Carlo I d'Austria, 1916, Fardinand Schmutzer the younger

CARLO I, ULTIMO IMPERATORE D’AUSTRIA

Il presunto suicidio di Rodolfo, l’unico figlio maschio dell’imperatore Francesco Giuseppe e di sua moglie Elisabetta Wittelsbach, avvenuto nel 1889, segnò l’inizio della decadenza degli Asburgo-Lorena quali imperatori d’Austria e re d’Ungheria. Il principe Rodolfo d’Asburgo fu trovato morto con la sua amante Maria Vetsera nel castello di Mayerling, ufficialmente suicida, ma le cui circostanze diedero luogo a dubbi e ipotesi di omicidio. Il cugino Francesco Ferdinando d’Austria-Este, figlio del fratello dell’imperatore Carlo Ludovico, dopo la morte di Rodolfo si ritrovò erede dell’impero.

L’ATTENTATO DI SARAJEVO

Gli accadimenti del 28 giugno del 1914 cambiarono ancora una volta le carte in tavola nella famiglia Asburgo. Quel giorno Francesco Ferdinando, che si trovava in visita ufficiale a Sarajevo, fu ucciso insieme alla moglie in un attentato. I due furono colpiti da diversi colpi di pistola sparati da Gravilo Princip, bosniaco seguace della Mlada Bosna che perseguiva l’indipendenza della Bosnia dall’Austria per una Jugoslavia unita.

Questa circostanza, oltre a scatenare la prima guerra mondiale, provocò un ulteriore cambio nella linea successoria dell’Impero Austriaco. Francesco Giuseppe, dopo la morte di Francesco Ferdinando, scelse come suo erede il pronipote Carlo d’Asburgo-Lorena-Este, figlio dell’arciduca Ottone d’Austria a sua volta figlio di Carlo Ludovico, fratello dell’imperatore. Era secondo nella linea di successione dopo lo zio Francesco Ferdinando. Carlo aveva sposato nel 1911 la principessa italiana Zita di Borbone-Parma, figlia del duca di Parma Roberto.

Con l’inizio della prima guerra mondiale fu assegnato dal prozio imperatore al comando supremo delle forze armate. Nel 1916 ottenne il comando del XX corpo d’armata austro-ungarico. Partecipò in tale veste all’offensiva di primavera contro l’esercito italiano in Friuli e in Veneto. Promosso generale di cavalleria si trasferì sul fronte rumeno.

CARLO I IMPERATORE D’AUSTRIA

Il 21 novembre del 1916 morì, dopo 68 anni di regno, l’imperatore Francesco Giuseppe. Carlo ne ereditò le varie cariche insediandosi quale imperatore d’Austria con il nome di Carlo I e re d’Ungheria con quello di Carlo IV. Non era un momento felice per l’impero. Le vicende belliche avevano messo in evidenza le gravi carenze delle forze armate austriache la cui organizzazione rispecchiava ancora quella in essere nel periodo napoleonico. le armi in dotazione non erano state adeguatamente rinnovate. La resistenza sul fronte italiano fu possibile solo grazie all’aiuto di truppe tedesche.

Vista la critica situazione dell’Austria, Carlo I tentò di stipulare una pace separata con la Francia e l’Inghilterra. Il tentativo non ebbe l’esito sperato. Messo sotto accusa dagli alleati, tenuti all’oscuro del tentativo, negò le circostanze. Fu smentito dal capo del governo francese Georges Clemenceau. Per tale episodio fu aspramente criticato e personalmente denigrato nelle cancellerie europee.  

La proverbiale compattezza dell’impero veniva minata nelle lontane province da aspirazioni nazionaliste. Nella stessa Vienna si registravano malcontenti nella popolazione costretta ad affrontare grandi sacrifici a causa della guerra. Per far fronte alle richieste di indipendenza e sollecitato in tal senso anche dal presidente americano Wilson, propose una confederazione di stati. La sua proposta fu però bocciata dalle forze irredentiste poiché non garantiva la piena autonomia dei vari popoli che formavano l’impero.

