Coniugi Rosenberg, Roger Higgins 1950, Library of Congress U.S.

IL CASO DEI CONIUGI ROSENBERG

La vicenda dei Rosenberg interessò gli Stati Uniti negli anni 50 del XX secolo. Si era nel pieno della cosiddetta caccia alle streghe portata avanti da senatore McCarty. Il senatore era presidente della commissione per la repressione delle attività antiamericane, da intendersi quale commissione per la repressione del comunismo negli Stati Uniti. La commissione, in tale opera, era affiancata efficacemente dall’FBI diretta da J. Edgar Hoover che condusse il Federal Bureau of Investigation dal 1935 al 1972. La direzione Hoover fu tanto lunga da coprire ben otto presidenti degli Stati Uniti.

Julius Rosemberg era nato nel 1918 in una famiglia di immigrati ebrei. Il padre e la madre, di modeste condizioni, avevano lavorato come commessi in diversi negozi di New York. Julius, quando frequentava il City College of New York, dove si laureò in ingegneria elettronica, si avvicinò ad ambienti di sinistra. Divenne uno dei leader della lega dei giovani comunisti.

La moglie di Julius, Ethel Greenglass, anche lei di famiglia ebrea, in gioventù aspirava a una carriera di successo nei teatri di Broadway come attrice e cantante. Dovette però ripiegare su un lavoro ordinario. Divenne impiegata in una ditta di spedizioni. Attraverso l’attività sindacale si avvicinò alla lega dei giovani comunisti statunitensi. Julius ed Ethel si conobbero durante un convegno organizzato dalla lega. Nel 1939 si sposarono. Ebbero due figli Michael e Robert.

Durante la seconda guerra mondiale Julius Rosenberg fu contattato dalla spia sovietica Semyon Semyonov che lo reclutò nella rete di spionaggio che stava mettendo in piedi sul territorio americano. Nel 1954 Semyonov rientrò in patria e fu sostituito, quale responsabile sovietico dello spionaggio negli Stati Uniti, da Alexander Feklisov, che divenne il capo di Julius Rosenberg.

Negli anni successivi Rosenberg fornì al suo referente russo informazioni su alcuni congegni elettronici prodotti dalla Emerson Radio. Negli anni successivi passò ai sovietici i piani di costruzione del primo caccia a reazione prodotto dalla Lockheed.

Poiché i sovietici volevano informazioni relative alle attività svolte nel laboratorio atomico di Los Alamos, Julius Rosenberg convinse il militare David Greenglass, fratello della moglie Ethel, che lavorava presso il laboratorio, a fornirgli informazioni sui processi produttivi degli ordigni atomici.    

Nel 1949 l’Unione Sovietica testò la sua prima bomba atomica. Gli Stati Uniti furono presi di sorpresa. Non si aspettavano che i sovietici fossero in grado di costruire l’atomica in un così breve tempo, portandosi alla pari con gli americani che già avevano utilizzato l’ordigno atomico su Hiroshima e Nagasaki. Il sospetto era che i sovietici fossero riusciti a raccogliere informazioni preziose sulla costruzione della bomba utilizzando la loro rete di spie su suolo americano.

Agli Stati Uniti non rimaneva che scoprire le fonti delle informazioni giunte ai sovietici per limitare i danni e conservare il vantaggio sulla corsa agli armamenti nucleari. Era iniziata la guerra fredda tra i due blocchi: quello occidentale con gli Stati Uniti e i paesi della Nato, e quello sovietico rappresentato dall’Unione Sovietica e dai suoi alleati.

Edgar Hoover e l’FBI furono incaricati di smantellare la rete di spie russe negli Stati Uniti. L’attenzione del Federal Bureau si concentrò sulle organizzazioni di ispirazione comunista presenti sul territorio americano. Nel 1950 l’FBI arrestò diverse persone sospettate di spionaggio che aderivano a queste organizzazioni. Kalus Fuchs, che era tra gli arrestati, fece diversi nomi di suoi presunti complici. Tra questi spiccava il nome di David Greenglass, il cognato di Julius Rosenberg.

David Greenglass fu arrestato dagli agenti federali e, per alleggerire la sua posizione, decise di collaborare con il Federal Bureau rivelando i nominativi delle persone da lui conosciute coinvolte nella rete spionistica. Tra questi nomi spiccava quello di Julius Rosenberg. La spia raccontò agli investigatori che aveva consegnato al cognato piani riguardanti i processi costruttivi della bomba atomica.

Il 17 luglio del 1950 gli agenti dell’FBI si recarono a casa Rosenberg e arrestarono Julius con l’accusa di spionaggio a favore dei sovietici. La moglie di Rosenberg fu chiamata a testimoniare davanti al gran giurì. L’11 agosto, in seguito alla testimonianza, anche Ethel fu arrestata con la stessa accusa mossa al marito.

Mentre le prove contro Julius Rosenberg erano consistenti, in grado di reggere in sede di processo, quello contro Ethel Rosenberg apparivano deboli. Fu a questo punto che David Greenglass cambiò la sua deposizione affermando che al momento della consegna dei piani dell’atomica a Julius era presente anche sua sorella Ethel che si era incaricata di ricopiarli, battendoli a macchina da scrivere prima della consegna ai sovietici.

