Teatro dell'Opera del Cairo, costruito dall'Arch. Avoscani, 1869

ITALIANI IN EGITTO

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NAPOLI AL TEMPO DI …
Episodi e personaggi della storia partenopea

di Silvano Napolitano
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Tra le tante mete preferite dagli italiani attraverso diversi secoli l’Egitto è risultata una delle più gettonate. Gli italiani fin dall’antichità sono stati numerosi sulle rive del Nilo. Lo stesso è avvenuto in senso inverso. Gli egiziani in Italia sono una presenza costante che risale al tempo di Giulio Cesare.

Nel basso medioevo le repubbliche marinare stabilirono nelle città costiere egiziane, in particolare ad Alessandria, loro basi di appoggio per i traffici navali con il medio e l’estremo oriente. In quei porti le merci e le persone sbarcavano. Attraversavano il deserto del Sinai con carovane di cammelli. Raggiungevano i porti sul mar Rosso dove si reimbarcavano per le mete più lontane. Nelle basi portuali delle repubbliche marinare c’era una numerosa e stabile presenza di famiglie italiane.

Una vera e propria migrazione diretta in Egitto iniziò a partire dal secolo XIX. Il viceré ottomano d’Egitto Mehmet Ali, di origini albanesi, governò il paese dal 1805 al 1848 e fu il fondatore dell’Egitto moderno. Promosse una serie di riforme economiche e sociali. Per attuarle si appoggiò agli europei richiamando nel paese dei faraoni una folta rappresentanza di italiani che si stabilirono a Alessandria, dove abitualmente risiedeva il viceré. L’Egitto fu anche il rifugio dei patrioti italiani dopo il fallimento dei tentativi d’indipendenza portati avanti tra il 1820 e il 1848. I migliori cervelli della penisola si ritrovarono ad Alessandria.

Mehmet Ali approfittò del potenziale che potevano esprimere gli immigrati e li utilizzò ponendoli ai vertici delle strutture burocratiche del regno. Sanità, archeologia, catasto e poste furono alcuni dei campi in cui gli italiani diedero il loro contributo alla modernizzazione della nazione egiziana.

I primi incarichi che Mehmet Ali affidò agli italiani furono quelli in campo medico. Ludovico Colucci fu medico della casa reale. Nel 1816 fondò l’Ospedale Europeo alla cui direzione subentrarono i suoi figli. Colucci organizzò anche la sanità pubblica per la prevenzione delle malattie infettive alcune delle quali erano endemiche tra la popolazione egiziana.

Altri medici italiani furono ai vertici della sanità militare. Francesco Grassi era ai vertici della sanità della marina militare. Nella marina erano italiani anche molti ufficiali e marinai e la loro lingua era quella che si parlava sulle navi. Il medico napoletano Francesco Gaetano Bey ebbe un ruolo fondamentale nel combattere l’epidemia di colera del 1831 e quella della peste del 1835. Onofrio Abate Pascià fu direttore della sanità di tutto lo stato egiziano. Ancora oggi l’Ospedale Italiano del Cairo è una delle strutture ospedaliere più avanzate dell’Egitto.

Nel 1820 Lorenzo Masi fondò il catasto egiziano e Carlo Meratti organizzò un servizio postale privato che in seguito Mehmet Ali requisì lasciando ai vertici dello stesso la dirigenza italiana. Un altro italiano, Federico Amici Bey, ebbe l’incarico di creare l’anagrafe dei cittadini a partire da un censimento generale della popolazione residente.

La lingua italiana divenne una delle lingue ufficiali. Molti documenti venivano redatti in italiano. Fino al 1820 il consolato italiano del Cairo curava anche gli interessi di molti paesi europei. L’impero ottomano, del quale l’Egitto faceva parte, assicurava agli stranieri residenti nell’impero, e quindi anche agli italiani, i privilegi previsti nelle “capitolazioni”, cioè negli accordi sottoscritti con i loro paesi d’origine. Le capitolazioni, oltre a prevedere concessioni territoriali, regolavano libertà di culto e diritti patrimoniali, commerciali e personali la cui amministrazione era devoluta alle comunità straniere. I membri delle comunità avevano il diritto di libero insediamento nel paese, l’esonero dalle imposte e l’inviolabilità del loro domicilio privato. inoltre le liti commerciali e private erano giudicate da tribunali misti.  

Una seconda ondata migratoria interessò la seconda parte del XIX secolo. La costruzione del canale di Suez, il cui ideatore e principale progettista fu Luigi Negrelli, ingegnere con padre italiano e madre tedesca, originario di Fiera di Primiero, oggi Primiero-San Martino di Castrozza, determinò un afflusso di operai, tecnici e ingegneri che contribuirono in maniera determinante alla riuscita del taglio dell’istmo di Suez. Alla conclusione dei lavori la maggior parte delle maestranze italiane rimase in Egitto con le proprie famiglie.

