Pierre e Marie Curie, 1904

MARIE CURIE

Maria Salomea Sklodowska, polacca trasferitasi a Parigi, conosciuta come Marie Curie, fu la prima donna a essere insignita del Premio Nobel. Nel 1903 le fu assegnato una prima volta insieme al marito Pierre Curie e al fisico Antoine Henri Becquerel per gli studi sulle radiazioni. Venne prescelta per una seconda volta nel 1911 dall’Accademia Svedese delle Scienze per i suoi studi sulla chimica che portarono alla scoperta del Radio e del Polonio.

Era nata nel 1867 a Varsavia in una famiglia appartenente alla colta borghesia della capitale. Il padre Wladyslaw Sklodowski era uno scienziato, educatore e traduttore in polacco delle opere di Dickens, Turgenev e Longfellow, figlio a sua volta di Josef Sklodowski, professore e bibliotecario. Era l’ultima di cinque figli. La madre Bronislawa Boguska morì quando Marie aveva 11 anni. Il decesso della madre e la perdita della sorella Zosia, deceduta a causa del tifo, segnarono profondamente il carattere di Marie.

Nella Polonia di quell’epoca, sotto dominio russo, alle donne era precluso l’accesso agli studi superiori. Per tale motivo Marie strinse un patto con la sorella Bronislawa, a cui era particolarmente legata, di reciproco aiuto che permettesse loro di completare il ciclo di studi che, iniziato da autodidatte sotto la guida del genitore, dovette per forza di cose proseguire a Parigi.

Fu prima Bronislawa, la più grande delle due, a recarsi nella capitale francese, dove frequentò la facoltà di medicina. Marie, per aiutare la famiglia e sovvenzionare gli studi della sorella, si impiegò come governante presso alcune famiglie. Nel frattempo aderì all’Università Volante, un’associazione clandestina patriottica i cui aderenti erano seguaci del positivismo. Mentre lavorava presso l’agiata famiglia Zorawski, che abitava a quattro ore di slitta da Varsavia, il figlio maggiore Casimiro si innamorò di questa strana ragazza, colta e severa. Marie era pronta a sposarlo ma la famiglia si oppose e il ragazzo tornò a dedicarsi ai suoi studi universitari.

Al termine del corso di studi della sorella Bronislawa le due si scambiarono di ruolo. Mentre la più grande, laureata in medicina, iniziava ad esercitare la professione, Marie si trasferì a Parigi ospite della sorella e del marito della stessa. Si iscrisse alla Sorbona per frequentare i corsi di fisica e matematica.

Marie iniziò i suoi studi e le sue ricerche presso il laboratorio della Scuola di Fisica e Chimica Industriale. Il laboratorio era diretto da Pierre Curie. Tra i due si instaurò un intenso rapporto professionale. Quest’amicizia si trasformò in qualcosa di più e i due convolarono a nozze nel 1895. Pierre aveva 36 anni e Marie 28. Nel 1897 la coppia ebbe una bambina a cui fu dato il nome di Irène.

I due coniugi si dedicarono allo studio delle sostanze radioattive. A tale scopo esaminavano grandi quantità di pechblenda, un minerale che presentava una certa radioattività. I due riuscirono ad isolare da tale minerale piccole quantità di un nuovo elemento chimico che fu da loro chiamato “Polonio” in onore del paese di origine di Marie. Questo era trecento volte più radioattivo dell’uranio. Studi successivi portarono alla scoperta di un secondo elemento chimico che fu chiamato “Radio”.

Le due scoperte furono l’oggetto della tesi di dottorato di Marie Curie. I coniugi Curie, inconsapevoli della nocività delle radiazioni emesse dagli elementi da loro scoperti, intensificano i loro esperimenti. La pechblenda veniva riscaldata per separare il bario. Il solfuro di idrogeno prodotto dalla reazione chimica era anch’esso tossico.

Intanto negli ambienti scientifici francesi e internazionali la scoperta venne accolta con entusiasmo per i possibili utilizzi delle radiazioni. Si ipotizzava che potessero guarire dal cancro. Inoltre si sperava che la radioattività avesse un effetto benefico su tutte le altre malattie. Fu Becquerel a rendersi conto per primo dei possibili effetti nocivi di queste sostanze. Una provetta di radio che portò per qualche ora in tasca gli procurò un’ustione. L’isolamento dalle radiazioni utilizzando il piombo fu una sua scoperta.

Marie Curie e il marito non depositarono il procedimento di produzione dei due nuovi elementi chimici presso l’ufficio brevetti poiché desideravano che i risultati dei loro studi fossero a completa disposizione degli scienziati di tutto il mondo.

