Mata Hari, 1906, Lucien Valery

MATA HARI

Margaretha Geertruida Zelleera era nata in Olanda nel 1876. Figlia di un commerciante, Margaretha frequentò delle ottime scuole. Diversamente degli altri suoi concittadini aveva pelle scura e capelli neri. La sua bellezza per tale motivo aveva ancora più risalto. Già durante la sua precoce adolescenza non esitava a concedere i suoi favori a amanti occasionali. Fu cacciata dalla scuola che frequentava per una relazione che aveva intrecciato con il preside della stessa. Visse con un suo zio a causa della separazione dei genitori, seguita dopo pochi anni dalla morte della madre. A 19 anni conobbe l’ufficiale dell’esercito Rudolph Mac Leod, in congedo perché sofferente di diabete. Margaretha aveva risposto a un annuncio pubblicato dall’ufficiale in cerca di una compagna. I due si sposarono nel 1896. L’anno seguente la coppia ebbe un figlio a cui fu dato il nome di Norman John.

Il marito di Margaretha riprese servizio attivo e fu inviato in Indonesia al comando di una guarnigione. La famiglia si trasferì nella lontana colonia. Nel 1898 nacque la secondogenita della coppia a cui fu dato il nome di Jeanne Louise. In Indonesia Margaretha ebbe occasione di assistere a uno spettacolo di danza orientale. Rimase incantata dalle movenze di quella danza esotica. Fu una fascinazione che in seguito ebbe grande influenza sulla sua vita. Una grave disgrazia colpì i due coniugi. I due figli rimasero avvelenati da una medicina che era stata data loro dalla domestica. Il piccolo Norman John, al contrario della sorella Jeanna, non sopravvisse. Si sospettò che l’avvelenamento fosse stato volontario poiché la domestica era sposata con un militare che aveva ricevuto una punizione dal comandante Mac Leod. Alcuni dubbi sorsero anche in merito alle cure prescritte dal medico del reggimento che, poiché non era abituato a curare bambini, avrebbe potuto prescrivere dosi inadeguate di medicinale ai due piccoli. Margaretha si ammalò di sifilide, trasmessagli forse dal marito. La sifilide era molto diffusa tra i militari di stanza nelle colonie.

MATA HARI DANZATRICE ESOTICA A PARIGI

Nel 1902, maturato il pensionamento del marito di Margaretha, la famiglia tornò in Olanda, sistemandosi ad Amsterdam. A causa di dissapori e alterne vicende i due coniugi divorziarono. La bambina fu affidata alle cure del padre. Margaretha, desiderosa di abitare in una grande città, si trasferì a Parigi. Per mantenersi faceva la modella di pittori e cercava particine nei teatri. Durante una sua permanenza al Grand Hotel conobbe il barone Henri de Marguèrie con il quale intrecciò una relazione. Di punto in bianco la sua vita cambiò. Iniziò a frequentare, in compagnia del barone, gli eleganti locali dei Champs Elisées e i salotti buoni di Parigi.

Nel 1905 riuscì, con l’aiuto del suo amante, a organizzare un’esibizione nel salone del museo Guimet. Si presentò come ballerina di danze orientali con il nome di Mata Hari, che in lingua malese significa “Alba”. Si esibì davanti a una platea formata da 600 invitati appartenenti alla buona società parigina. Era completamente nuda sotto un velo trasparente. Indossava solo un piccolo reggiseno, che consisteva in due cupolette di bronzo tempestate di perle. Le cupolette servivano a celare l’esiguità del seno. Le danze esotiche, che eseguì con grande maestria e sfrontatezza, furono un grande successo e le fecero guadagnare una immediata notorietà. Continuarono le sue esibizioni nei teatri parigini dove lei stessa presentava le sue danze come dei rituali sacri che aveva appreso in oriente. La parola magica “danze sacri” fermò la pur severa censura della polizia parigina.

Divenne intima amica di molti degli uomini più influenti di Parigi. Sembrava che nessuno di questi potesse far a meno di vantarsi con gli amici di avere come amante la bella danzatrice Mata Hari. Riceveva un numero impressionante di regali, compreso l’uso di alcune lussuose abitazioni nella capitale francese.

