Rettifilo, oggi Corso Umberto I, Armando Mancini, Flickr 2009

NAPOLI FINE ‘800, SVENTRAMENTO E RISANAMENTO

Nel 1884 scoppiò il colera in Italia. A Napoli si contarono più di 8000 morti. In seguito all’epidemia fu approvata la legge del Risanamento della città di Napoli, che permise lo sventramento del cuore storico della città. Furono abbattuti interi quartieri popolari, 100.000 persone persero le proprie case per far posto a nuove strade, a palazzi destinati alla media e alta borghesia e a rioni di edilizia popolare.

Di interventi edilizi tesi a risanare i quartieri più degradati e creare nuove zone residenziali si era iniziato a parlare già durante il Regno delle due Sicilie con Ferdinando II. Il Consiglio Edilizio della città di Napoli nel 1839 ipotizzò la creazione, nella zona orientale, oggi individuabile dall’incrocio del corso Garibaldi con via Vespucci e S. Giovanni a Teduccio, di un nuovo quartiere residenziale destinato alle famiglie operaie, in vista della prevista espansione del porto verso oriente. Inoltre si verificò la possibilità di edificare nuovi edifici per la borghesia cittadina a occidente, nelle zone di Chiaia, Posillipo e sulla collina del Vomero, con la creazione di collegamenti attraverso gallerie e funicolari. In progetto c’era anche il risanamento della zona degli ex granai, oggi via Costantinopoli, antistante il Museo Nazionale.

Bisognerà aspettare l’Unità d’Italia per vedere attuare i primi progetti relativi al risanamento e all’ampliamento della città. Possiamo dividere gli interventi urbanistici tra quelli prima dello scoppio dell’epidemia del colera del 1884 e quelli successivi all’epidemia, fatti in seguito alla legge per il Risanamento della città di Napoli del 1885.

Interventi ante legge del Risanamento

Via Bellini

Nel 1861 fu indetta la prima gara relativa alla costruzione di una nuova strada, oggi denominata via Bellini, tra il Museo Nazionale e piazza del Gesù, e la costruzione di un nuovo quartiere, destinato alla borghesia, nel quadrante Museo, via Pessina, piazza del Gesù, via Costantinopoli. La strada in costruzione, affidata all’impresa Errico Hetch, per impedimenti frapposti dai proprietari di alcuni palazzi, si fermò a pochi passi dal largo Mercatello (dal 1871 denominato piazza Dante), senza raggiungere il Gesù Nuovo. Verso il museo trovò il suo limite nella costruzione della galleria Principe di Napoli degli architetti Breglia e De Novellis, attraversando la quale si sbucava di fronte al Museo Nazionale.

Via Duomo

L’allargamento dell’antico cardine, oggi via Duomo, fu iniziato negli stessi anni. Si procedette a tratti. Con il primo lotto di lavori si allargò la vecchia strada tra via Foria e il Duomo dandole una luce di 16 metri. Si proseguì poi fino alla Vicaria vecchia, oggi via Forcella, per continuare solo nel 1880 fino alla via Marina, con l’abbattimento di un’ala della chiesa di S. Giorgio Maggiore e con la ricostruzione della facciata arretrandola di alcuni metri.

La nuova stazione Centrale

Nel 1860, al momento dell’unità d’Italia, erano due le stazioni ferroviarie a Napoli. La prima era nata con la ferrovia Napoli-Portici, poi prolungata fino a Nocera Inferiore, denominata Stazione Bayard, dal nome del concessionario della ferrovia. Essa era situata sull’attuale corso Garibaldi, accanto alla stazione della Circumvesuviana.  Oggi è ridotta a un rudere. Un lato della stessa risulta ristrutturato ed è occupato dagli uffici circoscrizionali del Comune. La seconda era il capolinea della ferrovia Napoli-Caserta ed era situata dove oggi si trova l’attuale stazione della Circumvesuviana. Già nel 1860, nell’immediato dopo unità, fu decisa la costruzione di una stazione che concentrasse tutte le linee ferroviarie presenti in città. Il luogo scelto fu l’attuale piazza Garibaldi, a ridosso dei binari del tram che solcano la piazza. Il progetto fu di Paul Amilhan e Nicola Breglia. I lavori terminarono nel 1867. Nella nuova stazione furono concentrati i binari della linea Napoli-Portici e della Napoli-Caserta, oltre ad altre linee che si andavano costruendo per allacciare le varie reti ferroviarie italiane. Dopo qualche decennio fu creata la linea direttissima Napoli-Roma che attraversava tutta la città in sotterranea. All’interno della stazione furono arretrati i capolinea dei binari per far posto alla fermata piazza Garibaldi, situata a un livello inferiore, dove circolavano i treni della direttissima verso Roma. La stazione fu demolita nel 1960 per far posto a un moderno manufatto.

