Prigione ex convento dei cappuccini a Parigi dove fu rinchiusa Giuseppina de Beauharnais

NAPOLEONE BONAPARTE

GIUSEPPINA, LA PRIMA MOGLIE

Napoleone incontra la vedova di un nobile visconte, Alessandro de Beauharnais, generale dell’esercito di Luigi XVI che era stato ghigliottinato per sospetto di simpatie realiste. Joséphine Tascher de La Pagerie è conosciuta con il cognome del primo marito Beauharnais. Negli ambienti parigini è nota come la “Bella creola” a causa della sua origine nella Martinica.

Marie Josèphe Rose, che Napoleone chiama Joséphine, appartiene a una famiglia di piccola nobiltà francese che si era trasferita nell’isola della Martinica nel 1726. Il padre Joseph Gaspard si era sposato con una piccola proprietaria terriera che aveva portato in dote una tenuta agricola coltivata a canna da zucchero. Questa risorsa permette alla famiglia un certo tenore di vita, anche se piuttosto modesto.

Maria Josèphe, che aspira a ritornare in patria per immergersi nella vagheggiata vita parigina, sposa il figlio dell’amante di sua zia, Alexandre de Beauharnais, un giovane visconte francese al quale è stata promessa in sposa la sorella di Marie Josèphe, la quale purtroppo muore durante il fidanzamento. Marie Josèphe è destinata a sostituirla. Contrae matrimonio con il visconte nel 1779, lei quindicenne e lo sposo diciottenne.

Trasferitasi a Parigi, nella casa di famiglia dei Beauharnais, viene trascurata dal marito che non la ritiene all’altezza della bella società parigina. Nonostante ciò, con l’aiuto della zia del marito, la scrittrice e poetessa Fanny de Beauharnais, Marie Josèphe fa ingresso negli ambienti più esclusivi della capitale frequentando il salotto letterario di Fanny.

Ha due figli con Alexandre, Eugène e Hortense. Poiché la seconda figlia sembra che sia stata concepita in un periodo in cui Alexandre si trovava in Martinica, fioriscono voci che considerano la bimba quale frutto di una relazione extraconiugale. In effetti Marie Josèphe non gode di buona fama negli ambienti che frequenta. Malevole dicerie raccontano che, giovinetta, era solita trattenersi con gli schiavi presenti nella tenuta di famiglia in Martinica.

Questa storia è tratta dal volume “I BONAPARTE. Una storia quasi italiana” di Silvano Napolitano. AMAZON.IT

Il marito, in seguito ai sospetti di tradimento, la costringe a rinchiudersi in un convento dove la Beauharnais porta con sé il figlioletto Eugène. Nel convento sono ospitate anche altre dame dell’aristocrazia che si impegnano a migliorare il comportamento in società di Marie Josèphe. La giovane martinicana intanto avvia le pratiche di divorzio dal marito, trovando un accordo di separazione consensuale. Ottiene la cura del figlioletto Eugène per cinque anni e l’affidamento definitivo della piccola Hortense, la cui dubbia paternità è all’origine del divorzio. Fa ritorno nell’isola natale accompagnata dalla piccola Hortense. In Martinica si trattiene due anni. Nel 1789, come conseguenza della rivoluzione scoppiata in Francia, si accendono sull’isola disordini tra rivoluzionari e difensori dell’ancien régime. L’anno seguente, per sfuggire ai violenti scontri tra fautori del cambiamento e sostenitori del vecchio potere, Marie Josèphe ritorna a Parigi. Il marito, che è stato eletto deputato all’assemblea costituente, ha un ruolo importante nella cattura della famiglia reale a Verennes, mentre il re e la regina tentano di espatriare per mettersi in salvo. In seguito a questa impresa viene nominato generale comandante dell’armata del Reno. Sconfitto nel 1793 dai prussiani e dagli austriaci a Magonza, è sospettato di aver cospirato contro la rivoluzione. L’anno seguente viene rinchiuso nel carcere detto dei “Carmelitani”, poiché l’edificio aveva ospitato per secoli un convento di monaci di quell’ordine. A causa di una denuncia anonima anche Marie Josèphe viene rinchiusa dietro le stesse mura. Alexandre de Beauharnais è giustiziato il 23 luglio del 1794 mentre la moglie, che nel frattempo ha avuto modo, nonostante la reclusione, di stringere una relazione con il generale rivoluzionario Lazare Hoche, esce di prigione una decina di giorni dopo l’esecuzione dell’ex marito. La sua liberazione risulta facilitata dalla fine del regime del terrore sopraggiunta con la condanna a morte di Robespierre, capo della fazione giacobina.