Nel 1911 si esibì alla Scala di Milano dove interpretò alcuni balletti. Il maestro Tullio Serafin, che diresse l’orchestra, rimase incantato dalla danzatrice. La trovò un’artista eccezionale, che trasformava la propria danza in un’opera d’arte. Disse anche che Mata Hari sapeva come fare per raggiungere i suoi obiettivi. 

MATA HARI DIVENTA UNA SPIA

Nel 1915, nel corso del conflitto tra Francia e Germania, la vita dispendiosa e i numerosi viaggi di Mata Hari all’estero misero in sospetto il controspionaggio francese. La danzatrice era di nazionalità olandese e quindi sospettata di simpatizzare per la Germania. Durante un suo soggiorno a l’Aja ebbe una relazione con Alfred von Kramer, console onorario tedesco. Kramer le donò 20.000 marchi. Era una somma spropositata per essere una ricompensa per le notti d’amore che aveva concesso al tedesco. Ma il console voleva di più dalla danzatrice. Voleva che carpisse segreti militari dai francesi durante i suoi convegni in camera da letto. Mata Hari, come sua abitudine, prese quei soldi senza farsi troppo pregare, ma non aveva intenzione di collaborare spiando per i tedeschi.

In uno scalo intermedio nella città inglese di Folkestone di un suo viaggio in nave, fu fermata dalla polizia inglese e interrogata in quanto sospettata di essere una spia. Il funzionario che la interrogò scrisse nel suo rapporto che non aveva riscontrato prove di spionaggio ma, poiché Mata Hari conosceva diverse lingue compreso il tedesco, era prudente impedire anche per il futuro il suo accesso sul suolo inglese. Tornata a Parigi fu messa sotto discreta sorveglianza dal controspionaggio francese. Nonostante che fosse seguita in ogni spostamento il suo comportamento non diede adito a sospetti.

Kramer la contattò dandole l’incarico di fornirgli informazioni sull’aeroporto di Contrexéville. Un amico russo della ballerina era ricoverato presso l’ospedale di Vittel, che si trovava poco distante dal suddetto aeroporto. Mata Hari chiese il lasciapassare alle autorità francesi per far visita al suo amico. Era diventata una spia tedesca con la sigla H21.

PRIMI SOSPETTI SU MATA HARI  

Nel 1916 le vicende militari andavano male per la Francia. Le autorità, per sollevare il morale della popolazione, avevano bisogno di un’operazione di grande risalto mediatico. Il controspionaggio riprese in mano la pratica Mata Hari, un’indagine che era comunque continuata con molta discrezione senza che fosse stata trovata alcuna prova a carico della danzatrice olandese. Ladoux, capo del controspionaggio francese, il Deuxième Bureau, prese contatto con Mata Hari proponendole di diventare una sua informatrice. Mata Hari, assetata di denaro, cadde nella trappola dicendosi disposta a collaborare in cambio un milione di franchi. Le fu ordinato di recarsi in Spagna e in Olanda. Ladoux non gli affidò un incarico preciso, riservandosi di farle conoscere in seguito la sua missione. Recatasi in Spagna si imbarcò su una nave diretta ad Amsterdam. Di nuovo la nave fece scalo in un porto dell’Inghilterra dove, come la volta precedente, fu fermata e interrogata dalla polizia britannica. Siccome rassomigliava a una spia tedesca fu trattenuta in attesa di ulteriori accertamenti. Vistasi arrestata Mata Hari rivelò al funzionario che la interrogava di essere al servizio del controspionaggio francese e che le era stata affidata una missione. Si stava recando in Olanda su disposizione del suo capo. Il funzionario interpellò i servizi segreti francesi che negarono l’incarico raccomandando ai britannici di rimandarla in Spagna.

Nel dicembre del 1916 Mata Hari rientrò a Madrid dove conobbe l’addetto militare dell’ambasciata tedesca Arnold von Kalle, con il quale intrecciò una relazione. In contemporanea riceveva nella sua camera d’albergo anche l’addetto militare francese Joseph Denvignes, al quale riferiva, chiedendo in cambio denaro, le informazioni che riusciva a carpire a Kalle.

