Palazzo Reale di Napoli, 2007, MM

CAROLINA BONAPARTE

DA MOMBELLO ALL’ELISEO

Maria Annunziata Carolina Bonaparte nasce ad Ajaccio il 25 marzo del 1782. A causa del decesso del padre Carlo, avvenuto nel 1785, che costringe i Bonaparte a ristrettezze economiche, non può avere una soddisfacente istruzione. Ancora giovanissima deve lavorare in una sartoria per aiutare mamma Letizia a portare avanti la famiglia. Il momento di crisi economica dei Bonaparte viene superato con l’inizio della professione di avvocato del fratello Giuseppe e la nomina di Napoleone agli alti gradi dell’esercito rivoluzionario. Nel 1797, durante la campagna d’Italia, Napoleone richiama la sua famiglia a Milano, ospitandola nel castello di Mombello dove lui e la moglie Giuseppina hanno trovato alloggio.

A Mombello Giuseppina organizza feste e ricevimenti per ravvivare la vita noiosa di quella residenza di campagna. In queste occasioni le tre sorelle di Napoleone hanno modo di fare conoscenze che per Elisa e Paolina si tramutano presto in nozze, che sono celebrate nello stesso castello. Carolina, la più giovane delle tre, conosce Gioacchino Murat, un giovane, bello e brillante ufficiale della cavalleria francese, del quale si innamora perdutamente. Il fratello Napoleone non è particolarmente felice poiché considera la sorella troppo giovane per sposarsi. Inoltre, nonostante l’amicizia che lo lega a Murat, sospetta che quell’aitante ufficiale sia uno dei tanti amanti di cui la moglie Giuseppina si circonda nel suo soggiorno italiano.

Poiché la sorella presenta delle evidenti lacune culturali le fa frequentare il convitto di madame Campan nei pressi di Parigi. Il convitto già ospita Ortensia di Beauharnais, figlia di Giuseppina, e la cugina della stessa, Stefania di Beauharnais. Dopo la campagna d’Egitto Carolina ha modo di incontrare di nuovo Murat. Napoleone è costretto a dare il suo assenso al matrimonio della sorella, che si sposa il 20 gennaio del 1800.

Joachim Murat-Jordy nasce a Labastide il 25 marzo 1767, figlio di un taverniere che arrotonda i suoi guadagni amministrando i benefici ecclesiastici di un paio di chiese. Il piccolo Gioacchino viene avviato alla carriera ecclesiastica, pertanto studia nel collegio di Cahors, poi al seminario di Tolosa. Qui si distingue non tanto per le sue aspirazioni religiose ma per l’amore per le belle donne, il gioco, i divertimenti. Essendo assillato dai creditori lascia il seminario e si arruola nel 1787 come soldato nei Cacciatori delle Ardenne, passando poco dopo nel reggimento di Cavalleria dei Cacciatori. Nel 1789 viene espulso dai ranghi dei Cacciatori per insubordinazione e ritorna alla casa paterna. Allo scoppio della rivoluzione si arruola nella Guardia Costituzionale del Re Luigi XVI, corpo che ha il compito di sorvegliare il re non ancora formalmente esautorato. Ma dopo appena un mese, conquistato dagli ideali della rivoluzione, lascia la Guardia e entra nelle milizie rivoluzionarie, dove denuncia il comandante dei suoi ex commilitoni in quanto simpatizzante realista.

Diviene ufficiale degli ussari, schierandosi con Napoleone. Conquista alcuni cannoni in una scaramuccia durante i moti del 13 vendemmiaio dell’anno IV della rivoluzione. Nel 1796, in conseguenza del suo valoroso comportamento negli scontri, è nominato dal Bonaparte generale di brigata, continuando così la sua folgorante carriera militare.

Questa storia è tratta dal volume “I BONAPARTE. Una storia quasi italiana” di Silvano Napolitano. AMAZON.IT

Dopo la campagna d’Italia, Murat segue Napoleone in Egitto, dove si distingue per il suo coraggio e la sua abilità nel comando. Nel 1799 diviene comandante della Guardia del primo console. Egli è un grande trascinatore di uomini, il primo a lanciarsi contro il nemico sempre seguito con fedeltà dai suoi cavalieri. Però non è dotato di una particolare abilità nella strategia militare, dice di lui il generale Savary riguardo al suo comportamento in battaglia: «… sarebbe stato meglio che egli fosse dotato di meno coraggio e di un po’ più di buon senso!».