Questa storia è tratta dal volume “NOVECENTO. Napoli e napoletani del XX secolo” di Silvano Napolitano. AMAZON.IT

Rione Amedeo

Altri due progetti furono portati a termine tra il 1860 e il 1880. Il primo interessava lo sviluppo urbanistico della zona a monte della Riviera di Chiaia. Il progetto iniziale interessava tutto il quartiere Chiaia, dall’attuale piazza dei Martiri fino al termine dell’attuale via Crispi. Esso era stato presentato dalla ditta Pianell, che vinse la gara dei lavori ma che rinunciò per questioni legali che non fu possibile superare. I lavori, limitati alla costruzione di una nuova strada, furono appaltati all’impresa Rougier. Questa strada metteva in collegamento la Riviera di Chiaia al corso Maria Teresa, oggi denominato corso Vittorio Emanuele, e seguiva il percorso delle odierne via Martucci, piazza Amedeo, via Crispi, via Pontano. All’interno di detto quadrante denominato rione Amedeo furono costruiti edifici destinati alla ricca borghesia della città. Dopo il 1884, con il secondo progetto, fu prolungata l’odierna via Vittoria Colonna, che congiungeva piazza Amedeo con la chiesa di S. Teresa a Chiaia, fino a via Chiaia. Si crearono altri due tratti denominati via dei Mille e via Filangieri. Ai lati di queste vie furono costruiti edifici destinati alle famiglie benestanti.

Via Caracciolo

La sistemazione della spiaggia antistante la Villa Comunale, con il risanamento della zona del Chiatamone e del borgo di Santa Lucia, fu uno dei primi progetti a essere presentato. I lavori ebbero inizio con l’offerta dell’impresa Giletta, accettata dal Comune, che seguiva un analogo progetto presentato da Enrico Alvino. I lavori, subappaltati alla ditta Du Mesnil, iniziarono nel 1870 e furono divisi in due tronchi. Il primo interessava il borgo di Santa Lucia fino a piazza Vittoria. Il secondo riguardava il tratto da piazza Vittoria a Mergellina.

La prima tranche dei lavori coinvolse la zona del Chiatamone dove, attraverso una colmata, venne creato un paravento di palazzi affacciati sul mare, dove oggi sono presenti gli hotel più lussuosi della città. Via Chiatamone fu trasformata da lungomare in strada interna, sostituita sulla linea di costa dall’attuale via Partenope.

Il secondo tratto, da piazza Vittoria a Mergellina, fu fatto con una colmata che ampliò verso il mare la Villa Comunale, con la creazione del galoppatoio e della attuale via Caracciolo. Questa via fu considerata la più bella creazione urbana dell’800. I lavori terminarono nel 1893.

Il borgo di Santa Lucia, popolato da pescatori, fu interessato dalle trasformazioni solo a partire dal 1895. Le famiglie di pescatori furono trasferite nelle case del borgo marinaro sull’isolotto di Megaride, accanto al Castel dell’Ovo. Con una nuova e imponente colmata si creò il rione Orsini, tra via Santa Lucia e la nuova via Nazario Sauro, mentre le attuali via Acton e via Cesario Console presero il posto dell’antica salita del Gigante.

