Isabelle Eberhardt, Louis David 1895

ISABELLE EBERHARDT, LA REGINA DEL SAHARA

Isabelle Eberhardt era nata a Ginevra nel 1877 in una famiglia di origine russo-tedesca. Isabelle era figlia illegittima, frutto della relazione della madre Nathalie Eberhardt con Alexandre Trophimowsky, un ex prete ortodosso russo che era stato assunto in famiglia come precettore degli altri figli di Nathalie. La madre era sposata con Pavel de Moerder, un generale russo di quarant’anni più anziano.

Nel 1871 Nathalie lasciò il marito e la Russia insieme a Trophimowsky. Prima di stabilirsi definitivamente a Ginevra la coppia visse in Turchia e a Parigi. In Svizzera Nathalie ebbe il figlio Augustin che fu riconosciuto dal marito, il quale morì pochi mesi più tardi. Isabelle, nata per ultima, fu considerata figlia illegittima e prese il cognome della madre. Alcuni storici hanno ipotizzato che Isabelle fosse figlia del poeta Arthur Rimbaud, che in quegli anni si trovava in Svizzera. Comunque Isabelle era la figlia preferita di Trophinowsky.

Isabelle ebbe un’ottima istruzione, curata personalmente dallo stesso Trophimowsky. Era una perfetta poliglotta poiché parlava francese, russo, tedesco e italiano, oltre al latino, al greco e all’arabo. Isabelle era amante della letteratura francese e russa.

Il ménage familiare era abbastanza approssimativo. La cura della casa e la preparazione dei pranzi era compito dei figli. Quando nel 1888 la sorella maggiore di Isabelle, che svolgeva le funzioni di guida familiare, si sposò contro il volere dei genitori, i fratelli subirono un serio contraccolpo.

La svolta nella vita di Isabelle fu la corrispondenza con un militare francese, Eugène Letord, di stanza in Algeria. Nelle lettere che Isabelle inviava a Letord chiedeva di descriverle la vita che si svolgeva nel deserto del Sahara. Era affascinata dalle descrizioni del luogo dove si trovava il suo soldatino. Nel 1894 il fratello Augustin, a cui Isabelle era particolarmente legata, dovette lasciare in tutta fretta Ginevra poiché era stato coinvolto in una vicenda finanziaria poco chiara con i circoli rivoluzionari russi che Augustin frequentava. Isabelle perse le tracce del fratello fin quando non ebbe notizia che si era arruolato nella Legione Straniera.

Nel 1895 alcuni racconti di Isabelle Eberhardt furono pubblicati sulla rivista “La Nouvelle Revue Moderne” firmati con lo pseudonimo Nicolas Podolinsky. Pubblicò anche il libro “Vision du Moghreb” nel quale diede prova di una approfondita conoscenza del mondo del Sahara. Il fotografo francese Louis David, incuriosito dal libro, volle conoscerla e saputo del suo desiderio di vivere nell’Africa sahariana si offrì di ospitarla nella sua casa di Bône, in Algeria.

Isabelle e la madre si recarono nel paese nordafricano dove furono ospiti del fotografo e della moglie. Le Eberhardt presero a frequentare assiduamente gli arabi del luogo, scontrandosi con la cultura coloniale del suo ospite. Isabelle e Nathalie si trasferirono allora in una casa nel quartiere arabo della città. Poiché le donne in tali quartieri non potevano girare senza la compagnia di un uomo, Isabelle iniziò a vestirsi con abiti maschili spacciandosi per uno studente tunisino e prendendo a prestito il nome del poeta persiano del XIII secolo Mahmoud Saadi. Girava per la città senza velo e con un turbante in testa. Molti in città sapevano chi era veramente quella estrosa figura vestita con abiti maschili ma tutti fingevano di credere che fosse veramente un uomo. Le due donne si convertirono all’Islam per facilitare la loro vita con gli arabi. Nonostante la conversione Isabelle conduceva una vita dissoluta. Consumava Marijuana e beveva alcol. Inoltre aveva molti amanti tra la sua cerchia di amici arabi.

A causa del loro comportamento le due donne furono emarginate dalla vita sociale degli europei di Bône che, nella loro visione coloniale, trovavano poco opportune le frequentazioni delle due donne. Nel periodo di permanenza a Bône Isabelle Eberhardt scrisse la prima versione del romanzo “Trimardeur”. Inoltre pubblicò il racconto “Yasmina” su un giornale del luogo. Era la storia di una beduina che si innamorava di un ufficiale francese. Nel 1897 la madre di Isabelle morì di infarto e fu sepolta nel cimitero arabo della città. Sulla tomba fu riportato il nome di Fatma Mannoubia.

