Ingresso Palazzo Di Sangro ex palazzo Gesualdo, Roberto De Martino Originally uploaded by Dr.Conati (Transferred by IlSistemone), 2011

IL TRAGICO AMORE DI MARIA D’AVALOS PER FABRIZIO CARAFA

Maria D’Avalos, giovane e bella, apparteneva a una delle famiglie più nobili del regno. Un avo di Maria, Ferrante d’Avalos, aveva sposato la famosa poetessa Vittoria Colonna. Il padre Carlo era stato addirittura battezzato dall’imperatore Carlo V, che aveva fatto da padrino.

Maria d’Avalos era sposata in terze nozze con Carlo Gesualdo, Principe di Venosa. Il suo primo marito era stato Federico Carafa, da cui aveva avuto due figli. Federico era deceduto nel 1578. Il secondo marito fu Alfonso Gioeni. Nel 1586 anche il Gioeni, dopo pochi anni che aveva sposato Maria, morì.

Il suo terzo marito fu Carlo Gesualdo con il quale Maria aveva generato un figlio. Il principe Carlo Gesualdo apparteneva a uno dei più potenti casati del regno. Era nipote da parte di madre di Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, poi diventato santo, inoltre era anche nipote di papa Pio IV.

Il principe, non particolarmente attraente, era amante degli studi classici e aveva una particolare predilezione per la musica. Suonava vari strumenti e si dilettava nel comporre brani musicali e madrigali.

Maria e Carlo, vivevano in un palazzo di fronte alla chiesa di S. Domenico Maggiore. Era lo stesso edificio che in seguito divenne di proprietà della nobile famiglia di Sangro e fu abitato da Raimondo di Sangro Principe di Sansevero, famoso studioso e alchimista del ‘700. Oggi è conosciuto come Palazzo di Sangro (o Palazzo Sansevero).

Fabrizio Carafa, Duca d’Andria, era sposato con Maria Carafa, una donna molto religiosa e particolarmente dedita alla famiglia, dalla quale aveva avuto quattro figli. Gli sposi abitavano nel palazzo di famiglia a largo S. Marcellino.

Maria d’Avalos, bella, giovane e assetata d’amore, non poteva sentirsi soddisfatta del marito, bruttino, studioso, musicista, ma non particolarmente dotato nell’arte amorosa. Ella conobbe a una festa da ballo il focoso Fabrizio, il quale era poco portato alla fedeltà coniugale. Fu inevitabile che tra i due, ballando ballando, schioccasse una scintilla.

Questa storia è tratta dal volume “NAPOLI AL TEMPO DI … Episodi e personaggi della storia partenopea” di Silvano Napolitano. AMAZON.IT

Ci furono altri incontri “fortuiti” in occasioni di feste. La simpatia tra i due giovani cominciò a trasformarsi in un sentimento più profondo. Infine i due, accesi d’amore l’uno per l’altro, combinarono un convegno. Maria finse un malore mentre passeggiava per via Chiaia. Trovò pronta accoglienza in una casa di amici che si trovava nei pressi. In quella casa, dove l’aspettava Fabrizio, i due si congiunsero per la prima volta. 

A questo incontro ne fecero seguito altri. La passione e l’amore presero il sopravvento sulla iniziale prudenza dei due amanti.

Ormai erano sulla bocca di tutti. Sottili allusioni nei nobili salotti raccontavano del rapporto tra i due giovani. Le chiacchiere del popolo, più schiette, non facevano che descrivere le imprese amorose del prestante Fabrizio con la leggiadra Maria.

I due amanti si facevano sempre più audaci. Questi incontri, con il trascorrere del tempo, avvennero addirittura nella camera da letto di Maria nel palazzo di famiglia.

Era inevitabile che prima o poi il marito, Carlo Gesualdo, a causa delle chiacchiere che cominciarono a giungere anche alle proprie orecchie, venisse a sospettare della tresca. Ma, essendo profondamente innamorato della moglie ed essendo sicuro che la stessa lo ricambiasse, rifiutava di credere a quello che gli veniva riferito.

Il principe, sempre più sospettoso, architettò uno stratagemma per verificare se quel che si diceva in giro fosse vero. Finse di organizzare una partita di caccia ad Agnano, una località che si trova nei dintorni di Napoli. Disse alla moglie che sicuramente, a causa del prolungarsi della caccia, avrebbe trovato alloggio per la notte in una locanda vicino al bosco degli Astroni. Una locanda che già aveva utilizzato in altre battute di caccia a cui aveva partecipato in passato, per la non breve distanza tra Agnano e la sua abitazione.

