Mappa delle Svalbard, 1758, Jacques-Nicolas Bellin

LE SVALBARD E L’ITALIA

L’arcipelago delle Svalbard è un gruppo di isole situate a nord della Norvegia, distanti solo 900 chilometri dal Polo Nord. L’arcipelago è composto da diciannove isole di cui la sola Spitsbergen, la più estesa, è abitata da circa 2700 persone divise in quattro municipi: Longyearbyen, Barentsburg, Ny Älesund e Svea. Longyearbyen, che è il capoluogo, conta circa 2100 abitanti. Nella cittadina sono presenti il porto e l’aeroporto, una sede universitaria e il museo etnografico. Qui risiede il governatore dell’arcipelago. Barentsburg, la seconda cittadina che dista 55 chilometri dal capoluogo, conta circa 500 abitanti, quasi tutti minatori russi e ucraini. Ny Älesund, a 6 ore di motoslitta da Longyearbyen, conta 200 abitanti nel periodo estivo e 30 nel periodo invernale, la maggior parte di essi sono ricercatori scientifici. L’ultima municipalità di Spitsbergen è Svea dove abitano circa 220 minatori che lavorano nelle miniere di carbone situate nei pressi. Il totale non corrisponde al numero complessivo degli abitanti poiché nei centri minori molte presenze riguardano il solo periodo estivo. Alle Svalbard vivono anche 3000 orsi bianchi, che girano indisturbati per le isole. I residenti, quando hanno necessità di allontanarsi dai centri abitati, devono essere ben armati di fucile e pistola, per far fronte a eventuali attacchi dei plantigradi. Nonostante la loro pericolosità si contano solo cinque o sei morti a causa di attacchi di orsi bianchi negli ultimi venti anni. L’ultima vittima si ebbe nel 2012. Pochissimo sono anche gli orsi uccisi dai residenti. Quando si avvicinano pericolosamente basta sparare dei colpi a salve per allontanarli.    

STORIA DELL’ARCIPELAGO

L’arcipelago venne probabilmente scoperto dai navigatori vichinghi, ma la prima notizia registrata sulla sua esistenza fu data dopo l’esplorazione delle isole fatta da Willem Barentsz nel 1596. In seguito sull’isola principale furono insediate delle stazioni baleniere poiché i mari attorno all’arcipelago erano meta delle navi che si cimentavano nella caccia ai cetacei. L’arcipelago fu meta di spedizioni scientifiche a partire dal XVIII secolo. Baltazar Mathias, studioso ed esploratore norvegese, vi giunse nel 1827. Altre quattro spedizioni furono guidate dallo svedese Adolf Erik Nordenskiöld nella seconda metà del XIX secolo. Il britannico Martin Conway esplorò le Svalbard, che allora venivano chiamate Spitsbergen, nel 1896. Ben presto sorsero controversie sul diritto esclusivo di pesca alle balene attorno all’arcipelago tra Inghilterra e Danimarca. Olanda e Francia reclamavano libertà di pesca in nome del principio “Mare liberum”. Olanda e Inghilterra si accordarono per dividersi le zone di pesca, tollerando una limitata presenza di navi baleniere danesi e francesi. Le balene cacciate erano spiaggiate sulla costa di Spitsbergen dove venivano lavorate dagli equipaggi delle baleniere. Erano tanti i cetacei catturati che gli uomini incaricati della lavorazione degli stessi sostavano permanentemente sull’isola. Alla fine dell’ottocento furono i norvegesi che si dedicarono alla caccia dei cetacei lungo le coste delle Svalbard.

Agli albori del novecento iniziò lo sfruttamento minerario della principale isola dell’arcipelago. Videro la luce le prime miniere di carbone. In concomitanza fu fondato dai norvegesi il villaggio di Longyear City, che poi divenne il capoluogo Longyearbyen. Gli olandesi fondarono il piccolo centro abitato di Piramyden abitato dai minatori delle vicine di miniere di carbone. I sovietici e poi i russi sostituirono gli olandesi a Pyramiden che oggi ospita la comunità russa dell’arcipelago.

