Napoleone III nel 1836

NAPOLEONE III

RIVOLUZIONARIO E GOLPISTA

Carlo Luigi Napoleone Bonaparte, terzo figlio di Luigi Bonaparte e di Ortensia di Beauharnais, figlia di primo letto di Giuseppina, moglie di Napoleone, passa l’infanzia con la madre che, divisa dal marito, vive a Parigi con il suo amante Charles de Flahaut. Il padre Luigi sospetta che egli non sia suo figlio ma il frutto della relazione della moglie con il suo amante. A causa di tale dubbio si disinteressa di Luigi Napoleone, dando tutto il suo affetto al secondogenito Napoleone Luigi. 

Dopo la sconfitta di Waterloo e la caduta dell’impero, Ortensia e il figlio si trasferiscono ad Augusta in Germania. All’età di 15 anni il giovane segue Eugenia de Beauharnais a Roma, ospite della famiglia Ruspoli. Luigi Napoleone approfondisce gli studi classici visitando le antiche rovine romane e perfeziona la conoscenza della lingua italiana. Viene iniziato alla politica liberale dall’amicizia che allaccia con l’ambasciatore francese a Roma, il letterato François-René de Chateaubriand. Ha una assidua frequentazione con il fratello Napoleone Luigi che vive con il padre a poca distanza dalla sua abitazione di Roma. Dopo alcuni mesi il fratello segue il genitore che si sposta a Firenze poiché mal sopporta la vicinanza della moglie Ortensia. Napoleone Luigi, dopo il matrimonio con la cugina Charlotte, fa ritorno nell’Urbe. I due fratelli aderiscono alla Carboneria. Per questo motivo vengono ricercati dalla polizia dello Stato Pontificio. Nel 1831, per sfuggire alla giustizia, tentano di allontanarsi dall’Italia ma, giunti a Forlì, si trovano coinvolti nei moti contro lo Stato Pontificio. Partecipano attivamente ai disordini di piazza. Sfortunatamente Napoleone Luigi contrae una violenta forma di morbillo che lo porta, in breve tempo, alla tomba. Luigi Napoleone viene raggiunto dalla madre. Insieme rientrano in Francia sotto il falso cognome Hamilton, avendo ottenuto il permesso di restare in patria dal re Luigi Filippo. Essendo sempre vivo il partito bonapartista, Luigi Napoleone si ritrova ben presto coinvolto nei tentativi di riportare un Bonaparte a capo della nazione. Nel 1836 viene di nuovo esiliato dalla Francia. Raggiunge gli Stati Uniti. Nel 1838 si stabilisce a Londra dove riprende le sue manovre politiche per rientrare in patria e mettersi a capo del movimento bonapartista. Nel 1839 ha una breve relazione con Maria Anna Schiess, coniugata Karrer, in conseguenza della quale la Schiess ha un figlio, Bonaventur Karrer (1839). 

Nel 1840, alla testa di sessanta rivoluzionari armati, sbarca a Boulogne con la speranza di una generale sollevazione di popolo. Una rivolta popolare gli permetterebbe di marciare su Parigi, ma la popolazione non si unisce al drappello di rivoluzionari. Luigi Napoleone e i suoi pochi uomini sono immediatamente sopraffatti dalla locale guarnigione militare. Il Bonaparte viene rinchiuso nella fortezza di Ham, dove comunque viene trattato con tutti i riguardi, tanto da poter frequentare e mantenere la sua amante Éléonore Vergeot. Éléonore è la cameriera incaricata di badare alla camera occupata da Luigi Napoleone nella fortezza-prigione. Ben presto inizia a condividerne il letto, mentre la sua collega Caroline Ohara intreccia una relazione con il conte Montholon, compagno di prigionia del Bonaparte. Éléonore Vergeout ha due figli da Luigi Napoleone: Eugène (1843) e Alexandre Bure (1845). I due piccoli non vengono riconosciuti dal padre e saranno adottati da Pierre Bure, fratello di latte di Luigi Napoleone, dopo il matrimonio tra lo stesso e Éléonore. I due si sono conosciuti in occasione delle numerose visite che Bure fa all’amico in prigione. Luigi Napoleone, durante il periodo di reclusione, si dedica alla scrittura di libri di argomento politico. Nel 1846, stanco della reclusione, evade dalla fortezza approfittando della carente sorveglianza, trovando imbarco su una nave per Londra. Poco dopo muore il padre, che non riesce a rivedere da vivo nonostante la sua immediata partenza per Livorno appena ricevuta notizia della grave malattia del genitore. Dopo il decesso subentra al padre come capo della famiglia Bonaparte. A Londra incontra l’attrice Harriet Howard. Tra i due ci accende una relazione. Luigi Napoleone si trasferisce con i due figli avuti da Éléonore Vergeout, Eugène e Alexandre, in casa di Harriet, il cui vero nome è Elizabeth Ann Haryett. Elizabeth aveva avuto un figlio, Martin Haryet, da una precedente relazione. I tre bambini vengono cresciuti insieme.

