Ushuaia, Rayandbee 2011, CC BY 2.0

ITALIANI IN ARGENTINA, USHUAIA

La migrazione di italiani in Argentina era iniziata già all’inizio dell’800. Riguardava piccoli gruppi che si trasferivano nel paese Sudamericano. Essa ebbe il suo culmine tra il 1870 e il 1930 con la cosiddetta grande migrazione, quando circa tre milioni di italiani si trasferirono in Argentina dal Veneto, dalla Lombardia, dalla Liguria e dall’Italia Meridionale per sfuggire alla povertà. L’Argentina era un immenso paese per lo più spopolato. Nel 1850 contava appena 1.100.000 abitanti, e aveva quindi un grande bisogno di forza lavoro. Il governo argentino offriva appezzamenti di terra ai migranti che si fossero trasferiti in quelle zone in cui la presenza umana era assente o molto scarsa.

Nel 1882 il governo locale promulgò una legge che concedeva 25 ettari di terreno per ogni famiglia. La Patagonia nel sud dell’Argentina, le regioni di Misiones e Chaco nel nord, conquistate in seguito alla guerra della triplice alleanza contro il Paraguay, erano territori in cui la densità di popolazione era del tutto irrilevante. La presenza italiana nel paese si consolidò talmente che nel 1882, in seguito a una crisi che aveva duramente colpito gli immigrati, fu proclamata a Buenos Aires una effimera Repubblica Genovese per iniziativa dei liguri, molto numerosi nella capitale argentina.

La presenza di tanti migranti provenienti dal Bel Paese non fu sufficiente per imporre l’italiano come lingua maggiormente diffusa a causa della bassa scolarizzazione degli stessi e della facilità con cui questi imparavano lo spagnolo per l’affinità tra le due lingue. Nacque il dialetto spagnolo chiamato “rioplatense”, diffuso nella regione che si affaccia sulla profonda insenatura, chiamata Rio de la Plata, sulla quale si trova Buenos Aires. Il rioplatense si distingue dallo spagnolo standard per un diffuso utilizzo di termini provenienti dall’italiano e dai vari dialetti dei luoghi d’origine degli immigrati. Oggi nel paese dell’estremo sud dell’America si contano più di settecentomila persone con passaporto italiano e circa 25 milioni di persone discendenti da immigrati, i quali si considerano almeno in parte italiani.

Nel 1946 fu nominato presidente della Repubblica Argentina Juan Domingo Peròn. Il suo programma politico di ispirazione populista aveva come priorità la crescita sociale ed economica delle classi più povere, i cosiddetti “descamisados”, i senza camicia. Inoltre aveva intuito che la Patagonia, l’immenso territorio del sud, in parte desertico, quasi disabitato, era potenzialmente ricco di risorse economiche. Poteva rappresentare un’occasione per far ripartire lo sviluppo del paese e dare occupazione ai milioni di argentini “descamisados”.

Il piccolo centro di Ushuaia era collocato nella Terra del Fuoco all’estremo sud della Patagonia, a soli 1000 km. di distanza, in linea d’aria, dal continente antartico. Ushuaia era stata fondata nel 1868 da Thomas Bridges, missionario del South American Missionary Society, che con la sua famiglia si stabilì in quella località, in una casa prefabbricata chiamata “Casa Stirling”. In quegli anni Ushuaia contava poche decine di abitanti ed era la sede di una colonia penale. Peròn desiderava che quel piccolo paese sperduto diventasse una città di medie dimensioni tale da rappresentare il motore dello sviluppo economico del sud. Inoltre la creazione di una città avrebbe consolidato la sovranità argentina su quel territorio che era rivendicato anche dal Cile.

Nel 1947 l’Italia stipulò un trattato con l’Argentina con cui veniva regolato e incoraggiato il flusso d’immigrazione nel paese sudamericano. Gli stretti rapporti con le autorità locali facilitarono i contatti che l’imprenditore Carlo Borsari ebbe con il governo peronista e che sfociarono nell’affidamento dell’appalto di costruzione della nuova Ushuaia.

Carlo Borsari era un imprenditore bolognese di 35 anni con idee antifasciste. Per tale motivo la sua impresa di costruzioni era stata esclusa dagli appalti promossi dal governo guidato da Mussolini. Durante la guerra aveva finanziato in modo occulto la resistenza italiana. Avendo conosciuto le intenzioni di Peròn di costruire una città nell’estremo sud dell’Argentina prese contatti con l’ambasciata del paese riuscendo a stipulare il contratto per la costruzione delle abitazioni e degli edifici pubblici che dovevano sorgere nella nuova città. Per far fronte all’impegno lanciò un reclutamento di forza lavoro disponibile a trasferirsi nel sud dell’Argentina. La situazione economica dell’immediato dopoguerra spinse un numero considerevole di persone a proporsi a Borsari. Fu fatta una selezione riguardo alla salute fisica delle maestranze da ingaggiare, considerate le condizioni climatiche estreme che avrebbero dovuto affrontare, e con attenzione alle idee politiche delle stesse visto che una delle condizioni poste nell’affidamento dell’appalto era che non fossero reclutati lavoratori di fede comunista o anarchica. La paga ammontava a 900 pesos, corrispondenti a circa 115.000 lire, un mensile di tutto rispetto per l’epoca.

