Monumento commemorativo dei fratelli Hans e Sophie Scholl , collocato all'Università Ludwig Maximilian di Monaco, Germania, 2005, Gryffindor

LA ROSA BIANCA

La Rosa Bianca fu un movimento nato in Germania durante la seconda guerra mondiale che si opponeva al nazismo. Aveva un’ispirazione cristiana suggerita dalle tesi del movimento cattolico Quickborn guidato dal sacerdote Romano Guardini. Guardini era un italiano la cui famiglia si era trasferita a Magonza quando il piccolo aveva appena un anno.

La Rosa Bianca (Weiße Rose) fu fondata nel 1942 a Monaco di Baviera per iniziativa di alcuni studenti che frequentavano la locale Ludwig Maximilians Universität. I promotori del movimento furono due fratelli, Hans e Sophie Scholl. Insieme a loro operarono Christoph Probst, Alexander Schmorell e Willi Graf. Era coinvolto nell’iniziativa anche un professore dell’ateneo, Kurt Huber. Quasi tutti avevano conosciuto gli orrori della guerra poiché avevano prestato servizio militare in reparti che avevano operato sul fronte francese e su quello russo.

Hans e Sophie Scholl appartenevano a una famiglia residente a Ulm. La madre, di religione protestante, era stata diaconessa. Il padre era un liberale cattolico. Hans aveva fatto parte della gioventù hitleriana (Hitler-Jugend) dove aveva anche avuto incarichi di responsabilità. Prestò servizio militare con il 18° reggimento di cavalleria della Wehrmacht. A causa delle stragi di ebrei a cui aveva assistito sul fronte orientale, la sua fede nel nazismo iniziò a vacillare. Nel 1939 si iscrisse alla facoltà di medicina dell’università di Monaco. La sorella Sophie era iscritta all’organizzazione hitleriana “Associazione delle ragazze tedesche” (Bund Deutscher Mädel). Presto si distaccò dall’ideologia nazista per avvicinarsi al liberalismo cattolico e al movimento cattolico Quickborn di Romano Guardini. Quando il fratello si iscrisse all’università di Monaco anche lei si trasferì nella città bavarese per stare accanto al fratello a cui era molto legata.

Christoph Probst era nato in un piccolo comune della Baviera. Il padre di Christoph Probst era un oppositore del nazismo. Frequentava artisti e intellettuali che il regime considerava “degenerati”. Christoph frequentò, insieme al suo amico Alexander Schmorell, il Neues Realgymnasium di Monaco. Svolse il servizio militare nella Luftwaffe. Poi si iscrisse alla facoltà di medicina di Monaco. A 21 anni sposò Herta Dohrn, nipote dello scienziato Anton Dohrn, fondatore della omonima stazione zoologica di Napoli.

Alexander Schmorell era un russo di etnia tedesca nato nel 1917 a Orenburg, città sul fiume Ural. Lui e la sua famiglia professavano la religione ortodossa. Si trasferì con i suoi a Monaco all’età di quattro anni. Parlava perfettamente russo oltre che tedesco. Dopo aver frequentato il ginnasio insieme al suo amico Christoph Probst fu arruolato per il servizio di leva nella Wehrmacht, partecipando all’annessione dell’Austria e all’invasione della Cecoslovacchia. Congedato dall’esercito si iscrisse alla facoltà di medicina dell’università di Monaco. 

Willi Graf era nato nel 1918 a Kuchenheim, nei pressi del confine tra Germania e Belgio. Da studente frequentò l’associazione cattolica Grey Order rifiutandosi di iscriversi alla Gioventù Hitleriana. Dopo il diploma frequentò l’università di Bonn. Fu arruolato come sanitario nella Wehrmacht e partecipò alle invasioni di Belgio, Francia e Russia. Al rientro in patria la sua compagnia fu dislocata a Monaco di Baviera dove Willi Graf ebbe modo di frequentare la locale facoltà di medicina.

Kurt Huber era nato nel 1893 a Coira in Svizzera. Poco dopo la sua nascita i suoi genitori si trasferirono a Stoccarda. Kurt studiò musicologia e filosofia. Si laureò in psicologia diventando professore associato presso l’università Ludwig Maximilians. Per le sue posizioni politiche non riuscì a ottenere la nomina a professore ordinario. Nel 1940, con l’obiettivo di diventare titolare di cattedra, si iscrisse al partito nazista. Approfondì gli studi in musicologia, promuovendo la musica folk della Baviera con Carl Orff e Kien Pauli. A Berlino creò l’archivio della musica popolare tedesca. Nel 1938 ottenne la sospirata cattedra presso l’ateneo di Monaco.

La Rosa Bianca era nata per il rifiuto che provavano i suoi membri, tutti con educazione cristiana, degli orrori perpetrati dal regime nazista contro gli ebrei e contro altre minoranze. L’opposizione era del tutto pacifica. I suoi membri cercavano di diffondere le proprie idee con la stampa di volantini.

Nel giugno del 1942 i fondatori del movimento Hans Scholl, Alexander Schmorell e Willi Graf redassero quattro volantini. Affidarono la loro diffusione al servizio postale. Li spedirono, in modo anonimo, agli intellettuali della città di Monaco. Nei successivi due mesi dovettero interrompere l’attività poiché furono richiamati sotto le armi e inviati sul fronte orientale nella loro qualità di sanitari. Al loro ritorno il piccolo gruppo si ampliò con Sophie Scholl, Christoph Probst e Kurt Huber. Nel gennaio del 1943 venne stilato il quinto volantino alla cui redazione parteciparono anche i nuovi membri. Fu scritto con un linguaggio semplice in modo che potesse essere compreso da tutti. In esso veniva affermata l’impossibilità per la Germania di vincere la guerra. Nel volantino si faceva una netta distinzione tra l’imperialismo, il militarismo di ispirazione prussiana e gli orrori del nazionalsocialismo. Fu stampato in 9000 copie che vennero distribuite in modo capillare dai membri del movimento tra gli studenti dell’università e in altri centri culturali di Monaco.

