Giuseppe Mazzini

GIUSEPPE MAZZINI: ITALIA, EUROPA

Giuseppe Mazzini, genovese, era nato nel 1805, quando la città era parte dell’omonimo dipartimento francese creato il 13 giugno del 1805, solo nove giorni prima della nascita di Mazzini avvenuta il 22 giugno. Era quasi conterraneo e quasi coetaneo di Garibaldi, rappresentò la mente del Risorgimento italiano, mentre Garibaldi ne era il braccio armato.

Il padre Giacomo era medico e docente universitario. Aveva svolto funzioni politiche durante il periodo napoleonico. La madre Maria Drago era una fervente giansenista.

Giuseppe Mazzini svolse i suoi studi a Genova frequentando il liceo classico. Poi si iscrisse alla facoltà di medicina della città, ma alla prima necroscopia a cui dovette assistere svenne. Non volle più frequentare quella facoltà, ripiegando su Giurisprudenza. Fu durante il periodo universitario che iniziò la sua ribellione allo status quo. Obbligato dalle regole universitarie ad ascoltare messa ogni domenica, un giorno si rifiutò di cedere il suo posto in chiesa ai cadetti di un collegio militare. Per tale motivo fu arrestato per la prima volta. Dopo la laurea frequentò uno studio legale ma trovava molto più interessante la professione di giornalista, alla quale dopo un po’ dedicò tutto il suo tempo.

CARBONERIA E GIOVANE ITALIA

Mazzini pubblicò una serie di articoli sul quotidiano “Indicatore genovese” nei quali recensiva libri che trattavano, quale argomento, l’unità d’Italia. Il giornale fu chiuso dalla censura. Il giovane giornalista si iscrisse alla “Carboneria”. Fu arrestato per la sua attività quale “carbonaro” e rinchiuso nella fortezza di Priamar. Liberato dopo pochi mesi fu costretto a rifugiarsi a Marsiglia dove fondò la “Giovane Italia”, associazione cospirativa che aveva come obiettivo l’unificazione dell’Italia e la fondazione della Repubblica Italiana. Mazzini era contrario al federalismo, la mancata completa unificazione avrebbe fatto dell’Italia una nazione debole, vaso di coccio tra vasi di ferro quali erano l’Austria e la Francia.

Nel 1831, in Francia, il patriota italiano conobbe la nobildonna Giuditta Bellerio Sidoli, una giovane vedova emiliana, che era stata in esilio in Svizzera a causa delle sue idee repubblicane, insieme al marito deceduto nel 1829. Giuditta, che aveva avuto quattro figli durante il matrimonio, partorì nel 1832 un bimbo, Joseph Adolphe, frutto della relazione tra lei e Mazzini, morto tre anni dopo la nascita.

Quando Carlo Alberto di Savoia salì al trono, Giuseppe Mazzini gli scrisse una lettera per convincerlo ad abbracciare una politica liberale. Mal gliene incolse a causa della sua attività sovversiva e della spedizione in Piemonte di un piccolo gruppo di armati organizzata dal Mazzini e comandata da Gerolamo Ramorino, fallita per una delazione alle autorità sabaude. Mazzini dovette subire un processo in contumacia nel quale fu condannato a morte. Per sfuggire alla pena capitale si rifugiò in Svizzera.

ESILIO A LONDRA

Per reagire all’insuccesso della spedizione piemontese fondò nel 1834 la “Giovane Europa”, diretta emanazione della “Giovane Italia”, della “Giovane Germania” e della “Giovane Polonia” tutte dirette dallo stesso Mazzini. Il periodico “Jeune Suisse” fondato dal patriota genovese fu il portavoce ufficiale delle varie associazioni presiedute dallo stesso.  

Dichiarato indesiderato dalla Svizzera, che aveva subito pressioni in tal senso dalle autorità piemontesi, Mazzini fu costretto nel 1837 a trasferirsi a Londra. Nella capitale inglese lavorò come insegnante di italiano per i figli dei connazionali residenti a Londra. Ebbe modo di conoscere Mary Shelley, vedova del famoso poeta, e Anne Isabella Milbanke, vedova di Lord Byron.

