Sacro Romano Impero intorno anno 1000, Putzger Historischen Weltatlas von 1905.

I MILLE ANNI DEL SACRO ROMANO IMPERO

Era la notte di natale dell’anno 800. A Roma, nella basilica di San Pietro, papa Leone III prese la corona e la pose sul capo di Carlo Magno proclamandolo imperatore. L’imperatore non se l’aspettava. Non doveva essere il papa a fregiarlo con la corona imperiale. Capì subito che con quel gesto Leone III aveva inteso porre sé stesso al di sopra dell’imperatore e la Chiesa al di sopra dell’impero. Comunque quel gesto fu l’atto di nascita del Sacro Romano Impero, il quale ebbe termine solo nel 1806 a causa della disfatta subita dall’Austria nella battaglia di Austerlitz contro Napoleone. La conseguenza della sconfitta fu l’abdicazione di Francesco II, l’ultimo imperatore, e la fine del Sacro Romano Impero.

CARLO MAGNO E L’IMPERO CAROLINGIO

Carlo Magno, Imperatore dei Romani, aveva fondato l’impero carolingio, la prima denominazione del Sacro Romano Impero. Esso comprendeva gran parte dell’Europa: gli attuali stati di Francia, Belgio, Paesi Bassi, lato occidentale della Germania, Austria, Svizzera e la parte settentrionale e centrale dell’Italia. Inoltre la fascia territoriale rappresentata dall’odierna Germania orientale, dalla Cechia, dall’Ungheria e dalla Slovenia ospitava regni e popoli tributari di Carlo Magno.

L’imperatore creò una rete amministrativa che copriva l’intero territorio. Questo fu suddiviso in 200 province la cui amministrazione era demandata ai “conti”, suoi funzionari. Le diocesi erano governate dai vescovi e dagli abati e le province di frontiera denominate “marche” erano guidate da marchesi e da duchi che avevano al proprio servizio un esercito per la difesa del “limes”. C’erano poi principi e re degli stati tributari che avevano giurato fedeltà all’imperatore. Carlo Magno aveva formato una classe di funzionari che in seguito si consolidò come nobiltà ereditaria: conti, marchesi, duchi, principi e re. Questi ultimi tre gradi di nobiltà erano dotati di sovranità nel governo dei relativi regni.

Alla morte di Carlo Magno l’impero passò al figlio Ludovico I detto il Pio. Il nuovo imperatore non si mostrò all’altezza del padre e i vari conti, marchesi e duchi che amministravano le province iniziarono a consolidare il loro potere rendendosi sempre più indipendenti dal dominio centrale. Alla morte di Ludovico I, dopo una lotta di successione tra i figli dello stesso, che si concluse con il Trattato di Verdun dell’843, l’impero venne suddiviso in tre parti. Il primogenito Lotario ereditò la corona imperiale ed ebbe il governo della Francia Media che riguardava la parte di Francia e Germania compresa tra Rodano e Reno, la Provenza, i Paesi Bassi, il nord dell’Italia, la Toscana, l’Abruzzo, la Corsica e la città di Roma. Il fratello Ludovico il Germanico governò la Francia Orientalis che includeva la parte orientale dell’impero: Germania al di là del Reno, parte della Svizzera, Austria e Slovenia. Il fratellastro Carlo il Calvo ebbe in suo potere la Francia Occidentalis, cioè la restante parte della Francia esclusa la Normandia.

Nell’875 la corona imperiale passò a Carlo il Calvo. La dissoluzione e la decadenza dell’impero si accentuarono alla sua morte avvenuta nell’877. Gli succedette Carlo il Grosso, figlio di Ludovico. Carlo il Grosso sconfitto più volte dai Normanni, che arrivarono alle porte di Parigi, abdicò nell’887. Il trono imperiale, svuotato completamente dei suoi poteri, passò in varie mani. L’ultimo dei Carolingi a sedere sul trono imperiale fu Arnolfo di Carinzia che regnò fino all’899. Negli anni successivi si susseguirono vari imperatori, fino a Berengario del Friuli. Dopo la morte di quest’ultimo il trono rimase scoperto per i successivi trent’anni.