I servizi tedeschi, che non si fidavano di Mata Hari, decisero di mollarla. Attraverso telegrammi facilmente decifrabili affidarono alla loro spia H21, cioè Mata Hari, alcune missioni. I messaggi tedeschi, catturati dalla stazione di ascolto posta sopra la Torre Eiffel, rivelarono ai francesi la presunta natura di doppiogiochista di Mata Hari. Ladoux fece decriptare e tradurre i messaggi, le cui copie furono consegnate alla procura militare. Erano, secondo Ladoux, la prova dello spionaggio di Mata Hari a favore dei tedeschi. Gli originali non vennero più ritrovati negli archivi. Nonostante ciò le copie furono ritenute sufficienti. L’ambiguità dell’azione di Ladoux lo condusse, in seguito, a essere incriminato per spionaggio. L’accusa giunse però fuori tempo massimo per salvare Mata Hari.

La danzatrice olandese, ignara di quanto accadeva a Parigi, rientrò in Francia per chiedere i soldi pattuiti in cambio delle sue informazioni. Ma non riuscì ad incontrare il suo referente. Ladoux rifiutava d’incontrarla facendo negare la sua presenza negli uffici.

L’ARRESTO DI MATA HARI E L’ACCUSA DI SPIONAGGIO

Il 13 settembre del 1917 Mata Hari fu arrestata con l’accusa di spionaggio in favore dei tedeschi e rinchiusa nel carcere femminile di Saint-Lazare. Il capitano Pierre Bouchardon rappresentava l’accusa nel procedimento penale incardinato presso il tribunale militare di Parigi. Bouchardon interrogò più volte Mata Hari che si difese con energia facendo presente di essere stata ingaggiata dal controspionaggio francese per alcune missioni. Il procuratore fino a quel momento non aveva alcuna prova contro Mata Hari se non quelle, taroccate, presentate dal capo delle spie. In seguito però vennero alla luce i flussi di denaro che aveva ricevuto in più occasioni dal suo amante tedesco Kramer e dall’addetto militare von Kalle. Mata Hari si vide costretta a raccontare del tentativo fatto da Kramer di farla diventare una spia tedesca. Aggiunse anche che aveva preso i soldi, che le servivano per vivere, ma che si era ben guardata dal fornire notizie. Per quanto riguarda Kalle disse che, in accordo con i servizi francesi, aveva fatto credere al diplomatico di essere in grado di fornire informazioni di carattere militare. Il procuratore interrogò, come testimoni, i numerosi amanti di Mata Hari, i quali la difesero sostenendo che non avevano mai avuto ragioni per dubitare della sua lealtà nei confronti della Francia.

CONDANNA A MORTE DI MATA HARI

Il 21 giugno fu rinviata a giudizio. Erano otto le accuse mosse nei suoi confronti. Tutte si potevano riassumere con l’accusa di essere una spia al soldo dei tedeschi. Nonostante l’appassionata difesa dell’avvocato Clunet, dopo solo due giorni di dibattimento i giudici si ritirarono per emettere la sentenza.

Il verdetto di colpevolezza fu unanime anche se su alcuni degli otto capi d’imputazione ci furono delle divergenze all’interno del collegio giudicante. La condanna fu la pena di morte mediante fucilazione.

L’appello venne respinto. Il suo avvocato fece un ultimo tentativo di salvarle la vita presentando domanda di grazia al presidente della repubblica Raymond Poincaré. La grazia non le fu concessa.

Il 15 ottobre del 1917, una mattina d’autunno grigia e piovosa tipica di Parigi, fu prelevata dalla sua cella e condotta nell’ufficio del direttore della prigione. Qui fu informata che la domanda di grazia non era stata accolta. Iniziò la preparazione per l’esecuzione della pena. Margaretha indossò il miglior abito di cui disponeva. Chiese al pastore che l’assisteva di essere battezzata. Poi indossò un elegante cappello di paglia con veletta. Nel cortile della prigione era schierato il plotone d’esecuzione che presentò le armi alla condannata per il saluto. Margaretha rispose con alcuni cenni di testa verso i militari. L’incaricato che doveva legarla al palo ebbe la delicatezza di non stringere troppo le corde. Rifiutò di essere bendata, voleva guardare negli occhi quei soldati che loro malgrado dovevano spararle. Uno dei fucili era caricato a salve, in modo che ognuno potesse sperare di non essere stato lui a uccidere. Fu colpita da quattro colpi, solo uno mortale. Era già morta quando il capo del plotone sparò il colpo di grazia.

Mata Hari, la donna che era stata la più famosa d’Europa, fu sepolta in una fossa comune poiché nessuno ne reclamò il corpo.