Statua di Napoleone I a Cherbourg, Eric Pouhier, 2005, CC BY-SA 2.5

L’IMPERATORE NAPOLEONE I

DA CONSOLE A IMPERATORE (seconda parte)

Nei giorni dell’incoronazione Napoleone sta organizzando l’invasione dell’Inghilterra. Ha trasferito l’esercito sulle coste della Manica e la marina è pronta a effettuare il trasbordo delle truppe. Le difficoltà dello sbarco e dell’invasione dell’isola britannica hanno però il sopravvento sul desiderio di sconfiggere il principale nemico della Francia. Napoleone, resosi conto dei rischi che comporterebbe una sconfitta, rinuncia allo sbarco. Questo non impedisce alla Royal Navy, comandata da Horatio Nelson, di attaccare e sconfiggere la flotta francese nella battaglia di Trafalgar. Il naviglio francese viene quasi completamente distrutto nello scontro. Nelson muore durante lo scontro, colpito da un proiettile di moschetto mentre si trova sul cassero della sua ammiraglia.

Napoleone sposta a marce forzate la grande armata dal nord dalla Francia fino alle rive del Reno e del Danubio per affrontare la terza coalizione. Austriaci e russi si sono alleati per contrastare i francesi. La Prussia, nonostante che abbia aderito alla terza coalizione, non entra in guerra. Il 20 ottobre del 1805 Napoleone, al comando della Grande Armata, affronta vittoriosamente gli austriaci a Ulma, prima che le forze russe abbiano il tempo di unirsi agli alleati. I francesi giungono di gran volata fino a Vienna, riuscendo a entrare in città grazie a uno stratagemma di Gioacchino Murat, che conquista l’ultimo ponte sul Danubio ancora intatto, ingannando i soldati austriaci messi a difesa dello stesso. Egli indossa e fa indossare ai suoi ufficiali l’uniforme di gala. Questo piccolo drappello di ufficiali francesi, con le loro sgargianti giubbe, armati solo delle sciabole d’ordinanza, attraversa il ponte facendo grandi gesti di saluto e gridando di un inesistente cessate il fuoco tra gli austriaci e i francesi. Giunti dall’altra parte del ponte gli ufficiali sguainano le sciabole e attaccano i soldati, sorpresi e perplessi da tanto ardire, dando il tempo a un reparto di cavalleria, nascosto dietro ad alcuni edifici al di là del ponte, di attraversarlo velocemente e mettere fuori combattimento gli inge­­nui difensori. A sud, intanto, l’Armata d’Italia, comandata dal generale André Masséna, attacca gli austriaci nella battaglia di Caldiero il 30 ottobre, costringendoli alla ritirata.

Questa storia è tratta dal volume “I BONAPARTE. Una storia quasi italiana” di Silvano Napolitano. AMAZON.IT

