Libano

LIBANO, CROCEVIA DI POPOLI

Il disgregamento dell’Impero Ottomano avvenne in conseguenza dell’alleanza con la Germania durante la Prima Guerra Mondiale. La Francia, l’Inghilterra e la Russia, dopo la vittoria, rivolsero le loro attenzioni alla Penisola Arabica, Iraq, Siria, Libano, Giordania, Palestina e Armenia, territori che fino ad allora erano sotto il dominio ottomano.

Questi paesi furono suddivisi in aree di influenza tra le potenze vincitrici. Ai britannici andarono Giordania, Iraq e Kuwait. La Russia rivolse le proprie attenzioni verso la parte est della Turchia. la Francia si interessò del Libano, della Siria, del sudest della Turchia e della zona settentrionale dell’Iraq. La Palestina fu sotto controllo internazionale di Russia, Inghilterra e Francia.  

IL LIBANO FRANCESE

Fino al 1920 il Libano era una regione della Siria. La Francia, in ragione delle particolarità che presentava la regione costiera affacciata sul Mediterraneo, divise il Libano dal resto del paese creando una nuova entità statale. Il Monte Libano e le città di Tiro, Tripoli e Sidone, che per lunghi secoli furono sedi dei regni latini creati in seguito alle crociate, erano abitati da un crogiuolo di genti tra i quali i cristiani rappresentavano la maggioranza. La parte montuosa del Libano ospitava minoranze cristiane e mussulmane che, perseguitate nei loro luoghi di origine, avevano trovato rifugio negli antichi regni crociati. Le repubbliche marinare di Venezia, Pisa e Genova crearono delle basi commerciali nei porti libanesi. Nel XVII secolo il granduca di Toscana Cosimo II strinse amicizia con l’emiro libanese Fakhr-al-Din II. Cosimo II si impegnò con l’emiro per liberare il Libano dall’occupazione ottomana. L’alleanza abortì sul nascere in seguito alla morte di Cosimo. La Francia mantenne rapporti commerciali con il Libano già dal tempo delle crociate. Nel XVII secolo i francesi sottoscrissero un accordo con l’Impero Ottomano nel quale veniva riservato alle popolazioni cristiane di quel luogo una particolare protezione. Tale accordo non servì a evitare invasioni di varie popolazioni arabe, formate da tribù druse, curde e sunnite, che godevano della protezione ottomana. Ci furono numerosi scontri tra queste tribù e i cristiani maroniti del Monte Libano e della parte costiera del paese. Nel 1860 ci fu un massacro di circa 10.000 cristiani a opera delle tribù druse. La Francia di Napoleone III e altre potenze europee intervennero a protezione di questa popolazione. La Francia in particolare esercitò una stretta influenza culturale e commerciale sul Libano. La lingua più diffusa nelle città rivierasche, dopo l’arabo, fu quella francese. Per tale motivo, dopo la prima guerra mondiale, con il trattato di pace sottoscritto a Versailles, la Francia pretese il controllo del Libano e della Siria.

L’INDIPENDENZA DEL LIBANO

Nel 1920 il Libano era sotto mandato amministrativo francese. IL 23 maggio del 1926 fu ratificata la costituzione. Il primo presidente eletto fu Charles Debbas. Egli era un rappresentante della religione minoritaria greco-ortodossa. In tal modo si evitò il contrasto tra maroniti e le altre confessioni presenti in Libano. Durante la seconda guerra mondiale, dopo l’occupazione tedesca della Francia, la Siria e il Libano furono invasi dagli inglesi che posero i due paesi sotto il controllo del governo della Francia libera, guidato da Charles De Gaulle, che operava da Londra. Nell’agosto del 1943 si tennero le prime elezioni sulla base di una proporzione degli eletti prestabilita in 6/5 tra maroniti e mussulmani. Nel novembre dello stesso anno il Libano si autoproclamò indipendente. I francesi in risposta imprigionarono il presidente eletto Bishara al-Khuri e gli indipendentisti Pierre Gemayel, Riyad al-Sulh e Camille Chamoul nel castello di Rashaya dove rimasero rinchiusi per 11 giorni. Il mandato francese ebbe termine nel 1945. Solo dopo la partenza delle truppe francesi l’indipendenza del Libano divenne effettiva.