OTTONE I E L’IMPERO ROMANO

Nel 962 papa Giovanni XII proclamò Ottone I di Sassonia imperatore dei romani. Ottone era re dei Franchi Orientali e re degli Italici, oltre che duca di Sassonia. La sua nomina a imperatore, dopo 30 anni di vacanza del trono imperiale, contribuì a ripristinare l’autorità centrale su un territorio che comprendeva la Francia Media e quella Orientalis, con l’esclusione del regno di Borgogna, formato dalla Provenza e dalla Svizzera francese, che venne inglobato nel 1032 da Corrado II.

L’impero raggiunse il suo apice negativo durante la lotta per le investiture. L’imperatore Enrico IV fu scomunicato da Gregorio VII a causa di contrasti. Il pontefice revocò la scomunica nel 1077 dopo che l’imperatore aveva subito l’umiliazione di Canossa. Enrico IV giunse davanti al castello di Matilde di Canossa dove, nel gelido gennaio del 1077, era ospitato il papa. Attese tre giorni e tre notti, inginocchiato davanti all’ingresso sbarrato del castello, prima che il papa lo perdonasse e lo facesse entrare nel maniero. Al suo ritorno in patria si ritrovò spodestato dalla dieta dei principi tedeschi. Nel 1080 fu nuovamente scomunicato dal papa per non aver rispettato gli impegni presi a Canossa. Enrico IV convocò un concilio di vescovi a lui fedeli a Bressanone, durante il quale fu eletto un antipapa che prese il nome di Clemente VII. L’imperatore, accompagnato dal suo esercito, si recò a Roma per insediare il nuovo papa. Gregorio si rinchiuse in Castel Sant’Angelo e chiese aiuto al normanno Roberto d’Altavilla, detto il Guiscardo, duca di Puglia e Calabria. Nel 1084 Roberto il Guiscardo entrò a Roma sottoponendola al sacco e cacciando gli invasori germanici. Da quel momento la chiesa si sottrasse al potere di Enrico IV, uscendo di fatto dall’impero che già cominciava a essere considerato come Impero Germanico.

GLI HOHENSTAUFEN E IL SACRO ROMANO IMPERO

Nel 1138 Corrado III di Svevia fu proclamato imperatore dai principi elettori tedeschi. Fu il primo della famiglia Hohenstaufen. Fu seguito dal nipote Federico I detto il Barbarossa. Federico I pose una particolare attenzione sulle vicende italiche. Voleva liberarsi delle presenze bizantine e limitare il potere del papa. Nel 1154 attraversò le Alpi alla testa di un esercito. Ripristinò il potere imperiale sull’Italia settentrionale annullando tutte le prerogative che i comuni avevano fatte proprie approfittando della prolungata assenza degli imperatori.

Il Barbarossa non si accontentò di sistemare la situazione a nord. Voleva conquistare anche il sud che Ruggero II d’Altavilla aveva unificato nel regno di Sicilia. Trovò l’opposizione del papa Adriano IV che, dopo averlo incoronato imperatore nel 1154 nella Basilica di San Pietro, si accordò con il re di Sicilia Ruggero II per impedire che i territori sotto il controllo della chiesa fossero fagocitati nell’impero. Lo scontro finale tra il potere imperiale e quello papale si ebbe nel 1157 alla dieta di Besançon. La visione di un imperatore “Deus et Machina” in Europa centrale e in Italia si confrontò con la visione del papa di un suo potere, seppur spirituale, superiore a quello dell’imperatore. Lo scontro fu vinto dal Barbarossa grazie ai prelati tedeschi che si schierarono compatti con l’imperatore. Federico I aggiunse l’aggettivo “Sacro” al nome dell’impero, che da allora ebbe si chiamò Sacro Romano Impero. Alcuni storici si riferiscono ad esso anche come Primo Reich, considerandolo il predecessore del Secondo e Terzo Reich.

Nel 1158 l’imperatore attraversò di nuovo le Alpi alla testa del suo esercito per ricondurre all’ovile i comuni del nord Italia e ribadire le prerogative imperiali su tutta una serie di questioni fino ad allora in capo alle autorità locali. Milano e Crema si ribellarono a queste imposizioni. Crema fu rasa al suolo dalle truppe tedesche mentre Milano fu costretta ad arrendersi dopo un assedio durato un anno. Nel frattempo papa Adriano IV morì. Il conclave riunito a Roma elesse papa Alessandro III mentre una minoranza di cardinali riconobbe come papa Vittore IV, amico dell’imperatore. I due papi si scomunicarono a vicenda. Alessandro III in sovrappiù scomunicò anche l’imperatore. Mentre il Barbarossa, soddisfatto per come si erano messe le cose in Italia, si ritirava in Germania, papa Alessandro III, non fidandosi di restare a Roma, si trasferiva in Francia mettendosi sotto la protezione di Luigi VII.

