Australia e Nuova Zelanda, William R. Sheperd, Historical Atlas, 1923

BREVE STORIA DELL’AUSTRALIA

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Episodi e personaggi della storia partenopea

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I primi abitanti dell’Australia furono gli aborigeni. Provenivano dal sud dell’Asia e giunsero in quella terra 60.000 anni fa attraverso un lembo emerso che la univa all’Indonesia a sua volta attaccata alla Malesia. Circa 14.000 anni fa, con la fine dell’ultima glaciazione e l’innalzamento del livello dei mari, l’Australia divenne un’isola. Dopo quest’ultima glaciazione si ebbe anche la sparizione dell’istmo che univa l’Asia con l’America dove oggi c’è lo stretto di Bering.

Gli aborigeni d’Australia rimasero isolati dal resto dell’umanità. Ciò provocò un forte rallentamento sullo sviluppo della loro civiltà in confronto con quelle asiatiche. Nel XVIII secolo, quando gli europei giunsero in Australia, gli aborigeni erano in maggioranza cacciatori e raccoglitori di quello che la natura offriva loro. Avevano sviluppato una ricca tradizione orale che faceva risalire la loro storia fin quasi alla creazione del mondo, il cosiddetto “Dreamtime”, il tempo dei loro sogni. All’arrivo degli europei si contavano tra i 500.000 e il 1.000.000 di aborigeni.

LA COLONIZZAZIONE EUROPEA

Nel 1616 l’olandese Dirk Hartog giunse con la sua nave sulle coste dell’Australia. Fu il primo europeo a mettere piede sul quel suolo. Altri navigatori olandesi seguirono il suo esempio. Abel Tasman esplorò a lungo la terra australiana nel decennio tra il 1635 e il 1645. Tasman esplorò le coste meridionali e l’isola del sud che poi ebbe il nome di Tasmania in suo onore. Sbarcò anche in Nuova Zelanda esplorando le due principali isole dell’arcipelago.

Un secolo dopo, nel 1770, il britannico James Cook, giunse con la sua imbarcazione a Botany Bay, nei pressi dell’odierna Sidney. Si rese conto che la terra che aveva scoperto non era un’isola ma un continente. Piantò la bandiera inglese sulla costa del Nuovo Galles del Sud prendendone possesso in nome del re Giorgio III. Nel 1803 Matthew Flinders circumnavigò il continente dandogli il nome di Australia. Il primo insediamento inglese di un certo rilievo fu la creazione di una colonia penale sulla costa della Botany Bay nel 1786. Vi furono trasferiti i prigionieri inglesi più pericolosi. Erano tutti degli assassini condannati all’ergastolo. Furono impiegati nei lavori forzati nelle miniere.

Ben presto si creò un flusso continuo di detenuti che venivano trasferiti dall’Inghilterra verso l’Australia. Nel 1788 fu fondata la città di Sidney dal primo governatore dell’isola, il capitano Arthur Phillip. Iniziarono i primi scontri con gli aborigeni che si opponevano alla creazione di fattorie nei dintorni della città. Nel 1792 furono creati i primi corpi armati dell’Australia, i New South Wales Corps, che avevano l’incarico di sorvegliare le colonie penali. Con il tempo questi corpi armati presero il sopravvento sulle autorità costituite, rappresentate dai governatori nominati dal re del Regno Unito. Nel 1808 scoppiò la rivolta del rum tra questi armati e il governatore che aveva cercato di limitarne i poteri. la ribellione terminò con l’arresto del comandante e lo scioglimento del corpo. Al loro posto giunsero reparti regolari dell’esercito dalla madre patria. Nel frattempo erano iniziati gli arrivi dei primi coloni, i quali ottennero delle vaste concessioni di terre coltivabili e pascoli. Si crearono malumori e scontri con gli ex forzati che reclamavano un uguale trattamento. Anche questi ultimi ottennero concessioni di terra.