LA PERDITA DELL’IMPERO E L’ESILIO DI CARLO I

La bocciatura non fermò Carlo che di sua iniziativa concesse l’indipendenza ai polacchi che si trovavano sotto la giurisdizione dell’impero. Questo permise agli stessi di unirsi a quelli di Russia e di Germania e formare uno stato indipendente. Inoltre trasformò l’impero in una federazione di quattro nazioni: tedesca, ceca, slava e ucraina, con Trieste governata con uno statuto speciale.

Il 4 novembre e l’11 dello stesso mese del 1918 l’Austria e la Germania firmarono la resa, chiudendo in tal modo il primo conflitto mondiale. La Cecoslovacchia già si era dichiarata indipendente, seguita da Sloveni, Croati e Serbi che dal 1° dicembre del 1918, insieme al Montenegro, si unirono nel Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni.

La sconfitta contribuì a rafforzare le forze repubblicane. L’Assemblea Nazionale Provvisoria, l’11 novembre del 1918, nel giorno della sconfitta e della resa della Germania, presentò all’imperatore l’atto di rinuncia al trono. Il giorno seguente Carlo I sottoscrisse la rinuncia. Lo stesso giorno fu proclamata la Repubblica d’Austria. Era finito il potere degli Asburgo.

L’ex imperatore si trovava praticamente prigioniero nel castello di Eckartsau, nella Bassa Austria. Qui firmò anche la rinuncia al trono d’Ungheria. Carlo, Zita e i suoi cinque figli – altri tre nacquero in esilio – ottennero la protezione degli inglesi. Giorgio V, scosso da quel che era successo in Russia a Ekaterinburg dove erano stati fucilati lo zar e la sua famiglia, fece in modo che l’imperatore deposto, insieme alla moglie e ai figli, fosse trasferito al sicuro in Svizzera. Prima di attraversare la frontiera l’ex imperatore sostò nella cittadina di Feldkirch dove sottoscrisse un manifesto nel quale revocava le sue rinunce ai troni di Austria e Ungheria.

La legge Asburgica, entrata in vigore in Austria nel 1919, decretò l’esilio degli Asburgo-Lorena. Sarebbe stato permesso loro di rientrare a Vienna solo dopo aver rinunciato ai diritti dinastici riconoscendo il regime repubblicano. Furono anche aboliti i titoli nobiliari e proibito l’utilizzo della particella nobiliare “von” davanti ai cognomi.

I TENTATIVI DI RIENTRO IN UNGHERIA

In Ungheria era al potere un governo comunista guidato da Béla Kun. L’ammiraglio Miklòs Horthy, ministro della guerra di un governo di fede monarchica con sede a Seghedino, che controllava il sud dell’Ungheria, sconfisse le forze comuniste ed entrò a Budapest il 16 novembre del 1919. Divenne reggente di un regime monarchico.  

Carlo era intenzionato a recuperare il trono d’Ungheria poiché riteneva di avere l’appoggio della popolazione. Tentò per ben due volte il rientro nella nazione magiara. Nel primo tentativo, nel marzo del 1921, fu convinto dall’ammiraglio Horthy a rinunciare a causa del profondo odio della popolazione nei confronti degli Asburgo. A ottobre Carlo ritentò. Fu arrestato dallo stesso Horthy e recluso con la moglie nell’abbazia di Thiany, situata sulle sponde del lago Balaton.

Di nuovo gli inglesi intervennero portando Carlo e Zita sul Mar Nero via Danubio, con il battello corazzato HMS Glowworm. Qui la coppia reale si imbarcò sulla nave militare HMS Cardiff con la quale furono trasferiti sull’isola di Madera. Gli inglesi volevano evitare altri tentativi di Carlo di rientrare in Ungheria o in Austria. Il 19 novembre del 1921 giunsero sull’isola.

