Enrico Caruso, 1910, Biblioteca del Congresso USA, Restored by Michel Vuijlsteke

ENRICO CARUSO, ‘A VOCE ‘E NAPULE

Il 28 maggio del 1921 Enrico Caruso partì da New York diretto a Napoli a bordo del transatlantico “Presidente Wilson”, accompagnato dalla moglie Dorothy, dalla figlioletta Gloria e dal fratello Giovanni. Enrico sentiva che questo era il suo ultimo viaggio, l’ultima occasione per ritornare nella sua amata città.

Da qualche mese soffriva molto per un’infezione polmonare formatasi a seguito di un incidente avvenuto al Metropolitan durante una recita di “Sansone e Dalila”. Una colonna di cartapesta lo aveva colpito al fianco causando probabilmente una frattura alle costole. Il cantante non aveva dato peso alla cosa e aveva continuato a esibirsi. Si formò un edema polmonare con relativa infezione. Fu operato ai polmoni e l’edema fu eliminato, ma il danno era fatto e nonostante le cure non guarì affatto.

Arrivò a Napoli il 9 giugno, prese alloggio presso l’Hotel Vesuvio dove sostò per alcuni giorni, incontrando la matrigna Maria Castaldi, vedova del padre, e il figlio Rodolfo. Si trasferì a Sorrento presso l’Hotel Vittoria in cerca di riposo. La salute parve migliorare. Faceva passeggiate e bagni di mare, circondato da amici che andavano a fargli visita. A fine luglio fu visitato da due specialisti, che gli consigliarono di tornare a Napoli, dove poteva essere meglio curato.

Il 31 luglio tornò a Napoli ospite dell’Hotel Vesuvio dove, il 1° agosto, fu visitato in consulto dai professori Cardarelli, Moscati e Niola, che non diedero speranze al grande tenore allora quarantottenne. La mattina del 2 agosto del 1921 Enrico Caruso si spense. Il suo corpo fu imbalsamato e, dopo il funerale nella chiesa di S. Francesco di Paola a cui partecipò una enorme folla, la salma fu tumulata nel cimitero di S. Maria del Pianto in una cappella che la moglie fece costruire.

Lucio Dalla, durante un soggiorno a Sorrento presso l’Hotel Vittoria, fu ospitato nello stesso appartamento occupato da Enrico Caruso poco prima del decesso, Lucio si sentì ispirato e compose la canzone “Caruso” in onore del maestro.

Questa storia è tratta dal volume “NOVECENTO. Napoli e napoletani del XX secolo” di Silvano Napolitano. AMAZON.IT

Il tenore era nato a Napoli il 25 febbraio 1873, in via Santi Giovanni e Paolo n. 7 (vicino piazza Ottocalli). Il padre Marcellino Caruso era un operaio. La madre Anna Baldini lavorava come donna di pulizie. Erano originari di Piedimonte d’Alife (oggi Piedimonte Matese). Ebbero 17 figli, tutti nati morti, prima di avere Enrico, seguito poi da altri tre fratelli.

Enrico frequentò le scuole inferiori. All’età di 10 anni iniziò a fare l’operaio nella fonderia dove lavorava il padre. Poi, in seguito alle insistenze della madre, riprese a studiare frequentando le scuole serali. Eccelleva nel disegno, tanto che iniziò a disegnare fontane che poi venivano realizzate nella fonderia dove lavorava. La passione del disegno lo seguì per tutta la vita. Creava su dei foglietti delle garbate caricature delle persone che incontrava, facendone omaggio alle stesse. Nel 1888 la madre morì prematuramente di tubercolosi.

La voce maturò con la crescita. Cominciò a studiare canto con i maestri De Lutio e Schirardi. Il baritono Eduardo Missiano, che lo aveva sentito cantare a un funerale la “Messa” di Mercadante, lo presentò al maestro Vergine che accettò di insegnargli canto in cambio di una percentuale del 25% dei suoi futuri guadagni nei successivi 5 anni.

A 21 anni fu chiamato a fare il servizio militare ma, grazie a un maggiore dell’esercito appassionato di musica, dopo un mese e mezzo venne rimandato a casa, sostituito nel servizio da un suo fratello, come le leggi dell’epoca permettevano.

Ormai era tempo per il debutto ufficiale. Ebbe una parte ne “L’amico di Francesco” di Domenico Morelli. Continuò a esibirsi in vari teatri di Caserta e Napoli. Nel 1897 fu ingaggiato per la stagione estiva a Livorno dove cantò nel ruolo di Alfredo nella “Traviata”. Ebbe come collega il soprano lirico Ada Botti Giachetti, sposata con un figlio.

