Edimburgo Old Town, pschemp, 2006, CC BY-SA 3.0

INDIPENDENZA DELLA SCOZIA

Dopo la Brexit si sono risvegliate le aspirazioni indipendentiste dalla Scozia. Queste si erano attenuate dopo l’esito sfavorevole del referendum del 2014 che aveva visto la maggioranza dei votanti scegliere di rimanere nel Regno Unito. La questione scozzese è all’ordine del giorno nell’agenda politica sia del governo dell’Alba, denominazione della Scozia in lingua gaelica, che nell’agenda di Londra. Il governo del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, ove la Gran Bretagna comprende l’Inghilterra, il Galles e la Scozia, se da un lato vede come fumo negli occhi le aspirazioni indipendentiste della Scozia, dall’altro favorisce il partito SNP, che chiede a gran voce un nuovo referendum sull’indipendenza, a causa della politica promossa dal primo ministro Boris Johnson che tende a comprimere le autonomie locali.

IL VALLO DI ADRIANO

La prima vera divisione tra l’Inghilterra e la Scozia risale al tempo dell’imperatore Adriano che nel II secolo d.C., avendo realizzato l’impossibilità di mettere sotto controllo le popolazioni della Caledonia, attuale Scozia, e esasperato dai continui attacchi di quelle bellicose tribù che terrorizzavano la popolazione civile e i militari delle legioni, diede ordine di costruire il Vallo di Adriano, una lunga e ininterrotta fortificazione che partiva dalla costa orientale della Gran Bretagna per raggiungere la costa occidentale affacciata sul Mare d’Irlanda. Aveva lo scopo di fermare gli attacchi dei caledoni. Costituiva il confine, “limes”, tra Inghilterra e Caledonia. La muraglia era larga circa tre metri ed era lunga 117 chilometri. Partiva dall’attuale cittadina di Wallsend e terminava nei pressi di Carlisle, sull’estuario del fiume Solway. Il confine odierno tra Scozia e Inghilterra è posto pochi chilometri più a nord del Vallo.

LE GUERRE D’INDIPENDENZA IN SCOZIA

La Scozia fu sottomessa al trono inglese nel 1175 da Enrico II Plantageneto. Nel 1286, alla morte del re di Scozia Alessandro III, avrebbe dovuto succedere al trono la nipote Margherita di Scozia, figlia della figlia di Alessandro, Margherita, e del marito di questa Eirik II, re di Norvegia. Durante la navigazione tra la Norvegia e la Scozia, la piccola Margherita morì all’altezza delle isole Orcadi. Dopo un interregno durato fino al 1292 divenne re di Scozia John Balliol, appoggiato dal re di Inghilterra. La Scozia si trovò di nuovo sotto il controllo inglese. John Balliol, nell’intento di liberarsi dalla morsa dell’ingombrante vicino, strinse un’alleanza con i francesi, la “Auld Alliance”.

Nel 1296 ci fu la prima guerra d’indipendenza della Scozia. Edoardo I d’Inghilterra invase il paese. William Wallace, alla guida dell’esercito scozzese, l’ebbe vinta contro gli inglesi nella battaglia di Stirling Bridge del 1297. L’anno seguente subì una sconfitta a Falkirk e fu giustiziato dagli inglesi. Robert Bruce, tenace oppositore degli stessi, divenne re di Scozia nel 1306. Qualche anno dopo gli inglesi ritentarono la conquista della Scozia ma furono sconfitti nel 1314 nella battaglia di Bannockburn.

Nel 1333 scoppiò la seconda guerra d’indipendenza. L’esercito d’Inghilterra tentò di nuovo l’invasione. Gli scozzesi opposero una tenace resistenza, fin quando gli inglesi non furono coinvolti nella guerra dei cento anni contro la Francia. A quel punto ebbero altro di cui preoccuparsi. La Scozia rimase indipendente.

LE VICENDE DI MARIA STUARDA

Nel 1542 Maria Stuarda, figlia del re di Scozia Giacomo V Stuart e della nobile francese Maria di Guisa, divenne regina dopo sei giorni dalla nascita a causa della morte del padre. A sei mesi di età ci fu un accordo tra Maria di Guisa e Enrico VIII, re d’Inghilterra. Tale accordo, il Trattato di Greenwich del 1543, stabiliva che Maria Stuarda andasse sposa, in età da marito, al figlio di Enrico VIII, Edoardo. Con il trattato si stabiliva anche che i loro eredi avrebbero regnato sulla Scozia e sull’Inghilterra. Il trattato fu rotto poco dopo dagli scozzesi che si resero conto delle reali intenzioni di Enrico VIII che aveva richiesto che la piccola Maria fosse portata a Londra sotto il suo controllo.