Questa storia è tratta dal volume “I BONAPARTE. Una storia quasi italiana” di Silvano Napolitano. AMAZON.IT

Il 22 febbraio del 1848, a Parigi, a causa del malcontento della popolazione per una diffusa disoccupazione provocata dall’abolizione degli “Ateliers nationaux”, dove larga parte dei lavoratori più modesti aveva trovato occupazione in lavori di pubblica utilità, scoppiano violenti moti di ribellione. Una folla di insorti, circa 3.000, per la maggior parte studenti e operai, si dirigono verso palazzo Borbone, sede della assemblea dei deputati, chiedendo le dimissioni del primo ministro Guizot e del suo dicastero. L’assemblea degli eletti respinge la mozione di sfiducia al governo presentata da un membro dell’opposizione. Nel pomeriggio viene dichiarato lo stato di assedio. L’esercito si schiera in strada.

La notte tra il 22 e il 23 trascorre con gli insorti impegnati a costruire barricate. Nel frattempo reparti della guardia nazionale passano dalla parte del popolo mentre altri reparti della guardia si schierano tra la folla e l’esercito evitando lo scontro diretto tra manifestanti e soldati. In serata succede l’irreparabile. Un reparto dell’esercito apre il fuoco contro i civili a seguito delle provocazioni degli insorti. Si contano 52 morti. Nella notte cortei di cittadini portano per le strade di Parigi i corpi dei civili uccisi.

La mattina del 24 febbraio i manifestanti attaccano il palazzo reale. Il re Luigi Filippo abdica in favore del nipote Luigi Filippo Alberto d’Orleans di nove anni di età. La madre, Elena di Meclemburgo duchessa d’Orleans, nominata in tutta fretta reggente a causa della minore età del figlio, si reca a palazzo Borbone per ottenere la conferma della nomina a reggente. Gli orleanisti, pur avendo la maggioranza nell’Assemblea di palazzo Borbone, non riescono ad approvare la reggenza a causa della violenta opposizione delle altre forze politiche. Dopo tre giorni di disordini si contano più di 350 morti e 500 feriti.

Il 25 febbraio i deputati di palazzo Borbone eleggono un governo provvisorio ispirato dal poeta liberale Alphonse de Lamartine. La compagine è guidata dall’anziano Dupont de l’Eure e formata da ministri provenienti da tutte le forze dell’opposizione. Si decide di trasformare la Francia in repubblica, ma si sceglie di proclamarla solo dopo l’elezione dell’Assemblea Costituente.

Il nuovo governo concede il suffragio universale riservato a tutti gli uomini. Sono escluse le donne. Ad aprile si svolgono le votazioni per l’assemblea parlamentare alla quale sono eletti molti dei cosiddetti repubblicani del giorno dopo: monarchici, bonapartisti e conservatori. Tra i bonapartisti ci sono tre rappresentanti della famiglia Bonaparte: Girolamo Napoleone, figlio di Girolamo Bonaparte, Pietro Napoleone, figlio di Luciano Bonaparte, e Napoleone Luciano Murat, figlio di Gioacchino Murat. In tale frangente Luigi Napoleone Bonaparte ritorna a Parigi con Harriet e i due figli. Preferisce non candidarsi al parlamento valutando che una sua presenza avrebbe potuto far nascere un sentimento contrario ai bonapartisti, compromettendo il suo futuro politico.

PRESIDENTE E IMPERATORE 

A giugno di quell’anno si tiene l’elezione dell’assemblea costituente. Luigi Napoleone, che ha scritto il pamphlet “L’estinzione della povertà”, nel quale dà la sua ricetta per combattere il disagio degli strati più umili della popolazione, vuole misurare la sua popolarità candidandosi. È eletto raccogliendo un gran numero di voti in ben quattro circoscrizioni. Questo successo causa la reazione dei conservatori che sono determinati ad accusare il Bonaparte di attività sovversive per eliminarlo dalla lotta politica. Napoleone il piccolo, come è stato soprannominato in contrapposizione al suo grande zio Napoleone I, gioca d’anticipo decidendo di lasciare Parigi e di rinunciare alla nomina all’assemblea costituente. In quel mese di giugno del 1848 scoppiano moti a Parigi promossi dalla sinistra radicale. L’insurrezione è breve e violenta. Essa viene repressa dall’esercito del generale Cavaignac. Si contano più di 5.000 morti nelle strade di Parigi. Un numero imprecisato di rivoluzionari viene esiliato nelle dipendenze francesi d’oltremare.

