America Latina, Historical Atlas, William Sheperd, 1923

BREVE STORIA DELL’INDIPENDENZA HISPANO-AMERICANA

Copertina Napoli al tempo di ...

NAPOLI AL TEMPO DI …
di Silvano Napolitano
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A partire dal 1808, in seguito alle novità portate in Europa da Napoleone Bonaparte, si accesero vari conflitti in America Latina per la conquista dell’indipendenza dalla Spagna, potenza colonizzatrice di una vasta parte del continente.

La Spagna aveva sotto il suo controllo buona parte della fascia occidentale dell’America, mentre il Brasile era una colonia del Portogallo. L’occupazione della penisola Iberica, da parte dei francesi guidati da Napoleone, fece nascere nei popoli oltremare la speranza di ottenere l’indipendenza. Questo diede il via ai conflitti che si accesero in vari paesi dell’America Latina.

INDIPENDENZA DEL MESSICO

Dopo l’occupazione francese della Spagna e l’abdicazione di Ferdinando VII in favore di Giuseppe Bonaparte salì al potere una “Comune del Messico”, che provocò una radicalizzazione delle parti politiche del paese.

Nel 1810, con la scoperta della “Cospirazione di Querétaro”, ebbe inizio la guerra per l’indipendenza del Messico. Un prete, Miguel Hidalgo y Costilla, si mise a capo di un esercito formato dai ceti umili, indigeni e contadini, e al grido di “Viva la Vergine di Guadalupe, a morte il malgoverno degli spagnoli” diede inizio alla guerra di liberazione. Le sue raccogliticce truppe erano disarmate e mal assortite. Alcuni ufficiali aderirono alla rivoluzione fornendo armi dell’esercito. Il 29 settembre del 1810 i rivoluzionari affrontarono le truppe regolari a Guanajuato sconfiggendole. Circa 350 tra soldati e civili che difendevano la città furono uccisi. Questa vittoria aprì la strada degli indipendentisti verso Città del Messico. Questi, guidati dal “generalissimo de America” Miguel Hidalgo, sconfissero le truppe di stanza nella capitale. Dopo la vittoria Hidalgo si ritirò con i suoi uomini a Michoacàn. Giunto nei pressi della città ebbe uno scontro con l’esercito spagnolo nella battaglia di Aculco. I rivoluzionari furono sconfitti dalle più organizzate truppe iberiche. A causa delle ingenti perdite gli uomini di Hidalgo si divisero in due tronchi. Il primo, comandato da Ignacio Allende, si diresse verso Guanajuato. Il secondo, guidato dallo stesso Hidalgo, raggiunse Valladolid. Qui riuscì a convincere alcuni esponenti della chiesa ad aderire alla rivoluzione, ricevendone ingenti finanziamenti. Il 17 gennaio del 1811 ci fu un nuovo scontro con le truppe spagnole nella battaglia di Puente de Calderón. L’esercito del generalissimo fu di nuovo sconfitto. Nella fuga verso gli Stati Uniti furono traditi da falsi rivoluzionari. Vennero tutti catturati dal generale spagnolo Ignacio Elizondo. Venti di loro furono fucilati. Tra questi c’erano i quattro capi della rivoluzione Aldama, Allende, Jimenez e Hidalgo, le cui teste furono esposte su dei pali della Alhondiga de Granaditas.

Nel 1811 ci fu una seconda fase della rivolta. A capo di questa c’era Ignacio López Rayón. In questa fase furono protagonisti i contadini. A fianco di questi si schierarono anche gli schiavi afro-americani che erano fuggiti dai loro padroni. Inoltre parteciparono attivamente i nativi americani, Comanche e Lipani che formarono reparti di arcieri. La rivoluzione degli ultimi della scala sociale messicana attirò man mano simpatie nella classe media delle città. Il 19 agosto Ignacio López Rayón formò la Giunta Nazionale di Zitacuaro, che varò la prima costituzione messicana. Furono anche coniate monete nazionali.

Discussioni interne al movimento portarono allo scioglimento della Giunta Nazionale, sostituita da un nuovo organo di governo, il Congresso di Chilpancingo, che dichiarò l’indipendenza di tutte le colonie del nord e del centro America sotto il controllo spagnolo. I rivoluzionari cercarono inoltre alleanze internazionali. Furono gli Stati Uniti i primi a riconoscere il nuovo governo messicano.