L’epidemia del colera e la legge del Risanamento

L’epidemia a Napoli

Nonostante che studiosi avessero evidenziato il collegamento tra le abitazioni malsane e lo sviluppo del colera tra la popolazione, il governo post-unitario, preso da altri problemi quali la rete ferroviaria, l’alfabetizzazione della popolazione e l’unificazione dell’esercito, trascurò il risanamento urbano specie in quelle città dove la pressione demografica era più alta e le abitazioni più malsane: Genova, Napoli e Palermo. Nel 1884 si diffuse una epidemia di colera in tutta Europa. Mentre nel resto del continente l’epidemia fu controllata e si ebbero relativamente pochi casi, in Italia la malattia ebbe una rapida e ampia diffusione, in particolare nelle tre città menzionate. Napoli contava 450.000 abitanti e 240.000 vani di abitazione, con un affollamento medio di due persone per vano, compresi servizi e cucine. Questo affollamento abitativo, unito alla situazione precaria delle fogne, portò a una veloce diffusione dell’epidemia che provocò più di 8.000 morti nella città.

Nel 1893 si ripeté una nuova epidemia di colera in Italia, ma la mortalità fu molto inferiore alla precedente, in conseguenza dei provvedimenti di profilassi sanitaria che nel frattempo erano stati attuati.

La legge del Risanamento del gennaio 1885

“Il Ventre di Napoli”, libro scritto da Matilde Serao che descriveva le misere condizioni in cui era costretto a sopravvivere il popolo napoletano, sollecitò il governo, nella persona del Presidente del Consiglio Agostino Depretis, a prendere a cuore le sorti della città. Depretis, durante una visita a Napoli, nella quale fu accompagnato dal sindaco Nicola Amore, si convinse dell’urgenza di approvare una legge speciale che finanziasse il risanamento. Egli parlò di “sventramento” dei quartieri popolari, seguito dalla costruzione di nuovi assi viari circondati da palazzi per abitazioni, nuovi quartieri di edilizia abitativa destinati ai ceti popolari, alla piccola e all’alta borghesia della città.

Il 15 gennaio del 1895 fu approvata la legge per il Risanamento della Città di Napoli. Soggetto attuatore della legge fu la Società pel Risanamento di Napoli, una società pubblica appositamente creata per fare gli interventi urbanistici previsti dalla legge. Intanto nel maggio del 1885 fu inaugurato il nuovo acquedotto del Serino. Ancor oggi è il principale acquedotto che rifornisce la città di acqua potabile di ottima qualità.

Interventi post legge del Risanamento

Rettifilo e strade adiacenti

Il primo intervento, il più urgente, fu lo sventramento dei cosiddetti quartieri bassi: Porto, Pendino, Mercato e Vicaria. Questi quartieri erano situati sotto il livello naturale delle acque. Fu costruito, previa elevazione del livello stradale di 3,5 metri, il Rettifilo, denominato corso Re d’Italia e in seguito corso Umberto I. La via collegava la stazione Centrale con via Medina da un lato e piazza Municipio dall’altro, mediante una biforcazione all’altezza dell’attuale piazza Bovio. Il Rettifilo comprendeva due piazze, la prima, piazza Nicola Amore, all’incrocio con via Duomo e la seconda, piazza Bovio, subito dopo l’incrocio con via Mezzocannone. Inoltre si costruirono otto strade ortogonali al Rettifilo che collegavano lo stesso con via Marina e, al lato opposto, con i decumani.

Fu tracciata una strada per collegare piazza Garibaldi con via Carbonara (via Alessandro Poerio) e un’altra tra le due precedenti che congiungeva piazza Garibaldi con Forcella (via Mancini). Ai lati di queste strade furono costruite due cortine di nuovi edifici destinati a uffici e abitazioni della media borghesia. Alle spalle delle cortine convissero, a macchia di leopardo, nuovi e vecchi edifici. I lavori, che furono effettuati dalla società Risanamento, terminarono nel 1894.

