Gioacchino Murat alla battaglia di Jena, Henri Chartier - Life of Napoleon Bonaparte by William M. Sloane. New York Century.

LA NAPOLI DI GIOACCHINO MURAT

L’ammodernamento della struttura amministrativa del Regno di Napoli aveva avuto inizio nel XVIII secolo con il primo re dei Borbone, Carlo III. I privilegi feudali in vigore fino ad allora davano grossi vantaggi alla nobiltà alla quale erano delegate le principali funzioni dello stato: raccolta delle tasse, amministrazione della giustizia, guida dell’esercito. Carlo III, intriso della mentalità del ceto nobiliare, non ebbe comunque la forza di estromettere completamente i nobili dalle principali funzioni dello stato. Il re dopo aver cancellato i privilegi, affidò alla stessa nobiltà i principali incarichi amministrativi anche se sotto forma di impieghi pubblici per i quali i funzionari rispondevano al re in persona. Magistrati, esattori di imposte, ufficiali dell’esercito, ambasciatori e ministri vennero scelti tra i nobili che in quell’epoca erano gli unici, insieme al clero, ad avere una sufficiente cultura per poter esercitare funzioni amministrative.

Nel 1799 l’ingresso a Napoli dei francesi, dopo la precipitosa fuga dei Borbone a Palermo, determinò nei pochi mesi che gli stessi furono presenti in città per proteggere la neonata Repubblica Napoletana un cambiamento epocale nel governo e nell’amministrazione dell’ex regno di Napoli. Con la caduta della repubblica e la restaurazione borbonica si ebbe un ritorno al potere assoluto della monarchia.

GIUSEPPE BONAPARTE RE DI NAPOLI

Nel 1806 Napoleone, sospettando che gli inglesi avessero intenzione di occupare Napoli e la Sicilia per poter meglio controllare il Mediterraneo, non credendo nella dichiarata neutralità dei Borbone, dispose l’occupazione del Regno di Napoli. Una colonna militare comandata da Giuseppe Bonaparte, fratello maggiore di Napoleone, e dal generale André Masséna marciò alla conquista dell’Italia del sud. Le truppe francesi si trovavano ancora lontane dai confini del regno che già Ferdinando IV fuggì a Palermo. La regina Maria Carolina, più coraggiosa del marito, si trattenne ancora alcuni giorni in città prima di recarsi anch’essa in Sicilia. I francesi occuparono la fortezza di Capua per poi entrare a Napoli senza incontrare resistenza. Furono anzi ben accolti dai circoli giacobini napoletani. Napoleone proclamò Giuseppe Bonaparte Re di Napoli.

Forze inglesi erano nel frattempo sbarcate prendendo posizione, insieme a truppe borboniche, in Calabria dove contavano di fermare l’avanzata dei francesi. Furono necessari due anni di scontri perché l’Armée de Naples liberasse la Calabria dagli inglesi e dai 15.000 uomini delle truppe fedeli al Borbone. Solo 4.000 di essi, dopo la sconfitta, si imbarcarono a Reggio Calabria sulle navi britanniche per raggiungere la Sicilia, dove regnava re Ferdinando sotto la protezione inglese. Altri 11.000 militari borbonici preferirono abbandonare la divisa e raggiungere le loro famiglie.

Giuseppe Bonaparte era un ottimo diplomatico ed era dotato di un buon carattere. Cercò da subito l’accordo con la nobiltà locale e con la società borghese più avanzata. La moglie Giulia Clary non volle seguirlo a Napoli, preferendo la vita mondana della capitale francese e i sontuosi ricevimenti da lei organizzati nel palazzo di Mortefontaine. Giuseppe trovò consolazione con una delle più belle rappresentanti della nobiltà partenopea, la contessa Giulia Colonna, sposata con Gian Girolamo Acquaviva, duca di Nardò. Il re Giuseppe Bonaparte ebbe due figli da Giulia Colonna, Giulio Acquaviva, nato nel 1806, e Teresa Acquaviva, nata nel 1808.

MURAT SUBENTRA AL BONAPARTE SUL TRONO DI NAPOLI

Nel 1808 Napoleone nominò il fratello Giuseppe Re di Spagna. Giuseppe, sebbene fosse restio a lasciare Napoli dove era ben sistemato, si imbarcò da Napoli per raggiungere la Spagna il 23 maggio del 1808. Al suo posto Napoleone inviò, proclamandolo Re di Napoli, il marito della sorella Carolina, il suo fedele generale Gioacchino Murat. Preso possesso del trono, Murat preferì autoproclamarsi Re delle Due Sicilie, esplicitando la sua volontà di unire la Sicilia al regno.