I coniugi Murat hanno come prima residenza l’Hôtel de Brionne a Parigi. Nel 1800 Napoleone, avuta la nomina a Primo Console, affronta subito dopo la seconda campagna d’Italia. Murat, nominato luogotenente generale, occupa Vercelli e Novara e si dirige verso lo stato pontificio per far fronte all’esercito napoletano. Il 24 dicembre del 1801 la moglie Carolina è coinvolta a Parigi nel secondo attentato contro Napoleone. Si trova in una carrozza insieme a Giuseppina de Beauharnais. Le due cognate si stanno recando al teatro dell’opera per assistere a uno spettacolo. Un carretto carico di esplosivo esplode poco lontano dalla carrozza che le ospita. Fortunatamente né la vettura di Napoleone, che è già passata, né la loro vettura, che si è attardata, subiscono danni. Ci sono decine di morti e feriti. Giuseppina e Carolina, che è incinta di sette mesi, rimangono illese. Nel 1801, dopo la firma dell’armistizio col Re di Napoli, Gioacchino e Carolina si spostano a Firenze dove abitano con il loro primogenito Achille nato il 21 gennaio del 1801 a Parigi. Da lì a qualche mese, dopo la nascita della Repubblica Cisalpina, i due coniugi si trasferiscono a Milano. Il 25 aprile del 1802, mentre Carolina si trova a Parigi, partorisce la secondogenita Letizia. Il terzo figlio, Luciano, ha i natali a Milano il 16 maggio del 1803. Tornata nella capitale francese nel 1805, nasce la sua ultima figlia Luisa.

In quell’anno Napoleone dà la possibilità a Carolina di acquistare il palazzo dell’Eliseo, fornendole la somma necessaria. L’Eliseo era stato la dimora di madame de Pompadour, che aveva ricevuto in dono il palazzo dal suo amante, il re Luigi XV. Il palazzo è attorniato dagli edifici popolari del Faubourg Saint-Honoré. Si presenta trascurato e malmesso. Carolina si adopera per il suo restauro, arricchendo i saloni di opere d’arte.

Nel 1804 è esploso un conflitto tra la Francia da un lato e l’Austria e la Russia dall’altro. Murat è al comando della cavalleria e dell’avanguardia dell’esercito francese nella campagna contro l’Austria. La sua cavalleria anticipa il grosso dell’esercito nell’avanzata verso Vienna. Arrivato davanti alla capitale austriaca il 12 novembre 1805, Murat si accinge ad attraversare il Danubio sull’ultimo ponte ancora intatto. Poiché il ponte è stato minato ed è difeso dalle truppe austriache, per evitarne la distruzione, lui e il suo stato maggiore, tutti vestiti in uniforme da parata, attraversano il ponte con grandi sorrisi e gridando: “armistizio, armistizio”.  Gli ufficiali austriaci tentennano dando tempo all’avanguardia francese a cavallo di irrompere a passo di carica sconfiggendo i reparti austriaci. Così Murat salva l’ultimo ponte verso Vienna.

Con la nascita dell’impero, Napoleone ha concesso ai fratelli maschi il titolo di principi imperiali. Carolina, invidiosa del titolo di principessa che le cognate esibiscono in qualità di consorti, se ne lamenta con il fratello. Nel 1806 l’imperatore, anche per venire incontro alle insistenze della sorella, dà a Gioacchino Murat il Granducato di Berg e Clèves, uno stato cuscinetto posto tra la Prussia e la Francia. Murat in effetti appare il più indicato alla nomina per il suo spirito combattivo e la sua perizia militare, visto l’alta probabilità di una guerra con la Prussia.

Carolina resta a Parigi. Dà feste e tiene salotto. Alle sue feste non manca mai di invitare diplomatici e esponenti della nobiltà polacca. Spera che il marito ottenga la nomina a re di Polonia.

REGINA DI NAPOLI

Nel 1807 si trasferisce, insieme a tutti i Bonaparte, nel castello di Fontainebleau da dove Napoleone dichiara guerra alla Spagna. Gioacchino Murat viene nominato comandante delle forze d’invasione. Carolina spera che, dopo la conquista della penisola iberica, venga concesso al marito il Regno di Spagna. L’imperatore invece nomina re di Spagna il fratello Giuseppe. Il trono di Napoli, occupato fino a quel momento da Giuseppe Bonaparte, è affidato a Gioacchino Murat.