Caruso a Livorno fu ospite pagante nella casa della famiglia Giachetti. In un primo momento nacque una simpatia tra Enrico e la diciassettenne Rina Giachetti, cantante alle prime armi, sorella di Ada. In seguito al successo nelle rappresentazioni della Traviata e del trionfo che ebbe nella serata organizzata in suo onore, Ada si innamorò di Enrico e i due divennero amanti. Da questa relazione, che durò undici anni, nacquero due figli: Rodolfo (nato nel 1898) ed Enrico Jr. (nato nel 1904).

Durante il soggiorno a Livorno Enrico Caruso andò in visita dal maestro Puccini nella sua casa a Torre del Lago, con il quale fece un’audizione cantando un’aria di “Rodolfo” accompagnato dal maestro in persona. Sembra che in questa occasione il maestro dicesse a Caruso: “ma chi ti ha mandato, Dio!”.

Il 18 agosto del 1897 ci fu a Livorno la prima de “La Boheme” di Giacomo Puccini con protagonisti Enrico Caruso nella parte di Rodolfo e Ada Giachetti nella parte di Mimì. La rappresentazione ebbe un successo strepitoso, che diede notorietà internazionale al tenore. Ada Giachetti, dopo questo successo, decise di ritirarsi dalle scene per dedicarsi al suo nuovo amore.

Nell’anno seguente Caruso ebbe molti ingaggi, e si esibì in vari teatri, sia in Italia che all’estero: Milano, San Pietroburgo, Lisbona, Londra, Montecarlo e Roma. Nel 1899 fu Parpignol nella prima rappresentazione della “Boheme” di Puccini, al Convent Garden di Londra. Alla serata inaugurale della Scala di Milano, nel 1900, cantò di nuovo nella “Boheme” diretta dal maestro Arturo Toscanini.

Nel dicembre del 1901 ritornò nella sua Napoli per cantare al teatro San Carlo nell’opera “Elisir d’amore”, con protagonista femminile il soprano Regina Pinkert. Questa esibizione non fu preparata adeguatamente presso il pubblico del San Carlo, composto da vecchi melomani che erano divisi in partigianerie tra questo o quel cantante. Caruso ebbe tanti applausi ma anche qualche disapprovazione dal pubblico presente in teatro.

La cosa che più dispiacque a Caruso fu quel che scrisse il critico musicale Saverio Procida su “Il Pungolo”, giornale d’arte e teatro. In effetti il critico riconobbe a Caruso tutta la sua bravura, ma gli rimproverò che, nonostante questa bravura, egli si limitava a cantare una musica di “mezzo carattere”, invece di affrontare un repertorio più impegnativo come gli consentivano i suoi mezzi vocali. Il tenore si ripromise di non cantare più a Napoli, anche se poi di quella critica ne fece buon uso, facendo proprio quello che il Procida gli aveva suggerito.

Dopo questa esperienza al San Carlo, il tenore si recò a Milano dove registrò per la casa discografica inglese Gramophone, che poi fu ribattezzata “La voce del padrone”, i suoi primi 10 dischi delle quasi 500 incisioni che fece durante tutto l’arco della sua carriera. Il suo disco “Vesti la Giubba”, aria dei Pagliacci, ha venduto più di un milione di copie.

Nel novembre del 1903 fu scritturato dal teatro Metropolitan Opera House di New York per una serie di rappresentazioni, grazie all’intervento di Pasquale Simonelli, importante uomo d’affari della città statunitense. Fu Radames nell’Aida, Cavaradossi nella Tosca, Rodolfo nella Boheme. Dopo una iniziale incertezza della critica e del pubblico dovuta anche a certi tentennamenti della voce derivanti dall’emozione del debutto, Caruso divenne l’idolo degli Americani. Fu la prima di una lunga serie di collaborazioni con il Metropolitan e con gli altri teatri in America del Nord e del Sud.

In questi tour era seguito dalla compagna Ada Giachetti, dai figli e dal fratello Giovanni. Nell’estate del 1905, cercando una casa in Italia, gli piacque e acquistò villa Bellosguardo a Lastra a Signa, vicino Firenze. La villa, che aveva un ampio parco, divenne il “buen retiro” suo e della sua famiglia, ogni estate vi si recava per riposare.

