Gioacchino Murat alla battaglia di Jena, Henri Chartier - Life of Napoleon Bonaparte by William M. Sloane. New York Century.

GIOACCHINO MURAT, DA SOLDATO A RE

Joachim Murat-Jordy nacque a Labastide il 25 marzo 1767. Era figlio di un taverniere che arrotondava i suoi guadagni amministrando i benefici di un paio di chiese. Il piccolo Gioacchino fu avviato alla carriera ecclesiastica.  Fece i suoi primi studi presso il collegio di Cahors, poi frequentò il seminario di Tolosa. Qui non si distinse per le sue virtù religiose. La passione per le belle donne, il gioco, i divertimenti lo portavano spesso fuori dal seminario. Si tratteneva notti intere nei locali malfamati della città.

Essendo assillato dai creditori lasciò il seminario e si arruolò nel 1787 come soldato nei Cacciatori delle Ardenne. Era un coraggioso, ben presto si distinse e passò nel reggimento di Cavalleria dei Cacciatori. Nel 1789 fu espulso dai ranghi per insubordinazione e ritornò alla casa paterna.

Allo scoppio della rivoluzione si arruolò nella Guardia Costituzionale, corpo che aveva il compito di sorvegliare il re non ancora formalmente esautorato. Ma dopo appena un mese, conquistato dagli ideali della rivoluzione, lasciò la Guardia e si unì alle milizie rivoluzionarie. Denunciò il suo ex comandante poiché mostrava simpatie verso la monarchia.

Divenne ufficiale degli Ussari. Siccome il suo cognome veniva associato erroneamente a una famiglia nobile che ne aveva uno simile, lo cambiò in Marat, che richiamava alla memoria il famoso rivoluzionario. Con la fine della repubblica giacobina e la caduta di Robespierre ritornò a chiamarsi Murat.

Si schierò con Napoleone, conquistando 40 cannoni nei moti del 13 vendemmiaio dell’anno IV della rivoluzione con una ardita scaramuccia. Nel 1796, in ragione dei suoi meriti in battaglia, fu nominato dal Bonaparte generale di brigata. Iniziava così la sua folgorante carriera militare.

Partecipò alla campagna d’Italia dove prese parte alle battaglie che portarono alla conquista della Lombardia. Fu protagonista della battaglia di Valeggio sul Mincio e della battaglia di Bassano del Grappa dove sconfisse, con ripetute cariche di cavalleria, l’esercito austriaco. A Milano, dove si era riunita la famiglia Bonaparte, conobbe Carolina, sorella minore di Napoleone, che fu subito conquistata da questo soldato di bello aspetto, con un facile eloquio, ardito in battaglia.

Murat seguì Napoleone nella campagna d’Egitto, distinguendosi per il suo coraggio e la sua abilità nel condurre gli uomini. Nel 1799 divenne comandante della Guardia del Primo Console.

Questa storia è tratta dal volume “NAPOLI AL TEMPO DI … Episodi e personaggi della storia partenopea” di Silvano Napolitano. AMAZON.IT

Murat era un grande trascinatore, era il primo a lanciarsi contro il nemico, sempre seguito con fedeltà dai suoi cavalieri. Però non era dotato di una particolare abilità nella strategia militare. Disse di lui il generale Savary riguardo al suo comportamento in battaglia: «… sarebbe stato meglio che egli fosse dotato di meno coraggio e di un po’ più di buon senso!».

Nel febbraio del 1800 sposò Carolina Bonaparte, compiendo una tappa fondamentale nella propria carriera. Si trasformò da semplice militare a membro di una famiglia che in pochi anni divenne, grazie a Napoleone, la più potente d’Europa.

Nello stesso anno partecipò alla seconda campagna d’Italia come Luogotenente Generale. Occupò Vercelli e Novara. Si diresse, con la sua cavalleria, verso lo stato pontificio dove si scontrò con l’esercito napoletano. Nel 1801 firmò un armistizio col re di Napoli. Si ritirò a Firenze dove abitò con la moglie e il suo primogenito Achille, nato a gennaio. Recatosi a Milano, contribuì alla nascita della Repubblica Cisalpina, poi Repubblica Italiana, il cui comando era nelle mani di Napoleone Bonaparte. A Milano gli nacquero i figli Letizia (1802) e Luciano (1803).

