Assedio di Tolone, Napoléon-Bonaparte IV, 2014, CC BY-SA 4.0

I BONAPARTE IN FRANCIA

IN FRANCIA

Nel 1784 Napoleone, dopo essersi diplomato alla Scuola Reale di Brienne con profitto, eccellendo nello studio della matematica, viene ammesso alla Regia Scuola Militare di Parigi, dove ha modo di approfondire lo studio della funzione dell’artiglieria nell’esercito. A causa della sua doppia condizione di corso e italiano è oggetto di continue prese in giro dei suoi compagni della scuola militare, che lo soprannominano “La paille au nez” (La paglia al naso), storpiando il suo nome in “lapaioné”. L’anno seguente entra a far parte dell’arma dell’artiglieria con il grado di sottotenente in un reggimento di stanza a La Fère, cittadina situata a pochi chilometri a nord-est di Parigi. Lo scoppio della rivoluzione lo sorprende mentre si trova ad Auxonne, la base principale del reggimento. A quell’epoca riveste il grado di ufficiale. Approfitta di un lungo congedo per rientrare in Corsica, ambiente più tranquillo della Francia rivoluzionaria. Napoleone, a causa dell’iscrizione della sua famiglia nel libro d’oro della nobiltà francese, potrebbe essere additato come appartenente alla casta dei nobili subendone le relative conseguenze.

Nell’isola natale si unisce all’esercito rivoluzionario dove ben presto viene nominato tenente colonnello. Rientrato in Francia prende servizio come primo luogotenente nel reggimento d’artiglieria di Valence. Nel 1792 è promosso al grado di colonnello. Nel 1793 è al comando di una spedizione dell’esercito rivoluzionario che, facendo base in Corsica, tenta l’occupazione della Sardegna. Questa dovrebbe iniziare con uno sbarco sull’isola della Maddalena. l’operazione fallisce poiché la Fauvette, l’imbarcazione da utilizzare per il trasbordo delle truppe rivoluzionarie alla Maddalena, non si presenta all’appuntamento. A seguito di questa fallita spedizione Napoleone è costretto a lasciare in gran fretta la Corsica.

Insieme alla sua famiglia raggiunge Tolone, ancora in mano ai realisti che hanno l’appoggio dalle truppe inglesi. La madre Maria Letizia e i suoi fratelli si stabiliscono a Marsiglia. Il colonnello Napoleone Bonaparte ottiene il comando delle artiglierie dell’esercito rivoluzionario che assedia Tolone. Organizza le batterie dei cannoni che prendono a martellare incessantemente gli inglesi e i realisti che occupano la città. Con un blitz ben riuscito conquista la fortezza Eguilette considerata, per la sua inespugnabilità, una piccola Gibilterra. Per merito dei buoni risultati ottenuti viene nominato aiutante di campo del generale Dugommier. Tolone è infine liberata nel dicembre del 1793. A seguito della conquista della roccaforte inglese in terra di Francia Napoleone ottiene la nomina a generale di brigata. Torna a Parigi dove, tra alterne fortune, si schiera con la fazione rivoluzionaria che fa capo a Robespierre. Dopo il Termidoro, quando ha fine il giacobinismo, Napoleone è arrestato con l’accusa di spionaggio. Dopo pochi giorni viene liberato poiché l’accusa mossagli si rivela infondata.

L’improvvisa riscossa dei realisti del 5 ottobre del 1795, che minacciano lo scioglimento della Convenzione Nazionale, convince il presidente della stessa Paul Barras, che è stato uno dei protagonisti della fine del terrore in Francia, a nominare Napoleone Buonaparte comandante generale della piazza di Parigi. Il generale, con l’aiuto determinante di Gioacchino Murat, alla guida dei reparti di cavalleria, affronta con spietatezza i rivoltosi, salvando il governo nato dopo il termidoro e la stessa rivoluzione. Viene premiato da Barras con la promozione a generale di corpo d’armata, con l’incarico di responsabile della sicurezza interna.

Questa storia è tratta dal volume “I BONAPARTE. Una storia quasi italiana” di Silvano Napolitano. AMAZON.IT

L’anno seguente Napoleone decide di modi­ficare il cognome di famiglia per facilitarne la pronuncia da parte dei francesi. Napoleone, che da giovanetto era stato ospite dello zio arcidiacono Luciano nella dimora di famiglia di San Miniato, il quale lo aveva edotto sulla storia di famiglia, rispolvera l’originario e antico cognome Bonaparte appartenuto ai suoi antenati. In famiglia i fratelli Bonaparte parlano esclusivamente italiano o corso, ma in pubblico si esprimono più o meno correttamente in francese. Letizia Ramolino non parlerà mai il francese. Continua per tutta la vita a comunicare in italiano e in corso. Anche per questo motivo preferisce non frequentare pubbliche cerimonie. Fa vita ritirata, dove limita al massimo i contatti con i francesi, preferendo frequentazioni familiari.