Nel 1906 e negli anni seguenti continuò nelle sue tournée negli Stati Uniti, cantando spesso in coppia con Lina Cavalieri. Nel dicembre 1906 la cantante baciò con tale ardore Enrico Caruso alla fine della rappresentazione di “Fedora”, che scoppiò uno scandalo tra il pubblico e sulla stampa. Da allora Lina Cavalieri fu soprannominata: “the kissing primadonna”.

Il 17 aprile del 1906 si esibì nella Carmen a San Francisco. La mattina dopo, alle 5 e 7 minuti, San Francisco subì il più distruttivo terremoto avvenuto negli Stati Uniti. Caruso e il suo gruppo dormivano al Palace Hotel che fortunatamente non crollò. Si misero in salvo nel giardino della villa di un amico dove rimasero per due giorni. Solo il terzo giorno riuscirono ad allontanarsi e a raggiungere Oakland.

Nel novembre dello stesso anno, in Central Park dove si era recato per fare una passeggiata, una donna vicino a lui improvvisamente si mise a gridare facendo accorrere i policemen in servizio nel parco. Questa donna accusò il cantante di averla importunata. Caruso fu denunciato di “Disorderly conduct” e dovette subire un processo. Intanto la signora era sparita e dalle ricerche non risultò nessuna con il nome che lei aveva dato agli agenti. Nonostante ciò, Caruso fu condannato a una lieve multa di 10 dollari. Il Pubblico Accusatore si dimise subito dopo perché fu ritenuto responsabile di aver approfittato della poca dimestichezza del cantante con l’inglese. Il poliziotto che lo aveva arrestato fu accusato di falsa testimonianza. Tempo dopo si ebbe il sospetto che il tutto fosse stato organizzato da concorrenti per danneggiare il teatro Metropolitan.

Nell’estate del 1908 Ada Giachetti fuggì a Nizza con l’autista, abbandonando Enrico e i due figli a villa Bellosguardo. Per il cantante fu un triste periodo. L’ex compagna lo denunciò per maltrattamenti, forse per ricavarne soldi. Dovette subire un processo a Milano dove fu assolto. Ada fu condannata a un anno di reclusione per le false accuse. Non andò in carcere poiché fuggì con il suo nuovo amante in Argentina. Di lei si ebbero poche notizie, ma comunque Enrico spesso le spediva del denaro a causa delle misere condizioni in cui la donna versava. Morì in tragiche circostanze mai rese note al pubblico.

Enrico Caruso continuò la sua carriera, preferibilmente negli Stati Uniti, lasciando i due figliuoli in Italia dove la sorella di Ada, Rina Giachetti, che nel frattempo aveva avuto un ottimo successo come cantante lirica, esibendosi nei teatri più importanti d’Italia, si prese cura dei due bambini abbandonati dalla sorella. In questo periodo Caruso si dedicò con particolare attenzione alle incisioni, registrando diversi dischi con canzoni napoletane.

Nel 1910 fu oggetto di un tentativo di estorsione da parte della “Mano Nera”, organizzazione criminale formata per lo più da italo-americani. Gli vennero richiesti 15.000 dollari da consegnare personalmente. Il cantante avvisò la polizia di New York. Il tenente Eliot Ness, che aveva preso il posto del famoso poliziotto Petrosino, gli consigliò di fingere di aderire alla richiesta. Caruso si recò all’appuntamento con i banditi per consegnare la somma, scortato da numerosi poliziotti travestiti in vario modo. Al momento della consegna del denaro i due banditi, che si erano presentati per incassare il riscatto, furono arrestati.

A New York Enrico conobbe una giovanissima ragazza, Dorothy Benjamin, della quale si innamorò perdutamente. I due si fidanzarono ufficialmente in casa della giovane, nonostante ci fosse una differenza di 22 anni di età. Si sposarono nel 1918 mentre il cantante stava interpretando, come protagonista, il suo film più famoso “My Cousin”. Nel 1919 i due ebbero una figlia a cui diedero nome Gloria.

Nel 1920, durante una rappresentazione al Metropolitan di “Sansone e Dalila” il cantante fu colpito da una colonna di cartapesta durante la scena del crollo del tempio. Egli sottovalutò l’incidente che gli aveva procurato una forte contusione al fianco. Un poco alla volta le sue condizioni peggiorarono. Fu sottoposto a una operazione in cui fu rimosso un edema polmonare.

Il 28 maggio 1921 affrontò il suo ultimo viaggio partendo da New York diretto a Napoli a bordo del transatlantico “Presidente Wilson”.

(Foto in alto: Enrico Caruso, 1910, Biblioteca del Congresso USA, Restored by Michel Vuijlsteke)