Monumento di Carlo III a Messina di Saro Zagari, 1859, foto Eduardo 2915, CC BY-sa 4.0

CARLO III A NAPOLI, ASSOLUTISMO E ILLUMINISMO

Carlo Sebastiano di Borbone nacque a Madrid il 20 gennaio 1716, era figlio del re di Spagna Filippo V e di Elisabetta Farnese. Filippo aveva sposato Elisabetta in seconde nozze dopo la morte della prima moglie Maria Luisa di Savoia dalla quale aveva avuto quattro figli maschi, due dei quali erano deceduti in tenera età. Carlo era il primogenito dei figli nati dal matrimonio con la Farnese, fu seguito da altri sei fratelli.

Filippo V di Borbone era nipote del re Sole, Luigi XIV, ed era salito al trono di Spagna in virtù del fatto che la nonna era la sorellastra dell’ultimo re di Spagna della dinastia Asburgo. La seconda moglie di Filippo, Elisabetta, fu l’ultima esponente dei Farnese, duchi di Parma, e dei Medici di Firenze. Era intelligente e ambiziosa, influenzò profondamente la politica estera della Spagna con le relazioni che la sua potente famiglia aveva con quasi tutte le dinastie regnanti in Europa.

Elisabetta ritenendo minime le possibilità che il suo primogenito Carlo diventasse re di Spagna, poiché era preceduto nella linea di successione dai due fratellastri Luigi e Ferdinando, brigò fin dalla tenera età del figlio per una sua sistemazione su un trono europeo. Poiché la famiglia Farnese, che reggeva il ducato di Parma e Piacenza, era in estinzione, destinò al figlio quel piccolo ducato, mirando anche al Granducato di Toscana, dove regnava l’ultimo dei Medici, Gian Gastone, inetto e incapace di procreare. Con i patti di famiglia tra la Farnese, i Borbone e gli Asburgo, Elisabetta, quale ultima discendente dei Farnese, riuscì a ottenere nel 1731 l’investitura del figlio Carlo come duca di Parma e Piacenza, nonostante l’opposizione del papa Clemente XII. Inoltre, in qualità di discendente dei Medici per parte di madre, Carlo fu nominato Gran Principe della Toscana, ovvero principe ereditario del trono di Firenze.

Questa storia è tratta dal volume “NAPOLI AL TEMPO DI … Episodi e personaggi della storia partenopea” di Silvano Napolitano. AMAZON.IT

Nel 1734 Carlo, al comando dell’esercito spagnolo, partecipò alla guerra di successione polacca puntando alla conquista del regno di Napoli e di quello di Sicilia, che erano sotto il potere degli Asburgo austriaci. In pochi mesi riuscì nell’impresa e si impadronì del trono di Napoli e, completando la conquista della Sicilia, divenne re anche della Sicilia. Fu incoronato dal vescovo di Palermo Re di Napoli e di Sicilia nella cattedrale della città, contro il volere del papa. Questo fu possibile per l’antico privilegio concesso ai re normanni di nominare direttamente i vescovi della Sicilia. Carlo fondò la stirpe dei Borbone di Napoli.

La nomina fu poi confermata nel 1738 dal papa in seguito agli accordi intercorsi con gli Asburgo, con i quali Carlo di Borbone rinunciava ai suoi diritti sul ducato di Parma e sul granducato della Toscana in favore dell’Austria. In cambio gli vennero riconosciuti il regno di Napoli, quello di Sicilia e lo Stato dei Presidi, che consisteva in alcune località toscane, antiche sedi di fortezze spagnole: Orbetello, Porto S. Stefano e Porto Ercole, Talamone, Ansedonia e Porto Longone (Porto Azzurro, isola d’Elba). Nella bolla di proclamazione egli si fece chiamare semplicemente Carlo, senza ordinale, poiché sarebbe stato complicato individuare la numerazione relativa al regno di Napoli: VI, VII o VIII a seconda delle interpretazioni. L’indicazione III era relativa al solo regno di Sicilia. Egli comunque conservò i titoli ereditari di duca di Parma e Piacenza e di Gran Principe di Toscana.

Riuscì a trasferire a Napoli l’intera collezione di quadri e statue di proprietà dei Farnese, acquisita quale ultimo erede della famiglia. Il trasferimento fu completato da Ferdinando IV nel 1788 con la sezione romana della collezione, che era ospitata a palazzo Farnese (attuale sede dell’ambasciata di Francia). Oggi la collezione è esposta nel museo di Capodimonte, mentre la sezione libraria della collezione è raccolta nella Biblioteca Nazionale nel palazzo reale di Napoli.

