I Balcani nel 1913, Bukkia 2009

I BALCANI, DA BISANZIO A SARAJEVO

La penisola Balcanica è una regione con profonde differenze culturali, religiose ed etniche derivanti da successive migrazioni di popolazioni che l’hanno interessata. Tutto ciò ha creato nei secoli delle grandi instabilità che spesso sono sfociate in conflitti sanguinosi. Nel 1914 furono le rivendicazioni d’indipendenza bosniaca che portarono all’attentato di Sarajevo in cui rimasero uccisi l’erede al trono dell’impero austroungarico, l’arciduca Francesco Ferdinando, e la moglie Sofia. L’attentato fu la causa scatenante della Prima Guerra Mondiale.

IMPERO ROMANO D’ORIENTE 

Nel 395 d.C. nacque l’Impero Romano d’Oriente, la parte orientale degli antichi possedimenti di Roma, nota anche come Impero Bizantino. La capitale era l’antica città di Bisanzio, che Costantino aveva trasformato in una metropoli con il nome di Costantinopoli, di cultura e lingua greca. Costantinopoli era situata in una posizione strategica, ponte tra l’Anatolia asiatica e la penisola Balcanica.

Mentre la parte occidentale dell’Impero Romano era in piena decadenza, con continue invasioni di popolazioni barbare provenienti da ogni dove, quella bizantina al contrario viveva momenti felici, tanto che il suo imperatore, dopo la caduta di Romolo Augusto (476 d.C.), ultimo imperatore d’occidente, si riteneva imperatore anche della parte occidentale dell’Impero Romano.  Alla morte di Giustiniano (anno 527), l’impero bizantino controllava la Dalmazia e l’Istria, l’Italia, la costa mediterranea dell’Africa (Egitto, Libia, Tunisia e Algeria) e la parte sud della penisola Iberica, oltre che la penisola Balcanica, l’Anatolia e il lato mediterraneo del vicino oriente (Siria, Libano e Palestina) 

BISANZIO

Il cuore dell’Impero Bizantino era rappresentato dall’Anatolia, la Grecia e dai territori situati a sud del Danubio. L’antica Dacia, che si trovava grosso modo dove oggi è la Romania, abbandonata dai romani già nel III secolo d.C., era fuori dai confini dell’Impero Bizantino.

Dopo Giustiniano I, considerato l’ultimo imperatore romano di Bisanzio, iniziò un lento arretramento dell’Impero Romano d’Oriente. Nel 641 esso era ridotto alla Tracia, con la capitale Costantinopoli, la Macedonia meridionale, la Grecia, l’Anatolia occidentale e una parte dell’Italia (Sicilia, Sardegna, Corsica, Calabria, parte del Lazio con Roma, Puglia, Ravenna con l’arco costiero fino all’Istria, ducati di Napoli, Amalfi, Salerno). La contrazione territoriale dell’impero portò ad una accentuata ellenizzazione dello stesso. Eraclio abbandonò il titolo Augustus per acquisire quello di Basileus.

Nel 680 i Bulgari, provenienti dalla Russia meridionale e dal Kazakistan, iniziarono una lenta penetrazione nei possedimenti bizantini dei Balcani. Nel 681 Costantino IV firmò un trattato con i Bulgari, che uniti agli slavi avevano formato un’entità statale indipendente da Bisanzio. Costantino IV riconobbe ai Bulgari un tributo annuale, accettando il loro potere su un’ampia porzione della penisola balcanica.

Nel 674 gli arabi islamici, provenienti da sud, avevano assediato Costantinopoli. Furono sconfitti per via dell’utilizzo del fuoco greco da parte dei difensori della città assediata. Il fuoco greco, invenzione dei bizantini che ne costudivano il segreto, consisteva in proiettili imbevuti di catrame e pece, il cui fuoco una volta acceso non poteva più essere spento. Lanciati con potenti catapulte facevano strage tra le fila degli assedianti.