Scoppiò l’ennesima guerra tra l’Inghilterra e la Scozia, chiamata “The War of the Rough Wooing” (La Guerra del Brutale Corteggiamento), con riferimento alla volontà di Enrico VIII di impossessarsi della piccola Maria Stuarda. Maria di Guisa per contrastare gli inglesi concluse un trattato di alleanza con la Francia. Il re Enrico II concertò con la Guisa che la Scozia fosse unita alla Francia in un unico regno, unendo in un futuro matrimonio Maria Stuarda con suo figlio Francesco.

A cinque anni di età Maria fu inviata in Francia per tenerla a riparo dal pericolo di rapimento da parte inglese. La madre divenne reggente del regno. A 16 anni Maria convolò a nozze con il Delfino di Francia, poi re di Francia Francesco II. Rimasta precocemente vedova senza prole, ritornò in Scozia nel 1559 alla morte della madre.

La Stuarda si risposò con l’inglese Enrico Stuart, Lord of Darnley. La cosa fu malvista dalla regina d’Inghilterra Elisabetta I poiché Lord Darnley era uno dei pretendenti al trono inglese. Era anch’egli discendente di Margherita Tudor. Nel 1566, quale frutto del matrimonio tra Maria ed Enrico, nacque Giacomo. Il nascituro era erede del trono di Scozia e di quello d’Inghilterra, poiché Elisabetta non aveva figli. Poco dopo Lord Darnley rimase vittima di un incendio che distrusse la casa in cui si trovava per curarsi dal vaiolo.

Maria, di ritorno a Edimburgo dopo un viaggio a Stirling dove aveva visitato il figlio Giacomo, fu costretta ad acconsentire al matrimonio con James Hepburn, conte di Bothwell. Il 15 maggio del 1567 i due si sposarono. La nobiltà locale si rivoltò contro la coppia reale. Bothwell fu esiliato in Danimarca, mentre Maria fu imprigionata nel castello di Loch Leven, dove abortì due gemelli.

Il 24 luglio del 1567 la regina abdicò in favore del figlio Giacomo. In seguito riuscì a fuggire dalla prigione e a rifugiarsi in Inghilterra. Sperava nell’aiuto della cugina Elisabetta. Giunta sul suolo inglese fu rinchiusa per diversi anni in vari castelli su ordine della stessa Elisabetta. Maria Stuarda trascorreva il tempo organizzando improbabili fughe e ritorni in Scozia.

Nel 1586, A causa di un complotto contro Elisabetta, la ormai ex regina di Scozia fu messa sotto processo e condannata a morte. La sentenza fu eseguita parecchi mesi dopo per via della ritrosia di Elisabetta a giustiziare una regina che inoltre era anche una sua cugina. Il 1° febbraio del 1587 Elisabetta firmò l’atto di esecuzione. Maria Stuarda salì sul patibolo l’8 febbraio.

Nel 1603, alla morte di Elisabetta, salì sul trono d’Inghilterra Giacomo I Stuart, figlio di Maria Stuarda, che era già re di Scozia con il nome di Giacomo VI.             

L’UNIFICAZIONE DELLA SCOZIA CON L’INGHILTERRA

Nel 1707, a causa di una grave crisi economica che aveva colpito il paese, il parlamento scozzese approvò l’atto di unione con l’Inghilterra, il cui parlamento approvò a sua volta l’atto di unione con la Scozia. Anna Stuart divenne regina di Gran Bretagna. La bandiera fu l’Union Jack che comprendeva al suo interno la croce di San Giorgio, inglese, e la croce di Sant’Andrea, scozzese.

Con l’unificazione la tradizionale legge scozzese che voleva i componenti dei clan comproprietari delle terre entrò in crisi e poco alla volta i capi-clan si impossessarono delle terre della comunità. In poco tempo le coltivazioni della Highlands, poco redditizie, furono sostituite con l’allevamento ovino. I contadini furono costretti a lasciare le Highlands e trasferirsi sulla costa. Questo esodo fu chiamato “Highland Clearances”, “Sgombramenti delle Alte Terre”. In seguito questa forza lavoro fu impiegata nelle industrie di Glasgow e in quelle di Belfast, nel nord dell’Irlanda. Molti di questi ex contadini cercarono fortuna emigrando in Nordamerica.

Nel 1886 l’ingiustizia delle Clearences fu riconosciuta dal governo britannico. Fu emanata una legge che stabiliva il diritto dei contadini al possesso della terra che coltivavano e il diritto di lasciarla in eredità ai propri figli. Furono riconosciuti dei risarcimenti a chi aveva subito l’espulsione dalle proprie terre.

