Castel dell'Ovo - Gil - 2007 - CC BY 2.0

CASTEL DELL’OVO

Il castello sorge su un isolotto anticamente chiamato Megaride, il cui lato sinistro, guardando dalla terraferma, è il risultato di una colmata a mare fatta nei primi del novecento, denominata Borgo Marinaro, poiché sulla stessa furono costruite abitazioni destinate ad ospitare i pescatori di Santa Lucia, costretti a lasciare le proprie case per permettere il risanamento di quella parte di città.

L’isolotto è collegato alla terraferma da un molo carrabile che è parte di un porticciolo turistico su cui insistono vari circoli nautici (Circolo Savoia, Circolo Italia, Rari Nantes), rinomati ristoranti ed alcuni piccoli cantieri navali, che si occupano della manutenzione di natanti.

Il castello è il più antico di Napoli, sorge sulle rovine della villa di Lucullo che fu poi trasformata in un Cenobio che ospitò i frati basiliani; l’isolotto in quel periodo prese il nome del S. Salvatore per la presenza di una chiesa così denominata.

Dal XII secolo cominciò la fortificazione dell’isolotto, Ruggiero il normanno, conquistata Napoli, utilizzò quel forte come suo palazzo reale. Pertanto le iniziali fortificazioni furono trasformate e rinforzate per accogliere i reali e il tesoro della corona. La fortezza prese il nome di Castel dell’Ovo, in base ad una leggenda che sosteneva che nelle fondamenta fosse stato situato un uovo dal poeta e mago Virgilio e, nel caso l’uovo si fosse rotto, il castello sarebbe crollato insieme alla città di Napoli.

Il maniero fu anche utilizzato come prigione. Vi furono rinchiusi nel 1268 Corradino di Svevia ed i suoi compagni, poi giustiziati a piazza Mercato. Nel castello vennero tenuti prigionieri i figli di Manfredi, i due maschi fino alla morte, mentre Beatrice fu liberata nel 1284, dopo 18 anni di prigionia.

Nel 1503 fu gravemente danneggiato durante l’assedio dell’esercito spagnolo ai francesi che lo avevano occupato. In questa occasione fu rimodernato per rispondere alle più moderne tecniche militari del tempo, con l’aggiunta di una fortificazione circolare protesa sul mare.

Nel 1799, alla caduta della Repubblica Napoletana, i liberali Carlo Poerio, Francesco de Sanctis e Luigi Settembrini vi furono tenuti prigionieri prima di essere giustiziati dai Borbone in spregio all’accordo firmato dal re in persona, che assicurava un salvacondotto ai ribelli.

Dopo il 1943 e fino al 1975, anno della sua ultima ristrutturazione, fu abitato da diverse famiglie che a causa degli eventi bellici avevano perduto la propria casa.

Attualmente il castello si presenta con un portale d’ingresso dopo il quale si trova un ampio vestibolo, dal quale inizia una strada su cui sono presenti alcune merlature medioevali che, dopo una curva a gomito sotto la Torre di Normandia, conduce alla sommità del castello.

Sulla destra, dopo la Torre di Normandia, si trova la chiesa del S. Salvatore con affreschi bizantini e barocchi. A sinistra è situata una costruzione che ospita la Sala Gotica.

Attraverso delle bocche di lupo si intravedono le rovine dell’antico convento basiliano detto Romitorio di S. Patrizio, nelle vicinanze si trova la Torre Maestra; a destra vi è un loggiato dove nell’ottocento era presente una cappella.

In fondo alla strada è situato un grande terrazzo panoramico su Napoli dove ancora ci sono, tra le merlature, antichi cannoni che curiosamente risultano puntati in direzione della città.

(Foto in alto: Castel dell’Ovo, Gil – 2007 – CC BY 2.0)