L’imperatore continuò nelle sue discese in penisola con un terzo, quarto e quinto attraversamento delle Alpi, sempre a causa delle ribellioni dei comuni e dei signori del nord Italia, nonché della irrisolta questione papale. A Vittore IV succedettero altri due antipapi, eletti con il beneplacito imperiale: Pasquale III e Callisto III. La sconfitta nella battaglia di Legnano del 1176, combattuta dalla Lega Lombarda contro l’esercito imperiale, determinò la definitiva ritirata dei tedeschi in Germania e il ritorno a Roma di papa Alessandro III.

Nel 1215 salì al trono imperiale Federico II, figlio di Enrico VI e di Costanza d’Altavilla, l’ultima regina normanna di Sicilia. Federico era nato sulla pubblica piazza di Jesi dove, su un palco allestito appositamente, la regina lo aveva partorito al cospetto dei cittadini iesini per fugare i dubbi sulla gravidanza sorti a causa dell’età avanzata. Quando mise al mondo il futuro imperatore Costanza aveva già compiuti 40 anni. A causa della morte del padre nel 1197 e della madre avvenuta l’anno seguente il piccolo Federico, quattro anni di età, fu affidato a papa Innocenzo III. Fu cresciuto a Palazzo dei Normanni sotto la custodia del vescovo di Troia Gualtiero di Palearia che ne curò l’educazione.

Nel 1208, al compimento dei 14 anni, Federico fu libero dalla tutela e assunse il titolo di Re di Sicilia. All’età di 18 anni si recò in Germania per indire la dieta dei principi elettori ed essere eletto imperatore. La prima tappa fu Roma dove il futuro imperatore si impegnò con il papa a non unire il regno di Sicilia, che comprendeva tutta l’Italia meridionale, all’impero. Giunto in Germania fu nominato re di quella nazione. Carica onorifica poiché la Germania era suddivisa in una moltitudine di stati, ognuno governato dal proprio sovrano. Nel 1212 fu proclamato imperatore nel duomo di Magonza dal vescovo Sigfrido III. Nel 1213 Federico emise la Bolla Aurea nella quale si impegnava a tenere divisi il regno di Sicilia e l’Impero e a indire una nuova crociata.

Nel 1216 morì papa Innocenzo III e fu eletto al trono di Pietro Onorio III. Il nuovo papa chiese a Federico di mantenere i suoi impegni circa l’organizzazione di una crociata in Terrasanta. Nel 1220, poiché Federico II si mostrava riluttante, il papa lo proclamò imperatore nella basilica di San Pietro, sperando che questo gesto lo inducesse a intraprendere finalmente la crociata promessa. L’obiettivo dell’imperatore era di unire il Regno di Sicilia all’Impero, al contrario di quanto stabilito nella Bolla Aurea. Per ottenere la continuità territoriale tra l’Italia meridionale e i territori imperiali acquisì il ducato di Spoleto e la marca di Ancona che erano stati fino ad allora sotto il controllo del papa. Inoltre pretese di nominare personalmente i vescovi del suo regno.

Nel 1228 Federico, che nel frattempo aveva assunto il titolo di Re di Gerusalemme portatogli in dote dalla sua seconda moglie, organizzò la crociata promessa. Giunto in Palestina senza combattere alcuna battaglia, si accordò pacificamente con il sultano al-Malik al-Kamil per la cessione di Gerusalemme ai cristiani.

Dopo l’accordo rientrò in tutta fretta nel regno di Sicilia dove alcune città si erano ribellate. Si erano schierate con il papa che aveva scomunicato Federico a causa delle acquisizioni dei territori controllati dalla Chiesa. L’imperatore sistemò le diatribe con il papa con la Pace di San Germano dove si impegnò a rinunciare alle prerogative sulla nomina dei vescovi e, almeno formalmente, ai territori di Spoleto e delle Marche.

