Roberto il Guiscardo e Ruggero I, Lemercier - Early 19th century print by Lemercier

I NORMANNI DEL SUD

Provenivano dal profondo Nord, raggiunsero il Sud Italia intorno all’anno mille.

I “Nordmaenner”, uomini del nord, erano un popolo che aveva origine in Scandinavia e in Danimarca. Erano coltivatori ma anche grandi navigatori, in grado di attraversare l’oceano Atlantico con le loro piccole imbarcazioni denominate “Drakkar”.

Sotto il nome “normanni” furono ricomprese tre popolazioni: i Vichinghi che popolavano le rive dei fiordi norvegesi chiamati in norreno “Vik”, i Dani che abitavano la Danimarca e i Variaghi che occupavano il territorio svedese.

I Vichinghi, abili navigatori e prodi guerrieri, spadroneggiavano nei mari del nord. Intorno al X secolo occuparono l’Islanda, le isole Fær Oer, la Groenlandia orientale giungendo fino al Labrador-Terranova, che chiamarono Vinland. Nel IX secolo i Dani si stabilirono sulla costa atlantica francese, che prese il nome di Normandia. Nel XI secolo occuparono l’Inghilterra. I Variaghi, originari della Svezia, attraversarono il mar Baltico e presero possesso del territorio della Polonia, delle attuali repubbliche baltiche, della Bielorussia, della parte occidentale della Russia fino all’Ucraina, fondando nel IX secolo il più antico stato dell’Europa orientale, conosciuto come “Rus’ di Kiev”.

I Dani, che erano guidati dal vichingo Hrolf (Rollone), a inizio del X secolo ebbero concesse da Carlo il Semplice, re di Francia, le terre sul delta della Senna. I cavalieri normanni essendo poveri, a confronto della ricca nobiltà francese che si vantava di discendere dai carolingi, ed essendo eccezionali combattenti prestavano la loro opera di mercenari a favore dei signorotti locali. Nel tempo riuscirono a espandersi impadronendosi di quasi tutta la costa atlantica francese, costituendo il Ducato di Normandia.

I Drengot erano quattro fratelli normanni: Gilberto (Buatere), Rainulfo (Rainulf), Asclettino e Osmondo. Osmondo fu accusato dell’omicidio di un rappresentante del duca Riccardo II di Normandia e, per tale motivo, la famiglia Drengot fu condannata all’esilio. I Drengot si unirono ad altri normanni che, anche loro in difficoltà con i loro signori, dovevano lasciare la Normandia. Essi formarono una banda di circa 250 cavalieri. Sotto il comando di Gilberto Drengot marciarono verso l’Italia meridionale, diretti al santuario dell’Arcangelo Michele a Monte S. Angelo in Puglia per sciogliere un voto.

Arrivati in Puglia, mettendo a frutto la loro abilità di combattenti, offrivano ai pellegrini, dietro compenso, la loro protezione dalle scorrerie degli altri malfattori. Vista la loro fama di guerrieri furono ingaggiati da Melo di Bari, un capo di una fazione longobarda, a cui servivano soldati valorosi per scalzare i bizantini dalle loro posizioni in Puglia. I longobardi, con i loro alleati, furono però sconfitti nella battaglia di Canne del 1018. Gilberto Drengot fu ucciso in battaglia. Il fratello Rainulfo ne prese il posto diventando il nuovo capo dei normanni.

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Rainulfo Drengot e i suoi uomini si trasferirono in Campania dove strinsero alleanze con vari feudatari locali, sempre in lotta tra loro per conquistare nuovi territori. Con una accorta politica, dove non permisero mai ad alcuno di questi di sopravanzare sugli altri, i normanni, che nel frattempo erano aumentati di numero grazie ad arrivi successivi di loro connazionali dalla Francia e dalla Scandinavia, conquistarono il loro spazio vitale. Sergio IV, Duca di Napoli, a compenso dei servizi resi, diede loro la cittadina di Aversa.