Alla fine di gennaio del 1943 era ormai chiara la sconfitta tedesca sul fronte orientale. Il primo ministro bavarese Paul Giesler, durante una cerimonia in occasione del 450.mo anniversario della fondazione dell’università di Monaco, inveì violentemente contro gli studenti presenti accusandoli di essere dei fannulloni poiché non erano al fronte a combattere contro i sovietici. Tutti gli studenti presenti e molti militari, rientrati a causa di ferite sofferte al fronte, abbandonarono indignati la sala organizzando seduta stante una manifestazione che venne repressa violentemente dalla polizia.

Questa protesta spontanea incoraggiò i membri della Rosa Bianca a una più incisiva attività. Nel sesto volantino, che iniziava con le parole “Kommilitoninnen! Kommilitonen!” (Compagni studenti! Compagni!), si chiedeva alla “meravigliosa” Wehrmacht di metter fine al nazionalsocialismo. Ebbe una tale diffusione che alcune copie dello stesso giunsero anche in Gran Bretagna. Venne ristampato in migliaia di copie dagli inglesi, per poi essere lanciate dagli aerei britannici sulle città tedesche. La Gestapo aveva avuto l’incarico di debellare l’organizzazione. Ma fino ad allora le indagini non erano state in grado di individuare i componenti della Rosa Bianca. Il 18 febbraio del 1943 Sophie Scholl e il fratello Hans salirono in cima allo scalone principale dell’università di Monaco e, incuranti del pericolo, lasciarono andar giù una grande quantità di volantini. Il bidello dell’università Jacob Schmid, con l’aiuto del segretario dell’università Albert Scheithammer, bloccò i due fratelli che furono consegnati alla Gestapo.

Hans e Sophie si assunsero tutte le responsabilità con la speranza di proteggere gli altri componenti dell’organizzazione. Sophie resistette quattro giorni alle torture ma non rivelò i nomi dei compagni coinvolti. A causa della bozza di un volantino che Hans aveva in tasca fu subito individuato anche Cristoph Probst. Quattro giorni più tardi, il 22 febbraio, I fratelli Scholl e Probst furono sottoposti a processo dal Tribunale del Popolo. Il presidente della corte era Roland Freisler, inviato appositamente da Berlino e conosciuto come giudice-boia per le numerose sentenze di condanna a morte che aveva emesso. Dopo cinque ore di dibattimento, durante il quale gli imputati non ebbero la possibilità di difendersi, Hans Scholl, Sophie Scholl e Cristoph Probst furono condannati alla ghigliottina. La sentenza era da eseguirsi immediatamente.

Il direttore del carcere, lo stesso boia Johann Reichhart e tutti i presenti rimasero sorpresi dal coraggio che dimostrarono i tre nell’affrontare il loro destino. Il direttore, commosso dalla loro forza d’animo e andando contro il regolamento, concesse che i tre si riunissero tra loro e incontrassero i loro genitori prima dell’esecuzione della condanna. La prima a essere ghigliottinata fu Sophie che affrontò la morte con grande dignità. Subito dopo seguirono la sua sorte Hans e Cristoph.

Nei mesi successivi furono catturati Kurt Huber, Alexander Schmorell e Willi Graf. Sottoposti a processo vennero tutti condannati alla pena capitale. I primi due furono giustiziati il 13 luglio del 1943. Willi Graf fu ghigliottinato il 12 ottobre. Altri studenti vennero incriminati per l’attività della Rosa Bianca. Furono condannati solo a pene detentive.

Dopo la sconfitta del nazismo venne alla luce la vicenda della Rosa Bianca. Il musicista Carl Orff accusato dagli alleati di essere colluso con il nazismo si difese affermando di essere stato uno dei fondatori di quella organizzazione. Cosa non vera poiché i suoi rapporti con il movimento erano limitati all’amicizia che aveva con il professor Kurt Huber. Numerose sono state le strade, le piazza e le scuole intitolate in Germania, in Austria, in Italia e in altri paesi a nome dei fratelli Scholl. La piazza antistante l’ingresso della Ludwig Maximilians Universität di Monaco è stata chiamata Geschwister-Scholl-Platz (Piazza Fratelli Scholl). Inoltre è stato istituito a Monaco il premio letterario Geschwister-Scholl.

Nel 1981 la chiesa ortodossa russa ha proclamato Alexander Schmorell martire. Nel 2007 lo stesso è stato canonizzato. Viene onorato il 12 luglio come S. Alessandro di Monaco. Numerose istituzioni pubbliche tedesche sono state intitolate con i nomi degli altri membri della Rosa Bianca.

Il giudice Roland Freisler, che aveva condannato alla pena capitale i martiri del movimento, morì nel 1945 durante un bombardamento alleato. Fu colpito da una scheggia di una bomba mentre fuggiva verso un rifugio antiaereo. Il medico che intervenne in suo soccorso e che ne dichiarò la morte era il fratello di Rüdiger Schleicher, condannato alla fucilazione dallo stesso giudice Freisler il giorno precedente il suo decesso.

Il bidello dell’università Jacob Schmidt, che aveva fatto catturare i fratelli Scholl subì un processo dopo la guerra. Fu condannato a 5 anni di carcere per la sua attività a favore del nazismo.

(Foto in alto: monumento commemorativo dei fratelli Hans e Sophie Scholl , collocato all’Università Ludwig Maximilians di Monaco, Germania, 2005, Gryffindor)