ICONOCLASTIA

Nel secolo VIII l’Impero Bizantino fu scosso da una guerra di religione. Una parte della chiesa cristiana orientale, disconoscendo la legittimità della venerazione delle immagini sacre, era per la distruzione di tutte queste immagini (iconoclastia). Fu tale la guerra tra le due fazioni cristiano-ortodosse che gli iconoclasti chiamarono il Basileus Costantino V, schierato con la fazione opposta, “Copronimo”, accusandolo di aver defecato sul fonte battesimale al momento del battesimo. Costantino V in seguitò aderì all’iconoclastia perseguitando i monaci e incamerando le enormi ricchezze dei monasteri. La dottrina iconoclasta fu uno dei motivi dello scisma tra il cristianesimo latino e quello ortodosso che si produrrà nei secoli seguenti.

Tra il IX e l’XI secolo l’Impero Bizantino tornò a splendere sotto la guida di imperatori di origini macedoni. Basilio II aveva riconquistato l’intera penisola Balcanica, l’Italia meridionale, l’odierna Turchia con Siria e Libano, le isole di Creta e Cipro. Basilio, che aveva sconfitto i Bulgari nella battaglia di Kleidion nel 1014, si conquistò l’odio di quella popolazione trucidando migliaia di civili inermi e accecando 14.000 soldati, l’intera armata bulgara. Gruppi di cento soldati accecati, guidati da un milite accecato a un solo occhio tornarono dal loro zar, che morì dopo due giorni per il dolore provocato da tanta spietatezza. Un secolo dopo la morte di Basilio, avvenuta nel 1025, l’impero era ridotto alla sola Grecia, Tracia e Anatolia occidentale.

Nel 1204 la quarta crociata, promossa dai veneziani, espugnò Costantinopoli. L’impero Bizantino fu diviso in tre stati: Impero di Nicea, Despotato d’Epiro e Impero di Trebisonda. In pratica non esisteva più l’Impero e le tre deboli entità che lo avevano sostituito non erano in grado di reggere agli attacchi esterni.

L’IMPERO OTTOMANO

Furono i turchi ottomani i primi ad approfittare di ciò che rimaneva del precedente impero. Dal XIV secolo erano iniziate migrazioni di popolazioni turche di religione islamica che si erano insediate sul lato europeo dei Dardanelli e sulle coste affacciate sul mar Nero della Tracia e della Bulgaria.

L’occupazione ottomana dei Balcani era la realizzazione del “sogno di Osman” (Osman=Ottomani), un mito di origine turca nel quale si raccontava di un sogno del Khan Osman I. Nel sogno un gigantesco albero, che nel mito rappresentava l’Impero Ottomano, affondava le sue radici su quattro fiumi: Tigri, Eufrate, Nilo e Danubio. Le capacità militari degli Ottomani erano fondate sui reparti di Giannizzeri e sulla cavalleria Spahi, affiancati da soldati provenienti dai popoli sottomessi. All’organizzazione dell’esercito contribuirono in maniera determinante capi militari di etnia greca che si erano schierati a favore degli Ottomani. La ferocia dei giannizzeri era proverbiale. Le battaglie venivano vinte, già prima di combattere, a causa del terrore che incutevano quelle truppe.

Serbi e Bulgari si opposero ai giannizzeri e alla cavalleria Spahi nella battaglia del Kosovo del 1389 subendo una disastrosa sconfitta. Ne seguì l’occupazione della Serbia. Dopo altri rovinosi scontri anche il Regno Bulgaro fu preda degli Ottomani.

Nelle corti europee si diffuse il timore che l’avanzata turca proseguisse fin nel cuore dell’Europa. Nel 1396 un esercito formato da polacchi, ungheresi, boemi, tedeschi e francesi affrontò l’esercito ottomano nella battaglia di Nicopoli, sul Danubio. La coalizione europea fu sconfitta e gli Ottomani ebbero mano libera nella penisola balcanica.

Il 29 maggio del 1453 l’imprendibile Costantinopoli, difesa da una doppia cerchia di mura, fu conquistata. Gli Ottomani erano guidati da Maometto II, nato nel 1432 ad Adrianopoli, in Tracia. Era figlio del sultano Murad II e di una donna cristiana, forse italiana, ma più probabilmente greca. La conquista di Costantinopoli completò l’occupazione islamica della penisola balcanica.