A provocare la sconfitta definitiva della terza coalizione, consentendo il predominio della Francia su gran parte dell’Europa, è la vittoria dei francesi nella battaglia di Austerlitz, combattuta il 2 dicembre del 1805 contro l’esercito austriaco e russo. Subito dopo nasce la quarta coalizione a cui partecipano la Gran Bretagna, la Prussia e la Russia, alle quali non si unisce l’Austria, appena uscita da una sconfitta che le è costata Venezia e quel che rimaneva del Sacro Romano Impero. I piccoli stati della Germania occidentale confluiscono nella Confederazione del Reno, sotto controllo francese. I soldati del Bonaparte affrontano e sconfiggono i prussiani nella battaglia di Jena. Il 27 ottobre del 1806 Napoleone e le sue truppe entrano a Berlino occupandola. I francesi continuano nella loro marcia verso est per affrontare l’armata russa in avvicinamento. Le truppe fanno sosta in Polonia per superare l’inverno nordico che rende il cammino difficoltoso a causa della neve e del fango. Napoleone viene accolto a Varsavia come un liberatore: slega la Polonia dal giogo russo, prussiano e austriaco. Il territorio polacco era stato in precedenza spartito dai tre potenti vicini. Con l’aiuto dei francesi diventa una nazione indipendente. L’imperatore viene invitato a tutte le feste organizzate dall’antica nobiltà polacca. Durante una di queste conosce l’affascinante Maria Laczynska Walewska. Maria appartiene a una nobile famiglia, che conta tra i suoi avi anche Stanislao Leszczynski, re polacco del XVIII secolo. Con la morte prematura del padre Maciej in una battaglia contro i russi, la famiglia perde le sue ricchezze. Nonostante ciò la madre di Maria, Eva Zabrowska, utilizza tutte le risorse rimastele per dare una adeguata educazione ai due figli maschi e alle tre femmine. Le figlie hanno come istitutore Nicolas Chopin, padre del musicista Fryderyk Chopin. Maria è sposata con il conte Anastasy Colonna Walewsky, molto più anziano di lei, dal quale ha avuto un figlio nel 1805. Dopo qualche insistenza da parte di Napoleone, Maria Walewska ne diviene l’amante. Acconsente alla relazione poiché è sostenitrice, come la maggior parte dei polacchi, della politica espansionistica dell’imperatore attraverso la quale la Polonia aspira a riconquistare la sua indipendenza. In breve il sacrificio fatto per spirito patriottico si trasformerà in un vero amore e in un duraturo rapporto tra i due. L’amore darà i suoi frutti con la nascita del piccolo Alessandro nel 1810. Maria divorzierà dal conte Walewsky nel 1812.

Nella primavera successiva iniziano gli scontri tra le truppe francesi e quelle russe che nel frattempo hanno raggiunto il confine con la Polonia. Dopo alcune durissime battaglie che non hanno un esito risolutivo, il 14 giugno del 1807 l’esercito francese, guidato personalmente dal Bonaparte, e l’esercito russo guidato dal generale Levin August von Bennigsen, originario della Bassa Sassonia, si scontrano a Friedland, cittadina situata nella regione di Konigsberg (Kaliningrad). La sconfitta dei russi in quest’ultima battaglia costringe lo Zar Alessandro I a firmare il trattato di pace di Tilsit, nel quale vengono disegnati i confini delle rispettive zone di influenza. Napoleone ottiene mano libera su gran parte dell’Europa centro-orientale. La Polonia è resa parzialmente indipendente col nome di Ducato di Varsavia, sotto il controllo del re di Sassonia Federico Augusto I. Diventa, a tutti gli effetti, uno stato satellite dell’impero francese dove le decisioni vengono prese dall’ambasciatore francese residente a Varsavia.

Nel 1807 l’Italia si presenta suddivisa in vari stati e staterelli. La parte maggiore, territorialmente parlando, è rappresentata dal Regno d’Italia, con re Napoleone I, Imperatore dei Francesi. Esso comprende la Lombardia, il Veneto, il Friuli e la Venezia Giulia con l’Istria e parte della Dalmazia, l’Emilia-Romagna, esclusa Parma e Piacenza ma inclusa la Garfagnana con Lucca e Massa-Carrara. Il Regno di Napoli, il cui re è Giuseppe Bonaparte, fratello maggiore di Napoleone, occupa la parte sud della penisola. Il Piemonte, la Liguria e il Ducato di Parma e Piacenza sono sotto il diretto controllo della Francia. Il regno di Sardegna è ridotto alla sola Sardegna, dove si è rifugiato Vittorio Emanuele I di Savoia. In Toscana, esclusa la Garfagnana, insiste il regno di Etruria, governato da Maria Luisa di Borbone-Parma che regge lo stato in nome del figlioletto Ludovico II. Nel 1808 anche il regno di Etruria viene inglobato nello stato francese. In Sicilia, che è a tutti gli effetti un protettorato inglese, regna Francesco IV di Borbone. Lo Stato della Chiesa, con a capo papa Pio VII conserva il Lazio, l’Umbria e le Marche. A causa del rifiuto del papa di aderire al blocco continentale nei confronti dell’Inghilterra, adducendo come motivo l’universalità della chiesa, lo Stato della Chiesa viene invaso dalle truppe francesi del generale Miollis il 7 maggio del 1809 ed è annesso all’Impero Francese. Pio VII emana una bolla con la quale scomunica il Bonaparte. In seguito alla scomunica viene arrestato e trasferito a Grenoble. Dopo quattro anni di residenza forzata nella cittadina francese, Pio VII si piegherà, firmando il nuovo concordato che regola i rapporti tra la Chiesa e la Francia.