Approfittando di amicizie e amori Marie, che è diventata l’amante di Paul Barras, uno dei capi della rivoluzione, riesce a rientrare in possesso dei beni di famiglia. Attraverso la frequentazione di salotti, che con il nuovo regime si sono trasformati in “rivoluzionari”, ha modo di conoscere Napoleone Bonaparte. Il generale ha favorito la carriera militare di suo figlio Eugène. Marie Josèphe vuole ringraziarlo per il favore ricevuto con una “gentilezza” che colpisce molto il futuro imperatore. I due iniziano una relazione che trova il suo sbocco nel matrimonio tra la bella Joséphine e Napoleone. L’unione viene registrata da un funzionario del comune di Parigi il 15 marzo del 1796.

LA CAMPAGNA D’ITALIA

Dopo la vittoria ottenuta a Tolone dall’esercito rivoluzionario contro i realisti appoggiati dagli inglesi, Napoleone Bonaparte è promosso generale di brigata per il contributo fondamentale dato dall’artiglieria, guidata dallo stesso, nella sconfitta degli occupanti della città. In seguito alla promozione Napoleone viene nominato ispettore dell’artiglieria dell’Armata d’Italia.

Nel 1794 il corpo di spedizione sul fronte italiano ha come obiettivo la conquista del regno sabaudo, dei territori sotto il controllo austriaco, cioè Lombardia e una parte del Veneto, dei vari ducati presenti nella penisola, della Toscana e dello Stato della Chiesa. Lo scopo è quello di creare delle repubbliche sul modello di quella francese ed esportare anche in Italia i principi della rivoluzione.

La spedizione era impantanata in una guerra di posizione contro il Regno di Sardegna, guidato da Vittorio Amedeo III, avendo a nord l’esercito sabaudo e a sud, sul mare, la flotta mediterranea inglese con base a Gibilterra, che bloccava le linee di comunicazione marittime che facevano capo ai porti liguri.

Napoleone organizza un blitz, affidato al generale Andrea Masséna, che permette la conquista di varie città liguri, compresa Oneglia, base navale del Regno di Sardegna. Nel maggio del 1794 i francesi hanno conquistato e controllano i passi alpini tra la Francia e il Piemonte. Con l’arresto di Robespierre la campagna d’Italia subisce uno stop. Dopo il salvifico intervento di Napoleone il quale, tornato a Parigi con le sue truppe, impedisce che i realisti abbiano la meglio sui rivoluzionari nell’insurrezione del 13 vendemmiaio (5 ottobre del 1795), il generale ottiene il pieno comando della spedizione militare in Italia.

Napoleone, che ha nel suo stato maggiore il fratello Luigi e i fidi Andrea Masséna e Gioacchino Murat, dà inizio alle operazioni nell’aprile del 1796, dopo una veloce riorganizzazione delle truppe che sono sotto il suo comando. La spedizione è formata da circa 36.000 soldati, reclutati tra rivoluzionari poco addestrati e peggio armati. Riesce in breve tempo a migliorare la combattività dei suoi uomini e a ricevere armi più moderne ed efficaci.