Un’altra figura emerse nel Congresso di Chipancingo, José Maria Morelos y Pavón, un sacerdote che aveva aderito alla rivoluzione sin dall’inizio. Era il comandante in capo dell’esercito fedele al nuovo governo. Morelos riuscì a tenere in scacco l’esercito spagnolo che, nonostante diversi scontri, non riuscì a sopraffare le truppe rivoluzionarie. Morelos conquistò la città di Oaxaca dove venne istituito un governo autonomo dal 1811 al 1814, quando gli spagnoli riuscirono a riconquistare la città. Morelos, dopo la presa di Acapulco sostituì Rayón quale capo del movimento. Il Congresso di Chipancingo abbracciò le idee della rivoluzione francese, riservando però alla chiesa cattolica il ruolo di religione di stato. Il Congresso redasse l’Atto solenne di dichiarazione d’indipendenza del Messico e la Costituzione di Apatzingán che sostituì quella elaborata dalla Giunta di Rayón.

Seguirono anni di guerriglia tra gli spagnoli e le truppe di Morelos. Infine il viceré spagnolo Juan Ruiz de Apocada nominò comandante supremo delle truppe in Messico il creolo Agustin de Iturbide. Approfittando della ribellione delle forze conservatrici messicane nei confronti del governo liberale della Spagna, Iturbide si pose come garante dello status quo e proclamò i tre principi sui quali si sarebbe basata l’indipendenza del Messico: il sovrano sarebbe stato Ferdinando VII o un altro membro della casa reale; creoli e spagnoli avrebbero avuto gli stessi diritti; la chiesa cattolica avrebbe conservato i propri privilegi. Il 21 gennaio del 1821 ebbero termine gli scontri tra spagnoli e indipendentisti con un accordo tra Iturbide e Morelos.

Il 24 agosto del 1821 il viceré spagnolo Juan O’Donojú firmò il Trattato di Cordoba nel quale veniva riconosciuta l’indipendenza messicana. Il 28 settembre del 1821 la Giunta provvisoria di governo decretò l’Atto d’indipendenza dell’Impero Messicano. Dopo l’unione con il Guatemala l’Impero aveva un’estensione che a nord arrivava fino all’Oregon e a sud comprendeva il Panama. Il 19 maggio del 1822 Agustin de Iturbide fu proclamato Imperatore del Messico.

INDIPENDENZA DI COLOMBIA, VENEZUELA ED EQUADOR

Anche nel vicereame spagnolo di Nuova Granada che comprendeva gran parte del nord dell’America meridionale, cioè Colombia, Venezuela e Equador, si accesero istanze di indipendenza dopo la conquista napoleonica della Spagna. Il 19 aprile del 1810 la giunta comunale di Caracas convocò in un congresso le altre province del vicereame per promuovere un movimento rivoluzionario volto a cacciare il governatore spagnolo. Il 5 luglio del 1811 la Giunta e il neonato Congresso proclamarono l’indipendenza e costituirono la Repubblica di Venezuela.

La conseguenza dell’atto d’indipendenza fu lo scoppio di una guerra interna tra i repubblicani e i conservatori che sostenevano la presenza spagnola. La Spagna applicò un blocco navale, che però veniva facilmente aggirato dalle navi mercantili inglesi e americane. Oltre al blocco anche gli elementi naturali tramarono contro la repubblica. Un devastante terremoto sconvolse il Venezuela. Furono concessi poteri straordinari al generale Francisco de Miranda. In tali frangenti il generale non riuscì a impedire alle forze conservatrici di riprendere il potere. Il 25 luglio del 1812 fu firmato un trattato che restaurava il regime monarchico spagnolo.

Nel 1813 Simón Bolívar, un rivoluzionario di famiglia aristocratica iberica, alla testa dell’esercito repubblicano della Nuova Granada, portò avanti la “Campaña Admirable” contro le forze vicereali. In contemporanea Santiago Mariño partiva dal nord-est con lo stesso scopo di Bolívar: liberare il Venezuela dagli spagnoli. Bolívar conquistò Caracas il 6 agosto del 1813 mentre il suo compagno-rivale Mariño si attestava a Cumaná. Nacquero due stati con le rispettive capitali a Caracas e a Cumaná, al cui comando erano Bolívar e Mariño. Nonostante che i due unissero le loro forze, subirono sconfitte dall’esercito realista. Nel 1815 il Venezuela e la Colombia erano di nuovo sotto il controllo degli spagnoli.

