Monumento a Giovanna II e Ladislao I di Napoli, chiesa di S. Giovanni a Carbonara, Armando Mancini - Flickr, 2010

LADISLAO E LA DONNA FATALE

Ladislao I d’Angiò-Durazzo, che oltre al titolo di re di Napoli aveva anche i titoli di re di Sicilia, di Gerusalemme e d’Ungheria, nacque a Napoli l’11 luglio 1376. Era figlio di Carlo III e Margherita di Durazzo. Carlo era cugino della regina Giovanna I di Napoli. Ladislao rimase orfano del padre all’età di 10 anni, fu incoronato re di Napoli sotto la reggenza della madre Margherita.

La madre non aveva polso nel governare e di questo approfittarono le varie fazioni in cui si divideva la nobiltà napoletana. I nobili favorevoli alla stirpe francese degli angioini chiamarono Luigi II d’Angiò, che riteneva sé stesso il legittimo pretendente al trono di Napoli. Luigi II, appoggiato dalla potente famiglia Sanseverino e da Ottone di Brunswick, venne a Napoli con un esercito e sconfisse le truppe di Margherita di Durazzo. Margherita e il figlio Ladislao si rifugiarono all’interno del Castel dell’Ovo, dove furono assediati dai francesi. Riuscirono fortunosamente a fuggire via mare raggiungendo Gaeta.

Luigi II divenne re di Napoli ma, mancandogli l’appoggio di buona parte della nobiltà, fu costretto a combattere contro diversi feudatari ribelli per consolidare il regno.

Nel 1389 Ladislao si sposò con Costanza Chiaramonte, figlia di Manfredi, conte di Modica, il più importante feudo del regno di Trinacria (Sicilia). Manfredi, in quel periodo, era stato nominato vicario del re e reggeva il regno siciliano. Il matrimonio durò solo tre anni. I Chiaramonte caddero in disgrazia e Andrea Chiaramonte, parente e successore di Manfredi, fu decapitato in una piazza di Palermo. In seguito a questi avvenimenti Ladislao ripudiò Costanza.

Era la prima domenica di luglio del 1392. Durante la messa solenne officiata dal vescovo di Capua, il prelato lesse l’atto di ripudio di Ladislao nei confronti della moglie, con grande sorpresa di tutti i presenti compresa la stessa Costanza. Il ripudio fu possibile perché nel 1390 era stato eletto papa, con il nome di Bonifacio IX, Pietro Tomacelli, appartenente a una nobile famiglia napoletana schierata con Ladislao, che acconsentì all’annullamento del matrimonio.

Questa storia è tratta dal volume “NAPOLI AL TEMPO DI … Episodi e personaggi della storia partenopea” di Silvano Napolitano. AMAZON.IT

Nel 1399 il giovane re decise di riprendersi il trono. Ladislao, approfittando dell’assenza di Luigi II, che si trovava in Puglia per cercare di domare i baroni ribelli, conquistò Napoli con il suo esercito.

Luigi comprese che se avesse combattuto contro Ladislao avrebbe avuto partita persa, quindi si ritirò in buon ordine in Francia, rinunciando al trono. Ladislao, ventitreenne, consolidò il suo potere nel regno sconfiggendo duramente i nobili filo-francesi, distruggendo completamente il potere della famiglia Sanseverino, eliminando fisicamente molti dei suoi esponenti che erano stati a capo della fronda favorevole a Luigi.

 All’inizio del 1400, consolidato il suo potere nel regno di Napoli, le mire di Ladislao si estesero a tutta la penisola italica, compresi i possedimenti papali. Fu l’antesignano, con quattro secoli di anticipo, di Gioacchino Murat e di Garibaldi che ebbero lo stesso obiettivo.

Nel 1403, mentre organizzava la sua campagna di conquiste verso il nord dell’Italia, Ladislao sposò Maria di Lusignano, figlia di Giacomo I re di Gerusalemme e di Maria di Brunsvick-Grubenhagen. Maria morì l’anno successivo senza aver avuto figli. Sembra che la stessa fosse precipitata “accidentalmente” dallo scalone di Castel Nuovo ferendosi mortalmente o, forse, fosse “caduta” dagli spalti e affogata nelle sottostanti acque del porto.

Nello stesso anno Ladislao, che aveva diritti dinastici sull’Ungheria e la Dalmazia, fu incoronato a Zara re d’Ungheria. Un titolo che restò sulla carta poiché il giovane re non prese mai possesso di quei territori.

Volendo consolidare il suo potere nel regno di Napoli, prima di intraprendere la campagna d’Italia, Ladislao mosse con il suo esercito contro il principato di Taranto, che ancora non era sottomesso. A reggere il principato era Maria d’Enghien, vedova di Raimondo Orsini del Balzo. L’assedio del castello di Taranto non diede quel veloce esito sperato da Ladislao. Il giovane re, che aveva fretta di liquidare la pratica “Taranto”, per affrontare quella ben più appetibile “Italia”, decise di chieder in moglie Maria d’Enghien, in modo da risolvere il conflitto presto e bene. Le trattative nuziali furono molto laboriose. Maria accettò di sposarlo, nonostante fosse sconsigliata dai suoi sodali che non si fidavano delle promesse di Ladislao.