Insieme a Gioacchino Murat si era trasferita a Napoli anche la sua famiglia. Carolina Bonaparte con i quattro figli, Napoleone Achille, Letizia, Napoleone Luciano Carlo e Luisa Giulia, di età compresa tra i 7 e i 3 anni, si insediarono nell’appartamento reale della Reggia di Napoli. Gioacchino Murat, che aveva intenzione di sistemarsi definitivamente a Napoli, aveva intenzione di consolidare il regno, in primis conquistando la Sicilia, liberandosi della ingombrante presenza a Palermo di Ferdinando e Maria Carolina. Attraverso contatti e accordi con l’Austria cercò di farsi riconoscere dalle potenze europee quale legittimo regnante delle Due Sicilie.       

LE OPERAZIONI MILITARI E LA RIFORMA DELL’ESERCITO DI MURAT

I nemici inglesi si trovavano a poche miglia marine di distanza. Capri era saldamente in mano ai britannici che avevano sull’isola un contingente militare di tutto rispetto, il reggimento dei Royal Malta e quello dei Royal Corsican. Al comando della forza britannica c’era il colonnello Hudson Lowe, che poi divenne famoso quale carceriere di Napoleone a Sant’Elena. Gli inglesi avevano anche ben fortificato l’isola tanto che la stessa era considerata una piccola Gibilterra.

Murat ne preparò con cura l’invasione. Il 4 ottobre del 1808 iniziò la piccola guerra per conquistare l’isola. Circa 60 imbarcazioni si diressero verso Capri. Una parte di esse attaccò dal lato di Marina Grande. Un’altra parte cercò di sbarcare a Marina Piccola. Il resto delle imbarcazioni si diresse verso una caletta poco lontano dalla Grotta Azzurra, che solo qualche anno dopo fu scoperta dal prussiano August Kopisch. Lo sbarco dal lato della Grotta Azzurra ebbe successo poiché gli inglesi non presidiavano la zona. In pochi giorni i francesi, coadiuvati da truppe napoletane e italiane, occuparono l’isola. I britannici si rinchiusero nella fortezza del Castiglione e si misero al riparo dietro le mura greche di Capri. Alla fine furono costrette ad arrendersi e a lasciare l’isola.

Una delle prime riforme a cui Murat mise mano fu quella dell’esercito napoletano. Il cognato Giuseppe Bonaparte aveva già dato il via alla ristrutturazione delle forze armate del regno. Ma le presenze filo borboniche nelle truppe ne avevano frenato le novità. Il nucleo a cui si appoggiava Giuseppe Bonaparte era formato dall’Armée de Naples composta da truppe francesi. Napoleone, alla pari di tutti i territori dell’impero, impose al Regno di Napoli la fornitura di una forza militare composta da 16.000 uomini. Fu giocoforza istituire un servizio di leva obbligatoria. La leva al principio non fu vista di buon occhio dal popolo ma poi si rivelò un elemento fondante dell’unità del regno. I giovani contadini, che facevano una vita misera a causa delle povere condizioni economiche delle loro famiglie, ebbero modo di migliorare la loro posizione in seno all’esercito dove potevano godere di una buona alimentazione, di abiti, di una istruzione basica nelle arti militari. L’esercito napoletano di Murat era composto da 9 reggimenti. Ogni reggimento era formato da 3 battaglioni che in guerra diventavano 4, composti a loro volta da 7 compagnie. Ogni reggimento aveva nei propri ruoli una compagnia di artiglieria.

Anche la Real Marina fu rafforzata. Aveva il compito di fronteggiare la Mediterrean Fleet inglese. Anche se la flotta napoletana non raggiunse mai la consistenza di quella britannica presente nel Mediterraneo fu una forza temibile in grado di tener testa e, quando necessario, affrontare il navigio del Regno Unito.         

Gioacchino e Carolina avevano l’intenzione di consolidare il loro trono, ma la presenza dei Borbone in Sicilia, che erano strettamente imparentati con le tutte le case regnanti d’Europa, era una opportunità per gli stessi di rivendicare in futuro il Regno di Napoli. Nel 1810 Murat preparò un corpo di spedizione per conquistare la Sicilia. Napoleone diede il suo assenso all’operazione. Quello che non sospettava Murat era che l’operazione aveva il fine di tenere impegnate le truppe inglesi presenti sull’isola. Napoleone voleva impedire il loro spostamento in Spagna dove Giuseppe Bonaparte si trovava in una delicata situazione. I ribelli spagnoli si opponevano con guerriglia e scontri ai francesi.

