Francesco Caravita

FRANCESCO CARAVITA: UNA VITA IN VACANZA

Una vita di belle donne e vacanze, jet set e ricchezza. Questo è il racconto del vissuto di Francesco Caravita, principe di Sirignano, conosciuto con il soprannome di “Pupetto”, un napoletano che ha definito la sua vita “Una vita inutile”.

Suo padre il principe Giuseppe Caravita, uomo dalle molteplici e fortunate attività imprenditoriali, aveva ottenuto numerosi incarichi pubblici, culminati nel 1913 con la nomina a senatore del regno. Era stato anche il primo presidente della Banca d’America e d’Italia, che ha la sua sede a Napoli, diretta emanazione della Bank of America dell’italo-americano Giannini.

Nel 1860 Giuseppe Caravita aveva acquistato dal barone Luigi Compagna il palazzo sito alla Riviera di Chiaia, accanto a Villa Pignatelli. Lasciati i panni da imprenditore si dedicò alla costruzione del Rione Sirignano sui terreni adiacenti al palazzo. Il rione è composto da otto edifici di grandi dimensioni adibiti ad abitazioni signorili.

Rimasto vedovo e senza prole, decise di risposarsi alla ragguardevole età di 59 anni. In seguito al matrimonio con Maria Silvia Piria, giovane e bellissima, il principe Giuseppe ebbe quattro figli: il primogenito Francesco, Laura, Anna e Fernanda.

INFANZIA E GIOVENTÙ

Francesco frequenta il liceo Umberto I con scarsi risultati. Dopo la licenza liceale la famiglia spera per il proprio rampollo una sistemazione nell’ambito nella carriera diplomatica. Dopotutto Fran­­cesco, che tutti chiamano Pupetto, conosce varie lingue straniere, apprese dalle varie governanti tedesche e inglesi.  Il rampollo di casa, al contrario, non ha alcuna intenzione di intraprendere una professione, qualunque essa sia. La sua bella vita ne soffrirebbe. Dovrebbe abbandonare le sue varie fidanzate, le serate gaudenti con gli amici, i viaggi per assecondare improbabili amori con attrici e ballerine. Gli viene prospettato anche una carriera in ambito musicale. Francesco ama la musica e suona il pianoforte con una certa perizia. A tal proposito la mamma, avvalendosi delle sue numerose amicizie internazionali, gli combina un’audizione nientemeno che con Siegfried Wagner, figlio del famoso Richard. Il maestro Wagner lo licenzia con un giudizio tranchant. Meglio che il giovanotto si dedichi ad altra professione.

A 18 anni Francesco si innamora della ballerina Christiane Guy, dotata di una bellezza calda e avvolgente. Segue Christiane nelle sue tournée in tutta Europa. A Copenhagen resta completamente al verde. Non trova di meglio che improvvisarsi ballerino professionista, avendo come maestra di ballo la sua fidanzata. Viene ingaggiato dal proprietario dell’Apollo Teater dove, con immensa faccia tosta, si esibisce ballando e cantando, avendo anche un discreto successo.

LE CORSE AUTOMOBILISTICHE

C’è una professione, se così può essere considerata, che piace e attrae Francesco. È quella di pilota di auto da corsa. 

Nel 1930 partecipa con un’Alfa 1750, al Circuito del Sud, una corsa automobilistica a tappe. Al “Gran Premio di Tripoli” guida una Maserati 1500. Ha un grave incidente. Si ferisce a un occhio e riporta una grossa bruciatura a una gamba. Qualche giorno dopo è di nuovo in pista. Con 185 chilometri orari di media conquista il record mondiale di velocità sui dieci chilometri.

Partecipa anche alla Targa Florio, una gara su suolo siciliano organizzata da Vincenzo e Ignazio Florio, con un’auto prodotta in società da lui e dal meccanico Guglielmo Esposito. Pupetto Caravita è costretto al ritiro a metà gara a causa di un guasto. È l’ultima corsa a cui partecipa.

L’INCONTRO CON D’ANNUNZIO

La madre ansiosa di sistemarlo professionalmente non trova di meglio che organizzare un incontro a Gardone Riviera con Gabriele D’Annunzio, grande amico del padre, sperando che il Vate possa indirizzarlo per il meglio. L’incontro va benissimo dal punto di vista di Francesco. D’Annunzio è molto cordiale. Capisce, con il suo proverbiale acume, che il giovanotto non è fatto per il lavoro. L’incontro termina in modo amabile. Il poeta gli dona una medaglia ricordo. Sulla medaglia è inciso il motto dei MAS, “Memento Audere Semper”. D’Annunzio fa immediatamente incidere una G sulla medaglia davanti ad “Audere”. Il motto viene così trasformato in “Memento Gaudere Semper”: un vero programma di vita per Pupetto Caravita.

PARENTE DI SAN GENNARO

Francesco vanta una diretta parentela con San Gennaro, il patrono di Napoli. Un suo avo aveva sposato una De Gennaro, appartenente all’antica famiglia del santo. Per questo motivo racconta di un segno sul collo nel punto dove la mannaia aveva decapitato San Gennaro. Il segno rosso si evidenzia in occasione del miracolo dello scioglimento del sangue che avviene a settembre di ogni anno.

IL MATRIMONIO AMERICANO

Durante un viaggio in nave tra l’Europa e gli Stati Uniti Francesco incontra una bella americana, di cui si innamora subitaneamente. Appena sbarcato si recano dal giudice di pace e si sposano. L’unione dura solo ventiquattr’ore. Per divorziare è costretto a dichiarare falsamente in tribunale, con grande suo scorno, di essere impotente.

IL MATRIMONIO ITALIANO

Finalmente incontra a Roma l’amore vero, la duchessa Anna Grazioli, di antica nobiltà papalina. Si sposano trascorrendo la loro vita coniugale tra l’appartamento di Roma a Palazzo Grazioli e la villa caprese di proprietà del principe. La vita sull’isola azzurra di Pupetto Caravita è fatta di incontri con il jet set internazionale, serate nei night club e frequentazione del Circolo del Tennis di via Camerelle dove incontra la sua amica Edda Ciano. Il principe è un habitué dei bar della piazzetta dove, seduto al suo tavolino preferito, incontra amici e conoscenti. Il suo primo lavoro vero lo ottiene con la nomina a presidente del­l’Azien­da di Cura, Soggiorno e Turismo di Capri. Un incarico che sembra fatto a pennello per Francesco Caravita, il quale conosce tutto il jet set internazionale. È il solo in grado di trattare a tu per tu con le maggiori personalità mondiali: industriali, artisti, attori, politici, membri di case reali.

Negli ultimi anni lascia la moglie Anna Grazioli per unirsi con l’ennesima americana, Diana Schyler. Si spegne a Roma il 15 giugno 1998, alla rispettabile età di novant’anni. Sulla sua tomba fa incidere il motto perfetto di un uomo inutile: “Non fece mai niente d’importante, ma non fece mai male a nessuno. Si divertì”