In occasione dei moti di Parigi cresce la considerazione per Luigi Napoleone. Il popolo lo ritiene estraneo agli avvenimenti della capitale poiché quando erano scoppiati i disordini egli si trovava lontano dalla città sulla Senna. A settembre si ripresenta come candidato alle elezioni dell’assemblea nazionale. Risulta eletto con un numero enorme di preferenze. Questo è il viatico che lo porta a presentarsi come candidato all’elezione del presidente della repubblica. Il suo principale avversario è il generale Luis Eugène Cavaignac, leader dei conservatori. Il generale conta sul fatto che il suo avversario non raccolga più del 50% dei voti. In tal caso la nomina verrà decisa dall’assemblea nazionale dove Cavaignac può contare sulla maggioranza dei membri. Nei giorni 10 e 11 dicembre si tengono le votazioni. Napoleone, che è appoggiato da tutte le forze progressiste e dal partito bonapartista, composto in gran parte dai veterani dell’esercito napoleonico, ottiene il 55% dei voti. Avendo raggiunto la maggioranza assoluta viene nominato Presidente della Repubblica.

Subito dopo l’elezione deve affrontare la situazione che si è creata a Roma, dove è stata proclamata la Repubblica. Papa Pio IX ha abbandonato la città rifugiandosi nella fortezza di Gaeta. Luigi Napoleone, memore che lo Stato Pontificio aveva dato accoglienza a tanti membri della famiglia Bonaparte dopo la sconfitta di Waterloo del 1815, è determinato a intervenire in favore di Pio IX. La nuova costituzione repubblicana non permette che le forze armate intraprendano operazioni offensive. Le azioni militari devo limitarsi solo alla difesa del suolo patrio. Con un escamotage legale, dove si fa finta che la spedizione a Roma riguardi un interesse nazionale, invia l’esercito che sbarca a Civitavecchia. L’attacco alle forze della Repubblica Romana, dove sono presenti tanti patrioti italiani e anche stranieri, schierati a difesa della repubblica, attira gli strali della sinistra contro l’azione del nuovo presidente. Luigi Napoleone, per consolidare la sua posizione, impone a Pio IX di attuare riforme nello Stato pontificio che accolgano, anche se parzialmente, le istanze liberali della popolazione.

L’11 giugno del 1849 si ha un tentativo di colpo di stato portato avanti dalla fazione conservatrice del parlamento. Nelle elezioni tenute nel maggio precedente queste forze avevano ottenuto la maggioranza nell’Assemblea parlamentare. Il presidente, avvertito in tempo di quanto sta per accadere, dichiara lo stato d’assedio. Fa circondare l’edificio in cui si trovano i capi dei golpisti, i quali sono quasi tutti arrestati. Verso la fine del quadriennio presidenziale, poiché la costituzione prevede un solo mandato, Luigi Napoleone ne chiede la modifica per rendere possibile un secondo mandato. Tale richiesta viene bocciata dal parlamento. Il 2 dicembre del 1851, coadiuvato dal fratellastro Charles Auguste de Morny, figlio della madre Ortensia de Beauharnais e del suo amante Charles Joseph de Flahaut, attua un colpo di stato con l’aiuto dell’esercito. Le forze del generale Jacques Leroy de Saint Arnaud occupano gli edifici strategici di Parigi procedendo all’arresto dei deputati conservatori. Il Parlamento viene sciolto e viene indetto un plebiscito per l’approvazione del colpo di stato. La reazione della piazza è debole. Poche migliaia di cittadini scendono in strada costruendo barricate che sono presto rimosse dall’esercito, che interviene con 30.000 militari. Si contano circa 400 morti tra le fila dei ribelli. Il plebiscito si tiene il 20 e 21 dicembre del 1851. I voti favorevoli sono la stragrande maggioranza. Luigi Napoleone riforma la costituzione, rendendo possibili mandati presidenziali multipli dalla durata decennale. Quasi tutti i poteri sono concentrati nelle sue mani. È il primo passo della trasformazione della repubblica in impero.