Nel 1817 le forze rivoluzionarie si riorganizzarono unendo i loro sforzi. Bolívar si diresse verso Barcellona, a est di Caracas, ma non riuscì a sconfiggere le truppe spagnole che erano attestate nella città. Gli altri due comandanti rivoluzionari Piar e Mariño riuscirono a occupare la città di Angostura, oggi Ciudad Bolívar. Accorsero volontari britannici in aiuto di Bolívar che formarono la British Legion. I britannici combatterono vittoriosamente al fianco dei rivoluzionari in diversi scontri. Nel 1819 i realisti furono definitivamente sconfitti nella Battaglia di Boyacá.

Ad Angostura fu dichiarata l’unione tra Nuova Granada e Venezuela. Venne proclamata la Repubblica di Colombia.  Nel 1821 le forze repubblicane completarono l’indipendenza liberando Cumaná e altre località ancora sotto occupazione. Nel 1823 ci fu l’ultimo tentativo della Spagna di riconquistare le posizioni perdute. Una flotta arrivò dalla penisola iberica ma fu sconfitta nella battaglia del lago di Maracaibo. Il 24 maggio del 1822 si ebbe l’unione dell’Equador alla Repubblica di Colombia.

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 INDIPENDENZA DI CILE E PERU’

In Cile l’idea d’indipendenza nacque con lo smarrimento delle istituzioni provocato dall’invasione della Spagna. Nel Cile vicereale solo gli spagnoli nati in madrepatria godevano di pieni diritti civili. Questi rappresentavano una parte minima della popolazione. I creoli, spagnoli nati nelle colonie, non potevano accedere alle cariche istituzionali, mentre la maggioranza, rappresentata dai meticci e dagli indigeni si trovava in uno stato di subordinazione. Venne nominato quale governatore della regione Francisco Antonio Garcia Carrasco che era malvisto dalla popolazione locale. Poiché fu coinvolto in traffici illegali venne destituito nel 1810 e sostituito da Mateo de Toro Zambrano.

Il nuovo governatore, nel settembre del 1810, convocò un Cabildo, al quale parteciparono militari, religiosi e nobili, che decise la formazione di una Giunta Nazionale di Governo, formalmente dipendente dalla Spagna, ma che in effetti amministrava autonomamente il Cile. Una quasi indipendenza che però escludeva dall’amministrazione la maggioranza della popolazione creola e meticcia, per non parlare degli indigeni che contavano meno di niente. Questa prima fase venne chiamata della “Patria vecchia” e durò fino al 1814 quando, nella battaglia di Rancagua del 2 ottobre, l’esercito spagnolo sconfisse gli indipendentisti dando inizio a una seconda fase chiamata “Restaurazione monarchica”. Il governo realista era guidato da Mariano Osorio. Scontri e dissapori con il viceré del Perù condussero alla sua sostituzione con Jaime Eyzaguirre.

La restaurazione ebbe termine nel 1817 con la battaglia di Chacabuco nella quale gli indipendentisti, rappresentati in maggioranza da creoli e meticci, con l’aiuto di truppe argentine comandate dal generale José San Martín, sconfissero le forze realiste. L’anno successivo fu dichiarata l’indipendenza del Cile dal “Direttore Supremo” Bernardo O’Higgins Riquelme.

Nel 1811 in Perù ci fu una prima rivolta contro il viceré spagnolo nella città di Tacna che ebbe termine con la notizia della sconfitta delle forze indipendentiste argentine nella battaglia di Guaqui. Sempre nella stessa regione ci fu una seconda sollevazione popolare nel 1813. Questa seconda sommossa ebbe l’appoggio dell’esercito rivoluzionario argentino comandato dal generale Manuel Belgrano. Le truppe di Belgrano si scontrarono a Carniaria con le forze realiste. La sconfitta di Belgrano provocò lo scioglimento delle forze patriottiche. Tacna tornò in mani realiste e gli indipendentisti si rifugiarono in Alto Perù.

Nel 1814 la città di Cusco si sollevò. I rivoltosi si organizzarono in una forza militare che, in settembre, si scontrò due volte con l’esercito vicereale. In ambedue le battaglie gli indipendentisti furono sconfitti. Con l’aiuto di Buenos Aires, che inviò armi e uomini, le forze rivoluzionarie, comandate da Mateo Pumacahua, vinsero nella battaglia di Arequipa del 9 novembre. Il 10 marzo dell’anno successivo ci furono ulteriori scontri a Umachiri, dove i realisti vennero nuovamente sconfitti.