Nel corso dalla prima metà del secolo XIX furono create altre tre colonie: Western Australia, South Australia e Tasman. L’Inghilterra aveva così preso possesso ufficialmente dell’intera Australia. In quegli stessi anni la Nuova Zelanda si distaccò dal New South Wales costituendo una colonia separata. Nel 1851 fu creata, nella parte più meridionale del New South Wales, la colonia di Victoria. Cinque anni più tardi fu la volta della parte nord del New South Wales a trasformarsi nella colonia del Queensland.

Nella seconda metà del secolo l’Inghilterra concesse vaste autonomia alle colonie australiane. I consigli legislativi diventarono di nomina elettiva. Nuove costituzioni e la creazione di una camera bassa completarono il processo di autonomia della società australiana.

La scoperta dell’oro diede una profonda svolta alla demografia del paese, fino ad allora rappresentata esclusivamente da britannici. In pochi anni si aggiunse una vasta popolazione proveniente da tutti i paesi del mondo. Si allentarono i legami con l’Inghilterra e le forze politiche intrapresero un dibattito sulla creazione di una federazione che riunisse tutte le colonie australiane. Nel 1863 la parte nord del New South Wales passò alla South Australia. Nel 1911 questa venne distaccata con la creazione del Northern Territory alle dirette dipendenze del governo federale, completando la suddivisione territoriale dell’Australia.

Alla fine dell’ottocento Sidney e Melbourne erano le città più abitate del mondo. Il grande sviluppo urbano della popolazione era accompagnato da rivalità all’interno delle quali si registravano forti contrasti tra la popolazione urbana fortemente industrializzata e culturalmente evoluta e la popolazione rurale, sparsa sull’immenso territorio, che mostrava un’accentuata arretratezza culturale, dovuta anche alle difficoltà del sistema scolastico nel raggiungere i luoghi più isolati dell’Australia.

Poiché l’Inghilterra mostrava la volontà di concedere maggiori autonomie alle colonie dell’isola, il premier australiano Henry Parker promosse una federazione delle colonie, tale da formare uno stato unitario simile al Canada. Il 1° gennaio del 1901, dopo che la costituzione del nuovo stato era stata ratificata dalle varie colonie, venne approvata dal parlamento inglese che concesse l’indipendenza all’Australia che fu associata al Commonwealth. La regina Vittoria del Regno Unito divenne anche regina dell’Australia. La capitale fu stabilita a Canberra, città che fu fondata appositamente, situata a metà strada tra Sidney e Melbourne.  Questa scelta fu dettata dai forti contrasti tra le due maggiori città australiane, sfociati in violenti disordini, per la assegnazione del ruolo di capitale a una delle due.

L’AUSTRALIA E LA PRIMA GUERRA MONDIALE

Allo scoppio della prima guerra mondiale l’Australia non disponeva di un vero e proprio esercito. Le poche truppe presenti erano sotto l’autorità dei vari stati federali e svolgevano principalmente compiti di polizia. Il governo si shierò al fianco del Regno Unito per dare il suo contributo al conflitto. Le poche migliaia di uomini che si riuscì a mettere insieme e ad addestrare decentemente vennero uniti alle forze, anch’esse modeste, messe in campo dalla Nuova Zelanda. Il corpo di spedizione Australian and New Zealand Army contava inizialmente circa 20.000 soldati. Durante il conflitto furono implementati fino a raggiungere varie centinaia di migliaia di armati. Vennero inquadrati all’interno delle forze britanniche sotto il comando di generali inglesi.

La forza di spedizione fu utilizzata nell’occupazione della Nuova Guinea. Sorsero contrasti tra il governo di Canberra e il comando inglese sull’utilizzo della stessa. Il Regno Unito non voleva che le truppe dell’Australia and New Zealand Corps attaccassero le forze giapponesi che procedevano all’occupazione delle colonie tedesche a nord della Nuova Guinea. Nel 1915 le truppe australiane e neozelandesi furono trasferite nel Mediterraneo dove parteciparono alla battaglia di Gallipoli. Nella battaglia circa ottomila uomini del corpo di spedizione furono uccisi. I soldati australiani conquistarono la fama di uomini del “bush” e del “matership” indipendenti e senza paura. Nel 1916 questi vennero utilizzati nella difesa della frontiera tra la Francia e la Germania.