Negli anni successivi Isabelle visse con i soldi che la madre le aveva lasciato. Nel 1899 Isabelle aveva esaurito i fondi. Nel frattempo Augustin era stato espulso dalla Legione Straniera per motivi di salute. I due lasciarono l’Algeria e fecero ritorno a Ginevra. Nella villa di famiglia trovarono Trophimowsky gravemente ammalato. L’altro loro fratello Vladimir si era suicidato. Nel maggio del 1899 il padre di Isabelle morì. Rimasta sola, poiché il fratello Augustin aveva lasciato Ginevra, ipotecò la villa e, con i soldi ricavati, lasciò la Svizzera raggiungendo la Tunisia. Ormai si vestiva esclusivamente con abiti maschili. Adottò definitivamente il nome di Mahmoud Saadi.

A Tunisi fece amicizia con diversi ufficiali francesi. I rapporti che intratteneva con i militari le permisero di ottenere i necessari lasciapassare per potersi spostare attraverso il suo amato Sahara. Da Tunisi viaggiò nel deserto fino ad Algeri. Da Algeri partì per raggiungere Toggourt, una cittadina situata al centro di un’oasi in pieno deserto. Per raggiungere quella sperduta località, abitata per lo più da berberi, si unì a carovane beduine. I suoi abiti maschili non ingannavano gli ufficiali francesi ai quali Mahmoud-Isabelle era costretta a mostrare i propri documenti che naturalmente riportavano la sua vera identità. Ma lei era brava a cooptare simpatie e amicizie tra i giovani ufficiali dai quali veniva aiutata a raggiungere le sue mete. Rientrata a Tunisi si spostò nel Sahel, la regione costiera situata al centro della Tunisia. Per sbarcare il lunario accettò un lavoro di contabile presso un esattore delle tasse locale.

Consumata la somma di denaro ricavata dell’ipoteca sulla villa di Ginevra Isabelle si vide costretta a far ritorno in Svizzera. Aveva intenzione di cedere la villa ma ebbe problemi legali con la legittima consorte di Trophimowsky che si opponeva alla vendita. Si recò allora a Parigi per ricavare soldi dalla pubblicazione dei romanzi e dei racconti che aveva scritto nelle sue peregrinazioni nel Sahara. Gli editori parigini non si mostrarono interessati ai suoi manoscritti.

Nella capitale francese Isabelle conobbe Medora von Hoffman, vedova del marchese de Mores. Il marchese, ufficiale dell’esercito francese, era diventato famoso come un inesorabile duellante. Dopo aver lasciato la cavalleria francese si era trasferito negli Stati Uniti dove era diventato allevatore di bestiame. Tornato in Francia si era dato alla politica unendosi alla Lega Antisemita di Francia. Fu ucciso il 9 giugno del 1896 durante un viaggio nell’Africa settentrionale fatto per incontrare il Mahdi, un leader arabo che combatteva i britannici. Una banda di Tuareg lo attaccò mentre viaggiava tra Kebili e l’oasi di Berresof, dove avrebbe dovuto incontrare il Mahdi. Si sospettò che l’omicidio fosse stato ordinato dai suoi avversari politici. La vedova, resasi conto delle numerose amicizie tra berberi e tuareg sulle quali Isabelle poteva contare, le affidò l’incarico di indagare e scoprire i colpevoli dell’omicidio del marito. La Eberhardt ricevette dalla vedova una congrua somma di denaro per recarsi nell’Africa francese e fare le indagini richieste.           

Dopo un misterioso viaggio in Sardegna e una fugace riapparizione a Ginevra, Isabelle si recò in Algeria. Nella città di El Oued, situata in un’oasi nel deserto del Sahara, incontrò un ufficiale di nazionalità algerina, ma con cittadinanza francese, Suleiman “Slimène” Ehnni. Isabelle si innamorò di Slimène. Insieme all’algerino frequentò i Quadiryya, una confraternita dedita all’Islam mistico. Nel frattempo, poiché aveva completamente trascurato le indagini che aveva promesso alla vedova von Hoffman, la stessa le tagliò i finanziamenti. A Behima la Eberhardt fu vittima di un attentato in seguito al quale fu ferita gravemente a un braccio. Era nel mirino sia degli arabi poiché sospettata di spionaggio a favore dei francesi che degli ufficiali francesi per sospetti esattamente opposti. Per tale motivo fu espulsa dall’Algeria e costretta a tornare in Svizzera.

Nel 1901 Isabelle si recò a Marsiglia ospite del fratello Augustin, della moglie e della figlia. Nell’ottobre dello stesso anno Isabelle sposò Slimène che nel frattempo era stato trasferito nei pressi di Marsiglia. Poiché Slimène non aveva richiesto il permesso per sposarsi fu costretto a lasciare l’esercito. Isabelle, in seguito al matrimonio, ottenne la cittadinanza francese.