Murat arriva a Napoli il 6 settembre del 1808. Dopo qualche giorno lo raggiunge la moglie Carolina e il resto della famiglia, prendendo alloggio nel Palazzo Reale. Sono ben accolti dalla popolazione e dalla nobiltà locale. La prima preoccupazione di Murat è quella di liberare l’isola di Capri dall’occupazione inglese. Il re, affacciandosi dal giardino pensile del palazzo reale ha di fronte il golfo di Napoli e, in fondo, l’isola di Capri. Con un buon cannocchiale può osservare le manovre delle truppe inglesi sull’isola. Naturalmente lo stesso fanno gli inglesi che con i cannocchiali possono spiare la coppia reale attraverso le finestre del Palazzo Reale.

A Capri sono di guarnigione due reggimenti inglesi con 2000 uomini, il Royal Malta e il Royal Corsican, comandati dal colonnello Lowe, quel Lowe che anni dopo sarà il carceriere di Napoleone sull’isola di Sant’Elena. L’isola partenopea è pesantemente fortificata, tanto da essere soprannominata la piccola Gibilterra. Il 3 ottobre del 1808 Pietro Colletta, giovane ufficiale del genio, fa il giro dell’isola con una barca di pescatori, per scegliere un punto di sbarco alternativo a Marina Grande e Marina Piccola, che sono fortemente presidiate dagli inglesi. Il luogo di sbarco è individuato sulla costa occidentale dell’isola. Il giorno seguente iniziano le operazioni militari. 60 imbarcazioni con 2.000 soldati francesi, 200 carabinieri napoletani e 100 granatieri del Regno d’Italia si dirigono verso l’isola. Gioacchino Murat si trasferisce a Massa Lubrense, in una villa che offre la vista di Capri, per osservare l’andamento della battaglia. Le imbarcazioni si dividono in tre gruppi. Due fingono di voler attraccare a Marina Grande e a Marina Piccola, mentre il terzo gruppo, il più consistente si dirige verso il punto individuato da Colletta, che è particolarmente scosceso e pertanto non presidiato dai militari britannici. Lo sbarco avviene a pochi metri di distanza dalla Grotta Azzurra. I soldati, con l’aiuto di lunghe scale, risalgono il costone. Il sopraggiungere della notte permette ai francesi di consolidare le posizioni. Il giorno seguente le truppe francesi e napoletane attaccano il forte di Anacapri facendo prigionieri un numero ingente di inglesi. Il reggimento dei Royal Malta viene messo fuori combattimento. Il colonnello Lowe e il reggimento superstite dei Royal Corsican si rinchiudono nelle mura del Castiglione. La fortezza non può resistere agli attacchi portati dai francesi. Il 17 ottobre gli inglesi si arrendono e l’isola torna sotto il controllo napoletano.       

Murat, dopo essersi liberato dalla presenza inglese, concentra la sua azione nell’ammodernamento delle strutture ancora medioevali del regno borbonico. Costruisce nuove strade: il ponte della Sanità, che collega via Toledo con il palazzo reale di Capodimonte, via Posillipo, la via di Bagnoli che congiunge Napoli al golfo di Pozzuoli, il porticato del Foro Gioacchino (poi piazza del Plebiscito). Fonda la scuola degli ingegneri di Ponti e Strade, che successivamente si trasformerà nella facoltà di ingegneria. Introduce nel regno il Codice Napoleonico, ammoderna l’esercito, incoraggia gli studi scientifici e riapre l’Accademia Pontano.

Carolina Bonaparte dedica la sua attenzione alla ristrutturazione e all’abbellimento del Palazzo Reale. Dà impulso alla prosecuzione degli scavi di Pompei. Si interessa del lavoro femminile particolarmente diffuso negli stabilimenti dove viene curata la filatura dei tessuti e delle sete. Istituisce un educandato femminile nell’ex convento di Santa Maria della Provvidenza. L’istituto è situato a Piazza Miracoli, a monte di via Foria, strada che viene completata e prolungata fino alla via Nuova del Campo. Il regno di Napoli assume in quegli anni un aspetto moderno. La coscrizione obbligatoria dei giovani nell’esercito, che sulle prime viene malvista dalla popolazione, permette ai giovani delle classi più povere e disagiate di riscattarsi nell’ambito dell’esercito, che viene organizzato in base ai canoni napoleonici.