L’ESILIO A MADERA

A Madera la famiglia fu ospitata a Villa Vittoria, una dependance del Raid’s Hotel di Funchal. In seguito Carlo e Zita, incinta di Elisabetta che nacque il 31 maggio del 1922, si trasferirono a Quinta do Monte, in una tenuta con relativa casa padronale messa a disposizione dal proprietario, il ricco banchiere portoghese Rocha Machado. Qui furono raggiunti dai loro sette figli il 22 febbraio del 1922, fino ad allora ospiti nel castello di Wartegg in Svizzera. Conducevano una vita modesta a causa delle precarie condizioni economiche. I beni degli Asburgo erano stati requisiti dallo stato Austriaco. Vivevano con i proventi di alcune loro proprietà private.

Il giorno 9 marzo 1922 Carlo volle raggiungere a piedi la cittadina di Funchal per acquistare un giocattolo al figlio Carlo Ludovico che il giorno seguente avrebbe festeggiato il suo quarto compleanno. Una pioggia improvvisa lo sorprese a metà strada. Si ammalò di bronchite che degenerò in polmonite. Carlo si spense il 1° aprile del 1922 per insufficienza respiratoria, assistito dalla moglie Zita e dal figlio primogenito Otto. Le sue spoglie si trovano tuttora nel cimitero dell’isola.

LA VEDOVANZA DI ZITA

Dopo la morte di Carlo la vedova e i figli si trasferirono in Spagna, ospiti di Alfonso XIII. Abitarono a Palacio Uribaren a Lekeito, sulla costa del Golfo di Biscaglia. Dal 1929 vissero in Belgio dove i giovani Asburgo-Lorena-Este poterono frequentare l’università. Durante il secondo conflitto mondiale Zita e i figli ottennero il visto per gli Stati Uniti, che raggiunsero via nave da Lisbona sistemandosi nel Quebec. Nel dopoguerra il primogenito di Carlo, Otto, ebbe colloqui con il presidente degli Stati Uniti Roosevelt affinché il piano Marshall fosse esteso ad Austria e Ungheria.

Alla fine del conflitto Zita tornò in Lussemburgo. Dopo qualche anno si trasferì in Svizzera, nel castello di Zizers, ospite del vescovo di Coira. Nel 1982 fece ritorno in Austria dove si trattenne alcune settimane. In tale occasione, durante un’intervista concessa alla televisione austriaca, rivelò che la tragica fine di Rodolfo e dalla sua giovanissima amante Maria Vatsera, avvenuta nel 1889, non era stata conseguenza di un suicidio, ma si trattava di un omicidio nel quale erano coinvolte forze oscure francesi e austriache.

Zita di Borbone-Parma si spense il 14 marzo del 1989 nel castello di Zizers. I funerali si tennero in forma solenne nel duomo di Vienna. Alla cerimonia parteciparono numerosi esponenti della famiglia degli Asburgo e di quella dei Borbone-Parma. Era anche rappresentata tutta la nobiltà europea. La salma di Zita fu sepolta nella Cripta dei Cappuccini.

BEATIFICAZIONE DI CARLO I

La vedova di Carlo I, Zita si era adoperata perché la Chiesa riconoscesse la santità del marito. Nel 1954 si ebbe la proclamazione di Carlo “Servo di Dio”. Il processo di santità andò avanti con l’autorevole appoggio dell’arcivescovo di Vienna, cardinale Christoph Shönborn. Ci furono numerose opposizioni alla beatificazione. L’organizzazione promotrice, la Pia Unione di Preghiera, era coinvolta in numerosi casi di pedofilia, tanto che fu estromessa dalla causa di beatificazione. Inoltre fu rammentata la circostanza che Carlo aveva partecipato attivamente alle vicende belliche della prima guerra mondiale. Fu lui a dare l’ordine di attacco a Caporetto dove erano stati lanciati gas letali nelle trincee nemiche. Nonostante questi rilievi Carlo d’Asburgo-Lorena-Este fu proclamato “Beato” il 3 ottobre del 2004 da papa Giovanni Paolo II. Zita di Borbone-Parma fu a sua volta riconosciuta “Serva di Dio”.

(Foto in alto: Carlo I d’Austria, 1916, Fardinand Schmutzer the younger)