L’arcipelago è stato “terra nullius”, cioè senza la sovranità di alcun paese fino al 1919. Questo vuoto di potere creava contrasti tra le varie comunità presenti su Spitsbergen. La Conferenza di Pace di Parigi di quell’anno riconobbe alla Norvegia la sovranità sulle isole. Nel 1920 venne stilato il “Trattato delle isole Svalbard” che stabilì una sovranità limitata della Norvegia sulle isole. Il trattato permette alle nazioni che lo sottoscrivono che propri cittadini possano liberamente risiedere alla Svalbard e intraprendere attività commerciali, di sfruttamento minerario e pesca. La locuzione di attività commerciale deve essere intesa come possibilità di promuovere qualsiasi tipo di impresa economica, commerciale e industriale. Il governo norvegese è rappresentato sull’isola da un governatore chiamato “Sysselmann”. Sono 14 le nazioni che in origine sottoscrissero il trattato, tra queste l’Italia. Nel tempo se ne sono aggiunte altre fino a raggiungere il numero di 46 paesi aderenti.

ITALIANI ALLE SVALBARD

In virtù del trattato il governo italiano nel 1920 allestì a “Baia del Re”, oggi conosciuta con il nome Ny Älesund, una base per dirigibili che fu utilizzata dal generale Umberto Nobile durante il tentativo di raggiungere il Polo Nord con il dirigibile Italia. Il velivolo, con un equipaggio quasi tutto italiano, arrivò sulla verticale del Polo Nord alle ore 0:24 del 24 maggio 1928. Il giorno successivo il dirigibile a causa di un guasto e avendo incontrato condizioni meteorologiche avverse, si abbatté sul pack. Furono sbalzati sul ghiaccio 10 membri dell’equipaggio, tra i quali il comandante Nobile. Uno dei dieci, Pomella, morì a causa dell’impatto. Sei uomini restarono a bordo. Subito dopo l’impatto il dirigibile si rialzò in volo senza la cabina di pilotaggio che si era staccata dall’involucro. Nulla poterono i sei uomini rimasti a bordo non essendo in più grado di guidare quello che rimaneva del dirigibile. Si suppone che perirono annegati poco dopo. I nove superstiti si ripararono sotto una tenda di fortuna che colorarono di rosso per renderla più visibile ai soccorritori. Baia del Re, dove era ormeggiata la nave militare di appoggio alla missione “Città di Milano”, fu la base da dove iniziarono le ricerche dei dispersi a cui parteciparono generosamente in molti. Il navigatore Amundsen durante un volo di ricognizione per individuare i superstiti del dirigibile Italia si inabissò il 18 giugno nel mare Artico a causa di un’avaria al suo aereo. Con lui persero la vita altri cinque uomini dell’equipaggio. Il capitano degli alpini Gennaro Sora, insieme agli esploratori Verming e Van Dogen, organizzò una spedizione via terra partendo dalla Baia del Re per raggiungere i naufraghi. Non ci riuscirono. Furono recuperati il 14 luglio da un aereo svedese. Il 23 giugno l’aereo guidato dall’esploratore Lundborg riuscì ad atterrare nei pressi della tenda rossa, riportando alla Baia del Re il generale Umberto Nobile, che si era gravemente ferito nella caduta sul ghiaccio. La nave rompighiaccio russa Krassin, che era salpata il 16 giugno da Leningrado, il 12 luglio avvistò la tenda rossa e prese a bordo i superstiti della spedizione.

Nel 1997, nelle rinnovate strutture della base italiana di Ny Älesund, è stata allestita una base di ricerca scientifica a cura del Consiglio Nazionale Ricerche (CNR). Nella base, dove vengono svolte ricerche e studi che riguardano l’ambiente marino e artico, possono essere ospitati fino a sette persone. La base ha il nome di “Base artica Dirigibile Italia” in ricordo dell’impresa del 1920. Nei pressi della stessa sono state girate alcune scene del film “Quo vado?” Di Checco Zalone.

Nel capoluogo Longyearbyen vivono alcuni italiani che si dedicano ad attività legate al turismo, quali l’organizzazione dei viaggi, la scorta e la guida di gruppi attraverso i ghiacci dell’isola, il noleggio di attrezzatura e di motoslitte, unico mezzo di trasporto utilizzabile alle Svalbard.

Oggi l’arcipelago è diventato una meta di turismo quasi di massa. Diverse navi da crociera lo includono nei loro itinerari. Questa intensa presenza umana mette in pericolo il delicato equilibrio naturale delle isole, tanto che il governatore dell’arcipelago ha dovuto fare un appello per limitare il numero dei turisti che sbarcano sulle isole, così da limitare i danni che gli stessi procurano involontariamente all’ambiente.