Nel 1903 le fu assegnato il premio Nobel per la fisica insieme al marito Pierre Curie e al fisico Antoine Henri Becquerel per le loro scoperte sul fenomeno della radioattività. Fu la prima donna a ricevere quel premio. In quello stesso anno, sempre insieme al marito, fu premiata con la Medaglia Davy della Royal Society di Londra. L’anno seguente le fu assegnata la Medaglia Matteucci dall’Accademia Nazionale delle Scienze. Nel 1904 venne alla luce la secondogenita dei Curie. Fu chiamata Ève.

Nel 1906 Pierre Curie fu investito da una carrozza mentre percorreva rue Dauphine. Purtroppo le ruote del carro gli procurarono delle gravi ferite e il conseguente decesso. Fu sepolto due giorni dopo nel cimitero di Sceaux, nella regione dell’Île de France.

L’università della Sorbona assegnò alla “vedova illustre”, così venne soprannominata dalla stampa, la cattedra che era stata del marito. Marie Curie strinse amicizia con il suo collega fisico Paul Langevin. Dopo qualche anno questo rapporto si tramutò in una relazione. La cosa suscitò un grande scandalo, poiché Langevin era sposato con quattro figli.

Nel 1911 l’Accademia delle Scienze di Stoccolma assegnò per la seconda volta il premio Nobel alla scienziata polacca per l’avanzamento nella chimica a seguito dei suoi studi sul radio e sul polonio. A causa dello scandalo provocato dalla sua relazione con Langevin, le fu raccomandato di non recarsi a Stoccolma per ricevere il premio. Consiglio che fu ignorato da Marie Curie che ritirò personalmente il Nobel nella capitale svedese.

Nello stesso anno fece ritorno a Varsavia con le due figlie per visitare la sorella Bronislawa, direttrice del Radium Istitute di Varsavia, che era gravemente ammalata.

Allo scoppio della prima guerra mondiale Marie Curie, con l’aiuto della figlia maggiore Irène, montò un apparecchio radiografico su un’ambulanza. Con questo veicolo le due donne giravano per gli ospedali da campo situati in prossimità del fronte utilizzando la nuovissima apparecchiatura di raggi X per curare i soldati feriti in battaglia. Per la prima volta venivano individuate le fratture delle ossa e la posizione delle pallottole, evitando, per quanto possibile, interventi chirurgici esplorativi alla ricerca di proiettili o schegge di ordigni. 

Dopo la guerra Marie si dedicò alla raccolta dei fondi per lo sviluppo della ricerca scientifica. Le lunghe e inconsapevoli esposizioni alle radiazioni le provocarono un’anemia aplastica che negli ultimi anni di vita la costrinse ospite di un sanatorio nell’Alta Savoia. Morì a causa dell’anemia nel 1934. Fu seppellita in una cassa rivestita di piombo per via delle radiazioni che emanava il suo corpo. Oggi la tomba si trova nel Pantheon di Parigi accanto a quella del marito. Tutti i suoi appunti sono conservati in teche di piombo a causa della radioattività ancora oggi presente sugli stessi.

La figlia maggiore Irène Joliot-Curie divenne a sua volta una scienziata. Nel 1926 sposò il fisico Frédéric Joliot. Insieme condussero studi sui nuclei atomici. Nel 1935 la trasmutazione di alcune sostanze in isotopi radioattivi valse ai due coniugi il premio Nobel per la fisica. Iréne Joliot-Curie morì nel 1956 a Parigi.

La seconda figlia di Marie, Ève Curie, si laureò in scienze e filosofia. Inoltre fu un’eccellente pianista. Si esibì in diversi concerti in Francia e in Belgio. Fu biografa della madre. Scrisse il libro intitolato “Madame Curie”, pubblicato nel 1937. Dal libro fu tratto l’omonimo film statunitense del 1943. Nel 1966 la RAI produsse uno sceneggiato sulla vita della scienziata basato sulla biografia scritta dalla figlia. Fu ministro francese per le comunicazioni durante la seconda guerra mondiale e coeditrice del quotidiano Paris-Press. Nel 1954 sposò Henry Richardson Labouisse, diplomatico statunitense direttore dell’Unicef. Ève ebbe la nomina di ambasciatrice UNICEF e nel 1965 ritirò, per conto dell’organizzazione da lei rappresentata, il premio Nobel per la pace. Morì a New York nel 2007.

(Foto in alto: Pierre e Marie Curie, 1904)