Il matrimonio fu celebrato nella cappella del castello il 6 aprile del 1407. Il principato di Taranto e i suoi feudi vassalli furono incorporati nei beni della corona. Alcune fonti dicono che Maria e i suoi figli di primo letto vissero praticamente prigionieri in Castel Nuovo a Napoli nei successivi sette anni, ma questo non risulta suffragato da alcun documento storico. Probabilmente visse in una situazione di isolamento ma non di segregazione. Certo è che Ladislao non era particolarmente innamorato di Maria, che al momento del matrimonio aveva 40 anni a fronte dei suoi 31. Ancora oggi a Taranto sopravvive il detto:”’u guadagne de Maria Prene”, dove Prene sta per Brienne, nome di famiglia di Maria, cioè un affare che si presenta vantaggioso ma poi si rileva una fregatura.

Ladislao già nel 1405 aveva effettuato una spedizione militare nel Lazio meridionale, spingendosi fino a Roma. Il tentativo si era risolto con un nulla di fatto. Nel 1408, dopo per aver sistemato gli affari interni del regno, riprovò a impossessarsi dei possedimenti del papa. Pose sotto assedio Roma, che cadde in breve tempo. Conquistò anche Perugia e altre città del centro Italia. Controllava Talamone, l’intera Umbria e parte delle Marche, aveva creato una formidabile testa di ponte per conquistare il resto della penisola.

Firenze e Pisa, sentendosi in pericolo, costituirono una lega. Intanto Genova si era alleata con Ladislao, mentre papa Alessandro V, che da Roma si era rifugiato a Bologna, alleata di Firenze e Pisa, proclamò Luigi II d’Angiò Re di Napoli. Di conseguenza lo sollecitò a venire dalla Francia a supporto dell’alleanza contro Ladislao.

Nonostante l’ottimo posizionamento, Ladislao, che per far fronte alle necessità della guerra aveva venduto i suoi diritti sulla Dalmazia a Venezia per 100.000 ducati, dovette rinunciare a Roma e ad altre città del Lazio, difese solo da piccole guarnigioni di truppe napoletane. Esse furono riconquistate dalle forze della lega Firenze-Pisa e riconsegnate al nuovo papa, che poi era un antipapa, Giovanni XXIII, il quale riprese possesso di Roma.

Nel 1411, poiché l’esercito di Ladislao, nonostante le sconfitte nel Lazio, continuava a essere temibile, Firenze e Pisa si accordarono con il re di Napoli per porre fine alle ostilità. Giovanni XXIII, abbandonato anche da Luigi II, il quale era stato sconfitto in battaglia ed era tornato per la seconda volta in Francia con le pive nel sacco, non ebbe scelta che trovare un accordo.

Rinunciò definitivamente all’alleanza con il francese riconoscendo, in forza degli antichi diritti feudali del papa sul regno di Napoli, Ladislao come re di Napoli. Ladislao acconsentì alla pace, interpretandola come una necessaria sosta per poter curare gli affari del suo stato e aver tempo per riorganizzare le forze militari, sempre mirando all’obiettivo a cui non aveva rinunciato: riunire l’Italia sotto il suo scettro.

Nel 1413 si mosse di nuovo con il suo esercito, al cui comando aveva nominato il famoso capitano di ventura Angelo Tartaglia, invadendo i possedimenti papali. Roma si arrese quasi senza fare resistenza. Conquistato lo Stato della Chiesa si accinse a invadere il resto dell’Italia. Occupò Firenze senza colpo ferire in base al trattato di pace che i fiorentini conclusero con lui. Firenze diventò il suo nuovo trampolino di lancio verso l’Italia settentrionale.

Nel 1414 Ladislao, mentre era a Firenze, fu colpito da una grave malattia. Si fece trasportare a Roma per ricevere migliori cure, ma giunto nella città eterna le sue condizioni peggiorarono. Allora fu trasportato in nave a Napoli dove giunse il 2 agosto. Il 6 agosto spirò in Castel Nuovo accudito dalla moglie Maria d’Enghien e dalla sorella Giovanna, che prese il suo posto sul trono, non avendo Ladislao avuto figli.

Sono state fatte varie ipotesi sulla natura della malattia che colpì improvvisamente il re. La più probabile è quella secondo la quale Ladislao morì di sifilide, infezione a quel tempo letale.

Un’altra versione racconta di un avvelenamento durante un rapporto sessuale con una fanciulla, figlia di un famoso medico perugino, che era in combutta con i fiorentini e dal quale egli si recava per curare la sifilide. L’avvelenamento avvenne con una bevanda di latte e miele condita al cianuro, che gli fu offerta dalla leggiadra fanciulla. Secondo altri la vita della giovinetta fu sacrificata spalmando la sua pelle con una crema velenosa che intossicò mortalmente Ladislao. Giovanna II di Napoli fece costruire in onore del fratello un monumento funebre all’interno della chiesa di S. Giovanni a Carbonara, dove lo stesso fu tumulato. La vedova Maria d’Enghien riuscì a riottenere, dopo alterne vicende, i suoi feudi in Puglia.

(Foto in alto: Monumento a Giovanna II e Ladislao I di Napoli, chiesa di S. Giovanni a Carbonara, Armando Mancini – Flickr, 2010, CC BY-SA 2.0)