Italo Svevo

CORTO VIAGGIO SENTIMENTALE DI ITALO SVEVO

“Ora bisognava tentare di procurarsi un posto. Intanto non era facile al vecchio signore di muoversi in quel corridoio mentre il treno filava a tutta velocità, sobbalzava e percorreva certe curve in modo da far sentire al corpo un’irresistibile attrazione ora da una parte ora dall’altra. Deciso il signor Aghios si diresse al prossimo compartimento domandando scusa a destra e sinistra. E subito ebbe la prima avventura amorosa. Una graziosa giovinetta si fece in disparte, fin dove la parete lo permetteva, per fargli posto e il signor Aghios la guardò con un sorriso che volle paterno, pensando però che non sarebbe stato male se lo scompiglio in quel breve spazio l’avesse gettato su lei. Ma il movimento del treno, quasi a farlo apposta, lo inchiodò sulla parete di faccia. Continuò a sorridere alla signorina che lo guardava ansiosa con grandi occhi azzurri temendo di vedersi capitare addosso il grosso uomo malsicuro. Egli dovette procedere e allontanarsi sorridendo alle cieche forze fisiche che s’erano messe al servizio della morale. Altre volte altrettanto ciecamente avevano promosso il piacere degli uomini, come in quell’antica storiella dei due amanti chiusi da una valanga in una grotta provvista di alimenti. La sorpresa in primavera di trovare in quella grotta tre anziché due esseri viventi. Impossibile! Le cose per maturarsi hanno bisogno di nove mesi.”

IL LIBRO

L’autore narra di un viaggio in treno, dalla stazione di Milano a quella di Trieste, del signor Aghios, il protagonista del racconto. A ogni tratta del viaggio, Aghios fa conoscenza con un diverso viaggiatore. La narrazione procede senza scosse ma con la descrizione dei pensieri che suscitano in Anghios i suoi compagni di viaggio. La conversazione con gli stessi mostra i diversi personaggi con i loro caratteri. La bonomia e la cordialità del protagonista fanno da contraltare alle precise considerazioni e agli arguti giudizi sugli occasionali occupanti della poltrona di fronte. Quest’ideale atmosfera si interrompe bruscamente quando il signor Aghios viene derubato dal suo nuovo compagno di scompartimento.

L’AUTORE

Aron Hector Schmitz, alias Italo Svevo, nasce nel 1861 in una Trieste austriaca e cosmopolita. Padre tedesco e madre italiana, studia in un collegio in Baviera, acquisendo un perfetto bilinguismo nonostante che la lingua parlata correntemente in famiglia sia l’italiano. Completa i suoi studi a Trieste frequentando Istituto Commerciale Pasquale Revoltella. Il suo amore per la letteratura lo porta ad approfondire la stessa con la lettura dei classici tedeschi e italiani. Trova un impiego nella Banca Union dove lavora per 18 anni. Contemporaneamente inizia una collaborazione giornalistica con il quotidiano triestino “L’Indipendente”, di simpatie socialiste. Nel 1892 pubblica il suo primo romanzo: “Una vita”. Si sposa con la cugina Livia Veneziani dalla quale ha la figlia Letizia, nata nel 1897. Nel 1898 pubblica “Senilità” che, come il primo, viene sostanzialmente ignorato dalla critica e dal pubblico. Scosso da questi insuccessi abbandone il lavoro da bancario per entrare nell’azienda di vernici del suocero, mettendo da parte la sua passione di scrittore. Nel 1907, frequentando un corso di inglese per facilitare i viaggi all’estero fatti per conto dell’azienda, incontra come insegnate James Joyce che, letto i suoi libri, lo incoraggia a continuare nella scrittura. Dopo la prima guerra mondiale accetta di buon grado l’italianizzazione di Trieste cambiando ufficialmente il suo nome in Italo Svevo. Nel 1923 pubblica la sua opera maggiore: “La coscienza di Zeno” che non viene notata dai critici italiani ma segnalata da Joyce ai critici francesi. In Italia Eugenio Montale è il primo a riconoscere la valenza stilistica del romanzo dove si riscontra la nuova scienza psicoanalitica nella descrizione dell’inconscio di Zeno. Il 12 settembre 1928 subisce un incidente d’auto mentre torna a Trieste con la famiglia. Viene ricoverato in ospedale per la frattura del femore. Muore il giorno seguente per asma cardiaca.

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