REFERENDUM PER L’INDIPENDENZA DELLA SCOZIA

Fin dagli anni venti del XX secolo si pose la questione di concedere una larga autonomia amministrativa alla Scozia. Nel 1934 fu fondato il Partito Nazionale Scozzese (Scottish National Party – SNP) che ebbe un certo successo nelle elezioni a partire dagli anni settanta. Il peso del SNP alla Camera dei Comuni ebbe come conseguenza il voto favorevole del parlamento sulla legge, lo Scotland Act, che permetteva la creazione di un’assemblea scozzese. Essa avrebbe potuto legiferare su materie non riservate al parlamento britannico. La legge fu sottoposta a referendum confermativo in Scozia, dove ottenne la maggioranza ma non raggiunse il minimo di partecipazione stabilito nel 40% degli elettori.

Nel 1997 si tenne un nuovo referendum che approvò la devoluzione di alcuni poteri a un costituendo Parlamento Scozzese. Il 6 maggio 1999 si tennero le elezioni in Scozia per la nomina dei membri del parlamento che poteva approvare leggi con valore sul territorio scozzese per le materie devolute allo stesso.

Nelle elezioni del 2011 tenute in Scozia lo Scottish National Party ottenne la maggioranza assoluta. Il capo del governo Salmond diede corso a trattative con il governo centrale per un referendum sull’indipendenza della Scozia. Nel 2013 fu pubblicato, a cura del governo scozzese, lo Scotland’s Future, un libro bianco che descriveva nei particolari i passaggi normativi necessari nel caso di una eventuale indipendenza della Scozia.

La Scozia possiede istituzioni statali distinte da quelle inglesi. Ha una moneta nazionale, la sterlina scozzese, che viene emessa dalla Bank of Scotland, una banca privata che ha la concessione ad emettere carta-moneta. Ha un sistema legale separato da quello inglese, un sistema scolastico proprio, una polizia che ha giurisdizione sulla sola Scozia. Anche la Chiesa di Scozia è ben separata da quella inglese. I cinque milioni e passa di scozzesi parlano lo Scottish Standard English, abbastanza simile all’inglese standard, e l’inglese di Scozia, chiamato Scots o Lallans, che si distingue invece profondamente essendo una diretta derivazione della lingua germanica antica.

Le trattative sul referendum si conclusero con l’Accordo di Edimburgo sottoscritto dal capo del governo britannico David Cameron e dal capo del governo scozzese Alex Salmond. L’accordo che dava il potere al Parlamento Scozzese di indire un referendum sull’indipendenza, fu approvato dalla Camera dei Comuni e dalla Camera dei Lord e promulgato dalla regina Elisabetta II.

Il 18 settembre del 2014 si tenne la consultazione popolare. Poterono votare i cittadini Britannici, del Commonwealth e dell’Unione Europea, i membri della camera dei Lord e i militari britannici, a condizione che avessero compiuti 16 anni e che fossero residenti sul territorio scozzese. Sulla scheda elettorale si chiedeva: «Do you agree that Scotland should be an independent country?» (Vuoi che la Scozia sia un paese indipendente?). Vinsero i “No” al quesito con il 55,3% dei voti.

RICHIESTA DI UN NUOVO REFERENDUM

Dopo il referendum con cui è stata approvata l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, in Scozia si è risvegliato il desiderio di lasciare il Regno Unito. Una delle ragioni che avevano convinto la maggioranza degli scozzesi a votare “No” all’indipendenza era che questa avrebbe comportato l’automatica uscita della Scozia dall’Unione Europea. Pertanto con la Brexit è venuto meno uno dei motivi che avevano sorretto le ragioni del “No”. Inoltre la recente legge approvata a Westminster che regola il commercio, e che in parte sconfessa gli accordi presi in sede europea che regolano la Brexit, comprime di molto le materie nelle quali il parlamento scozzese può deliberare.

Nel 2019 la prima ministra della Scozia Nicola Sturgeon è tornata a chiedere a gran voce un nuovo referendum sull’indipendenza che avrebbe buone possibilità di successo. Il governo del Regno Unito si è dichiarato contrario. L’amministrazione locale delle isole Shetland, che fanno attualmente parte della Scozia, ha fatto a sua volta richiesta di una autonoma indipendenza delle stesse, con uno status nei confronti del Regno Unito simile a quello delle isole Faroer nei confronti della Danimarca. La Brexit ha rimesso in discussione l’esistenza stessa del Regno Unito, considerando anche le aspirazioni dei cattolici nordirlandesi di liberarsi dai lacci che li tengono legati all’Inghilterra.

(Foto in alto: Edimburgo Old Town, pschemp, 2006, CC BY-SA 3.0)