Il contrasto con il papa si riaccese con Innocenzo IV, il quale gli comminò una nuova scomunica e dichiarò la sua decadenza da imperatore del Sacro Romano Impero. Nel dicembre del 1250 Federico II, mentre soggiornava a Fiorentino di Puglia, fu colpito da dolori addominali derivanti da una malattia trascurata o da un avvelenamento. Morì il 14 dicembre del 1250.

MARTIN LUTERO E LA RIFORMA PROTESTANTE

A Federico II succedette il figlio Corrado IV al quale si opponeva Guglielmo d’Olanda. Dopo soli quattro anni Corrado IV morì. Seguirono vari imperatori sotto i quali la decadenza dell’impero si accentuò. I vari stati accrebbero la loro sovranità, relegando l’impero a una mera figura giuridica senza poteri. Tanto che Rodolfo d’Asburgo e due suoi successori ebbero il titolo di “re dei romani” e non quello di imperatore.

Nel 1356 l’imperatore Carlo IV di Lussemburgo emise la Bolla d’Oro nella quale veniva normata l’elezione degli imperatori. Il collegio dei principi elettori era composto dai vescovi di Magonza, Treviri e Colonia, dal duca di Sassonia, dal conte Palatino del Reno, dal margravio di Brandeburgo e dal re di Boemia. Nel 1355 venne stabilita a Praga la capitale dell’impero.

Seguì un lungo periodo di decadenza a cui contribuì anche la crisi della Chiesa con il papa legittimo ad Avignone e una serie di antipapi eletti a Roma. La debolezza delle strutture della chiesa romana fece emergere in Germania la figura del teologo Martin Lutero. Era un monaco agostiniano. Federico III di Sassonia lo nominò docente di teologia presso l’università di Wittenberg. Nel 1513, durante gli studi che Lutero conduceva nella solitudine della torre del convento di Wittenberg, maturò in lui la convinzione che il Dio della somma giustizia dovesse tradursi in “dulcia et iucunda”. Bastava avere fede per essere “giustificati” per le debolezze umane.

Il 31 ottobre del 1517 furono affisse da Lutero o dai suoi discepoli, sul muro del sagrato della chiesa di Wittenberg, le 95 tesi sul valore delle indulgenze. La riforma protestante si diffuse rapidamente tra i cittadini dell’impero, principalmente nel nord del mondo germanico, mentre il sud rimase in maggioranza fedele alla chiesa di Roma.

La spaccatura dell’impero tra i papisti e i protestanti seguaci della riforma di Lutero si evidenziò con una serie di scontri e lotte tra i vari stati presenti nelle terre germaniche. La “rivolta dei cavalieri” guidata da Franz von Sickingen e da Ulrich von Hutten ebbe come obiettivo non riuscito la conquista di Treviri il cui vescovo era uno dei principi elettori. Nel 1524 ci furono una serie di rivolte contadine in Svevia dirette contro i privilegi della nobiltà. La presa di posizione contro di esse da parte di Lutero con “l’esortazione alla pace a proposito dei dodici articoli dei contadini di Svevia” incoraggiò la nobiltà sveva ad agire duramente per soffocare le rivolte. Furono 100.000 i morti tra i contadini ribelli. Così facendo Lutero salvò la riforma protestante escludendo da questa le idee più estremiste.

Questo bipolarismo religioso provocò lo scoppio della “Guerra dei trent’anni” che si svolse dal 1618 al 1648. Gli stati protestanti del nord formarono l’Unione Evangelica poiché videro minacciata la libertà religiosa da parte dell’autorità imperiale. La guerra ebbe quattro fasi: Boemo-Palatina, danese, svedese e francese.

I due fronti in guerra erano rappresentati dagli stati del sud del mondo germanico guidati dagli Asburgo d’Austria e dalla Spagna che si opponevano alla riforma protestante, e dagli stati del nord della Germania e della Svezia, la cui maggioranza della popolazione aveva abbracciato le dottrine di Lutero. A questo secondo fronte si unì anche la Francia che temeva l’accerchiamento trovandosi tra gli Asburgo di Spagna e l‘impero guidato dagli Asburgo d’Austria. Il conflitto che provocò dodici milioni di morti, fu una catastrofe per il mondo germanico. Gli scontri ebbero termine con i trattati di Osnabrück e Münster che nel 1648 sfociarono nella Pace di Vestfalia.    