GUERRA CIVILE LIBANESE

Negli anni del dopoguerra il Libano godette di un notevole sviluppo economico favorito da rapporti commerciale preferenziali con i paesi europei, in primis Francia e Italia. La situazione politica andò deteriorandosi a causa della mutata situazione demografica del paese, dove i mussulmani erano diventati maggioranza a scapito dei cristiani. Questo determinò la richiesta da parte delle forze politiche di matrice islamica di una modifica della costituzione relativa alla rappresentanza politica, modifica a cui erano contrari i partiti di ispirazione cristiano-maronita.

Un altro motivo di tensione erano i circa due milioni di palestinesi che avevano trovato accoglienza nei campi profughi libanesi a seguito della guerra arabo-israeliana del 1967. Questi campi erano la base della guerriglia palestinese del Settembre Nero. La conseguenza di questa invadente presenza fu la divisione dell’esercito libanese nelle sue componenti religiose. La parte maronita dell’esercito si opponeva alla fazione del Settembre Nero per evitare un coinvolgimento del Libano nella guerra a bassa intensità tra OLP e israeliani. Reparti dell’esercito formati da mussulmani appoggiavano invece le fazioni palestinesi nelle loro azioni contro Israele.

Il conflitto tra islamici e cristiani sfociò nel 1975 nella guerra civile. La Siria si schierò a fianco dei maroniti che godevano anche dell’appoggio israeliano. La guerra, nonostante una tregua, proseguì con sanguinosi attentati che colpirono alternativamente le personalità più in vista di ambo le parti.

Nel 1978 le forze armate israeliane invasero il sud del Libano creando una zona cuscinetto estesa fino al fiume Litani. A seguito degli accordi di Camp David la Siria abbandonò i maroniti rischierandosi con il fronte islamico di sunniti, drusi e OLP. Le fazioni scite rappresentavano un terzo fronte a causa della loro alleanza con l’Iran. Nel 1982 Israele invase nuovamente il Libano. I mezzi corazzati con la stella di David arrivarono alla periferia di Beirut da dove iniziarono un bombardamento delle postazioni islamiche nella città. Israele, guidata dal primo ministro Begin, intendeva sradicare l’OLP dal Libano per risolvere una volta per tutte la guerriglia palestinese contro Israele condotta dall’ala militarista dell’organizzazione palestinese.

GLI ITALIANI A SABRA E CHATILA

Un attentato della fazione islamica contro i maroniti, alleati degli israeliani, provocò la morte del leader cristiano Bashir Gemayel insieme ad altri 26 dirigenti falangisti. Dopo l’attentato l’esercito israeliano entrò in Beirut, ufficialmente per difendere i palestinesi dalla vendetta maronita. I militari libanesi cristiani, agli ordini di Elie Hobeika, il 16 settembre del 1982 circondarono il quartiere arabo Sabra di Beirut e il campo profughi di Chatila dove abitavano migliaia di palestinesi. L’esercito israeliano non intervenne permettendo alle milizie maronite di imperversare nei due campi palestinesi fino al 18 settembre. Si contarono centinaia di morti tra i palestinesi. L’esercito libanese dichiarò che il numero dei morti era di 460. Gli israeliani calcolarono circa 900 vittime. Il numero effettivo di morti nei due giorni di massacri avvenuti all’interno di Sabra e Chatila, ma anche in altri quartieri di Beirut, non fu mai accertato con precisione. Il mancato intervento delle forze israeliane presenti a Beirut fu esaminato dalla Commissione Kahan, costituita dal governo israeliano, che censurò il comportamento del primo ministro Menachem Begin, del ministro della difesa Ariel Sharon e del capo di stato maggiore Rafael Eitan che non erano intervenuti, nelle loro rispettive funzioni, per fermare le milizie falangiste o almeno limitarne l’azione.

