utilizzata ancora ai nostri giorni, che in italiano viene resa con “Assassinio giudiziario”.

Il caso dell’ultima strega condannata a morte ha continuato a suscitare polemiche e indignazione fin quando nel 2008 le autorità cantonali di Glarona, con un atto del parlamento locale, non hanno riconosciuto l’innocenza di Anna Göldi. La presunta strega era stata condannata per false accuse che all’epoca furono accolte da un tribunale prono all’influenza esercitata dalle potenti famiglie di Glarona. Il parlamento ha inoltre disposto un risarcimento danni a favore della condannata. Il risarcimento è stato versato ad alcune onlus che si occupano di donne vittime di violenza.

Questa tardiva riabilitazione ha il merito simbolico di contribuire a superare le credenze e le superstizioni su streghe e stregonerie.