Il “Trattato di Vestfalia” cambiò profondamente la figura giuridica del “Sacro Romano Impero dei Germanici”, come era stato denominato nel 1512. I vari stati che lo componevano acquisirono una piena sovranità. L’impero si trasformò in una associazione nella quale ogni stato aveva il potere di legiferare, di battere moneta, di avere un proprio esercito, di fare una propria politica estera incluse alleanze con altri stati anche estranei al Primo Reich. L’unico limite era quello di non complottare o agire contro l’autorità imperiale.

Nel 1681 fu varata una nuova costituzione, nata sotto la spinta delle minacce che provenivano dall’Impero Ottomano a oriente e dalla Francia di Luigi XIV a occidente. Essa formalizzò la ripartizione territoriale dell’Impero nei dieci circoli che già erano presenti dal secolo precedente: Provincia Bavarese, Provincia Sveva, Provincia dell’Alto Reno, Provincia del Basso Reno-Vestfalia, Provincia di Franconia, Provincia della Bassa Sassonia, Provincia Borgognona, Provincia Austriaca, Provincia dell’Alta Sassonia, Provincia dell’Elettorato del Reno. Ogni provincia o circolo raggruppava al suo interno numerosi stati.

Oltre ai circoli che partecipavano alla Dieta imperiale vi erano altre entità che pur facendo parte dell’Impero erano escluse dalla Dieta: i 52 stati e staterelli del Regno d’Italia, i 5 tra regno, ducato e marchesati della Corona di Boemia e i 13 cantoni e città della Vecchia Confederazione Elvetica. Inoltre erano esterni alla Dieta abbazie, signorie, villaggi imperiali e Cavalieri del Sacro Romano Impero.     

L’IMPERO GERMANICO DEGLI ASBURGO

Nel 1440 era stato eletto al trono imperiale Federico III. Era il primo degli Asburgo a diventare imperatore del Sacro Romano Impero e l’ultimo a essere incoronato a Roma dal papa. Con gli Asburgo la corona imperiale divenne ereditaria anche se formalmente era il collegio dei sette principi elettori a nominare il sovrano dell’Impero. Federico III fu seguito da una lunga serie di imperatori che avevano, quale titolo personale, quello di arciduca d’Austria.

Nel 1740 scoppiò la guerra di successione austriaca poiché l’erede di Carlo VI d’Asburgo era la figlia Maria Teresa, non avendo l’imperatore figli maschi. Maria Teresa, diventata arciduchessa d’Austria, reclamò per sé anche il trono imperiale a ragione della “Prammatica Sanzione”, emessa dal padre Carlo VI per permettere alla figlia di diventare imperatrice. Federico II di Prussia non volle riconoscere la validità della “Prammatica Sanzione” e reclamò il trono imperiale. Ci furono otto anni di scontri nei quali furono coinvolti anche francesi, spagnoli e inglesi. Nel corso del conflitto fu eletto imperatore Carlo VII, duca di Baviera. Nel 1745, alla sua morte, in virtù del trattato di Füssen intercorso tra Maria Teresa d’Austria e l’erede al trono dell’impero Massimiliano Giuseppe di Baviera che rinunciò alla carica, salì al trono imperiale il marito di Maria Teresa, Francesco I di Lorena. Alla sua morte subentrò suo figlio Giuseppe II Asburgo-Lorena. Dopo il decesso di Giuseppe II ebbe la carica il fratello Leopoldo II Asburgo-Lorena.

Francesco II d’Asburgo-Lorena, figlio di Leopoldo II, fu l’ultimo imperatore del Sacro Romano Impero. Il 2 dicembre del 1804 Napoleone Bonaparte, che aveva conquistato tutta l’Europa Centrale compreso l’impero germanico, fu proclamato in Notre Dame imperatore dei francesi, cancellando di fatto il Sacro Romano Impero e la sua storia millenaria. Francesco II rinunciò formalmente al titolo di Imperatore del Sacro Romano Impero dei Germanici. In cambio si vide riconosciuto il titolo di Imperatore d’Austria con il nome di Francesco I.

(Immagine in alto: Sacro Romano Impero intorno anno 1000, Putzger Historischen Weltatlas von 1905.)