Nel 1918, alla fine del conflitto, si registrò un pesante tributo di sangue tra i militari del corpo di spedizione. I morti furono circa 60.000 e i feriti oltre 150.000. Tenendo conto che la popolazione australiana all’epoca contava 5 milioni di persone, la percentuale di giovani vittime del conflitto fu molto alta. A compenso dello sforzo militare il governo federale chiese e ottenne l’annessione della Nuova Guinea.

La guerra portò strascichi positivi e negativi nella società dell’isola. Le donne, in ragione del contributo dato durante il conflitto nelle fabbriche e negli uffici, conquistarono ampi spazi nella società civile. Di negativo ci fu che la parte della popolazione che si era schierata contro la partecipazione bellica sofferse di ostracismo da parte della fazione opposta. Dopo la “Pasqua di sangue” del 1916 degli inglesi nell’Irlanda che chiedeva l’indipendenza, i pacifisti furono identificati principalmente tra la popolazione di origine irlandese.

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L’AUSTRALIA E LA SECONDA GUERRA MONDIALE

Allo scoppio del secondo conflitto furono molto meno i volontari che si offrirono per l’arruolamento nelle forze armate. Il Second Australian Imperial Force con i suoi 20.000 uomini venne impiegato in Egitto, principalmente a difesa del canale di Suez. Di nuovo sorsero contrasti tra il comando australiano e quello delle forze alleate. Il principale obiettivo del governo federale era rappresentato dal Giappone, la vicina potenza nemica che minacciava di occupare le isole sotto controllo australiano. Il 16 febbraio del 1942 ci fu il primo bombardamento di una città subito dall’Australia. Le portaerei giapponesi comandate dall’ammiraglio Nagumo lanciarono 190 velivoli che bombardarono pesantemente la città di Darwin e il suo porto, all’estremo nord dell’Australia. Furono affondate più di una decina di navi, tra le quali il cacciatorpediniere americano Peary, che contò 80 morti, e la nave mercantile Neptuna, che trasportava bombe. L’esplosione della Neptuna causò 45 morti. Dopo la caduta di Singapore per opera dei giapponesi e la cattura di circa 16.000 soldati australiani, ci fu una presa di coscienza dei politici circa l’ottenimento di una piena indipendenza dal Regno Unito. Nel 1942 lo Statuto di Westminster ratificò la piena indipendenza costituzionale dell’Australia.

Gli australiani contribuirono a liberare le Filippine e furono tra le prime truppe a occupare il Giappone dopo lo scoppio delle due atomiche. Furono circa 560.000 i loro militari impiegati nel secondo conflitto. Anche questa volta il bilancio delle vittime fu particolarmente pesante: 37.000 morti. Dei 30.000 australiani presi prigionieri dal nemico tornarono a casa solo in 14.000. Nel dopoguerra si rafforzò l’alleanza tra Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti. Nel 1949 i tre stati sottoscrissero un patto di assistenza militare denominato ANZUS.

ABORIGENI E TASMANIANI

La coabitazione sulla pur vasta Australia tra gli aborigeni e i colonizzatori britannici fu sin dal principio problematica, in special modo per i nativi australiani. La popolazione aborigena, che prima dell’arrivo degli europei contava quasi un milione di individui, fu falcidiata dalle malattie portate dai primi britannici sbarcati sulla costa orientale. Il tifo, il vaiolo, la varicella, la banale influenza aveva un esito letale per gli aborigeni per mancanza di anticorpi che, al contrario, gli europei avevano sviluppato in secoli di malattie. Un altro motivo che ebbe un’influenza decisiva sulla decimazione degli aborigeni furono i numerosissimi scontri con i colonizzatori che occupavano le terre fertili. Scontri che avevano un esito scontato: l’uccisione di migliaia di aborigeni e la sparizione di intere tribù. Fu un vero e proprio sterminio a cui collaborò anche il fatto che le coltivazioni e i pascoli toglievano terra vitale agli originari abitanti che vedevano ridursi le loro tradizionali fonti di cibo. Gli allevamenti delle fattorie diedero un parziale ristoro agli aborigeni che non esitavano, a rischio della vita, di impossessarsi di ovini e bovini da cui ricavavano carne per la loro alimentazione. Nei territori del nord gli scontri e le battaglie tra aborigeni e colonizzatori continuarono fino all’inizio del XX secolo con l’uccisione di molti europei, vittime delle armi primordiali ma efficaci degli aborigeni.