Seguirono anni di lotta. Nel 1820 fu organizzata “La spedizione liberatoria del Perù” che, da Valparaiso, giunse via mare a Paracas. Le autorità realiste evitarono di scontrarsi e chiesero di negoziare. La “Conferenza di Miraflores” non ebbe l’esito sperato dai rivoluzionari. L’esercito realista lasciò comunque la capitale ritirandosi. Il 21 luglio del 1821 il generale José de San Martin y Matorras proclamò l’indipendenza del Perù.  

INDIPENDENZA DI ARGENTINA, BOLIVIA, PARAGUAY E URUGUAY

La notizia della vittoria di Napoleone su Ferdinando VII risvegliò il desiderio d’indipendenza anche nel vicereame delle Province Unite del Rio de la Plata. Nel 1810 la capitale Buenos Aires si sollevò contro gli spagnoli. Fu una lunga guerra che si combatté per lo più fuori dai territori dell’attuale Argentina. I fronti di guerra furono tre. Il fronte orientale detto anche “del litorale” interessò il Paraguay, l’Uruguay e le province Argentine Entre Rios e Correntes, situate tra questi due paesi. Il fronte nord impegnò i territori dell’Alto Perù, oggi Bolivia. Il fronte della Cordigliera delle Ande riguardò gli scontri sui territori attuali di Cile, Perù ed Equador.

Il 25 maggio del 1810 scoppiò a Buenos Aires la “Rivoluzione di Maggio”. Cornelio Saavedra ne divenne il capo con la Prima Giunta, seguita poco dopo dalla “Giunta Grande” nella quale Saavedra venne affiancato da Mariano Moreno. La Giunta Grande chiese alle varie province appartenenti alla colonia di unirsi all’Argentina nella lotta contro gli spagnoli. L’esercito rivoluzionario contava poche centinaia di uomini. Dopo una serie di sconfitte nell’Alto Perù, Saavedra e Moreno furono sostituiti dal Primo Triunvirato che concentrò il potere a Buenos Aires. Si procedette a un arruolamento per formare una forza armata in grado di contrastare le truppe spagnole. Gli iniziali battaglioni furono incrementati fino a costituire dei reggimenti di circa 1.100 uomini cadauno. Le forze realiste potevano contare su circa 4.000 soldati, divisi tra una fanteria forte di 3.000 uomini, una cavalleria forte di 500 unità, mentre altre 500 erano dislocati all’artiglieria. Il territorio sul quale i due eserciti operavano era immenso. Ci furono diversi scontri nella regione orientale, l’odierno Uruguay, dove molti degli abitanti avevano simpatie per i realisti. Il Cabildo di Montevideo aderì al Comitato di Reggenza, un organismo nato dopo la destituzione di Ferdinando VII che si trovava prigioniero dei francesi. Il Comitato si proponeva di governare il vicereame in attesa del ritorno dell’antico regime in Spagna. L’Uruguay divenne la base della maggior parte degli effettivi spagnoli. Inoltre nel porto di Montevideo stazionava una possente flotta fedele alla corona. La presenza delle truppe che stazionavano al di là dell’estuario rappresentava una seria minaccia per la Giunta rivoluzionaria di Buenos Aires, forza propulsiva di tutto il movimento indipendentista delle Province Unite. Anche il Paraguay si schierò con il Consiglio di Reggenza. Le autorità locali conservarono comunque un buon rapporto con la Giunta porteña, tanto che fu ritenuto sufficiente l’invio di un battaglione formato da 200 soldati per convincere i paraguaiani ad aderire alla “Giunta Grande” argentina.

Il 7 luglio del 1810 un piccolo esercito rivoluzionario, formato da 1150 uomini, 4 cannoni e due obici, comandato da Francisco Ortiz de Campo, partì da Buenos Aires dirigendosi verso il nord, deciso a riportare sotto l’egida rivoluzionaria quei territori che avevano aderito al Comitato di reggenza. Le poche forze realiste cercarono di fuggire verso il Paraguay e la Bolivia. Furono catturati tutti i personaggi di rilievo in fuga: il de Liniers, il vescovo Orellana, Gutiérrez de la Concha. Vennero immediatamente giustiziati. Restaurato l’ordine rivoluzionario, fu inviato Juan José Castelli, membro della Giunta Grande, per governare la regione ed evitare ricadute realiste.