MARIA LETIZIA RAMOLINO 

Maria Letizia nasce ad Ajaccio nel 1750. I Ramolino sono una nobile famiglia di origine ligure. Il padre Giovanni Geronimo è capitano del reggimento Corsica inquadrato nell’esercito ligure. La madre Angela Maria Pietrasanta, rimasta vedova, si risposa con lo svizzero Franz Fesch, un altro capitano dell’esercito ligure di stanza in Corsica. Dal secondo matrimonio nascono due bambini.

Letizia sposa giovanissima Carlo Maria Buonaparte. La dote di Letizia dà la possibilità al marito di diventare avvocato ed esercitare la professione presso il tribunale di Bastia.

Dopo la morte di Carlo Maria la famiglia Buonaparte deve affrontare notevoli difficoltà economiche, che vengono superate grazie al forte carattere di Letizia.

I Buonaparte che in precedenza aderivano al partito di Pasquale Paoli che combatteva contro i liguri per ottenere l’indipendenza dell’isola, con lo scoppio della rivoluzione francese si schierano con le forze rivoluzionarie che si oppongono a Paoli e all’occupazione dell’isola da parte delle forze inglesi. Questo cambio di fronte espone gli stessi alla vendetta dei seguaci di Paoli. Letizia è costretta a lasciare l’isola a seguito di un attentato incendiario alla sua casa, i cui responsabili sono i seguaci di Pasquale Paoli. Considerano un tradimento l’adesione dei Buonaparte ai principi di libertà propugnati dalla Francia rivoluzionaria. Giunti in Francia, Maria Letizia e i suoi figli si fermano per qualche tempo a Marsiglia. In seguito, dopo un breve soggiorno in Italia nella villa di Mombello, ospiti di Napoleone e della moglie Giuseppina de Beauharnais, dove convolano a nozze due figlie di Letizia, Elisa e Paolina, la famiglia si trasferisce a Parigi. La convivenza tra Giuseppina con la madre e le sorelle di Napoleone era risultata impossibile a causa delle antipatie che le stesse nutrono nei confronti della bella creola Giuseppina.

La vita a Parigi di Maria Letizia è condotta nel segno della modestia. Non le piace partecipare a feste e ricevimenti, forse anche a causa della sua difficoltà a esprimersi in francese. Non partecipa alla cerimonia di incoronazione a imperatore del figlio nella chiesa di Notre Dame, anche se nel famoso quadro di David, che raffigura l’incoronazione di Napoleone, Maria Letizia risulta presente alla cerimonia. Da buona e prudente capofamiglia vede il successo e le ricchezze di cui beneficiano i componenti della stessa come qualcosa di provvisorio. Dubbi e paure sono racchiuse nella sua frase “Speriamo che duri”. Napoleone le concede il titolo imperiale di “Madame Mère”.

Letizia rimane italiana e corsa per tutta la vita. Per tale motivo, alla caduta di Napoleone nel 1814, preferisce ritirarsi in Italia, dove chiede la protezione di papa Pio VII, in ossequio alla sua profonda religiosità. Il papa, nonostante i contrasti con la Francia, l’occupazione di Roma e la prigionia sofferta a causa di Napoleone, concede a Maria Letizia Ramolino la possibilità di stabilire la sua residenza a Roma. Abita per alcuni anni presso il suo fratello uterino, il cardinale Joseph Fesch. Nel 1818 acquista Palazzo D’Aste-Rinuccini a piazza Venezia, dove va ad abitare insieme al fratellastro. Dopo la ristrutturazione dello stesso, con la costruzione di un padiglione sull’altana, sul quale Maria Letizia fa incidere il cognome di famiglia, l’edificio viene indicato come Palazzo Bonaparte. A Roma ha, quale dama di compagnia, la pittrice Anna Barbara Bansi, amica del famoso pittore Jacques-Louis David. La pittrice otterrà in seguito un buon successo a Parigi. Maria Letizia Ramolino si spegne il 2 febbraio del 1836. Le sue spoglie vengono sepolte a Roma. In seguito, per volere di Napoleone III, i suoi resti saranno trasferiti nella cappella imperiale di Ajaccio.

(Immagine in alto: Assedio di Tolone, Napoléon-Bonaparte IV, 2014, CC BY-SA 4.0)