Attacca il lato piemontese dello schieramento avversario, affidando a poche truppe azioni di disturbo nei confronti delle linee austriache, per impedire che le stesse vadano in aiuto dei piemontesi. La scelta del generale è vincente, poiché il 12 aprile Masséna, tenendo occupate le truppe austriache nella battaglia di Montenotte, permette alle truppe francesi di affrontare i piemontesi nella battaglia di Millesimo il giorno successivo. L’incerto esito dello scontro viene deciso dai rinforzi inviati da Napoleone che conquistano Dego facendo più di 5.000 prigionieri austriaci. Decisiva è la conquista della cittadella fortificata di Mondovì del 21 aprile, che consente alle truppe del Bonaparte di occupare il territorio pianeggiante attorno Torino. Nelle operazioni guidate da Napoleone gli scontri si susseguono l’un dopo l’altro, senza dare mai tregua all’avversario. La battaglia è una sola, anche se suddivisa in diversi scontri. Si svolge sui vari fronti di un ampio campo di battaglia e termina solo dopo la sconfitta degli avversari.

È iniziato un nuovo modo di combattere, la guerra napoleonica, che sconvolge le tattiche e le strategie belliche che da secoli contraddistinguevano il modo di approcciarsi alla guerra degli eserciti europei. Le truppe di Napoleone non sono appesantite da carriaggi e vettovaglie al seguito. I rifornimenti avvengono sul territorio. Le derrate alimentari requisite vengono regolarmente retribuite ai contadini che le mettono a disposizione delle truppe. Anche per questo motivo i soldati francesi sono ben accolti dalle popolazioni locali, disposte a chiudere anche un occhio di fronte alle inevitabili esuberanze dei militari nei confronti delle giovani contadine che vedono nei francesi i loro liberatori.

Il 28 aprile del 1796 il Piemonte si arrende. L’armistizio di Cherasco è firmato dal re Vittorio Amedeo III. Il successivo trattato di pace, stipulato a Parigi, determina il passaggio della Savoia e di Nizza alla Francia. Le notizie che si diffondono oltralpe determinano una grande notorietà del giovane generale Napoleone Bonaparte, che in 10 giorni ha fatto quello che i generali che lo hanno preceduto non erano riusciti a ottenere in vari anni di battaglie.

Sconfitti i piemontesi, Napoleone appunta tutte le sue attenzioni nei confronti dell’esercito austriaco che difende i possedimenti della corona asburgica in Italia. La Lombardia e il Veneto, che in gran parte appartiene alla Repubblica di Venezia ma, nei fatti, è un territorio dove le truppe austriache scorrazzano liberamente, sono nelle mire dell’ambizioso generale corso. Il generale Beaulieu, comandante delle forze austriache, fa arretrare le sue truppe al di là del fiume Po, una barriera naturale che rende più difficile l’avanzata delle truppe d’oltralpe. La mattina del 7 maggio un corpo scelto di francesi, guidati dal generale Dallemagne, formato da 2.500 cavalleggeri e 3.600 granatieri, attraversa il Po all’altezza di Piacenza. La notte successiva le truppe francesi sorprendono gli austriaci mentre sono in movimento per cercare di acquisire una posizione più favorevole negli inevitabili scontri con i francesi. Nel buio della notte si accende la battaglia in un estremo caos, con le truppe dei due schieramenti confuse tra di loro. Il generale svizzero Laharpe che comanda alcuni reparti francesi, viene colpito per errore da fuoco amico, morendo sul campo di battaglia. L’intervento personale del capo di stato maggiore francese Berthier, che non esita a prendere il comando delle truppe e partecipare personalmente agli scontri, porta alla sconfitta degli austriaci che sono costretti a ritirarsi verso Lodi.

Le truppe di Napoleone inseguono gli austriaci. La retroguardia di questi, formata da 10.000 soldati comandati dal generale Sebontfendorf, si attesta davanti al ponte sul fiume Adda che scorre alla periferia di Lodi. Il 10 maggio del 1796 le truppe francesi attaccano per impossessarsi del ponte. Sembra che abbiano la meglio, ma un contrattacco nemico rimette saldamente il ponte in mani austriache. Napoleone, che ha piazzato la sua artiglieria a sud della cittadina, invia la cavalleria a guadare il fiume più a valle. Il caposaldo austriaco si trova ad affrontare due fronti di battaglia: a ovest, la fanteria francese alla cui testa si schierano gli alti ufficiali Masséna e Berthier, a est, i cavalleggeri di Napoleone che hanno guadato il fiume.