Il 2 dicembre del 1852 il senato proclama l’impero. Luigi Napoleone diviene Imperatore dei Francesi con il nome di Napoleone III. La sua politica si concentra tutta sullo sviluppo economico. Napoleone III dà un impulso liberista alla finanza e all’economia. Inizia una profonda trasformazione edilizia della capitale con la costruzione dei grandi boulevard che trasformano Parigi come la vediamo oggi. Inoltre dà un importante impulso allo sviluppo della rete ferroviaria e della marina mercantile. Attraverso l’impresa francese Lesseps viene completato il canale di Suez, via d’acqua che collega il Mediterraneo con il mar Rosso. La Francia diventa la seconda potenza economica dell’Europa dopo l’Inghilterra. Larghi strati della sinistra non approvano il liberismo sfrenato che favorisce i grandi finanzieri legati al potere, trascurando i danni che tale politica arreca alle classi più deboli della popolazione. La modernizzazione urbanistica di Parigi, se elimina sacche di edilizia malsana con l’abbattimento dei vecchi quartieri per far posto a moderni edifici, causa l’espulsione dal centro della città delle famiglie di operai e del piccolo ceto impiegatizio.

Luigi Napoleone desidera un erede al trono. Per tale motivo decide di lasciare Harriet Howard per sposare una nobile che gli assicuri anche alleanze con altre case reali. Nessun regnante è disposto a far sposare una propria figlia a un appartenente all’odiata famiglia Bonaparte. Quindi la scelta cade sulla nobile spagnola Maria Eugenia de Guzman Montijo, contessa di Tebe e grande di Spagna. Il padre di Maria Eugenia, Cipriano de Palafox y Portocarrero, durante l’invasione napoleonica della Spagna aveva parteggiato apertamente per la Francia. La figlia era cresciuta con i principi rivoluzionari francesi inculcategli dal padre. Il matrimonio viene celebrato il 30 gennaio 1853 nella cattedrale di Notre Dame de Paris. Il 16 marzo del 1856 nasce l’erede che è chiamato Napoleone Eugenio Luigi Bonaparte.   

Nel 1855 Cavour invia a Parigi la cugina Virginia Oldoini, sposata all’anziano Francesco Verasis Asinara, conte di Castiglione. Virginia ha il compito di convincere Napoleone III ad appoggiare il processo di unificazione dell’Italia sotto la guida dei Savoia. La contessa prende di petto il suo compito diventando amante di Napoleone III. Riceve l’imperatore nel suo lussuoso appartamento a Compiègne. Durante uno di questi incontri l’imperatore viene fatto oggetto di un attentato dal quale riesce a scampare fortunosamente. Le malelingue parigine individuano come mandante dei sicari la gelosissima moglie Maria Eugenia. Virginia organizza un incontro segreto tra Napoleone III e Cavour, primo ministro del Regno di Sardegna, che avviene a Plombièrs. In tale incontro il politico piemontese ottiene il consenso dell’imperatore all’invasione del resto dell’Italia, per unificare la stessa sotto il vessillo dei Savoia. È escluso dall’accordo lo Stato Pontificio, protetto da truppe francesi. In cambio il Piemonte dovrà cedere alla Francia Nizza e la Savoia. Infatti nel 1860 la spedizione dei Mille guidata da Garibaldi intraprenderà la sua missione con la benevola neutralità degli inglesi e quella interessata dei francesi.

L’attentato di Compiègne non è l’unico diretto contro l’imperatore. Nel 1855 l’italiano Giovanni Pianori tenta l’assassinio di Napoleone e Maria Eugenia ai Champ Elysées. Il 14 gennaio del 1858 un altro esule italiano, Felice Orsini, attenta alla vita di Napoleone III e della moglie mentre entrano nella sala dell’Académie Royale de Musique. La coppia reale resta fortunosamente indenne. Orsini viene condannato a morte e giustiziato. Comunque il suo sacrificio non è inutile poiché l’attentato richiama l’attenzione dell’opinione pubblica francese sulla situazione dell’Italia, ancora frammentata tra diverse entità statali.