Il 26 settembre del 1948 la motonave Genova partì dall’omonimo porto carica fino all’inverosimile di lavoratori, attrezzi e materiali da costruzione. Erano circa 650 gli operai edili, gli elettricisti, gli idraulici, i tecnici, gli ingegneri e gli architetti imbarcati sulla nave. Molti erano accompagnati dalle proprie famiglie. La spedizione giunse alla Terra del Fuoco verso la metà di ottobre. Il piccolo molo di Ushuaia non era attrezzato e si dovettero scaricare i materiali a spalla.  Furono necessari diversi giorni per completare lo sbarco. A terra non esistevano abitazioni a sufficienza per ospitare 650 persone. Furono utilizzate come ricovero le celle della colonia penale dismessa. Una nave inviata da Peròn, la Chaco, diede riparo a una parte dei lavoratori italiani.

Furono subito montate alcune case prefabbricate per dare alloggio alle persone ospitate sulla nave. Iniziarono i lavori preliminari di costruzione. Gli architetti disegnarono la città tracciando le strade in un reticolato di vie perpendicolari tra loro.

Nel settembre del 1949 giunse un’altra nave dall’Italia, M/n Giovanna C., con altro materiale, altri migranti e molte famiglie di quelli che erano arrivati con la M/n Genova. Gli italiani a Ushuaia divennero circa 2.000, tra loro molti bambini per i quali fu subito allestita una scuola. Il freddo nelle case e nelle baracche che ospitavano le famiglie era intenso, in estate la temperatura non superava i 10 gradi. Unico modo di scaldarsi erano le stufe alimentate dalla legna dei boschi che si trovavano sulle pendici della montagna situata alle spalle della città in costruzione. 

Il primo edificio a essere completato fu la centrale idroelettrica in grado di fornire elettricità alle abitazioni e ai cantieri. Poi fu la volta di un cinematografo e di un bar. Intanto ferveva la costruzione di altri edifici: un albergo, una fabbrica di cellulosa e numerose abitazioni unifamiliari. Furono costruiti alcuni edifici destinati a funzione pubblica, a sede comunale e a prefettura. La qualità delle costruzioni era ottima tanto che la maggior parte delle costruzioni nate in quegli anni sono ancora oggi utilizzate nonostante che le condizioni climatiche estreme incidano negativamente sulla integrità degli edifici.

Dopo i due anni contrattuali buona parte delle costruzioni previste era pronta per l’utilizzo. Una parte degli italiani, concluso il lavoro di costruzione, ritornò in patria. Un’altra parte, più numerosa, si trasferì in altre località dell’Argentina, climaticamente più accoglienti. Molti furono quelli che rimasero a Ushuaia, dove poterono usufruire delle nuove case. Commercio e officine meccaniche furono le attività a cui si dedicarono gli italiani. Qualcuno continuò il proprio lavoro in campo edile diventando costruttore. Gli italiani di Ushuaia fondarono un’associazione per preservare il ricordo della loro impresa.

Il “conflitto di Beagle” del 1978 che vedeva Cile e Argentina contendersi porzioni di territorio della Terra del Fuoco e che fece temere uno scontro militare che avrebbe inevitabilmente coinvolto anche Ushuaia e i suoi abitanti, fu fortunatamente risolto con l’intervento diplomatico del Vaticano e con il trattato di pace del 1984 sottoscritto a Roma tra i due paesi.

Oggi Ushuaia con i suoi 60.000 abitanti è il centro più importante del cono sud dell’America Meridionale insieme alla città cilena Punta Arenas che conta 130.000 abitanti. Anche se lo sviluppo economico della Patagonia è rimasto in parte nel libro dei sogni dei governanti argentini, la regione è diventata una frequentata meta turistica. Ushuaia rappresenta il punto di arrivo delle varie comitive di viaggiatori e turisti. Navi da crociera italiane a volte fanno scalo nella città della Terra del Fuoco. Esse vengono accolte con grandi feste dalla comunità formata da figli e nipoti dei partecipanti alla spedizione di Carlo Borsari.

(Foto in alto: Ushuaia, Rayandbee 2011, CC BY 2.0)