Parte degli accordi familiari intercorsi tra i Borbone e gli Asburgo, per confermare il trono di Napoli a Carlo, riguardarono il contratto di matrimonio che Elisabetta Farnese stipulò con il re di Polonia Augusto III. A Carlo fu promessa come sposa Maria Amalia di Sassonia, figlia di Augusto e pronipote dell’imperatore Carlo VI d’Asburgo. Nel 1738, a Dresda, fu celebrato il matrimonio con una speciale dispensa papale per la giovane età della sposa tra la quattordicenne Maria Amalia di Sassonia e il ventiquattrenne Carlo di Borbone. Carlo fu rappresentato per procura dal fratello della sposa. Il corteo nuziale, dopo aver attraversato l’Europa, arrivò al confine tra lo Stato della Chiesa e il Regno di Napoli il 19 giugno 1738. I due giovani sposi si incontrarono per la prima volta a Portella, subito dopo il confine.

Dal matrimonio di Carlo con Maria Amalia nacquero tredici figli. Maria Giuseppina, Maria Luisa, Filippo, vittima di una grave malattia mentale, Carlo Antonio, Ferdinando, Gabriele, Antonio Pasquale furono i figli che sopravvissero alla maggiore età. Carlo Antonio diventò re di Spagna alla morte del padre e Ferdinando re di Napoli e Sicilia dopo che il padre fu chiamato al trono di Spagna.

La venuta di Carlo di Borbone a Napoli accese le speranze di liberali e illuministi napoletani e italiani, tanto che addirittura alcuni, come Alberto Radicati, sperarono nell’unità di Italia sotto il patrocinio di Carlo.

In effetti Carlo può essere considerato il primo sovrano con un pensiero e una politica “illuminista” che coniugava con l’assolutismo del suo governo.

Durante i primi anni la madre Elisabetta mantenne da Madrid il controllo degli affari del regno di Napoli mediante la presenza di due suoi plenipotenziari. Il marchese di Montealegre aveva la carica di Segretario di Stato e il conte di Santisteban era tutore del re nonché primo ministro. Nel 1738 Santisteban fu richiamato in Spagna a seguito delle sollecitazioni di Carlo presso la madre, poiché non tollerava le pesanti intromissioni nelle attività della corona da parte del conte. Fu sostituito dal Montealegre, governante più moderato e accorto.

Nel 1740 si scatenò l’ennesima guerra di successione, per il mancato rispetto della “Prammatica Sanzione”, con Spagna, Francia e Prussia contro Austria, Gran Bretagna e Regno di Sardegna. Carlo, sebbene sollecitato dal padre, re di Spagna, a intervenire al suo fianco, voleva mantenersi neutrale. Dovette comunque inviare una spedizione di armati al fronte, in Italia centrale, composta da 10.000 soldati comandati dal duca di Castropignano. L’Inghilterra come ritorsione per questo intervento, non ritenendo più valida la neutralità di Napoli, inviò nel 1742 una possente flotta nel golfo partenopeo per ottenere il ritiro delle truppe borboniche. Sotto la minaccia del bombardamento della città Carlo si piegò all’ultimatum e si ritirò dalla guerra. 

Nel successivo trattato di Worms, al termine della guerra, l’Austria non tenne conto della proclamata neutralità di Carlo e fu stabilito il ritorno del regno di Napoli agli Asburgo e la Sicilia ai Savoia. A Carlo non rimase che affrontare la situazione militarmente per difendere il proprio regno. Nel 1744 il Borbone, al comando del suo esercito, si scontrò con le truppe austriache condotte dal principe di Lobkowitz. L’11 agosto l’esercito napoletano sconfisse duramente le armate austriache nella battaglia di Velletri. Con il trattato di Aquisgrana furono riconosciuti definitivamente a Carlo di Borbone il regno di Napoli, di Sicilia e lo Stato dei Presidi. Al fratello Filippo, che aveva partecipato attivamente agli scontri, furono riconosciuti il Ducato di Parma e Piacenza e il Ducato di Guastalla.  Carlo e Maria Amalia destituirono il Montealegre per il suo comportamento tentennante tra interventismo e neutralità, facendolo rientrare in Spagna. Fu nominato primo ministro Giovanni Fogliani Sforza d’Aragona, liberando il regno dai lacciuoli che lo tenevano legato alla Spagna. Fu poi sostituito da Bernardo Tanucci che rimase in carica anche durante i primi anni del regno del figlio di Carlo, Ferdinando IV.

Nel 1746 l’arcivescovo di Napoli, Giuseppe Spinelli, introdusse il tribunale dell’inquisizione nel regno, andando contro il concordato stipulato nel 1740 tra papa Benedetto XIV e Carlo nel quale veniva riconosciuta la supremazia delle istituzioni civili su quelle ecclesiastiche. Ci fu una rivolta popolare che convinse il re a intervenire. Egli entrò con la spada sguainata nella chiesa del Carmine e giurò al popolo che avrebbe eliminato il tribunale dell’inquisizione. Così fece, eliminando anche l’arcivescovo, che fu dichiarato persona non gradita nel regno.

Nel 1740 Carlo, avendo necessità di finanziamenti e per migliorare la situazione economica, aveva permesso agli ebrei di stabilirsi nel regno. Una campagna contro questi nuovi cittadini fu scatenata dai preti, accesi antisemiti. Il popolo fu sospinto a rifiutare la presenza della colonia ebrea. Ci furono molti disordini. Alla fine il re fu costretto a scacciare gli ebrei da Napoli.