In seguito alla vittoria di Lodi, che ha un’ampia risonanza nella capitale francese, il direttorio, per arginare la popolarità crescente di Napoleone, divide l’armata italiana in due tronconi, affidandone uno al generale Kellerman con il compito di presidiare il territorio lombardo, e l’altro a Bonaparte con l’obiettivo di proseguire nella conquista dell’Italia centrale.     

Le proteste del generale corso valgono a far cambiare idea al governo di Parigi che lo conferma quale capo della Campagna d’Italia concedendogli pieni poteri. Cinque giorni dopo la battaglia sull’Adda Napoleone entra trionfante a Milano, dove resiste solo una piccola sacca di austriaci arroccata all’interno del Castello Sforzesco. Gli scontri tra francesi e austriaci si concentrano in prossimità del lago di Garda. Con una manovra a tenaglia, l’esercito guidato dal Bonaparte entra in Veneto, restringendo gli austriaci nella fortezza di Peschiera del Garda. La battaglia decisiva si svolge a Mantova il 28 giugno. I francesi riescono a conqui­stare buona parte del quadrilatero ai cui apici si trovano le quattro fortezze austriache di Peschiera, Legnano, Verona e Mantova. L’ultima resta ancora in mani asburgiche.

Il 29 giugno gli austriaci, che si trovano asserragliati all’interno del Castello Sforzesco, sono costretti alla resa. Milano è liberata completamente. Nei giorni precedenti Napoleone aveva rivolto la sua attenzione verso il Granducato di Toscana e verso la regione Emilia e Romagna appartenente allo Stato Pontificio. Il Forte Urbano di Castelfranco Emilia, presieduto dalle truppe papaline, viene conquistato dai francesi guidati da Napoleone in persona. I numerosi pezzi di artiglieria trovati nel forte vengono trasferiti in tutta fretta per essere utilizzati contro la roccaforte austriaca di Mantova. A inizio agosto ha luogo la controffensiva austriaca. Una colonna militare forte di 50.000 uomini raggiunge Mantova, riuscendo a liberarla dall’assedio francese. I militari di Bonaparte sono costretti ad arretrare. Masséna affronta il generale austriaco Quosdanovich nella battaglia di Lonato, riuscendo, nonostante l’inferiorità numerica, a ricacciare gli avversari all’interno di Mantova. Il 5 agosto gli austriaci sono di nuovo sconfitti a Castiglione.

Quest’ultima disfatta è decisiva per l’esito della campagna. Successivi scontri costringono le truppe di Vienna a retrocedere lasciando campo libero ai francesi, che non esitano a occupare anche il territorio del Veneto appartenente all’antica Repubblica di Venezia. La repubblica, ormai agli sgoccioli della sua storia, non ha la forza di opporsi ai francesi i quali, piuttosto che occupanti, si presentano ai lagunari come portatori di una nuova idea di stato, organizzato in base ai principi della rivoluzione francese.