In tutto questo periodo continuò la scrittura di romanzi e racconti che avevano per oggetto il Sahara e i suoi epici abitanti. Essendo in gravi difficolta economiche contattò diversi editori francesi perché pubblicassero i suoi manoscritti e ottenere un congruo compenso. Il filoarabismo dei suoi romanzi spaventò gli editori che li rifiutarono. Fu infine venduta la villa di Ginevra. La somma ricavata però, dopo aver sottratto le ingenti spese legali, fu ben poca cosa e non contribuì a risolvere i problemi economici di Augustin e di Isabelle.

Isabelle e Slimène fecero ritorno ad Algeri. Nel 1902 Isabelle strinse amicizia con Victor Barrucard, editore del quotidiano locale Al-Akhbar. Ottenne la pubblicazione di suoi articoli sul giornale con una certa regolarità. Inoltre il quotidiano pubblicò a puntate il romanzo della Eberhardt “Trimardeur”. L’amicizia con Barrucard le permise di entrare in contatto con Lalla Zaynab, leader spirituale dei Sufi, una santa vivente della religione islamica, che aveva preso il posto del proprio padre nella guida della Zawiya. Queste frequentazioni insospettirono le autorità francesi attente ai movimenti indipendentisti arabi. Nel 1902 il marito di Isabelle trovò un impiego come traduttore nella città di Ténès dove i due si trasferirono.

La Eberhardt conduceva una vita dissoluta e dispendiosa che la ponevano ai margini della comunità dei residenti europei. Sempre a corto di soldi ottenne dal suo amico editore una rubrica fissa dedicata alla vita delle tribù Tuareg. Fu anche inviata come corrispondente per descrivere le conseguenze della battaglia di El-Moungar, combattuta tra la legione straniera e alcune tribù marocchine. In tale occasione fece amicizia con il generale francese Hubert Lyautey, amministratore coloniale della regione di Orano. La Eberhardt ebbe assegnata una missione spionistica presso le tribù Tuareg con le quali il generale trattava per evitare ulteriori battaglie.

A causa delle sue cattive condizioni di salute, probabilmente aveva contratto la sifilide, venne ricoverata nell’ospedale militare di Aïn Séfra. Dopo alcuni giorni lasciò l’ospedale nonostante il parere contrario dei medici. Il 20 ottobre del 1904 fittò insieme al marito una tipica casa araba. La notte successiva un violento alluvione colpì la zona di Aïn Séfra. La casa costruita con il fango crollò. Ehnni fu ritrovato il giorno seguente vivo tra le macerie. Riferì che Isabelle era stata trascinata via dalle acque. Il generale Lyautey e i suoi soldati la cercarono per diversi giorni. Infine il corpo della scrittrice fu ritrovato sotto la sua casa crollata. Al momento del decesso aveva 27 anni. Le ambigue dichiarazioni del marito fecero poi nascere sospetti nei suoi riguardi da parte di alcuni biografi della scrittrice. Il Generale Lyautey dispose che Isabelle Eberhardt fosse sepolta nel cimitero di Aïn Séfra. Sulla tomba fu posta una lapide che riportava sia il suo nome arabo che quello di nascita.

Il generale diede incarico ai suoi sottoposti di recuperare dal fango tutti i manoscritti della scrittrice. Questi furono inviati a Barrucard che ne curò la pubblicazione, suscitando critiche riguardo a quelle parti degli stessi andate perdute che l’editore riscrisse personalmente, senza però darne indicazione. Nel 1906 fu pubblicato postumo “Dans l’ombre chaude de l’Islam”. Nel 1920 “Pagine d’Islam” fu stampato dall’editore Fasquelle. In totale sono 13 i libri della Eberhardt pubblicati postumi, l’ultimo dei quali “Amours nomades” fu messo in commercio dall’editore Gallimard nel 2003.

Nel 1954 la scrittrice ed esploratrice Cecily Mackworth scrisse la biografia “Il destino di Isabelle Eberhardt”. Nel 1976 fu pubblicato “Visions of Isabelle”, scritto dal romanziere William Bayer. La vita della scrittrice è stata oggetto di due film, “There was an unseen cloud moving” diretto da Leslie Thornton nel 1988 e “Isabelle Eberhardt” diretto nel 1991 da Ian Pingle nel quale la scrittrice è interpetrata da Mathilda May. Infine la musicista statunitense Missy Mazzoli ha composto nel 2012 l’opera “Song from Uproar: The Lives and Deaths of Isabelle Eberhardt”, in onore della scrittrice considerata la Regina del Sahara.

(Foto in alto: Isabelle Eberhardt, Louis David 1895)