Nel 1805, tornato a Parigi, ebbe l’ultima figlia Luisa. Intanto Napoleone si era fatto proclamare imperatore. Tutta la famiglia poté godere i vantaggi di questa nomina. Murat divenne Principe dell’impero.

Quello stesso anno esplose un conflitto, la Francia contro l’Austria e la Russia alleate. Murat fu nominato comandante della cavalleria e dell’avanguardia dell’esercito francese nella campagna contro l’Austria. La cavalleria avanzava velocemente anticipando spesso lo stesso Napoleone.

Arrivato a Vienna il 12 novembre 1805, si accinse ad attraversare il Danubio sull’ultimo ponte ancora intatto. Il ponte era minato, difeso dalle truppe austriache. Per evitarne la distruzione, Murat e il suo stato maggiore, tutti in uniforme da parata, attraversarono il ponte con grandi sorrisi gridando: “armistizio, armistizio”.  Gli ufficiali austriaci interdetti da tale comportamento non ebbero il coraggio di sparare sugli ufficiali. Passato il ponte, Murat e i suoi compagni attaccarono di sorpresa i nemici a colpi di sciabole, impedendo che facessero scoppiare le mine predisposte per la distruzione dello stesso. L’avanguardia francese a cavallo, che fino a quel momento era rimasta nascosta allo sguardo nemico, irruppe a passo di carica sconfiggendo i reparti austriaci. Così fu salvo l’ultimo ponte verso Vienna.

Nel 1808 Napoleone lo nominò re di Napoli, in sostituzione del fratello Giuseppe Bonaparte che era stato destinato al Regno di Spagna. A Napoli fu ben accolto dalla popolazione e dalla nobiltà locale. Immediatamente, con un blitz dei suoi soldati, liberò l’isola di Capri occupata dagli Inglesi.

Durante il suo regno concentrò la sua azione nell’ammodernamento delle strutture del regno borbonico. Costruì una nuova rete stradale: il ponte della Sanità, che collegava via Toledo con il palazzo reale di Capodimonte, via Posillipo, la via di Bagnoli che permetteva di raggiungere da Napoli il golfo di Pozzuoli, il porticato del Foro Gioacchino (poi piazza del Plebiscito).

Diede impulso agli scavi di Pompei ed Ercolano. Fondò la scuola degli ingegneri di Ponti e Strade (che in seguito divenne la facoltà di ingegneria). Introdusse nel regno il Codice Napoleonico, ammodernò l’esercito, incoraggiò gli studi scientifici e riaprì l’Accademia Pontano.

Il regno di Napoli assunse in quegli anni un aspetto moderno. La coscrizione obbligatoria dei giovani nell’esercito, che sulle prime era stata malvista dalla popolazione, permise a giovani poveri e disagiati di riscattare la propria condizione nell’ambito dell’esercito. Esso era organizzato in modo moderno ed efficace, tanto da potersi battere valorosamente al fianco delle truppe francesi nelle guerre di Spagna e Germania. Fu sovvertito l’impianto feudale delle terre, formando un ceto medio agrario. La borghesia diventò ben presto il fulcro della modernizzazione dello stato.

Nel 1810 Murat organizzò, contro il volere di Napoleone, una spedizione militare per cacciare Ferdinando di Borbone dalla Sicilia, dove si era ritirato protetto dagli Inglesi. Fece base a Scilla per completare la concentrazione dei suoi armati prima di tentare lo sbarco a Messina. Dopo alcune scaramucce in Sicilia contro gli inglesi che erano schierati a protezione del Borbone, abbandonò il progetto di invadere l’isola.

Nel 1812 Napoleone intraprese la campagna di Russia. Gioacchino Murat, nonostante gli affari del regno, non volle mancare a fianco del suo imperatore. Lasciò la moglie Carolina a reggere il governo. Egli, al comando della Cavalleria imperiale e di alcuni reparti dell’esercito napoletano, giunse a Mosca, dopo aver vinto la battaglia della Moscova.

Nella successiva ritirata dell’esercito imperiale, sconfitto dal “Generale Inverno”, Napoleone si avviò verso Parigi lasciando il comando al suo fido generale Murat che, giunto a Poznan, si fece sostituire da Eugenio di Beauharnais per far ritorno a Napoli.