Maometto II seguì una politica religiosa moderata permettendo alla Chiesa Ortodossa di conservare i suoi privilegi e le sue proprietà. Nei secoli seguenti, attratti dai vantaggi riservati agli islamici, numerosi contadini, servi della gleba nei latifondi, si convertirono all’Islam per riscattare la loro posizione di inferiorità. Questo permise loro di sciogliere i legami con gli antichi proprietari ed acquisire la proprietà delle terre coltivate dalle loro famiglie. I nobili che abbracciavano la religione islamica ottenevano incarichi pubblici e carriere militari. L’Albania, il Kosovo e parte della Bosnia-Erzegovina furono quasi completamente islamizzate. Nonostante la spinta alle conversioni all’Islam, sia i cattolici che gli ortodossi erano ben tutelati dalla legge ottomana.

Il culmine di potenza e ricchezza dell’Impero si raggiunse con l’imperatore Solimano I. Ampliò l’impero con la conquista di Rodi e in seguito alle guerre ottomano-ungheresi accorpò la parte meridionale e centrale dei territori ungheresi. Nel 1529 pose sotto assedio Vienna ma non riuscì a espugnarla. Tutta la penisola danubiana, più la Romania e parte dei territori ungheresi, erano sotto il controllo degli ottomani. 

POPOLAZIONI, LINGUE, ALFABETI E RELIGIONI

Nel secolo XVII, all’apice dello sviluppo territoriale e umano dell’impero Ottomano, nella penisola balcanica insisteva un incredibile mix di nazionalità, lingue e religioni.

Le popolazioni presenti si distinguevano in:

  • turca nella Tracia e nella Bulgaria orientale,
  • rumena nell’odierna Romania,
  • bulgara nell’odierna Bulgaria e nella Macedonia settentrionale,
  • croata e serba nella Serbia, nel Montenegro, nella Croazia e nella Bosnia-Erzegovina,
  • albanese in Albania, Kosovo e in Macedonia occidentale,
  • italiana, in Istria e in Dalmazia (Veneziani), sui Dardanelli e sulla costa del mar Nero (Genovesi),
  • greca in Grecia e nella Macedonia meridionale,
  • ebraica in Grecia e Tracia.

Le lingue utilizzate si suddividevano in:

  • slavo meridionale parlato in Bulgaria, in Serbia, in Bosnia-Erzegovina, nel Montenegro, nella Macedonia nordoccidentale, nella Croazia,
  • albanese utilizzato in Albania e Kosovo,
  • greco appartenente alle popolazioni della Grecia e della Macedonia meridionale,
  • italiano in Istria e in Dalmazia, in alcune città sui Dardanelli e sul mar Nero   
  • rumeno, lingua neolatina parlata in Romania,
  • ebraico, diffuso tra le numerose comunità israelite
  • turco, presente in Tracia e nella Bulgaria orientale   

L’alfabeto cirillico, in passato quasi esclusivo nella scrittura della lingua slava, in tempi recenti è stato sostituito quasi del tutto dall’alfabeto latino. È ancora utilizzato in via maggioritaria solo in Serbia e in Macedonia. In Grecia viene utilizzato l’alfabeto greco, in Romania e in Albania quello latino.

Queste le religioni più diffuse nei Balcani:

  • Islamica in Albania, Tracia, Bulgaria orientale e Bosnia-Erzegovina
  • Greco-Ortodossa, seguita in Grecia, Macedonia meridionale e nel sud dell’Albania,
  • Cristiano-Ortodossa, presente in Bulgaria, Serbia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Romania
  • Cattolica in Croazia, Istria, Dalmazia e Bosnia-Erzegovina, 
  • Ebraica, presente in diverse città costiere dove vivevano comunità israelite.

ARRETRAMENTO DEGLI OTTOMANI

Il declino degli ottomani ebbe inizio con la rovinosa sconfitta nell’assedio di Vienna del 1683. Nel secolo successivo l’impero inanellò una serie sconfitte nella guerra contro Venezia e Austria del 1714/18, e nelle tre guerre contro Russia e Austria del 1736/39, del 1768/74 e del 1787/92. Queste determinarono la perdita della parte nord della Serbia, dell’Ungheria, della Transilvania e della Bucovina.