Il chedivè Ismail Pascià, in carica tra il 1867 e il 1879, continuò la politica di apertura al contributo straniero nella modernizzazione del regno. In seguito alla guerra di secessione si ebbe un calo delle esportazioni di cotone in Europa dall’America. L’Egitto divenne il principale fornitore di fibre tessili dei paesi europei, merito delle sue vastissime coltivazioni di cotone. Fu un periodo di grande benessere, durante il quale i mercanti italiani, facendo tesoro dei loro collegamenti con la madrepatria e con il resto d’Europa, furono in prima linea nel commercio del cotone.

Il chedivè inoltre promosse lo sviluppo urbanistico di Alessandria e del Cairo, prendendo come esempio quello che l’ingegnere Haussman andava realizzando a Parigi. Durante il regno di Ismail furono costruiti al Cairo diversi edifici pubblici da imprese italiane: il palazzo delle assicurazioni, l’ospedale italiano, il teatro dell’opera del Cairo e il teatro Zizinia di Alessandria. Inoltre molti dei tecnici e degli operai italiani che avevano partecipato alla costruzione del canale, furono utilizzati per l’edificazione della diga di Assuan. La maggioranza delle imprese edili presenti in Egitto erano di proprietà di nostri connazionali.

Nel 1880 iniziò il declino della presenza italiana in Egitto. L’eccessiva esposizione debitoria di quel paese nei confronti della Francia e dell’Inghilterra provocò una sempre maggiore ingerenza di due stati negli affari interni dell’Egitto. La lingua italiana, che fino ad allora ara molto diffusa anche tra i nativi locali, venne sostituita dal francese e dall’inglese. La presenza degli italiani all’interno della macchina burocratica ottomana calò sensibilmente. Nonostante ciò il numero degli italiani residenti in Egitto raggiunse la cifra record di 50.000 unità, la seconda comunità come numero dopo quella greca. Tra gli italiani era presente una numerosa rappresentanza di ebrei, circa il 10% del totale. La comunità era formata da operai e tecnici, impiegati di banca, bottegai. Una parte di questi divennero imprenditori nel commercio e nell’industria, in particolare nell’edilizia. Inoltre esercitavano la loro professione medici, avvocati, ingegneri. Diversi tra questi imprenditori e professionisti riuscirono ad accumulare ingenti ricchezze.   

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Tra la prima e la seconda guerra mondiale si determinò una terza ondata migratoria. Questa era composta, oltre che da numerosi connazionali in cerca di una migliore sistemazione economica, da rifugiati politici, anarchici e in genere da oppositori al regime fascista. Con l’entrata in guerra dell’Italia al fianco dei tedeschi, gli italiani furono visti con sospetto dalle autorità locali alleate con gli inglesi. Dopo la sconfitta delle forze dell’asse nella battaglia di El Alamein, molti italiani furono internati in campi di concentramento.

Nel 1946 Vittorio Emanuele III, dopo l’abdicazione in favore del figlio Umberto I, si imbarcò con la moglie sul “Duca degli Abruzzi” e raggiunse l’Egitto. Si stabilì ad Alessandria e vi rimase fino al suo decesso avvenuto il 28 dicembre del 1947.

Nel dopoguerra fu forte il flusso dei connazionali che scelsero di rientrare in patria. Il numero di questi crebbe notevolmente dopo la sconfitta subita da francesi e inglesi nella guerra di Suez. Nel 2007 la comunità italiana era ridotta a circa 3.400 persone.

Tra gli italiani d’Egitto più illustri ci fu il poeta Giuseppe Ungaretti. Era nato nel 1888 ad Alessandria, figlio di un operaio che lavorava nella costruzione del canale. Rimasto orfano in giovane età per la prematura scomparsa del padre, studiò presso l’Ecole Suisse Jacot. Poi si trasferì a Parigi dove frequentò la Sorbona. Nel 1915 venne arruolato nell’esercito italiano e inviato sul fronte carsico. In quello stesso anno pubblicò le sue prime liriche sulla rivista “Lacerba”.

Un altro poeta originario di Alessandria fu Filippo Tommaso Marinetti. Era nato nel 1876, figlio di un affermato avvocato. Dopo pochi anni la famiglia fece ritorno in patria. Si diplomò a Parigi e si iscrisse alla facoltà di legge di Pavia. Nel 1902 pubblicò il suo primo libro di poesie “La conquete des étoiles”. Nel 1909 fondò il movimento artistico-letterario del Futurismo.

Anche Dalida, attrice e cantante italo-francese era nata in Egitto nel 1933. Yolanda Gigliotti, che poi prese il nome d’arte Dalida, apparteneva a una famiglia di origine calabrese del Cairo. A 17 anni diventò “Miss Ondine” e poi venne eletta “Miss Egitto”. Iniziò la carriera di attrice di cinema nel film “Giuseppe e i suoi fratelli” con Omar Shariff. Nel 1955 si trasferì a Parigi dove continuò a recitare per il cinema. Nel 1956, dopo aver adottato il nome d’arte Dalida, incise il suo primo disco con “Madona”, un successo di Amalia Rodriguez con il titolo originale “Barco negro”.    

(Foto in alto:  Teatro dell’Opera del Cairo, costruito dall’Arch. Avoscani, 1869)

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I BONAPARTE. Una storia quasi italiana
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