Grazia Nasi

GRACIA NASI, LA PORTOGHESINA CHE DIVENNE FINANZIERA

Il Rinascimento vide l’ascesa e l’affermarsi di Gracia Nasi, una donna straordinaria. Nel XVI secolo fondò un impero economico e finanziario diffuso in tutta Europa. La sua banca faceva affari con le case regnanti di Spagna, Portogallo, Italia e Medio Oriente.

Gracia Nasi nacque a Lisbona nel 1510 da una famiglia di religione ebraica. Il suo nome ebraico era Hannah che, tradotto in portoghese, divenne Gracia. La sua famiglia era originaria dell’Aragona, in Spagna. Come tante altre famiglie di origine ebraica anche la sua fu costretta, per non essere cacciata dalla Spagna, a convertirsi alla religione cattolica. La conversione però era solo di facciata. Gli ebrei convertiti erano chiamati in modo spregiativo “Marranos”, ed erano considerati cattolici di serie “b” poiché tutti all’epoca erano consapevoli del fatto che i “conversos” continuavano a praticare segretamente la loro religione. Quando l’inquisizione spagnola iniziò a indagare sulla genuinità delle conversioni degli ebrei alla religione cattolica la famiglia de Luna preferì trasferirsi in Portogallo che in quell’epoca si mostrava più tollerante nei confronti degli ebrei.

Il nome cristiano, imposto al battesimo, era Beatriz de Luna. Il padre Samuel Nasi, nome cristiano Alvaro de Luna, molto probabilmente apparteneva alla casata aragonese de Luna, una delle otto famiglie più potenti del regno d’Aragona.

All’età di 18 anni Beatriz de Luna sposò un ricco commerciante di Lisbona, anch’egli appartenente a una famiglia ebraica, Francisco Mendes. La famiglia Mendes era imparentata con la famiglia Benveniste, la stessa della madre di Beatriz de Luna. Beatriz, in seguito al matrimonio, ebbe una figlia che fu chiamata Brianda. Beatriz aveva anche una sorella minore di nome Brianda che sposò il fratello di Francisco Mendes, Diogo. La sorella ebbe a sua volta una figlia a cui diede il nome di Beatriz.

Il marito di Gracia era proprietario, in società con il fratello Diogo, della banca e della società mercantile Mendes-Benveniste.  Francisco morì nel 1538. Lasciò i suoi ingenti beni, la banca e la ditta che commerciava in argento e spezie, metà alla moglie e metà al fratello Diogo. Francisco, consapevole delle capacità imprenditoriali della moglie, la indicò nel testamento quale amministratrice dell’intera eredità, compresa la parte spettante al fratello. Diogo si era intanto trasferito ad Anversa, la città mercantile più importante del nord Europa, dove dirigeva la locale succursale dell’impresa di famiglia.

LA FUGA AD ANVERSA

Dal 1536 l’inquisizione aveva iniziato a operare anche in Portogallo. Beatriz de Luna, ovvero Gracia Nasi, dopo la morte del marito decise che era venuto il momento di lasciare Lisbona. La filiale di Anversa della sua azienda, condotta dal cognato Diogo, era diventata più importante della sede di Lisbona, poiché la città delle Fiandre era la principale piazza finanziaria d’Europa. Anversa faceva parte dell’impero spagnolo ma godeva di una certa autonomia. Il tribunale dell’Inquisizione non era molto attivo nelle Fiandre spagnole poiché non si volevano disturbare i fiorenti commerci locali che apportavano tanti soldi alle casse dell’impero. Beatriz, con la figlia Brianda, e la sorella Brianda, accompagnata dalla figlia Beatriz, si trasferirono ad Anversa. Grazie alla potenza della banca Mendes-Benveniste, Beatriz riuscì a trasferire ad Anversa tutto il suo patrimonio, superando non poche difficoltà a causa delle mire che la sua ingente ricchezza aveva suscitato tra i governanti del Portogallo.