Rainulfo Drengot, nominato conte di Aversa, cercò di rafforzare la sua posizione sposando una sorella del duca Sergio. Sfortunatamente la donzella morì pochi anni dopo il matrimonio. Rainulfo quindi si risposò con la figlia del duca di Amalfi. Con questa rete di alleanze familiari iniziò a espandere i suoi domini a spese dei vicini, in particolar modo a discapito dell’abate di Montecassino, che aveva le terre confinanti con il contado di Aversa. Nel 1038, con il consenso dell’imperatore Corrado II, diventò principe unendo i suoi possedimenti con il principato di Capua che apparteneva allo zio di sua moglie, Pandolfo IV. Aversa divenne la capitale dei Normanni nel Sud Italia.

A Melfi si affermava un’altra famiglia normanna, gli Altavilla (da Hauteville, oggi Hauteville La Guichard, in Normandia), la famiglia ebbe origine con Tancredi conte di Hauteville. I figli Roberto il Guiscardo (l’astuto), Ruggero e Guglielmo vennero in Italia meridionale per fondarvi il loro regno. Dopo vari scontri con i longobardi riuscirono a insediarsi nella cittadina di Melfi da dove iniziarono la loro espansione. Le due più importanti famiglie normanne in Italia meridionale, con a capo Guglielmo d’Altavilla detto Braccio di Ferro e Rainulfo Drengot, stabilirono una alleanza tra loro, fondendo i loro possedimenti che formarono la più consistente unità statale dell’Italia del sud. Questa alleanza fu confermata negli anni con diversi matrimoni tra gli esponenti delle due famiglie.

Guaimario V, principe di Salerno, per mettersi al riparo da scontri con gli Altavilla e i Drengot, indisse una assemblea di principi longobardi e normanni nell’anno 1043 per regolare i rapporti tra i vari principati ed evitare guerre tese a conquiste territoriali. Guaimario riuscì a rompere l’alleanza tra i due normanni riconoscendo a Gugliemo il territorio di Melfi, inoltre lo nominò Conte di Puglia. Rodolfo ebbe il titolo di conte di Aversa ampliando i suoi possedimenti con Siponte e il Gargano. Gugliemo d’Altavilla, per consolidare l’accordo con il principe di Salerno, sposò Guida, figlia del duca di Sorrento e nipote di Guaimario.

Rainulfo Drengot morì ad Aversa nel 1045. Gli successe Asclettino II, figlio di Asclettino fratello di Rainulfo.  L’anno dopo morì Guglielmo d’Altavilla, al quale successe prima il fratello Drogone morto nel 1051, poi l’altro fratello Umfredo morto nel 1057. Alla morte di Umfredo fu nominato conte di Puglia il fratellastro di Guglielmo, Roberto il Guiscardo.

Roberto il Guiscardo iniziò una politica di espansione nell’Italia meridionale. Avanzò nel meridione cacciando i bizantini e conquistando la Puglia e la Calabria. Melfi diventò la capitale del regno che comprendeva tutta l’Italia a sud dei possedimenti del papa. In un concilio tenuto a Melfi nel 1059 il papa nominò il Guiscardo duca di Puglia e di Calabria, compresa la Campania con Salerno e Napoli, occupata dai longobardi, e la Sicilia che era occupata dagli arabi.

Ruggero, fratello di Roberto, andò alla conquista della Sicilia a capo di una spedizione militare. Con l’aiuto del fratello riuscì a sbarcare a Messina poi, alleandosi con l’emiro di Siracusa, collaborato dal fratello Roberto e dal suo esercito, arrivò a Palermo, che riuscì a conquistare solo nel 1072. Impadronitosi dell’intera isola ebbe il titolo di Conte di Sicilia con il nome di Ruggero I.

Roberto, tra una battaglia e l’altra in Sicilia, tornò più volte in Puglia e in Calabria per affrontare i bizantini, che dalle loro roccaforti tentavano di riconquistare i loro possedimenti perduti, arrivando persino ad assediare Melfi. Nel 1071 il Guiscardo riuscì a liberare definitivamente la Puglia con la conquista di Bari. Nel 1076 completò l’acquisizione della Campania, sconfiggendo i principi di Salerno. Dal suo controllo era però escluso il ducato di Napoli, ancora indipendente.

Nel 1081 Roberto il Guiscardo attraversò l’Adriatico e andò alla conquista dell’impero bizantino con un esercito forte di 16.000 uomini. A ottobre si scontrò in battaglia a Durazzo con l’esercito di Bisanzio che sconfisse, occupando l’isola di Corfù. Nel 1083 dovette interrompere la spedizione perché fu chiamato in aiuto da papa Gregorio VII, assediato dalle truppe tedesche dell’imperatore Enrico IV all’interno di Castel S. Angelo.