In Europa, con il trattato di Tilsit, viene dichia­rata la pace tra Prussia e Francia. La Prussia oltre a dover lasciare la parte della Polonia che occupa, permettendo la creazione del Ducato di Varsavia, in unione personale alla corona di Prussia, deve rinunciare ai territori tra il fiume Elba e Reno dove nasce il regno di Westfalia, del quale è proclamato re Girolamo Bonaparte, il più giovane dei fratelli di Napoleone. Il Belgio è parte della Francia. L’Olanda già nel 1795 è stata invasa dai francesi. Nel 1806 viene creato il Regno d’Olanda, che ha come re Luigi Bonaparte. La Spagna, che era schierata al fianco dei francesi dal 1795, è invasa dalle truppe napoleoniche nel 1807. L’anno seguente viene deposto Carlo IV di Borbone ed è proclamato re di Spagna Giuseppe Bonaparte, che lascia il regno di Napoli al cognato Gioacchino Murat. Il Portogallo, che non ha rispettato l’embargo contro l’Inghilterra, è invaso nello stesso anno, non senza un’accanita resistenza dei lusitani, e unito al regno di Spagna. I reali del Portogallo si rifugiano in Brasile.

Napoleone non ha avuto figli con Giuseppina. I tradimenti della Beauharnais si sommano a quelli del marito che, nonostante tutto, continua a essere profondamente innamorato della moglie. L’amore per Giuseppina non gli impedisce di frequentare altre donne. Con una di queste, Luisa Caterina Denuelle de la Plaigne, che fa parte del seguito della sorella Carolina, ha una intensa relazione. Nel 1806 la Denuelle ha un figlio con Napoleone, Carlo, che viene poi investito del titolo di Conte Léon. Carlo Denuelle avrà una vita scapestrata e piena di debiti. Il fratellastro Alessandro Walewsky e la madre di Napoleone, Letizia Ramolino, interverranno più volte con aiuti finanziari. Ciò non gli eviterà infine di essere condannato per debiti e finire in carcere. Morirà a Pontoise il 15 aprile del 1881.

Nel 1809 si forma la Quinta Coalizione tra l’Austria e l’Inghilterra per affrontare e sconfiggere l’imperatore Napoleone che si considera ormai l’emulo di Carlo Magno. È riuscito a unificare l’Europa, a eccezione dell’Inghilterra, della Russia e dell’Austria, sconfiggendo ovunque le antiche case reali, esautorandole o piegandole ai propri voleri. Contemporaneamente è anche riuscito a esportare i principi della rivoluzione francese in gran parte del continente.

Il 10 aprile 1809 l’esercito austriaco, con a capo l’Arciduca Carlo d’Asburgo-Teschen, invade il regno di Baviera, stato satellite dell’Impero francese, dove regna Massimiliano IV Giuseppe Wittelsbach. La risposta di Napoleone è immediata ed efficace. Respinge le truppe austriache e avanza fino a Vienna, che viene invasa il 13 maggio. L’Inghilterra nel frattempo tenta di invadere i Paesi Bassi, ma le truppe britanniche sono presto respinte verso il mare. Una rivolta popolare tirolese guidata da Andreas Hofer, che è scoppiata dopo il passaggio delle truppe francesi, viene domata dai soldati bavaresi di Massimiliano IV. La sconfitta definitiva dell’Austria nella battaglia di Wagram del 5 luglio del 1809 porta la fine degli scontri. Il successivo trattato di Schönbrunn stabilisce la pace tra i due paesi, non senza che l’Austria paghi un pesante tributo territoriale alla potenza vincitrice. Durante le trattative tra Napoleone e l’imperatore d’Austria Francesco II d’Asburgo-Lorena, un certo Friedrich Staps cerca di accoltellare l’imperatore francese mentre questi passeggia nel giardino del castello di Schönbrunn. È bloccato in tempo dai militari francesi presenti.