Beatriz de Luna e Diogo Mendez, lavorando di concerto, moltiplicarono gli affari della loro banca e della ditta commerciale, accumulando un enorme capitale. Cinque anni dopo il trasferimento ad Anversa anche il cognato Diogo morì. Lasciò i suoi beni alla vedova Brianda e alla cognata Beatriz. L’ingente patrimonio attirò l’attenzione di alcuni nobili di casa reale che intendevano sposare la figlia di Brianda per mettere le mani sulle ricchezze dei Mendes-de Luna. Beatriz si opponeva a questi tentativi, ben conscia che il vero obiettivo erano i loro capitali. Iniziarono contrasti con la sorella che la riteneva troppo invadente nella gestione del patrimonio familiare.

Sebbene che i Mendes-de Luna fossero ufficialmente cattolici, praticavano in segreto la religione ebraica e non avevano dimenticato le traversie che la famiglia aveva dovuto sopportate per il fatto di essere ebrei convertiti. Beatriz creò un’organizzazione per proteggere i suoi correligionari che si trovavano in difficoltà a causa dei vari editti contro gli ebrei. Furono migliaia i cripto-ebrei “conversos” della Spagna e del Portogallo che, messi sotto accusa dall’Inquisizione, furono aiutati a fuggire da quei paesi. Raggiungevano Anversa a bordo delle navi che trasportavano spezie. Poi, attraversando l’Europa, arrivavano a Venezia. Qui si imbarcavano per raggiungere le città dell’impero Ottomano dove trovavano una buona accoglienza. La banca Mendes-Benveniste si occupava anche di trasferire di nascosto i beni di questi fuggitivi che altrimenti sarebbero stati sequestrati delle autorità dei due paesi iberici.

Beatriz de Luna era ormai così potente da poter interloquire direttamente con papi e re. Intervenne più volte presso il papa per alleggerire la condizione in cui si trovavano gli ebrei di Roma. Intervenne anche presso il viceré di Napoli, Pedro de Toledo, al quale pagò un ingente riscatto affinché un migliaio di ebrei “conversos”, bloccati dall’Inquisizione e messi sotto accusa quali falsi cristiani, avessero la possibilità di lasciare il regno di Napoli per rifugiarsi nell’Impero Ottomano.

IL TRASFERIMENTO IN ITALIA

A causa del rifiuto opposto alla proposta di matrimonio avanzata da Francesco d’Aragona nei confronti della giovane Brianda, figlia di Beatriz, la situazione della famiglia Mendes-de Luna si complicò. Francesco d’Aragona mirava a impossessarsi del loro patrimonio. Iniziarono sequestri e persecuzioni. Anversa non era più un posto sicuro per loro. Le quattro donne della famiglia decisero di trasferirsi a Venezia dove era presente una nutrita comunità di ebrei. Per evitare di essere bloccate dalle autorità spagnole di Anversa finsero di recarsi ad Aquisgrana per fare delle cure termali. Da Aquisgrana raggiunsero la città lagunare, facendosi seguire dalle loro ingenti ricchezze. A Venezia Beatriz acquistò un palazzo sul Canal Grande che diventò la residenza di famiglia e la sede dei suoi affari. La banca e la ditta commerciale “Mendes-Benveniste” continuarono a espandersi poiché la laguna era il capolinea dei traffici marittimi con il Medio e l’Estremo Oriente.

Brianda, sempre più insofferente e gelosa del ruolo della sorella nella direzione della ditta di famiglia, si rivolse alle autorità veneziane per entrare in possesso della sua parte di eredità. Per sottrarsi a una inevitabile soccombenza nella causa intentata dalla sorella, Beatriz decise di trasferirsi a Ferrara, dove il duca Ercole II e la duchessa Renata di Francia, figlia del re di Francia Luigi XII, avevano trasformato il piccolo ducato in un’oasi di libertà e in un centro culturale. La folta comunità di ebrei presente a Ferrara prosperava e esercitava liberamente la propria religione senza limitazioni o interferenze.

Sulle prime Brianda non volle seguire la sorella Beatriz a Ferrara. Poi, a causa dell’espulsione dei marrani decretata dalle autorità veneziane nel 1550, avendo anche trovato l’accordo economico sulla contestata amministrazione della propria parte di eredità, anche Brianda e la figlia Beatriz si trasferirono nella città estense. La famiglia poté esercitare pubblicamente la propria religione frequentando la locale sinagoga. A Ferrara Beatriz finanziò la stampa di alcuni libri di argomento ebraico tra cui la “Bibbia di Ferrara”.