Roberto organizzò un formidabile esercito di 40.000 uomini e mise Roma a ferro e fuoco fin quando Enrico IV non si ritirò. Dopo aver liberato Papa Gregorio VII dall’assedio lo portò in salvo a Salerno. Tornato a Corfù dove aveva lasciato il figlio Boemondo, morì durante l’assedio di Cefalonia il 17 luglio del 1085.  Gli successe il secondogenito Ruggero Borsa, figlio della seconda moglie Sichelgaita.

Intanto in Sicilia il conte Ruggero I iniziò una politica di pacificazione tra la numerosa presenza musulmana, con le proprie tradizioni, e la presenza cristiano-basiliana che conservò i suoi riti anche se sottoposta a un vescovo cattolico. Queste due popolazioni furono inquadrate nelle platee, sorta di catasto ante litteram, come “villani”, non potevano indossare armi e non avevano diritti politici. Ruggero ebbe dal papa il privilegio della nomina vescovile per le diocesi dell’isola, in base a questo privilegio nominò vescovi per lo più francesi e provenzali. Favorì una forte immigrazione dal resto d’Italia e dalla Provenza. Gli immigrati erano in maggioranza longobardi del Piemonte appartenenti alla marca Aleramica. Ancora oggi sono presenti in alcuni paesi della Sicilia dialetti di derivazione gallo-italica. Ruggero sposò Adelaide del Vasto, della nobiltà Aleramica.

Alla sua morte, avvenuta nel 1101, gli successe la moglie Adelaide quale reggente, poiché i figli di Ruggero erano ancora in tenera età. Durante la sua reggenza Adelaide abolì i privilegi feudali sulle terre, trasferendo tutto il territorio della Sicilia nella proprietà demaniale. Nel 1112 trasferì la capitale a Palermo. Nello stesso anno il figlio, raggiunta la maggiore età, diventò conte di Sicilia con il nome di Ruggero II di Altavilla.

Ruggero iniziò una saggia politica di integrazione delle varie popolazioni presenti sull’isola, ebbe come consiglieri nel suo governo persone di tutte le nazionalità e religioni. La curia fu affidata a Thomas Brun, un inglese normanno, la flotta a un mussulmano e il comando dell’esercito a un bizantino.

Dietro suggerimento dei suoi dignitari, si fece nominate re dal papa Anacleto II, facendosi incoronare nella notte di Natale del 1130 nella cattedrale di Palermo dallo stesso Anacleto. Sotto la sua corona riunì i vari ducati campani, compreso il ducato di Napoli, costituendo uno dei più potenti stati d’Europa. Tra il 1135 e il 1153, grazie alla sua potente flotta, costituì il Regno Normanno d’Africa che comprendeva le regioni costiere che vanno dall’odierna Algeria fino alla Libia, facendone un protettorato siciliano.

Nel 1154, alla sua morte, gli successe il suo quartogenito Guglielmo I detto il Malo che regnò fino al 1166, anno del suo decesso. Fu seguito sul trono di Sicilia dal figlio Guglielmo II detto il Buono. Ambedue ebbero il loro daffare per contrastare l’imperatore Federico Barbarossa che mirava alla conquista del regno di Sicilia. Un matrimonio tra il figlio dell’imperatore, Enrico VI, e Costanza d’Altavilla, figlia postuma di Ruggero II, servì a regolare la questione. Dopo brevi interregni affidati a Tancredi di Sicilia e Gugliemo III, il primo fu re dal 1189 al 1194 mentre il secondo regnò per pochi mesi, la corona passò a Enrico VI. Nel 1197, alla morte del marito, Costanza d’Altavilla divenne reggente del Regno di Sicilia.

Federico II di Svevia, figlio di Enrico e Costanza, salì al trono di Sicilia nel 1198 in seguito al decesso della madre. Aveva solo 4 anni di età e fu l’ultimo re normanno, essendo la madre di quella stirpe, a governare sul sud dell’Italia. Federico II detto “Stupor Mundi” nel 1214 diventò imperatore del Sacro Romano Impero.

(Immagine in alto: Roberto il Guiscardo e Ruggero I, Lemercier – Early 19th century print by Lemercier)