In seguito all’attentato Napoleone realizza che, in caso di un suo decesso, non ha un erede che possa proseguire la dinastia, poiché Giuseppina non è stata in grado di dargli un figlio. Naturalmente l’imperatore sa di essere fecondo avendo avuto un bimbo con la Denuelle e la sua amante polacca Maria Walewska è in attesa di un altro suo figlio. Questa circostanza lo induce a lasciare Giuseppina, nonostante che l’amore per la sua bella creola sia tutt’altro che spento. Il matrimonio tra i due viene dichiarato nullo dall’arcidiocesi di Parigi l’11 gennaio del 1810. A Giuseppina viene assegnato come residenza il castello di Malmaison, dove vivrà per il resto della sua vita, e dove Napoleone, nonostante l’annullamento del matrimonio, spesso si recherà per incontrarla. L’ex imperatrice si dedica al restauro del parco del castello, che viene arricchito con duecento varietà di rose fatte arrivare espressamente dalla Persia. Curandone direttamente gli incroci riuscirà a creare due nuove varietà, la Rosa Tea e la Ibrida Perenne, che tuttora sono tra le rose più apprezzate. Morirà alla Malmaison il 29 maggio del 1814, mentre Napoleone si trova costretto nell’isola d’Elba. I giornali ne annunceranno il decesso quale “Madame veuve de Beauharnais”.

Nasce l’esigenza di scegliere una nuova consorte, con un matrimonio che lo aiuti anche nel riconoscimento, a livello internazionale, del suo ruolo in Francia e in Europa. Le candidate al matrimonio sono due: la giovanissima sorella dello Zar di Russia Alessandro I, la quattordicenne Anna Pavlovna Romanova, e la figlia dell’imperatore austriaco, la diciannovenne Maria Luisa. Tra le due la prescelta è Maria Luisa. L’accordo con la casa regnante austriaca viene caldeggiato da Metternich che teme, più di ogni altra cosa, un’alleanza tra Francia e Russia che stringerebbe in una tenaglia l’impero austriaco. Maria Luisa è la primogenita di Francesco II e della seconda moglie, Maria Teresa di Borbone-Napoli, figlia del re di Napoli Ferdi­nando IV e di Maria Carolina d’Austria.

L’11 marzo del 1810 viene celebrato il matrimonio per procura nella AugustinerKirche, la cappella dell’Hofburg, tra Maria Luisa d’Asburgo-Lorena e Napoleone Bonaparte che, assente, è rappresentato al fianco della sposa dall’arciduca Carlo d’Asburgo-Tuschen. Nel successivo viaggio della sposa verso la Francia un Napoleone impaziente di conoscere la giovane austriaca cavalca tutta la notte, sotto una pioggia incessante, per andare incontro a Maria Luisa. La giovane sulle prime appare spaventata da tanta impazienza. Ma questa attenzione da parte dell’imperatore non la lascia indifferente. La prima notte che trascorrono insieme, dopo un momento di imbarazzo da parte di Maria Luisa e di Napoleone, si risolve con una inaspettata intesa tra i due, tanto che il Bonaparte confesserà in seguito che quella prima notte era stata piena di allegria sua e della sua sposa. Maria Luisa ha un’accoglienza principesca alla corte di Parigi, nel palazzo delle Tuilieres. Ne rimane favorevolmente impressionata. Nei giorni seguenti viene ripetuta la cerimonia nuziale che è celebrata nel Louvre dal cardinale Joseph Fesch, zio di Napoleone. Nonostante la buona accoglienza, l’autrichienne Maria Luisa non è ben vista negli ambienti francesi a causa della sua nazionalità. Una parte del clero francese addirittura considera nullo il matrimonio di Napoleone poiché l’annullamento di quello con Giuseppina non era stato convalidato dal papa che anzi aveva scomunicato l’imperatore nel 1809 a causa dell’occupazione dello Stato della Chiesa. Il 20 marzo del 1811 nasce l’erede di Napoleone. Il parto è complicato e il nascituro deve essere preso con il forcipe. Il neonato viene battezzato con i nomi di Napoleone Francesco Giuseppe Carlo.