Gli austriaci si ritirano lentamente, battaglia dopo battaglia, verso la loro patria, percorrendo mestamente la valle dell’Adige e lasciando il Trentino alle forze francesi. Il Direttorio prende atto dei successi del Bonaparte che si contrappongono ai non brillanti risultati che l’Armata del Reno e della Mosella sta ottenendo contro gli austriaci, nonostante i numerosi cambi al comando dalla stessa.  In agosto Parigi dà ordine a Napoleone di inseguire le truppe nemiche per sferrare un attacco congiunto da sud, con l’Armata d’Italia, e da ovest, con l’Armata del Reno, condotta dal generale Moreau, per ottenere una definitiva sconfitta dell’Austria. Napoleone è indeciso se lasciare sguarnito il Veneto, temendo un contrattacco di forze austriache provenienti da Trieste. Inoltre si avvicinano i mesi autunnali e l’attraversamento delle Alpi non si mostra agevole per i suoi soldati, stanchi delle numerose battaglie combattute e dei continui e veloci trasferimenti a cui sono stati sottoposti per contrastare il nemico. Nonostante i dubbi di Napoleone 33.000 soldati, comandati da Masséna e Vaubois, si addentrano nel Trentino per congiungersi con le forze di Moreau sul fiume Lech. Hanno un primo vincente scontro a Rovereto. Vaubois, con 10.000 soldati, si ferma a Trento per contrastare l’arrivo di truppe di rinforzo che, nell’intenzione del comando austriaco, dovrebbero congiungersi con quelle provenienti da Trieste per effettuare una controffensiva e riconquistare Mantova e il quadrilatero. Masséna, con i suoi soldati, continua l’inseguimento addentrandosi nel Tirolo.  La strategia di Napoleone riesce perfettamente. Il mancato arrivo dei rinforzi austriaci, bloccati sulla via di Trento, induce le truppe provenienti da Trieste a rinunciare alla battaglia. I reparti austriaci tornano in Istria senza essersi mai scontrati con le truppe napoleoniche.

La moglie di Napoleone, Giuseppina, in un primo momento si rifiuta di seguire il marito in Italia. Si trova a Parigi dove nel frattempo ha raggiunto una grande notorietà frequentando i migliori salotti e dove viene soprannominata, grazie alle numerose vittorie del marito in Italia, “Notre dame des victories”. Inoltre Giuseppina ha intrecciato una relazione con il giovane capitano degli ussari Hyppolite Charles. Napoleone, innamo­ratissimo della moglie, sulla quale circolano voci circa le sue infedeltà anche tra le proprie truppe, intima alla consorte di raggiungerlo in Italia. Giuseppina arriva a Milano da dove, il 24 luglio, parte per raggiungere il marito a Brescia. Nel frattempo gli eventi militari e gli scontri con gli austriaci hanno costretto Napoleone a spostarsi a Verona e poi a Peschiera. Il 26 luglio madame Bonaparte giunge in quella cittadina, dove però non incontra l’amato che nel frattempo si trova tra i suoi uomini, sul campo di battaglia, per fronteggiare il contrattacco austriaco.

Dopo pochi giorni l’avanzare delle truppe austriache costringe il generale corso a far spostare la consorte nella più sicura Castelnuovo. Giuseppina si attarda di qualche giorno. Il 30 luglio, scortata da un drappello di dragoni comandati dal futuro generale Junot, lascia Peschiera ormai circondata dai nemici. Mentre costeggia il lago di Garda, il piccolo gruppo di militari viene notato da un battello cannoniere austriaco che non esita a bombardarli con le proprie bocche da fuoco. Un dragone viene colpito a morte. Junot spinge Giuseppina giù dalla carrozza riparandola in un fossato a fianco della strada, dove trovano rifugio anche gli altri uomini della scorta. Solo dopo qualche ora, evitando fortunosamente altre perdite, il piccolo gruppo di dragoni e la moglie di Napoleone possono riprendere il cammino verso Castelnuovo, dove giungono a notte inoltrata e dove finalmente la bella e intrepida Giuseppina riesce a incontrare il marito.

Il comportamento della Baeuharnais non è propriamente irreprensibile. Si è fatta accompagnare in Italia, giusto per non annoiarsi, dal suo bel capitano Hippolyte Charles. Inoltre, approfittando degli impegni del marito sui campi di battaglia, non esita a cercare anche altre distrazioni. Ciò spinge Napoleone a inviare la moglie in Toscana. Firenze è un luogo più sicuro della Lombardia, questa è la scusa di Napoleone per allontanarla da occhi indiscreti. Dopo il 5 agosto la bella creola ritorna a Brescia riunendosi con Napoleone. Alcuni giorni più tardi raggiungono insieme Milano dove, già dal 19 maggio, è funzionante l’Amministrazione Generale della Lombardia con la quale collaborano i rivoluzionari milanesi: i fratelli Verri, Gian Galeazzo Serbelloni, Francesco Melzi, Giuseppe Parini.

