Caravaggio scomparso

IL CARAVAGGIO SCOMPARSO

La scomparsa a Palermo della “Natività coi Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi”, dipinto dal Caravaggio, fu uno dei furti d’opere d’arte più clamorosi di tutti i tempi, insieme alla sottrazione di uno Stradivari a New York e di un Picasso a Rio de Janeiro.

IL FURTO

Era una notte di tregenda a Palermo tra il 17 e il 18 ottobre del 1969: lampi, tuoni e una violenta pioggia. Due persone, una piccola banda di ladri, era all’opera davanti all’Oratorio di San Lorenzo, accanto alla chiesa di San Francesco d’Assisi, nella stretta via Immacolatella, una viuzza del centro storico. Il portone fu aperto in pochi minuti. La banda entrò in un cortile da dove penetrò nell’oratorio. Sull’altare principale dell’oratorio c’era una tela di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio: “Natività coi Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi”. Era stata commissionata nel 1609 dalla confraternita di San Lorenzo all’artista durante il suo soggiorno in Sicilia a seguito della fuga dalla prigione di Malta, dov’era stato rinchiuso a causa di un violento litigio con un confratello dell’ordine dei Cavalieri di San Giovanni. Studi recenti fanno invece risalire la tela al 1600, dipinta a Roma, commissionata dal commerciante Fabio Nuti, e poi spedita a Palermo, acquistata dalla confraternita di San Lorenzo per adornare l’altare dell’oratorio.

I ladri tolsero la tela dalla cornice tagliandola con un semplice temperino, l’arrotolarono, e senza curarsi dei danni che la pioggia poteva causare la portarono via su un camioncino. Non c’era alcun allarme a protezione di una delle opere del Caravaggio meglio conservate. Solo nel pomeriggio del 18 uno dei custodi si accorse del furto. Fu dato l’allarme. Da allora della “Natività” non si ebbero più notizie.

I ladri si resero conto nei giorni seguenti del valore della tela ascoltando la notizia dai telegiornali e leggendo gli articoli che i quotidiani nazionali avevano dedicato al furto. Capirono che avevano fatto un passo molto più lungo delle loro gambe. Non era la solita tela da altare da tagliare in vari pezzi creando tanti quadri per ogni figura presente, che poi mercanti d’arte senza scrupoli avrebbero piazzato sul mercato grigio delle opere d’arte. La Natività di Caravaggio era conosciuta a livello internazionale, non sarebbe stato possibile, anche dividendola, piazzarla tra i soliti ricettatori.

L’ANTEFATTO

Monsignor Rocco, custode dell’oratorio, fu il primo a lanciare accuse contro la mafia. Affermò di essere stato contattato da qualcuno che aveva esibito come prova un pezzetto della tela. Ma, a suo dire, gli fu impedito di trattare dal sovrintendente Scuderi. Nei mesi precedenti i due avevano avuto scontri a causa del quadro per il quale Monsignor Rocco richiedeva un adeguato sistema di protezione dai furti.

Inoltre, a detta del monsignore, Scuderi alcuni mesi prima del furto aveva dato l’autorizzazione alla RAI di fare un servizio sul quadro in una trasmissione che aveva per argomento le opere d’arte in stato di abbandono e incustodite. Sarebbe stata la trasmissione della RAI, andata in onda nel mese di agosto, a rendere noto ai ladri dell’esistenza del quadro, non protetto da sistemi d’allarme, posto nell’oratorio di San Lorenzo.

LE INDAGINI

Contro l’ipotesi dei balordi quali ladri del quadro, c’era il fatto oggettivo che la tela, 2,70 metri per 2, fu tagliata con millimetrica precisione dalla cornice, che era situata tra delicati stucchi che non furono minimamente danneggiati. Erano state quindi mani esperte ad asportare la tela dalla sua collocazione. Secondo questa ipotesi, sostenuta nell’immediatezza dal Maresciallo Andrei del nucleo Tutela del patrimonio culturale dei Carabinieri e riportata dal Giornale di Sicilia, il furto era stato commissionato da un’organizzazione internazionale dedita al traffico d’opere d’arte rubate. Tra le varie ipotesi bisogna registrare anche la strana vicenda raccontata dal giornalista ed esperto d’arte inglese Peter Watson che fece personali indagini sulla sorte della tela del Caravaggio. Il giornalista affermò che la tela era andata distrutta il 23 novembre del 1980 ad Avellino a causa del terremoto dell’Irpinia. Ma che ci faceva ad Avellino la tela sottratta a Palermo? Sempre secondo la tesi di Watson il 23 novembre, il giorno del terremoto, egli doveva incontrare un mercante d’arte in un albergo della cittadina irpina, che avrebbe dovuto mostrargli la tela. L’intenzione del mercante era di tagliare la tela in varie parti ricavandone diversi quadri da smerciare al mercato nero dei quadri rubati. L’appuntamento era per le ore 21. I due non fecero in tempo ad incontrarsi, alle 19 e 35 il sisma, che raggiunse 6,9 gradi della scala Richter provocando distruzioni e migliaia di morti, fece crollare l’edificio dove si trovava la tela che andò distrutta nelle macerie dello stesso. Leonardo Sciascia, profondo conoscitore delle cose siciliane, scrisse un libro sull’argomento del furto intitolato “Una storia semplice”.  

LA COMMISSIONE ANTIMAFIA 

La commissione d’inchiesta parlamentare sulla mafia, presieduta da Rosy Bindi indagò anche sul furto della “Natività coi Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi” del Caravaggio, ritenendo che lo stesso fosse stato commissionato dalla mafia o comunque che la stessa ne fosse implicata in qualche modo.

Un collaboratore di giustizia raccontò alla commissione d’inchiesta parlamentare di essere stato lui in persona a consegnare la tela al capo della cosca di Cinisi. Altri pentiti di mafia raccontarono storie diverse. Ci fu chi diede la responsabilità del furto ai corleonesi, che poi avrebbero tentato di utilizzare la tela in una trattativa con lo Stato per l’attenuazione del 41 bis, e chi raccontò alla commissione che la tela fosse stata conservata malamente in una porcilaia e distrutta dai maiali. Fu anche riportato alla commissione che la tela fosse stata ceduta dalla mafia a un trafficante d’opere d’arte svizzero in cambio di tanti franchi svizzeri, e che la stessa si trovi ancora conservata intatta in qualche cassetta di sicurezza oppure fosse stata divisa e rivenduta a diversi acquirenti.

Il presidente della commissione Rosy Bindi, ritenendo che le notizie raccolte fossero sufficienti a far riaprire le indagini sul furto sollecitò in tal senso la Procura della Repubblica, consegnando copia dei verbali della commissione relativi al Caravaggio scomparso agli inquirenti. Comunque, ad oggi, il furto del quadro resta ancora un caso insoluto e il recupero dello stesso un’inafferrabile chimera.