Nel 1812 Napoleone regna su quasi tutta l’Europa, direttamente o attraverso stati vassalli e alleati. I confini dell’impero sono delimitati a nord dall’Atlantico, dal mar della Manica, mare del Nord e mar Baltico. A oriente confina con la Russia. L’impero austriaco è, in quel periodo, un alleato della Francia. A sud trova il suo limite con l’Impero ottomano e il mar Mediterraneo. Sono escluse la Sardegna dove regnano i Savoia e la Sicilia dove si è rifugiato Ferdinando IV di Borbone. Il confine occidentale dell’Impero è contrassegnato dalle coste atlantiche del Portogallo.

La spartizione del decadente impero ottomano è uno dei motivi per il quale la pace formalizzata a Tilsit nel 1807 tra russi e francesi inizia a vacillare. Lo zar Alessandro è inoltre frustrato nel suo desiderio di predominio sulla penisola scandinava. L’invasione russa della Finlandia procede a rilento a causa della tenace resistenza dei finnici, aiutati dagli svedesi i quali sono consapevoli che, in caso di vittoria russa, il passo ulteriore sarebbe l’invasione della Svezia e della Norvegia. Re Carlo XIII di Svezia, non avendo eredi, per consolidare la sua posizione, quella dell’impero svedese in Europa e riconquistare la Finlandia con l’aiuto dei francesi, adotta il maresciallo di Francia Jan-Baptiste Bernadotte come suo erede al trono. Jan-Baptiste è uno dei più valorosi generali francesi. In quel periodo è in rotta con Napoleone a causa di sospetti intorno a una sua partecipazione, negli anni precedenti, a una cospirazione contro l’imperatore. I dissapori sono accentuati anche dal matrimonio di Bernadotte con la sorella della moglie di Giuseppe Bonaparte, Désirée Clary, ex fidanzata di Napoleone, per la quale lo stesso conserva sentimenti d’amore che alimentano anche una certa gelosia nei confronti del marito.

 I timori che la nomina a erede al trono di Svezia del francese Bernadotte possa cambiare le sorti della guerra che i russi stanno conducendo nel Nord Europa, convince lo zar a muovere guerra contro la Francia. Come al solito in tali frangenti è Napoleone ad anticipare i passi degli avversari. Pertanto, avuto notizia di quello che si va preparando nell’impero russo, cerca di evitare lo scontro per vie diplomatiche, poiché la Russia appare un obiettivo difficile da conquistare a causa delle sue dimensioni. Questo tentativo va a vuoto. Anzi l’imperatore francese viene a conoscenza di un abboccamento dei russi con il maresciallo Bernadotte per assicurarsi la neutralità della Svezia nel conflitto imminente. A giugno del 1812 l’esercito francese entra in territorio russo. Esso è formato da 700.000 soldati, di cui 300.000 francesi e il restante proveniente dalle varie nazioni rientranti nell’orbita dell’impero. Tra questi 32.000 vengono dal Regno d’Italia e dal Regno di Napoli. L’esercito zarista, invece di attaccare le truppe della Grande Armata, inizia un’intelligente ritirata, approfittando della immensa estensione della Russia e mettendo in gravi difficoltà Napoleone. L’imperatore si vede costretto, contro le sue iniziali intenzioni che facevano conto di risolvere il conflitto prima ancora di spingersi in profondità nel territorio russo, ad avanzare partendo dalla Polonia. Lo zar Alessandro è pronto a far retrocedere le proprie truppe fino all’estremità del suo impero, consapevole che il tempo, la distanza e l’inverno, i suoi più stretti alleati, alla fine avrebbero provocato una rovinosa sconfitta della Grande Armata.