L’IMPERO OTTOMANO

Il soggiorno a Ferrara durò solo tre anni, poiché anche nel piccolo ducato estense, in seguito a forti pressioni del papa sul duca, il tribunale dell’Inquisizione iniziò la sua opera deleteria. Nel 1552 Beatriz decise di trasferire lei e i suoi affari a Costantinopoli, dove gli ebrei potevano liberamente prosperare, protetti personalmente dal sultano ottomano Solimano il Magnifico. Beatriz, che aveva ripreso ad utilizzare il suo nome ebraico di Gracia Nasi, si stabilì nel quartiere europeo di Galata. Fu accolta con tutti gli onori dalla fiorente comunità ebraica presente nell’Impero Ottomano. Divenne una delle più importanti esponenti della stessa, grazie agli aiuti che aveva elargito senza remore per aiutare i tanti suoi correligionari, che in difficoltà nel paese di origine, si erano trasferiti a Costantinopoli e nelle altre città dell’impero della Porta Sublime. Gracia fu accompagnata nella capitale ottomana dal nipote Giuseppe Nasi, figlio di un suo fratello, che seguiva gli affari di famiglia collaborando con la zia già al tempo del soggiorno ad Anversa. Brianda non volle seguire la sorella a Costantinopoli, rimanendo a Ferrara con la figlia Beatriz. La figlia di Gracia, Brianda, sposò il cugino Giuseppe Nasi.

Gracia Nasi non aveva dimenticato la benevolenza con la quale era stata accolta a Ferrara dal duca. Nel 1557 essendo lo stesso in difficoltà, gli fece pervenire un aiuto economico di inaudite proporzioni. Fece dono al duca di 43.000 scudi e gli concesse un prestito di altri 55.000 scudi, di cui la metà a fondo perduto. In cambio gli chiese che fosse accordata una speciale protezione per la comunità ebraica presente in città e in particolare per la nipote Beatriz, figlia della sorella Brianda.

Gracia Nasi, conosciuta ormai da tutti come la Senora, fondò una casa editrice dedita alla pubblicazione di libri di contenuto ebraico. Inoltre promosse e finanziò la costruzione di numerose sinagoghe. Una di queste, chiamata in suo onore “La Senora”, è rimasta attiva fino ai primi anni del novecento.

Fu un’antesignana del “sionismo” poiché si prodigò nei confronti del sultano per la creazione di una comunità ebraica da insediare nei territori della Palestina. Ottenne in locazione da Solimano il Magnifico la regione di Tiberiade in Galilea. La regione si presentava alquanto disabitata e i pochi centri abitati presenti erano in stato di grande degrado o in abbandono. Gracia finanziò la ricostruzione delle città dove iniziarono a trasferirsi molti ebrei, che così poterono stabilirsi nella terra promessa.

La Senora ebbe violenti contrasti con papa Pio V che aveva fatto condannare al rogo un gruppo di ebrei “conversos” di Ancona. La Nasi promosse un embargo commerciale di quella città bloccando l’arrivo e la partenza di tutti le merci in transito nel porto di Ancona.

Gracia Nasi morì a Costantinopoli nel 1569, circondata dall’affetto di tutta la comunità ebraica della città.

Giuseppe (Yossef) Nasi, nipote di Gracia e marito della figlia Brianda, divenne un esponente di primo piano della corte del sultano Solimano il Magnifico. Alla morte di Solimano fu arbitro nella contesa di successione tra i numerosi figli dello stesso. Appoggiò la nomina di Selim che divenne il monarca dell’Impero Ottomano con il nome di Selim II. Yossef fu nominato Signore di Tiberiade ed ottenne il titolo nobiliare di Duca di Nasso e delle sette isole. Ebbe l’incarico di ambasciatore dell’Impero Ottomano e, in tale veste, riuscì a far tornare la pace nella contesa Polacco-Lituana. In cambio ottenne l’esclusiva dei commerci con quelle regioni. Fu anche tra i candidati alla nomina di Voivoda della Moldavia. Sarà poi nominato il suo protetto Ioan cel Cumplit (Giovanni il Terribile). Giuseppe Nasi morì a Costantinopoli nel 1579.