Nel 1810 Murat prepara una spedizione militare per cacciare Ferdinando di Borbone dalla Sicilia, dove si è ritirato protetto dagli Inglesi. Fa base a Scilla per completare la concentrazione del suo esercito prima di tentare lo sbarco a Messina. Dopo alcune scaramucce in Sicilia contro gli inglesi che sono schierati a protezione del Borbone, Napoleone interviene fermando Murat, impedendo l’invasione dell’isola. Maria Carolina, nonna dell’imperatrice Maria Luisa, è intervenuta presso la nipote per impedire l’invasione della Sicilia. Questo episodio mette in sospetto Carolina. Teme che Napoleone, per acquisire il favore e l’alleanza dell’Austria, voglia restituire il regno di Napoli al Borbone. I rapporti tra i coniugi Murat e l’imperatore diventano talmente tesi che Carolina non si reca a Parigi per il battesimo del nipote Napoleone Francesco Giuseppe Carlo di cui è stata nominata madrina. Teme che in sua assenza, l’ingente presidio militare francese presente a Napoli, che inutilmente ha chiesto al fratello di ritirare, possa prendere il controllo del regno ed esautorare Murat quale sovrano di Napoli.

Nel 1812 Murat affianca Napoleone nella sua spedizione in Russia. Carolina viene nominata reggente in sua assenza. Al ritorno dalla Russia Murat, che è stato messo al comando delle truppe in ritirata in assenza di Napoleone che ha anticipato il suo ritorno a Parigi, cede il comando a Eugenio di Beauharnais e rientra a Napoli. Carolina durante un secondo periodo di reggenza, in sostituzione del marito che ha raggiunto Dresda per unirsi alle truppe francesi, prende contatti con gli austriaci per ottenere il riconoscimento, quale sovrano del Regno di Napoli, del marito Gioacchino Murat. Metternich concede il riconoscimento a condizione che il regno di Napoli si schieri a fianco dell’Austria. Murat, tornato a Napoli, acconsente agli accordi intercorsi tra Carolina e Metternich. I patti sono rispettati fino alla fuga di Napoleone dall’isola d’Elba. Durante i cento giorni Murat cerca di raggiungere il cognato per affiancarlo nelle decisive battaglie contro la settima coalizione, con l’obiettivo finale, a vittoria ottenuta, di riunire l’Italia sotto il suo vessillo. Come conseguenza l’Austria ritiene decaduti gli accordi sottoscritti con Carolina.

Dopo la disfatta di Waterloo Metternich chiede a Carolina Bonaparte di lasciare il regno e permettere ai Borbone di rientrare a Napoli. Al rifiuto intervengono gli inglesi che intimano a Carolina, ai figli e al suo seguito di imbarcarsi sulla nave inglese Tremendous per essere riportati in Francia. Invece che in Francia Carolina e la sua corte sono condotti a Trieste. Dopo qualche mese l’ex regina di Napoli viene trasferita in un castello nei pressi di Vienna.

Murat giunge a Napoli il 17 maggio del 1815. Vista la situazione completamente compromessa, con la moglie e i figli imbarcati su una nave inglese con presunta destinazione Francia, si allontana raggiungendo la Corsica. Nell’isola organizza una forza da sbarco per riprendere il regno dove, nel frattempo, è tornato il Borbone. Una spedizione con 250 uomini al suo comando si imbarca ad Ajaccio su sei barche il 28 settembre 1815 ma, a causa di una tempesta e del tradimento di uno dei comandanti, sbarca a Pizzo Calabro con soli 30 uomini. Viene facilmente sopraffatto dalle forze borboniche locali e imprigionato nel castello aragonese. Ferdinando di Borbone, ansioso di liberarsi del rivale, nomina un tribunale militare alla cui testa pone il generale Vito Nunziante. Il tribunale condanna il prigioniero alla pena capitale mediante fucilazione. Gioacchino Murat viene giustiziato il 13 ottobre 1815 a Pizzo Calabro. Con il suo solito coraggio rifiuta di essere bendato e chiede di comandare lui stesso il plotone di esecuzione, muore pronunciando queste ultime parole: “Sauvez ma face, visez mon coeur, feu!” (Salvate la mia faccia, mirate al mio cuore, fuoco!). È sotterrato in una fossa comune nella chiesa Matrice di S. Giorgio a Pizzo Calabro.