L’esercito del nord, comandato dal maggior generale José de Córdoba y Rojas che aveva sostituito Ortiz de Campo, proseguì verso l’Alto Perù, l’odierna Bolivia, per ricondurre il paese sotto il potere della Giunta di Buenos Aires. Dopo alcuni scontri vittoriosi contro i realisti, le truppe di Córdoba riportarono l’Alto Perù nel consesso rivoluzionario. Comunque fino al 1826 la situazione fu molto confusa. Si alternavano periodi in cui la regione si trovava sotto controllo realista ad altri in cui erano i rivoluzionari a comandare. Simón Bolívar fu uno dei protagonisti nella liberazione della Bolivia. Decisiva fu la battaglia di Ayacucho, in Perù, nella quale il 9 dicembre del 1824 il generale rivoluzionario Antonio José de Sucre sconfisse definitivamente l’esercito spagnolo. Il 6 agosto del 1825 la giunta locale proclamò l’indipendenza dell’Alto Perù. In tale occasione fu adottato il nome di Bolivia in onore del liberatore Bolívar che fu anche nominato primo presidente della repubblica, sostituito nella carica poco dopo da Antonio José de Sucre.

Il 4 settembre 1810 la Giunta diede incarico al generale Manuel Belgrano di spegnere le velleità realiste diffuse in Paraguay. La campagna militare non sortì gli effetti sperati a causa della disparità delle forze in campo. Circa 500 gli uomini a disposizione di Belgrano contro i 6.000 soldati delle truppe vicereali. Nonostante le sconfitte Belgrano riuscì con diplomazia militare a convertire alla rivoluzione diversi ufficiali dell’esercito avversario. Il Paraguay, guidato da José Gaspar Rodríguez de Francia, si rese indipendente da Buenos Aires ma mantenne cordiali rapporti con l’antica capitale delle Colonie Unite. Contemporaneamente ruppe il patto d’obbedienza al Consiglio di Reggenza di stretta ispirazione realista. In ottobre Belgrano e de Francia firmarono un trattato con il quale veniva creata una confederazione tra il Paraguay e le Province Unite (Argentina), che però non ebbe seguito, e la confederazione non vide mai la luce.

Più complicata e lunga fu la campagna per portare la rivoluzione nella Banda Orientale, l’odierno Uruguay. Tale territorio era stato a lungo conteso tra il Portogallo, che controllava il confinante Brasile, e la Spagna. José Gervasio Artigas, un ex capitano del locale distaccamento spagnolo, fu al comando dei rivoluzionari uruguaiani. I rivoltosi occuparono diverse località mentre i realisti si attestarono nel capoluogo Montevideo. Il generale Belgrano fu inviato dalla Giunta di Buenos Aires per dare aiuto agli indipendentisti locali. Il 18 maggio del 1811 le forze rivoluzionarie si scontrarono con l’esercito realista a Las Piedras, alla periferia di Montevideo. L’esito della battaglia vide la resa dei vicereali, che tra l’altro avevano tra i propri ranghi una maggioranza di militari di origine creola e quindi poco disposta a combattere contro i creoli schierati tra gli indipendentisti.

Nel 1816 la Banda Orientale fu occupata dalle forze brasiliane. Questo determinò un esodo di parte della popolazione creola e spagnola verso l’Argentina. La regione prese il nome di Provincia Cisplatina. Nel 1825 alcuni rioplatensi, esodati dalla Banda Orientale, si organizzarono in una formazione militare chiamata dei “Treinta y Tres Orientales”, guidata da Juan Antonio Lavalleja e appoggiata dall’Argentina. Questi attraversarono il Rio de la Plata e rientrarono nella loro ex patria per cacciarne gli occupanti. Sopravvenne un accordo tra il generale Fructuoso Rivera y Toscana e i brasiliani con il quale solo la parte settentrionale della Banda rimaneva al Brasile. Nel 1825 il Congresso di Florida proclamò il distacco dal Brasile e l’unione con l’Argentina.

Nell’agosto del 1828, con la mediazione inglese tra Brasile e Argentina, fu stabilito che la parte meridionale della Banda Orientale diventasse uno stato indipendente. Nel 1830 fu adottata la prima costituzione nella quale la nazione nata nel 1828 ebbe la denominazione di Estado Oriental del Uruguay.

Ci vollero ancora alcuni anni e tante guerre tra i vari stati dell’America Latina perché i confini tra gli stessi fossero consolidati nella forma attuale.

(Immagine in alto:  America Latina, Historical Atlas, William Sheperd, 1923)