Il processo contro i coniugi Rosenberg, la cui giuria era presieduta dal giudice Irving Kaufman e l’accusa rappresentata dall’assistente procuratore Irving Saypol, si concluse con un verdetto di colpevolezza il 29 marzo del 1951. Sette giorni dopo fu emessa la condanna a morte per ambedue gli imputati, da eseguirsi a mezzo della sedia elettrica, in base alla sezione 2 dell’Espionage Act del 1917 che prevedeva in tali casi il carcere a vita o la condanna a morte.

Ai coniugi Rosenberg fu offerta la possibilità di sfuggire alla pena di morte dichiarandosi colpevoli e facendo i nomi dei loro complici. L’offerta fu respinta. I due dichiararono che tale offerta metteva a nudo i dubbi sulla loro colpevolezza e che mai avrebbero potuto testimoniare il falso.

Furono fatti vari tentativi per evitare la pena di morte ai Rosenberg da quella parte di opinione pubblica che non credeva alla colpevolezza degli stessi. Una prima protesta riguardò un eventuale antisemitismo in chi aveva giudicato i due. Questa tesi, che non trovò un particolare seguito negli Stati Uniti, ebbe diffusione in Europa dove lo scrittore francese Jean-Paul Sartre, vincitore del premio Nobel, affermò che il processo era stato un vero linciaggio, diretta conseguenza del clima di paura creato dalla bomba atomica. C’era il timore, in una parte dell’opinione pubblica americana, che la spaventosa potenza della bomba potesse in futuro essere utilizzata dai sovietici contro il loro paese.

Una larga schiera di intellettuali e artisti europei e americani paragonò il caso Rosenberg all’affare Dreyfus. Anche papa Pio XII fece appello al presidente USA Dwight D. Eisenhower affinché risparmiasse ai coniugi Rosenberg la pena capitale.

Il 19 giugno del 1951 Julius ed Ethel furono giustiziati nel carcere di Sing Sing. La comunità ebraica curò il loro funerale al quale parteciparono migliaia di persone. Dopo la cerimonia le salme furono sepolte nel cimitero ebraico di Wellwood a Pinelawn, Long Island.

Le contestazioni contro la condanna continuarono con veemenza anche dopo l’esecuzione dei due coniugi. Queste avevano lo scopo di evidenziare che l’aiuto dato ai sovietici da Julius Rosenberg nella costruzione della bomba atomica era del tutto marginale. Il senatore Moynihan, vicepresidente del comitato ristretto dell’Intelligence del Senato, affermò che la Russia aveva potuto anticipare di un solo anno la costruzione della sua bomba atomica, quattro anni invece di cinque, grazie a tutti gli aiuti ricevuti dallo spionaggio sull’atomica americana. Nikita Krusciov nelle sue memorie scrisse che l’aiuto dato da Julius Rosenberg era stato significativo. Alexander Feklisov, l’agente sovietico di collegamento disse che Julius non capiva nulla dell’atomica e le notizie che aveva fornito erano del tutto inutili. Boris V. Brokhovic, ingegnere del programma atomico sovietico mise sotto accusa Krusciov per il suo ruolo nella condanna a morte dei coniugi Rosenberg. Anche lui ribadì l’inutilità delle informazioni ricevute dai due americani.   

Nel 2001 David Greenglass, l’accusatore dei Rosenberg ormai ottantunenne, confessò che le accuse contro i Rosenberg erano state fatte perché gli inquirenti avevano minacciato di mettere sotto accusa anche sua moglie Ruth. Egli disse che avrebbe fatto qualsiasi cosa per tenere Ruth fuori dalle accuse di spionaggio. In particolare affermò che la testimonianza nella quale disse di aver visto la cognata Ethel prendere gli appunti che lui aveva appena passato a Julius Rosenberg e ricopiarli con la macchina da scrivere era stato costretto a farla per non far accusare la moglie Ruth di spionaggio. Non pensava che la sua testimonianza fosse determinante per la condanna a morte di Ethel. Questa tardiva rivelazione mise a nudo che il coinvolgimento nella vicenda di Ethel Rosenberg era stato del tutto marginale.

I due figli dei Rosenberg furono adottati da Abel Meeropol e dalla moglie Anne. Abel e la moglie erano insegnanti. Abel era anche un noto cantautore e attivista dei diritti civili. I figli, da adulti, si impegnarono per far riconoscere l’innocenza dei genitori. Solo nel 2008 presero atto che il padre Julius era effettivamente coinvolto in attività di spionaggio.

Nel 2004 la regista cinematografica Ivy Meeropol, nipote dei Rosenberg e figlia di Michael, produsse un lungometraggio “Heir to an execution” che fu presentato al Sundance Film Festival.

Nel 2015 Michael e Robert Meeropol presentarono istanza al presidente degli Stati Uniti Barack Obama perché fosse riconosciuta l’innocenza della loro madre Ethel Rosenberg. Non ottennero risposta. Nel 2021 hanno ripresentato la stessa richiesta al presidente Joseph Biden nella speranza che la nuova amministrazione prenda in considerazione la loro istanza riconoscendo l’ingiustizia perpetrata con l’esecuzione di Ethel. A loro parere la condanna era conseguente al clima creato negli anni cinquanta del XX secolo dalla campagna anticomunista del senatore McCarthy.

(Foto in alto: Coniugi Rosenberg, Roger Higgins 1950, Library of Congress U.S.)