Dopo la sconfitta di Lipsia, dove Gioacchino Murat aveva affiancato Napoleone nella battaglia decisiva contro le forze della coalizione formata da Austria, Prussia e Russia, lo stesso cercò un accordo con gli austriaci, per consolidare la sua posizione nel regno di Napoli. Sottoscrisse un trattato di alleanza tra Napoli e Vienna che venne firmato nel 1814, nel quale veniva confermato il Regno di Napoli a Gioacchino Murat, con l’aggiunta del Regno di Sicilia. 

Nel marzo del 1815 Napoleone, fuggito dall’isola d’Elba, sbarcò in Francia per riprendere il trono. Gioacchino Murat, non avendo fiducia degli impegni austriaci sul trono di Napoli, attraversò con il suo esercito lo stato pontificio, arrivando a Bologna. Da lì mandò suoi ambasciatori a Vienna per confermare la sua fedeltà al trattato. Gli austriaci gli risposero con una dichiarazione di guerra, firmando un accordo con Ferdinando, re di Sicilia, che restituiva al Borbone la sovranità su Napoli.

A questo punto Murat, lasciò Carolina e i figli a Napoli, recandosi in Francia per mettersi al fianco di Napoleone contro gli eserciti dell’alleanza. Ma Napoleone, memore del suo tradimento con la firma dell’accordo di Vienna, con il quale si schierava contro la Francia, non lo volle al suo fianco e gli intimò di rimanere in Provenza. In seguito ebbe a pentirsi di tale decisione perché a Waterloo averlo sul campo di battaglia, con il suo ardire, al comando della sua Cavalleria, avrebbe significato la quasi certa vittoria dei francesi sugli avversari.

Murat rientrò a Napoli dove la moglie era stata destituita dal ritorno dei Borbone e imbarcata su una nave inglese. Lasciò Napoli recandosi in Corsica con l’intenzione di radunare una forza da sbarco per riprendere il suo regno. Nel frattempo Carolina, con i figli, era stata portata, contro la sua volontà a Trieste.

Una spedizione con 250 uomini al suo comando si imbarcò ad Ajaccio su sei natanti il 28 settembre 1815. A causa di una tempesta, e dopo il tradimento di uno dei comandanti della spedizione, Murat sbarcò a Pizzo Calabro con soli 30 uomini. Fu facilmente sopraffatto dalle forze borboniche locali e imprigionato nel castello aragonese. Ferdinando di Borbone, ansioso di liberarsi del rivale, nominò un tribunale militare, presieduto dal generale Vito Nunziante, che condannò il prigioniero alla pena capitale mediante fucilazione.

Gioacchino Murat fu fucilato il 13 ottobre 1815 a Pizzo Calabro. Con il suo solito coraggio rifiutò di essere bendato e chiese di comandare lui stesso il plotone di esecuzione. Morì pronunciando queste ultime parole: “Sauvez ma face, visez mon coeur, feu!” (Salvate la mia faccia, mirate al mio cuore, fuoco!). La salma di Murat fu sotterrata in una fossa comune nella chiesa Matrice di S. Giorgio a Pizzo Calabro.

Carolina Bonaparte, dopo un soggiorno a Trieste, si trasferì in Austria dove, secondo alcune fonti, si risposò con il generale Francesco Macdonald, ex ministro del Regno di Napoli, dal quale non ebbe figli. Poi si trasferì a Firenze, prendendo alloggio a palazzo Bonaparte. Carolina morì nel 1839. Fu sepolta nella chiesa di Ognissanti di quella città.

Il primogenito Achille andò a vivere negli Stati Uniti dove sposò Catherine Willis, nipote di George Washington. Letizia si coniugò con il marchese Guido Taddeo Pepoli ed ebbe un figlio, Gioacchino Napoleone Pepoli. Il figlio terzogenito Luciano si recò presso il fratello negli Stati Uniti dove si sposò. Nel 1848 tornò in Francia. Il cugino Napoleone III lo nominò senatore e gli conferì il titolo di principe. L’ultima figlia Luisa andò sposa al conte Giulio Rasponi, da questa unione nacquero tre figli: Gioacchino, Achille e Letizia.

(Immagine in alto: Gioacchino Murat alla battaglia di Jena, Henri Chartier – Life of Napoleon Bonaparte by William M. Sloane. New York Century)