Gli stessi poi proseguirono con il prolungamento del Corso Garibaldi fino a piazza Carlo III dove si crearono le premesse per uno sviluppo urbanistico che interessò la parte orientale della città. Furono costruite altre due vie simmetriche al corso Garibaldi che si diramavano dall’Albergo dei Poveri in piazza Carlo III, le odierne via S. Alfonso dei Liguori e via Mazzocchi/via Lahalle. Fu inoltre edificato il quartiere Arenaccia destinato alle famiglie operaie. Si bonificarono le zone paludose a monte della strada ferrata dove venne creato il rione Vasto con un reticolo di vie ad angolo retto e uno slargo, piazza Nazionale, dal quale avevano origine 10 strade a forma di raggiera. Le abitazioni di questo rione furono destinate principalmente alla piccola borghesia impiegatizia della città.

Piazza Municipio e Santa Brigida

La Società Immobiliare di Roma affrontò i lavori per la sistemazione della piazza del Castello (in seguito piazza Municipio), dove si abbatterono le mura e i bastioni di costruzione vicereale intorno al Maschio Angioino e gli edifici che erano sorti nel tempo addossati a detti bastioni, creando una grande piazza estesa fino al porto. Un lato della piazza fu delimitato da edifici adibiti ad alberghi (Grand Hotel De Londres) e abitazioni, oltre all’antico teatro del Fondo, oggi teatro Mercadante. Dal lato opposto svettava il Maschio Angioino, circondato dal suo fossato. Nei lavori della stazione Municipio della metropolitana sono riemersi i resti dei bastioni e delle mura vicereali.

I vecchi edifici in via Santa Brigida e nei suoi immediati dintorni furono abbattuti e sostituiti da palazzi destinati ad abitazioni, tra questi il grande palazzo, detto “dei borghesi”, di fronte al castello. Inoltre fu creata la galleria Umberto I con i suoi quattro edifici circostanti. I lavori terminarono nel 1897 con la sistemazione del monumento dedicato a Vittorio Emanuele II in piazza Municipio.

Vomero-Arenella

Nel 1885 la Banca Tiberina era proprietaria di gran parte dei suoli sulla collina del Vomero, tra la villa Floridiana e l’antichissimo villaggio di Antignano, che sorgeva sulla “via dei colli (via Antiniana)”. La via dei colli collegava, fin dal tempo dei greci e dei romani, Napoli con Pozzuoli. In questo borgo era avvenuto il primo miracolo di S. Gennaro nel 413. La Banca progettò l’urbanizzazione della collina, con un comprensorio chiamato Nuovo Rione, dove furono costruiti alcuni palazzi di abitazione concentrati nella zona via Scarlatti, via Morghen. Per difficoltà economiche sopravvenute, la Banca Tiberina cedette le proprietà e i terreni alla Banca d’Italia che, per facilitarne la vendita, suddivise i terreni in piccoli lotti, creando una rete di strade che si sviluppava in senso radiale e ortogonale, seguendo l’urbanesimo razionale inaugurato a Parigi da Hausmann. Iniziarono a sorgere in questi lotti piccoli villini mono e plurifamiliari destinati alla media borghesia. Furono costruite nel 1891 la funicolare di Chiaia e la funicolare di Montesanto, creando un collegamento organico e veloce con il centro cittadino. Con l’apertura nel 1928 della funicolare Centrale si ebbe l’esplosione urbanistica del Vomero che è continuata fino agli anni 70 del secolo scorso, coinvolgendo anche l’adiacente quartiere Arenella.

Con la legge del Risanamento e le conseguenti mutazioni urbanistiche furono risolti i bisogni igienici più impellenti della città. Essa non ebbe più a subire epidemie come quella sofferta nel 1884. Ma non furono risolti i principali problemi di edilizia popolare. La parte dei quartieri bassi che non furono sventrati continuarono a essere il rifugio abitativo malsano per la popolazione più povera. Quella zona della città fu distrutta dai bombardamenti che interessarono il porto e via Marina durante la seconda guerra mondiale. Gli abitanti, rimasti senza casa, furono trasferiti alla fine degli anni ‘50 a Fuorigrotta, in un nuovo quartiere di edilizia popolare chiamato Rione Traiano. Solo allora fu completato quasi del tutto il risanamento degli antichi quartieri bassi.

(Foto in alto: Rettifilo, oggi Corso Umberto I, Armando Mancini, Flickr 2009)