Nella Tasmania erano presenti circa 15.000 aborigeni prima della colonizzazione. Erano giunti sull’isola 40.000 anni prima attraverso una lingua di terra che la congiungeva all’Australia, poi sommersa dopo l’ultima glaciazione. Con la trasformazione in isola gli abitanti della Tasmania non ebbero più scambi di alcun tipo con gli aborigeni australiani a causa della mancanza assoluta di una qualsiasi forma di cultura di navigazione. Essi non conoscevano il cucito che invece era utilizzato dai loro antichi confratelli australiani, né utilizzavano il boomerang. Non conoscevano la tecnica dell’accensione del fuoco. Questo, provocato da fulmini, veniva tenuto vivo e diffuso con torce tra i vari villaggi. 

Gli aborigeni tasmaniani erano suddivisi in nove tribù che si dividevano il territorio. Ogni tribù era formata a sua volta da diverse bande. Ogni banda includeva più clan familiari. Gli scambi tra le tribù erano abbastanza intensi ma selettivi. Sforamenti territoriali erano permessi solo ad elementi appartenenti a tribù amiche. L’arrivo degli europei, a partire dal 1803, sconvolse il loro millenario stile di vita. Le malattie portate dai colonizzatori fecero strage di questo popolo. Gli europei insediati sull’isola, a causa della mancanza di presenze femminili di origini europee, si unirono con le donne delle tribù locali. In pratica quasi tutte le donne aborigene di giovane età si unirono, spesso volontariamente, ai colonizzatori. Anche questo contribuì alla decimazione del popolo tasmaniano.

Nel 1825 i mille aborigeni superstiti iniziarono una guerra contro gli europei, rompendo i patti che prevedevano l’utilizzo dei terreni in cambio di un fitto pagato dai colonizzatori, rappresentato da cibo e provviste. L’intervento dell’esercito mise fine alla “Guerra nera” con il trasferimento dei Tasmaniani superstiti in zone disabitate.

Nel 1872 i Tasmaniani si estinsero con la morte dell’ultima aborigena di sangue puro di nome Truganini. Questa donna viveva con il marito a Flinders Island con circa 100 altri suoi connazionali. Ebbe una figlia, Louisa Esmai, con un colono europeo. Dopo varie vicissitudini divenne membro di una banda aborigena fuorilegge. Durante una sparatoria alla quale partecipava attivamente fu ferita alla testa da un colpo d’arma da fuoco. Fu rimandata a Flinders Island dove visse con la sua famiglia. Fu l’ultima della famiglia a morire. Si spense nel 1872. Era stata anche l’ultima ad utilizzare la lingua degli aborigeni tasmaniani.

Con il novecento il governo federale portò avanti una politica che, nelle intenzioni, voleva essere di integrazione. I bambini degli aborigeni venivano sottratti alle famiglie per essere affidati a istituti educativi che avevano il compito di occidentalizzare la loro cultura. Queste sottrazioni riguardavano i piccoli con la pelle più chiara. Molte madri per evitare che i loro figli venissero trasferiti a forza in questi istituti scurivano la loro pelle artificialmente. I bambini cosiddetti occidentalizzati venivano poi utilizzati nei lavori più umili. Il diritto di voto fu riconosciuto agli aborigeni solo nel 1967. Nel 1992 la High Court di Canberra emise una sentenza in cui riconosceva agli aborigeni i diritti di proprietà sulla terra che era stata loro sottratta quando fossero in grado di provare l’esistenza di tali diritti. Nel 2008 il primo ministro Kevin Ruud ha presentato le scuse ufficiali del governo australiano nei confronti degli aborigeni per la “Stole Generation”, cioè per quei bambini che erano stati sottratti alle loro famiglie contro la volontà di queste ultime per essere richiusi negli istituti educazionali.

(Immagine in alto: Australia e Nuova Zelanda, William R. Sheperd, Historical Atlas, 1923)