Un anno dopo, il 29 giugno del 1797 nasce la Repubblica Cisalpina, la prima delle repubbliche “sorelle” in Italia. Il suo territorio copre gran parte della Lombardia. Con l’accorpamento della Repubblica Transpadana, un’altra delle “repubbliche sorelle”, la Repubblica Cisalpina si amplia con l’Emilia e Romagna e con alcuni territori del Veneto. Napoleone mira a espandere la sua neonata creatura anche nella Svizzera italiana. Ci sono diversi scontri per la conquista di Lugano ma, con la nascita della Repubblica Elvetica che ha simpatie per la Francia rivoluzionaria, le azioni di Napoleone contro la Svizzera cessano.

Il 24 giugno del 1797 Napoleone raggiunge San Miniato, luogo di origine della famiglia Buonaparte. Era ancora fanciullo quando venne in Italia con il padre, ospite dello zio, il canonico Filippo Buonaparte. Napoleone ritrova l’anziano parente che lo aveva accolto anni prima. Viene ricevuto con grande affetto, alloggiando per alcuni giorni nel palazzo di famiglia.

Intanto a Milano Giuseppina dà feste e frequenta i migliori salotti. Dovunque è lei il centro dell’attenzione. Bellissima, gentile, spregiudicata diventa la beniamina di tutti gli uomini che incontra. Anche le milanesi l’adorano. È la dea che ha il coraggio di mettere in pratica quello che loro si limitano a sognare.

Napoleone e la moglie trovano casa in villa Pusterla Arconati Crivelli, situata a Mombello, poco a nord di Milano. In questa località hanno residenza le famiglie più in vista della città meneghina.

Nella bella villa della campagna lombarda i coniugi Bonaparte abitano per alcuni mesi. Napoleone si fa raggiungere a Mombello dal resto della famiglia. I rapporti tra la suocera, Letizia Ramolino, e Giuseppina sono molto tesi. Anche la diciassettenne Paolina ha in antipatia la cognata che chiama “la Vieille” (la vecchia). È inevitabile che Paolina e Giuseppina, avendo un carattere simile, allegro e spensierato, e perseguendo gli stessi interessi, apparire brillanti in società e conquistare nugoli di corteggiatori, entrino in competizione.

Durante una festa nella villa di Mombello, il comandante della cavalleria dell’Armata d’Italia, Gioacchino Murat, conosce l’altra sorella di Napoleone, Carolina. I due si piacciono subito. Si sposeranno dopo qualche anno. In quella villa, quasi un castello, viene celebrato il matrimonio di Elisa Bonaparte con il capitano corso Felice Baciocchi, poi nominato dal cognato Principe di Lucca e Piombino. Nello stesso giorno è celebrato anche il matrimonio di Paolina Bonaparte con il generale francese Victor Emanuel Leclerc che nel 1802 la lascerà vedova. Morirà ad Haiti mentre combatte una rivolta antifrancese. Dopo alcuni mesi trascorsi a Mombello Letizia Ramolino e le figlie lasciano l’Italia tornando in Francia, con grande sollievo di Giuseppina, liberata dai “mostri”, come lei ha soprannominato la famiglia Bonaparte.

Il 17 ottobre del 1797 viene firmato il trattato di Campoformio tra Napoleone e gli austriaci. Con il trattato Vienna riconosce la Repubblica Cisal­pina. La Francia ottiene i Paesi Bassi e lo spostamento del confine con la Germania sulla riva sinistra del Reno. In cambio all’Austria viene concesso il Veneto, l’Istria e la Dalmazia. La millenaria repubblica di Venezia ha termine in quel giorno.

(Immagine in alto: Prigione ex convento dei cappuccini a Parigi dove fu rinchiusa Giuseppina de Beauharnais)