Era il 17 ottobre del 1590. Nel pomeriggio il principe partì per recarsi ad Agnano ma, invece di recarsi al bosco degli Astroni, si nascose in casa di amici, nei pressi di piazza S. Domenico Maggiore. Lì attese, impaziente, che si facesse notte fonda.

Nel frattempo Maria, a ora inoltrata e con la complicità della sua cameriera personale, fece entrare in casa l’amante e lo ricevette nella sua stanza. Non mancò di raccomandare alla cameriera di stare di guardia nella stanza attigua. La cameriera, stanca delle faccende domestiche svolte durante la giornata, cercò sulle prime di resistere ma, sopraffatta dalla stanchezza, si addormentò profondamente sulla sedia dove era seduta.

Carlo Gesualdo a mezzanotte si avviò verso casa. Prima di entrare si incontrò con il suo factotum, un certo Bardotti, che già era stato messo sull’avviso dal principe. I due, armati di un archibugio, di un’alabarda e di un pugnale, entrarono silenziosamente nel palazzo, salirono da una scala secondaria che portava direttamente nell’anticamera della stanza da letto della moglie. Irruppero all’improvviso. Maria fu sorpresa nel letto con Fabrizio Carafa.

Il principe rimase sbalordito, poi, accecato dalla gelosia, colpì con un colpo di archibugio l’amante della moglie che fu finito dal Bardotti a colpi di alabarda. Ucciso Fabrizio si avventò contro la moglie a colpi di pugnale e alabarda facendola fare la stessa fine del suo amante.

Subito dopo si misero in cerca della cameriera per punirla con la morte della sua complicità. Ma la tapina si era prontamente nascosta sotto il letto del figlio di Carlo Gesualdo. Il principe, non volendo svegliare il bambino, diede solo uno sguardo nella camera del figlio e, vedendo tutto in ordine, andò a cercare nelle altre camere.  Bisogna anche dire che siccome il Bardotti nutriva una certa simpatia per la cameriera, non approfondì le ricerche. Così la stessa ebbe salva la vita.

La mattina dopo intervenne la procura vicereale per le indagini del caso. Data la nobiltà e l’importanza della famiglia Gesualdo, si fece in modo da far risultare il rientro imprevisto come non premeditato, ma dovuto a un contrattempo. Quindi il caso fu catalogato come delitto d’onore. Il procuratore non procedette nei confronti del principe e del suo factotum che all’inchiesta risultò estraneo all’orrendo delitto.

Nei giorni seguenti Carlo Gesualdo fece esporre i corpi dei due amanti nudi sullo scalone di accesso del palazzo, dove il popolo poté vedere le conseguenze dell’offesa portata al principe. Un monaco, che era stato già notato dai presenti osservare la scena durante tutta la giornata, a notte fonda violò il cadavere della povera Maria d’Avalos.

Ci furono pressioni della nobiltà napoletana, preoccupata dello scandalo e della reazione delle famiglie di origine dei due amanti. Reazione che poteva scatenarsi, non tanto per il delitto che era ritenuto del tutto legittimo, vista l’offesa patita, ma per il trattamento odioso fatto alle salme. Il principe finalmente acconsentì che i corpi fossero ritirati dai rispettivi parenti per una degna sepoltura.

Carlo Gesualdo, timoroso della vendetta che gli aveva giurato Giulio Carafa, nipote di Fabrizio, si rifugiò nel suo castello di Gesualdo nei pressi di Avellino. In seguito si risposò a Ferrara con Eleonora d’Este, donna virtuosa e appassionata di musica, da cui ebbe un figlio che morì alla tenera età di tre anni.

Il principe coltivò la sua passione per la musica, riunendo a Gesualdo i più noti musicisti dell’epoca. È tuttora considerato uno dei maggiori madrigalisti del suo tempo, tanto che è stato intitolato a suo nome il maggiore teatro di Avellino.

Morì nel 1615. Fu sepolto nella chiesa del Gesù Nuovo, poiché non volle essere sepolto in S. Domenico Maggiore dove riposavano i resti della sua prima moglie Maria d’Avalos.

(Foto in alto: Ingresso Palazzo Di Sangro, ex Palazzo Gesualdo, Roberto De Martino Originally uploaded by Dr.Conati (Transferred by IlSistemone), 2011)