Il 18 settembre le truppe del Regno di Napoli e i reparti dell’Armée de Naples erano ammassati tra Reggio e Villa S. Giovanni, pronti a imbarcarsi per attraversare lo stretto e raggiungere Messina. Approfittando di una tempesta che aveva costretto la flotta britannica ad abbandonare la sorveglianza sullo stretto, le prime truppe comandate dal generale francese Cavaignac sbarcarono alle due di notte sulla costa siciliana a poca distanza da Messina. Al sorgere del sole buona una parte del corpo di spedizione, formato in gran parte dal reggimento corso, si trovava al di là dello stretto. A causa del maltempo non fu possibile completare lo sbarco di tutte le truppe. Subito iniziarono scontri con inglesi e volontari siciliani. I francesi furono sopraffatti dalle preponderanti truppe britanniche. Il generale Cavaignac ebbe ordine di ritirarsi con i suoi uomini e di rientrare in Calabria. I soldati francesi catturati dai britannici furono 795. Solo dopo la sconfitta Murat si rese conto che i generali che comandavano la missione l’avevano in qualche modo sabotata seguendo segrete direttive di Napoleone. Il 1° aprile di quell’anno l’imperatore dei francesi aveva sposato Maria Luisa d’Asburgo-Lorena, figlia dell’imperatore austriaco, i cui nonni materni erano il re Ferdinando e la regina Maria Carolina. Napoleone, che aveva stretto un’alleanza con gli austriaci a seguito delle nozze, non poteva permettere l’invasione della Sicilia e la cacciata dei Borbone da Palermo.

RIFORMA DELL’AMMINISTRAZIONE CIVILE DEL REGNO

Giuseppe Bonaparte diede il via all’ammodernamento della struttura amministrativa del regno. Fu promulgata la legge dell’eversione della feudalità che cancellava le ultime prerogative militari, amministrative e giudiziarie di cui la nobiltà godeva. Il Bonaparte affidò le istituzioni statali a funzionari di dimostrata capacità a prescindere se appartenessero al ceto nobile a alla borghesia illuminata. Il regno fu suddiviso in 13 province. In ognuna di esse furono create strutture amministrative quali tribunali, licei, distretti militari. Fu obbligatorio per ogni comune istituire almeno una scuola primaria sia maschile che femminile. Prima di lasciare Napoli per raggiungere la Spagna Giuseppe Bonaparte promulgò lo Statuto costituzionale del Regno di Napoli e Sicilia. Lo statuto prevedeva la creazione di un parlamento i cui 100 membri erano i rappresentanti di cinque ceti: clero, nobiltà, possidenti, dotti e commercianti. Mentre i rappresentanti dei primi due venivano eletti a vita, quelli relativi alla borghesia, quali erano i possidenti, i dotti e chi esercitava i commerci, venivano rinnovati a ogni sessione.     

Fu introdotto il Codice Napoleonico nel quale erano previsti istituti giuridici innovativi per Napoli quale, ad esempio, il divorzio. Fu emanata un’amnistia generale a favore di chi aveva conti sospesi con la giustizia a causa della fedeltà ai Borbone. Inoltre furono restituiti i beni requisiti a quelli che avevano seguito Ferdinando in Sicilia. Le più alte cariche del regno, compresi gli ufficiali dell’esercito e della marina, che si trovavano a Palermo al seguito di Ferdinando, si erano visti spogliati dei loro averi. Furono reintegrati nelle loro proprietà. In tal modo Murat conquistò anche le simpatie dei borbonici.

Il regnante francese mise ordine nelle finanze dello stato che al suo arrivo presentavano un notevole deficit, diminuendo le spese di tutti ministeri e razionalizzando il debito pubblico. L’ingente monte del debito fu suddiviso tra quello al quale non si intendeva far fronte poiché era stato accumulato dall’amministrazione borbonica e quello di pertinenza del suo predecessore Giuseppe al quale furono regolarmente pagate le cedole ricalcolate con un interesse massimo del 3%. Inoltre ristrutturò il catasto fondiario, i cui valori erano la base del calcolo dell’imposta fondiaria. Fu riformata anche l’imposta sul reddito e quella sui dazi. Istituì nuovi atenei in alcune importanti città del regno e ampliò l’università di Napoli con la Scuola di Applicazione in Ponti e Strade, oggi Facoltà di ingegneria. Fondò la Società Reale suddivisa in tre sezioni: Accademia di Storia e Belle Lettere, Accademia delle Scienze e Accademia di Belle Arti. 