Carlo promosse la riforma del sistema tributario, volendo alleggerire almeno in parte la popolazione più umile dalle gabelle più odiose. Fu istituito il catasto onciario, per tabellare i beni immobili e sottoporli a tassazione. La riforma non ebbe una piena riuscita a causa delle resistenze dei nobili, principali proprietari terrieri del regno. Non fu possibile eliminare le gabelle sulle derrate alimentari che erano quelle che più pesavano sulla popolazione.

Egli mise mano anche al sistema giudiziario. Nel tempo si erano stratificate varie norme provenienti dalle giurisdizioni che si erano succedute durante le varie occupazioni. Carlo promosse l’armonizzazione di tutte queste norme, a volte contrastanti tra loro, nel codice Carolino. Il codice riuscì ad armonizzare norme di origine normanna, angioina, spagnola oltre a quelle più antiche di origine romana e longobarda. Fu considerata anche la legislazione ecclesiastica che pretendeva di governare religiosi e laici. Il codice Carolino fu completato solo nel 1789 da Michele Pasquale Cirillo e Giuseppe di Gennaro. Nel 1735 fu costituito un consiglio di stato chiamato Real Camera di S. Chiara, che fungeva anche da tribunale amministrativo di prima istanza.

Dal punto di vista militare Carlo attrezzò le coste con una rete di protezione facendo costruire forti e torri per contrastare i raid dei pirati tunisini e algerini. I pirati avevano tentato persino di rapire il re in persona, per chiederne il riscatto, un giorno che era di ritorno da una battuta di caccia sull’isola di Procida. Egli mise insieme una potente flotta militare che era destinata a diventare la più forte in Italia.

Il Borbone promosse la costruzione di numerosi e imponenti edifici pubblici, chiamando grandi architetti per la loro realizzazione. Nel 1737 fu inaugurato il teatro di San Carlo costruito dagli architetti Medrano e Carasale. Il teatro si trovava a fianco del Palazzo Reale. Fu creato un passaggio interno tra il Palazzo e il teatro da dove passava la corte per assistere agli spettacoli. Fu costruita la reggia di Portici, che divenne la seconda dimora della famiglia reale, e quella di Capodimonte che, dopo qualche anno, divenne la sede della collezione d’arte dei Farnese. Inoltre diede inizio alla costruzione a Caserta di una reggia con un grande parco, dando incarico all’architetto Luigi Vanvitelli di superare in bellezza la reggia di Versailles.

Per creare un rifugio ai poveri di Napoli fu costruito l’Albergo dei Poveri dall’architetto Ferdinando Fuga che, secondo il progetto, doveva essere la costruzione più grande allora conosciuta. Fu realizzata solo parzialmente. Nel 1765 fu completata la costruzione del Foro Carolino, a cura di Luigi Vanvitelli, dando una sistemazione al largo del Mercatello, oggi piazza Dante, con la costruzione dell’edificio semicircolare tra Port’Alba e la chiesa di S. Michele. Furono anche effettuati lavori di ricerca e di scavo, condotti da Roque de Alcubierre, delle antiche città ricoperte dalla cenere in seguito all’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.: Pompei, Ercolano e Stabia.

Nel 1758 il re di Spagna Ferdinando IV, colpito da una grave malattia ed essendo senza eredi, abdicò in favore del fratellastro Carlo per ritirarsi a vita privata. Carlo non aveva sottoscritto i trattati di Aquisgrana e di Aranjuez, lasciando valido il trattato di Vienna del 1738 dove era stabilito che egli regnava a Napoli con diritto ereditario. Pertanto Il 6 ottobre del 1859 Carlo abdicò in favore del terzo figlio maschio, che divenne Ferdinando IV Re di Napoli, Sicilia e Stato dei Presidi a soli 8 anni, essendo il primogenito Filippo affetto da gravi turbe mentali, e il secondogenito Carlo Antonio destinato alla successione sul trono di Spagna.

Carlo di Borbone partì per Madrid con tutta la famiglia, meno Filippo che rimase a Napoli dove era curato e sorvegliato nel palazzo reale di Portici, e Ferdinando che fu lasciato sotto la tutela del primo ministro Bernardo Tanucci, che continuò a governare per molti anni a venire in nome del giovanissimo re, ma seguendo le direttive del padre. Il regno di Carlo fu contraddistinto da apertura mentale nei confronti delle novità del secolo dei lumi, con il superamento definitivo della società feudale. Comunque egli fu assertore della monarchia assoluta, dove tutte le nuove e vecchie istituzioni furono di nomina reale e sotto il diretto controllo della corona. Le condizioni sociali trovate in Spagna non gli permisero di replicare con efficacia il modello napoletano, con il quale aveva suscitato un generale apprezzamento nei circoli liberali del regno.

(Foto in alto: Monumento di Carlo III a Messina di Saro Zagari, 1859, foto Eduardo 2915, CC BY-sa 4.0)