Nel 1858 Napoleone III inizia l’espansione coloniale francese nella penisola indocinese. In pochi anni conquista il Vietnam e la Cambogia. Riesce anche a ottenere rilevanti vantaggi commerciali con la Cina dove he le concessioni di Shanghai e Tianjin. Interviene in Messico dove vuole istituire una monarchia amica. Massimiliano I d’Asburgo, probabilmente un suo nipote in quanto presunto figlio illegittimo di Napoleone II, viene nominato imperatore del Messico. L’avventura di Massimiliano avrà una infausta conclusione con la fucilazione dell’arciduca austriaco nel 1867 a opera dei repubblicani di quel paese. Nel 1862 Luigi Napoleone ha un figlio da Virginia Oldoini che viene adottato da una coppia al servizio dell’imperatore, Christophe Hugenschmidt e Élisabeth Hauger. Il piccolo prende il nome di Arthur Hugenschmidt. Inoltre l’imperatore diventa amante della figlia del barone Haussmann, Valentine, dalla quale nel 1865 ha un figlio non riconosciuto, Jules Hadot.

Nel 1867, a seguito di contrasti con il cancelliere prussiano Otto von Bismarck che si oppone al suo progetto di prendere il controllo di Belgio e Lussemburgo, Napoleone III inizia il riarmo dell’esercito francese per essere pronto ad imporre con la forza le sue intenzioni espansionistiche. Bismarck non attende di essere attaccato e nel 1870 dichiara guerra alla Francia prendendo a pretesto un contrasto diplomatico causato della successione in Spagna della regina Isabella II.

Il 1° agosto del 1870, mentre i francesi entrano in territorio tedesco occupando Saarbrucken, il grosso dell’esercito tedesco attacca sul fronte dell’Alsazia e Lorena dove, nella battaglia di Wörth, sconfigge le truppe francesi. A seguito di questa umiliazione, che crea un grave sconcerto nella popolazione che era convinta dell’invincibile forza del proprio esercito, Napoleone III, al fronte con le sue truppe, viene estromesso dalle leve del potere dall’imperatrice Maria Eugenia che gli consiglia di non rientrare a Parigi e di restare sul campo di battaglia. Maria Eugenia inoltre nomina nuovo comandante dell’esercito il generale François Achille Bazaine. Il 18 agosto del 1870, nella battaglia di Gravelotte, dove i francesi vengono sconfitti nonostante combattano valorosamente, si decide l’esito della guerra e il destino dell’impero. La controffensiva del generale Mac Mahon che intende attaccare i prussiani indeboliti dalla battaglia viene vanificata dalla fuga di notizie che permette agli stessi di raccogliere le proprie forze per far fronte alle truppe nemiche a Beaumont. L’ultima battaglia si combatte a Sedan. I tedeschi hanno la meglio sui francesi comandati da Mac Mahon. Il 2 settembre del 1870 Napoleone III contratta la resa nelle mani di Bismarck. Si rifiuta di firmare il trattato affermando che debba essere la moglie Eugenia a dover firmare nella sua qualità di reggente dell’Impero. Il 3 settembre giunge a Parigi la notizia della resa. La popolazione si solleva, scendendo in strada. Eugenia lascia la capitale in incognito e raggiunge Deauville, da dove si imbarca su una nave diretta in Inghilterra. Il 4 settembre del 1870 i repubblicani guidati da Léon Gambetta proclamano la fine dell’impero e la nascita della nuova repubblica francese.

Napoleone III è tenuto prigioniero da Bismarck fino al 1871. Nel marzo di quell’anno viene rilasciato. Raggiunge la moglie in Inghilterra che abita a Camden Palace, nei sobborghi di Londra. Nel 1872 la sua salute peggiora a causa di calcoli biliari. Nonostante due operazioni per la rimozione dei calcoli, spira il 9 gennaio del 1873. Le sue spoglie riposano nella cripta imperiale dell’Abbazia di San Michele a Farnborough (Hampshire, Inghilterra).

Il figlio Napoleone Eugenio Luigi si arruola come ufficiale d’artiglieria nell’esercito inglese e partecipa, in Sudafrica, alla guerra contro gli Zulù del 1879.  Durante una sosta nei dintorni di Natal il drappello comandato da Napoleone Eugenio è attaccato da un numero preponderante di combattenti Zulù. Il principe viene ucciso mentre, insieme agli altri soldati, tenta di sfuggire all’assalto. La salma, trasportata in Inghilterra, viene seppellita accanto a quella del padre nell’abbazia di San Michele a Farnborough.

Maria Eugenia de Montijo diventa grande amica della regina Vittoria e dei suoi figli. Muore l’11 luglio del 1920 mentre si trova a Madrid. Le sue spoglie riposano accanto a quelle del marito e a quelle del figlio.

(Immagine in alto: Napoleone III nel 1836)