Nel 1811, dopo alcuni contrasti con Napoleone che minacciava di inglobare il regno di Napoli nell’impero, Murat introdusse una norma che prevedeva che i ministri e i funzionari dello stato dovessero avere la cittadinanza del regno. In tal modo voleva obbligare tutti francesi che avessero voluto conservare i loro incarichi a naturalizzarsi acquisendo la cittadinanza napoletana. Napoleone intervenne nella questione affermando che tutti i cittadini francesi erano da considerarsi anche cittadini del Regno di Napoli. Murat, dopo la presa di posizione dell’imperatore, fu costretto a fare marcia indietro. Diede però inizio a una lenta e costante sostituzione dei funzionari francesi con elementi napoletani.

LE OPERE PUBBLICHE PROMOSSE DA MURAT

Una delle prime opere a cui diede impulso Murat durante il suo regno fu la costruzione della grande arteria stradale tra l’odierno Museo Nazionale e la Reggia di Capodimonte, che era stata la residenza reale preferita da Giuseppe Bonaparte. La strada, che fu chiamata Corso Napoleone, oggi Via S. Teresa degli Scalzi e dopo l’emiciclo Corso Amedeo di Savoia, fu completata con la costruzione del Ponte della Sanità che superava il vallone omonimo. In precedenza i viandanti diretti a Capodimonte erano costretti a percorrere una ripida discesa nel vallone e una severa salita dal lato di Capodimonte.

Fu anche costruita Via Posillipo per collegare Mergellina al Capo di Posillipo. La strada di Posillipo fu poi prolungata da Ferdinando II di Borbone con una discesa che conduceva alla località di Coroglio per proseguire, attraverso una litoranea, fino a Pozzuoli.  Il collegamento con Coroglio permetteva di raggiungere i Campi Flegrei prescindendo dall’attraversamento dell’antica grotta di Posillipo.

Murat promosse i lavori di prosciugamento delle paludi che si trovavano ad est di Napoli, ai piedi della collina di Poggioreale, e quelle della piana tra Posillipo e il mare, nell’odierno quartiere di Fuorigrotta.

LA FINE DEL REGNO DI MURAT

Nel 1814, dopo la disfatta di Lipsia, Gioacchino Murat e Carolina Bonaparte intavolarono trattative con l’impero austriaco per un accordo che intendeva consolidare il regno di Murat e in cui veniva riconosciuto l’ereditarietà dello stesso. Il trattato di alleanza tra Austria e Napoli riconosceva a Murat anche il possesso della Sicilia. La fuga dall’Elba di Napoleone rimescolò le carte. Il trattato non fu più riconosciuto valido dall’Austria poiché Murat si era recato in Francia in aiuto di Napoleone, anche se l’imperatore, proprio a causa dell’accordo firmato con l’Austria, non lo volle al suo fianco. Dopo la decisiva battaglia di Waterloo, mentre Murat era sulla via del ritorno a Napoli, gli inglesi ingiunsero a Carolina Bonaparte di imbarcarsi su una loro nave per essere trasferita in Francia con i propri figli. La nave invece di dirigersi verso Marsiglia prese la rotta di Trieste. Le potenze vincitrici avevano assegnato all’imperatore austriaco il controllo di tutta la famiglia Bonaparte.

Murat deciso a riprendersi il regno radunò in Corsica una forza di invasione. Contava su 250 uomini imbarcati su sei natanti. Sfortunatamente durante la traversata perse i contatti con le altre imbarcazioni e sbarcò a Pizzo Calabro con solo 30 uomini. Dopo un breve scontro furono catturati dalle truppe borboniche locali. Murat fu rinchiuso nel castello aragonese. Il tribunale militare nominato da Ferdinando IV e presieduto dal generale Vito Nunziante lo condannò a morte mediante fucilazione. L’esecuzione della sentenza avvenne il 13 ottobre del 1815 a Pizzo Calabro. Il Borbone lo volle morto poiché temeva la popolarità e la simpatia che Murat, un soldato diventato re, si era conquistato presso il suo popolo. 

(Immagine in alto: Gioacchino Murat alla battaglia di Jena, Henri Chartier – Life of Napoleon Bonaparte by William M. Sloane. New York Century)