Il periodo londinese consolidò in Mazzini l’idea che i movimenti di liberazione dovevano agire con il popolo oltre che per il popolo, acquisendo anche una connotazione femminista promossa dalla partecipazione a tali movimenti di alcune personalità femminili quali Giuditta Bellerio Sidoli, Cristina Trivulzio di Belgiojoso e Giorgina Saffi.

REPUBBLICA ROMANA

Nel 1848 Mazzini godette di un’amnistia generale concessa da Carlo Alberto che cancellò la sua condanna a morte. Questo gli permise di recarsi a Roma, nel febbraio del 1849, dove stava nascendo, in seguito alla fuga di Pio IX e della maggior parte dei cardinali, la Repubblica Romana. Fu eletto membro dell’assemblea costituente insieme a Giuseppe Garibaldi. Il pericolo dell’armata francese, sbarcata a Civitavecchia per ripristinare l’autorità papale su Roma, diede luogo alla nomina di un triunvirato con pieni poteri, formato da Giuseppe Mazzini, Carlo Armellini e Aurelio Saffi. In seguito ai rinforzi ricevuti dai francesi che martellavano la città con 75 pezzi di artiglieria, l’assemblea costituente decise di arrendersi. Mazzini e gli altri due membri del triunvirato si rifiutarono di firmare la resa e diedero le dimissioni. Sostituiti da Saliceti, Mariani e Calandrelli fu firmato l’atto di resa ai francesi. Il 2 luglio del 1849 Mazzini e Garibaldi lasciarono Roma.

L’UNITÀ D’ITALIA E GLI ULTIMI ANNI

Mazzini fondò un comitato nazionale promuovendo una raccolta di fondi per finanziare le iniziative a favore dell’unità d’Italia. Il tentativo di spedizione di Pisacane a Sapri, portato avanti contro il parere di Mazzini, lo spinse comunque a intervenire in Liguria con un colpo di mano teso a impadronirsi di armi. Questo tentativo, che fallì, gli valse un’ulteriore condanna a morte in contumacia emanata dalla giustizia sabauda. Anche in Francia subì una condanna capitale a seguito del tentativo di uccidere Napoleone III poiché fu riconosciuto complice e ispiratore dell’attentato.

Nell’ottobre del 1860, dopo il successo della Spedizione dei Mille, fondò a Napoli il giornale “Il popolo d’Italia”. Aveva accettato con riluttanza, facendo di necessità virtù, l’unità d’Italia non quale repubblica ma sotto la corona sabauda. Nel 1866 si presentò candidato a Messina per le elezioni della Camera dei deputati. Fu eletto ma la Camera non confermò l’elezione poiché era pendente su Mazzini la condanna capitale comminatagli dal tribunale di Genova. Furono ripetute le elezioni ben due volte nel collegio di Messina. Rieletto sia nella seconda che nella terza chiamata alle urne fu finalmente ammesso alla Camera dei deputati. Questa volta fu Mazzini a non accettare l’elezione per non essere costretto al giuramento di fedeltà nei confronti della casa reale.  

Nel 1868 fu nuovamente amnistiato potendo così dedicarsi all’organizzazione di un tentativo per fare di Roma la capitale d’Italia. Il 14 agosto fu arrestato nel porto di Palermo dove era giunto con una nave per promuovere una spedizione militare per liberare Roma e rinchiuso nel carcere militare di Gaeta. Esiliato nel 1871 rientrò di nascosto in Italia dove venne ospitato a Pisa da Pellegrino Rosselli, antenato dei fratelli Rosselli. Gravemente ammalato si spense in casa Rosselli il 10 marzo del 1872. Il corpo fu imbalsamato e trasportato, tra l’emozione generale di tutti gli italiani, a Genova, dove fu sepolto nel cimitero monumentale di Staglieno.

Disse di lui Metternich: «Ebbi a lottare con il più grande dei soldati, Napoleone. Giunsi a mettere d’accordo tra loro imperatori, re e papi. Nessuno mi dette maggiori fastidi di un brigante italiano: magro, pallido, cencioso, ma eloquente come la tempesta, ardente come un apostolo, astuto come un ladro, disinvolto come un commediante, infaticabile come un innamorato, il quale ha nome: Giuseppe Mazzini.»