La rivoluzione serba del 1804/15 e la guerra d’indipendenza greca del 1821 segnarono ulteriori arretramenti dell’impero, ormai sulla difensiva sia sul fronte balcanico che sul fronte asiatico dove i persiani affermavano la loro sovranità sull’Azerbaigian persiano. La debolezza dell’Impero Ottomano, considerato il malato d’Europa dalle cancellerie europee, risvegliò gli appetiti di Francia, Russia, Germania, Austria e Italia che consideravano i Balcani terra di conquista. La guerra di Crimea del 1853/56 alla quale parteciparono tutte le potenze europee determinò la sconfitta degli ottomani e l’esodo in massa della popolazione Tatara, di origine turca, della Crimea verso i territori dell’Impero Ottomano.

Nel 1878, in seguito alla guerra russo-turca, Romania e Bulgaria divennero indipendenti insieme a Serbia e Montenegro. Gli austriaci ampliarono il loro impero includendo la Bosnia-Erzegovina. Gli Ottomani in Europa controllavano la Macedonia, il sud della Serbia, l’Albania e la Tracia con la capitale Istanbul, come veniva chiamata dai turchi l’antica Costantinopoli.

LE GUERRE BALCANICHE E L’ATTENTATO DI SARAJEVO

All’inizio del XX secolo si ebbero due conflitti nella regione balcanica. Il primo scoppiò nel 1912 coinvolgendo la Bulgaria, il Montenegro, la Serbia e la Grecia, riunite nella Lega Balcanica, che affrontarono l’Impero Ottomano. Nell’aprile del 1913, dopo varie sconfitte dell’esercito turco nella prima guerra balcanica, fu firmato un armistizio tra i contendenti. Nel successivo Trattato di Londra, sottoscritto il 30 maggio 1913 dai paesi interessati, fu ratificata la perdita di tutti i possedimenti europei degli Ottomani a eccezione di Istanbul, di un piccolo pezzo della Tracia attorno alla capitale, e di Gallipoli. L’Albania fu affidata alla Germania. Le isole Egee e Creta andarono alla Grecia. Nulla fu deciso riguardo alla Macedonia, mettendo così le basi per lo scoppio della seconda guerra dei Balcani.

La Serbia che aveva rinunciato alla sua aspirazione ad avere uno sbocco al mare, chiedeva in compensazione buona parte della Macedonia. Anche la Grecia e la Bulgaria avevano come obiettivo irrinunciabile la regione macedone. La seconda guerra balcanica scoppiò nel giugno del 1913, appena un mese dopo la firma del Trattato di Londra. La Bulgaria entrò in guerra contro la Serbia. Si unirono alla Serbia il Montenegro, la Grecia e la Romania. Approfittando delle difficoltà bulgare entrò in guerra anche l’Impero Ottomano. Alla fine la Bulgaria fu sconfitta e dovette rinunciare alle sue pretese sulla Macedonia. Inoltre dovette cedere la Dobrugia alla Romania, che così ottenne lo sbocco sul mar Nero, e restituire buona parte della Tracia ai turchi. L’Albania fu resa un principato formalmente indipendente anche se restò sotto il controllo della Germania. A capo dell’Albania fu nominato il principe tedesco Guglielmo di Wied. La Grecia ottenne l’Epiro, la Macedonia meridionale, Salonicco e l’isola di Creta. La Serbia ebbe la restante parte della Macedonia.

Il 28 giugno del 1914 l’arciduca d’Austria Francesco Ferdinando, erede al trono dell’impero, e sua moglie Sofia, mentre si trovavano in visita ufficiale a Sarajevo, persero la vita in un attentato. L’esecutore, Gravilo Princip, era aderente all’associazione segreta Mlada Bosna (Giovane Bosnia). Nelle indagini successive si scoprì che l’attentatore aveva avuto contatti con il gruppo terroristico Cnra Ruka (Mano nera) che combatteva per l’indipendenza della Bosnia dall’Impero Austriaco. L’Austria dichiarò guerra alla Serbia ritenendola responsabile dell’accaduto. Per il gioco delle alleanze che legavano le potenze europee, entrarono nel conflitto Russia, Francia, Inghilterra e Italia da un lato e Germania, Austria e Impero Ottomano dal lato opposto. Era iniziata la Prima Guerra Mondiale.  

(Immagine in alto: I Balcani nel 1913, Bukkia 2009)