In seguito al massacro Francia, Stati Uniti, Italia e Gran Bretagna decisero di intervenire direttamente inviando dei contingenti a protezione dei palestinesi. L’operazione non ottenne la copertura ONU a causa del veto dell’URSS. Il contingente italiano, che era appena rientrato dopo aver partecipato alla missione ONU tesa a proteggere i palestinesi che lasciavano il Libano, ripartì di nuovo verso il Paese dei Cedri. Il 20 settembre presero il largo da La Spezia le navi militari da sbarco Caorle e Grado e la fregata Perseo. Trasportavano uomini e mezzi del battaglione San Marco. Inoltre partirono da Genova i traghetti Canguro Bianco e Buona Speranza carichi di mezzi blindati e militari. Altri militari raggiunsero Cipro a bordi di aerei civili e militari e dall’isola furono trasferiti in Libano con il traghetto Staffetta Jonica. Inoltre parteciparono all’operazione diverse navi della marina militare: Intrepido, Ardito, Audace, Perseo, Lupo, Sagittario e Orsa. Furono 2300 i militari delle forze armate italiane che operarono sul terreno a protezione dei civili palestinesi. Il contingente costruì anche un ospedale da campo dove furono curati civili e combattenti di qualsiasi fazione. La missione di peacekeeping ebbe termine il 6 marzo del 1984 con il rientro in patria delle forze italiane.

INGRESSO DELLE FORZE ISRAELIANE IN LIBANO NEL 2006

Nel 2005 la cosiddetta “Rivoluzione dei Cedri”, che si accese in seguito all’assassinio del primo ministro Rafic Hariri, determinò il ritiro siriano dal Libano. Il 12 luglio del 2006 la fazione filoiraniana libanese “Hezbollah” attaccò una pattuglia dell’esercito israeliano. Morirono otto militari israeliani mentre due di essi furono presi prigionieri. In conseguenza dell’attacco subito Israele lanciò un’offensiva diretta contro gli Hezbollah che coinvolse l’intero Libano. Bombardamenti aerei colpirono l’aeroporto di Beirut, le vie di comunicazione tra Libano e Siria, il porto della capitale e diversi stabilimenti industriali. L’esercito avanzò da sud trovando una strenua resistenza tra le forze islamiche. Queste disponevano di armi anticarro che distrussero diversi carri armati con la stella di Davide. Inoltre riuscirono ad abbattere elicotteri e colpire una nave della marina militare israeliana. L’11 agosto il Consiglio di Sicurezza dell’ONU approvò una risoluzione che disponeva il ritiro degli israeliani nei propri confini, il disarmo delle diverse milizie libanesi e il controllo dell’esercito regolare, coadiuvato da forze UNIFIL, della fascia di terra tra il confine israeliano e il fiume Litani. Le forze UNIFIL, costituite da militari europei sotto la guida francese e poi italiana, si schierarono nella zona cuscinetto a garanzia del rispetto della risoluzione ONU. Il 21 novembre 2006 fu ucciso in un attentato Pierre Amine Gemayel, capo dei maroniti e ministro dell’industria.

La guerra civile siriana non ha aiutato la pacificazione del Libano. Gli Hezbollah, aiutati dagli iraniani, hanno intensificato la loro attività con l’intenzione di prendere il controllo del paese. Hanno inoltre ripreso gli attentati contro gli israeliani attraverso il lancio di razzi diretti verso i centri abitati di Israele vicini al confine con Libano e Siria.

La situazione interna del Libano rimane caratterizzata da forti tensioni alimentate dalle fazioni che rappresentano le diverse confessioni religiose e i vari orientamenti politici. Il 4 agosto del 2020 un’enorme e terribile esplosione ha interessato il porto di Beirut e tutta la città, distruggendo completamente le attrezzature e gli edifici portuali, nonché tutta l’area cittadina circostante, provocando circa 100 morti, 5000 feriti e 300.000 senzatetto. A esplodere sono stati 2700 tonnellate di nitrato di ammonio depositati nei silos del porto. A tal proposito sono state messe sotto accusa le autorità portuali che, pur consce della pericolosità del contenuto dei silos, non avevano provveduto per tempo alla loro messa in sicurezza trasferendo il nitrato di ammonio in un sito più adatto all’immagazzinamento. Non mancano sospetti che sia stato un attentato terroristico a provocare l’esplosione del nitrato di ammonio.

La situazione finanziaria del paese, che presenta un forte indebitamento pubblico, in questi ultimi anni è andata peggiorando tanto da determinare, nel marzo del 2020, la dichiarazione di default delle finanze pubbliche, accompagnata da un inevitabile peggioramento della condizione finanziaria ed economica dei cittadini libanesi.