Carolina Bonaparte, che a Vienna si fa chiamare contessa di Lipona, anagramma di Napoli, dopo qualche mese inizia una convivenza, e forse si risposa, con il generale Francesco Macdonald, ex ministro del regno di Napoli, che l’ha seguita nell’esilio. Nel 1817 Carolina ha ottenuto dagli austriaci di prendere residenza nel castello di Frohsdorf, dove vive con Macdonald e i figli. La sorella Paolina e il fratello Girolamo che in un primo momento avevano anche loro preso alloggio al castello, presto lasciano la località austriaca per dissidi con Carolina. Da quel momento la contessa di Lipona interrompe quasi completamente i rapporti con la sua famiglia di origine.

Il figlio primogenito di Carolina Achille Murat emigra negli Stati Uniti nel 1822. Due anni più tardi viene raggiunto in America dal fratello Luciano.

Nel 1824 Carolina, le due figlie e il suo compagno si trasferiscono a Trieste dove restano fino al 1832. Ottenuto il permesso degli austriaci la famiglia Murat va ad abitare a Firenze in un palazzo di proprietà del Macdonald. In seguito Carolina prende alloggio nel palazzo Bonaparte in riva all’Arno dove resta fino al suo decesso, che avviene nel 1839. È sepolta nella chiesa di Ognissanti in Firenze.

Achille, che conserva il titolo di principe di Pontecorvo, aveva raggiunto lo zio Giuseppe Bonaparte negli Stati Uniti. Trasferitosi in Florida, diventa sindaco della cittadina di Tallahassee e direttore delle poste di quella località. Acquisisce un ruolo attivo nella costituzione dello stato della Florida e, arruolatosi nell’esercito federale, partecipa alle guerre contro i Seminole, nativi americani della Florida. Sposa Catherine Willis, nipote di George Washington. Nel 1830 fa ritorno in Francia in occasione della Rivoluzione di Luglio, alla quale partecipa con il grado di colonnello della Legione Straniera Belga. Nel 1837 torna in Florida dove passa il resto dei suoi anni. Muore nel 1847 a Wacissa. Viene sepolto nel cimitero di Tallahassee.

Luciano Murat, terzogenito di Gioacchino e Carolina Bonaparte, parte nel 1824 per raggiungere il fratello negli Stati Uniti. La nave sulla quale è imbarcato fa naufragio al largo delle coste spagnole. Condotto in Spagna viene arrestato dalle autorità locali le quali chiedono chiarimenti all’Austria alla quale è affidata la sorveglianza della famiglia Murat. È liberato poco dopo potendo così raggiungere la sua meta. Nel 1831 contrae matrimonio con l’americana Georgina Fraser stabilendosi a Trewton, nel New Jersey e dalla quale ha cinque figli. Nel 1848, in seguito a difficoltà economiche sopraggiunte a causa di errati investimenti, si trasferisce in Francia, dove il cugino Carlo Luigi Napoleone Bonaparte è stato eletto presidente. Luciano viene prima eletto alla carica di deputato per poi ricevere il titolo di principe imperiale con la nomina a imperatore di Napoleone III. Nel 1860 viene presa in considerazione dal cugino imperatore la sua nomina a re delle due Sicilie, nomina che è stata sollecitata da esponenti dei circoli murattiani di Napoli. Gli avvenimenti successivi, con la consegna del regno di Napoli a Vittorio Emanuele III da parte di Garibaldi, vanificano tale possibilità. Muore a Parigi nel 1878.

Letizia Murat, la maggiore delle due figlie di Carolina, sposa nel 1823 il marchese bolognese Giulio Taddeo Pepoli, con il quale ha quattro figli. Abita a Bologna dove il suo salotto diviene il ritrovo dell’aristocrazia cittadina. Per tale motivo è soprannominata “Regina di Bologna”. Muore in quella città il 3 dicembre del 1859. Il figlio Gioacchino Napoleone Pepoli diventerà sindaco della città di Bologna tra il 1866 e il 1868.  

L’ultima figlia di Gioacchino e Carolina, Luisa, va sposa al politico e banchiere ravennate conte Giulio Rasponi nel 1825. Da questa unione nascono tre figli: Gioacchino, Achille e Letizia. Luisa si spegne nel 1889 a Ravenna nella sua residenza presso il palazzo Rasponi Murat.

(Foto in alto: Palazzo Reale di Napoli, 2007, MM)