Dopo vari scontri, nei quali i russi hanno regolarmente la peggio, ma dai quali riescono sistematicamente a sganciarsi per arretrare, l’esercito francese arriva alle porte di Mosca. L’esercito russo si trova costretto ad affrontare i francesi per non lasciare la capitale nelle loro mani. Lo scontro tra i due schieramenti avviene a Borodino, 60 chilometri a ovest della città. Napoleone impiega una settimana per sconfiggere i russi. Il 14 settembre del 1812 l’imperatore entra a Mosca, trovando una città deserta. Stabilisce il suo quartier generale nel Cremlino. Con sua grande sorpresa nella notte si sviluppano numerosi incendi in città. Cittadini russi, nascosti in numerosi edifici, danno fuoco agli stessi. Mosca brucia per alcuni giorni. L’inverno è alle porte, con la conseguente interruzione dei rifornimenti che non sarebbero più potuti arrivati dalla Polonia e dalla Germania a causa delle strade russe coperte da neve e fango. Napoleone considera che passare un inverno a Mosca, alla mercé degli attacchi nemici, sarebbe fatale per il proprio esercito. Dopo un mese di sosta nella città, durante il quale la cavalleria francese, comandata dal re di Napoli Gioacchino Murat, insegue vanamente le colonne di soldati russi che regolarmente sfuggono agli scontri ritirandosi verso est, dà l’ordine di ritirata. La marcia verso Polonia e Germania è oltremodo difficoltosa per la Grande Armata francese. La battaglia della Beresina, dove i russi attaccano le truppe in ritirata durante il guado del fiume, è decisiva per la completa disfatta delle forze francesi. 400.000 sono i morti e 100.000 i prigionieri tra i soldati dell’Armata. Riescono a rientrare in patria in soli 60.000.

Il fallimento delle aspirazioni di Napoleone Bonaparte sulla Russia viene seguito dalla disfatta nelle guerre peninsulari iberiche dove la coalizione di Spagna, Portogallo e Inghilterra sconfigge l’esercito francese ricacciandolo oltre i Pirenei.

Nell’autunno del 1813 Napoleone cerca la sua rivalsa cercando di ripristinare il suo potere sulla Germania. Affronta in terra tedesca la sesta coalizione formata da Prussia, Russia, Svezia e Austria oltre a Gran Bretagna, Spagna, Portogallo e i piccoli stati della Germania.

Dopo le prime due vittorie di Lutzen e Bautzen, Napoleone fa uno dei suoi più gravi errori concedendo una tregua agli avversari. La sosta viene utilizzata per riorganizzare le forze della coalizione. L’esercito svedese, guidato da Carlo XIV di Svezia, ovvero Jean-Baptiste Jules Bernadotte, si attarda nella marcia. L’ultimo desiderio di Bernadotte è quello di scontrarsi con i suoi concittadini. Gioacchino Murat, re di Napoli, è fedelmente schierato al fianco del suo imperatore.

Lo scontro decisivo si accende a Lipsia tra il 16 e il 19 ottobre del 1813. Le forze della coalizione evitano, in prima battuta, lo scontro diretto con le armate guidate da Napoleone, dirigendo gli attacchi contro i reparti guidati dai suoi generali. Sconfitte le ali dello schieramento, la coalizione concentra le proprie forze contro il grosso dell’esercito, comandato dall’imperatore in persona, determinando la sconfitta dei francesi. Questa è facilitata dal tradimento delle truppe sassoni, schierate con i francesi, che durante la battaglia girano le spalle al nemico per fare fuoco contro i loro alleati. Questa debacle è seguita dalla campagna dei sei giorni, nei quali gli eserciti di Russia, Prussia e Austria invadono la Francia e Parigi. Napoleone si rifugia nel castello di Fontainebleau, dove rimane per tutto il tempo durante il quale si svolgono le trattative di resa tra le potenze vincitrici e i rappresentanti francesi.

(Foto in alto: Statua di Napoleone I a Cherbourg, Eric Pouhier, 2005, CC BY-SA 2.5)