Famiglia Inuit dell'Alaska, Edward Sheriff Curtis, 1929

NATIVI NORDAMERICANI

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La Beringia, striscia di terra emersa che congiungeva l’Alaska con la Siberia, fu la via attraverso la quale i primi uomini giunsero sul continente americano. Erano gli avi di quelli che poi Cristoforo Colombo chiamò “Indiani”, poiché, quando giunse con le tre caravelle alle attuali Santo Domingo e Cuba credeva di aver toccato l’India, e che i colonizzatori del Nordamerica chiamarono “Pellerossa”, nome che derivava dal fatto che i primi indigeni incontrati dagli europei nel New England si tingevano il volto e il corpo di rosso.

Il lungo cammino che condusse gli abitanti dell’Asia a spingersi nell’estremo nordest della Siberia e da lì passare nell’estremo nord dell’America avvenne circa 40.000 anni fa, il periodo nel quale gli abitanti dell’Asia ebbero un’evoluzione che permise loro di sopravvivere nelle difficili condizioni dell’estremo nord. Ricerche sulla cultura Clovis dei primi abitanti dell’America del nord collocano intorno a 13.500 anni fa tre ondate migratorie tra America e Asia.

I POPOLI DEL NORD

Queste popolazioni preistoriche sopravvivevano praticando la caccia, la pesca e la raccolta di quello che la vegetazione spontanea produceva. Le prime terre che furono occupate dalle popolazioni migranti furono quelle comprese tra lo Yukon, i territori artici del Canada, fino alla Groenlandia che si pensa fu raggiunta con canoe attraverso la Baia di Baffin nell’XI secolo.

Queste popolazioni che avevano conservato un modo di vivere arcaico fino a pochi decenni fa, vengono contraddistinte con il nome di Inuit o Yuit e Yupik, comunemente conosciuti come esquimesi. Queste genti abitano la parte nord del Canada e la Groenlandia. L’Alaska occidentale e le isole Aleutine sono abitate dagli Aleutini. Tutte queste popolazioni, a causa del clima rigido che non permette l’agricoltura, vivono ancora oggi di caccia e pesca.

ALASKA

In Alaska convivono tre diverse popolazioni nordiche le quali hanno tutte una comune origine asiatica: gli Inuit, che occupano la parte settentrionale della penisola; gli Yupik, che vivono nell’ovest dell’Alaska, gli Aleutini che abitano nell’estremo versante pacifico della penisola e nelle isole Aleutine. Tutte le popolazioni indigene raggiunsero il continente americano attraverso la Beringia, una lingua di terra che collegava l’Asia con l’America. Queste popolazioni rimasero bloccate nell’attuale Alaska occidentale a causa di un enorme ghiacciaio che impediva ogni collegamento con il resto dell’America. Solo con la fine del periodo glaciale si liberarono vie d’accesso verso est e verso sud, permettendo a queste genti di avanzare su tutto il continente.

CANADA SETTENTRIONALE E OCCIDENTALE

Le popolazioni provenienti dalla Beringia, dopo lo scioglimento dei ghiacciai, si diressero per la maggior parte verso sud attraverso il corridoio del Pacifico, striscia di terra tra l’oceano e le Montagne Rocciose, diffondendosi poi su tutto il continente americano. Una piccola percentuale di questo flusso migratorio, seguendo le loro prede di caccia, i castori giganti, i bisonti della steppa e i buoi muschiati, occuparono le terre che si affacciano sull’oceano Artico, dando luogo al popolo Inuit. Il Canada ha recentemente individuato il Nunavut, che nella lingua inuit significa “Terra nostra”, comprendente gran parte del territorio settentrionale e l’arcipelago artico, e lo ha reso amministrativamente autonomo. Il Nunavut è abitato da 35.000 persone, in grande maggioranza appartenenti alla popolazione Inuit. Gran parte di questo territorio è rappresentato da aree protette:  Parco nazionale Quttinirpaaq, Parco nazionale Sirmilik, Parco di Ukkusiksalik.

GROENLANDIA

Nel secolo XI una parte degli Inuit canadesi si trasferì in Groenlandia attraversando la baia di Baffin con canoe o a piedi quando l’acqua era ghiacciata. Oggi la grande maggioranza, circa il 90% dei 58.000 abitanti dell’isola, è di origine Inuit. Il restante 10% è rappresentato da danesi e da altre nazionalità. La Groenlandia, territorio sotto la sovranità della Danimarca, ha raggiunto un’ampia autonomia. La Danimarca ha conservato solo alcune delle funzioni politiche e amministrative, tra le quali la finanza, la difesa e la politica estera. Il governo danese versa alla Groenlandia un sussidio annuale di circa 3,5 miliardi di corone, pari a 0,5 miliardi di dollari. L’esportazione dei prodotti della pesca, halibut e gamberi, è la maggiore fonte di reddito dell’isola. Negli ultimi anni si è sviluppato il settore del turismo, limitato ai pochi mesi estivi. L’industria dell’estrazione, sebbene molto promettente, è lungi dal rappresentare una sufficiente fonte di reddito per l’economia della Groenlandia.

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GLI NDIANI D’AMERICA O PELLEROSSA

COSTA NORD-OCCIDENTALE

Parte delle popolazioni che avevano migrato dall’Asia all’America iniziarono l’occupazione delle terre più a sud. Attraverso il corridoio del Pacifico e con il superamento delle Montagne Rocciose una parte di essi si stabilì nella tundra canadese e nell’altopiano centrale. Altri si fermarono sulle rive del Pacifico dove trovarono un favorevole habitat dovuto alla pesca del salmone, di cui erano ricchi i fiumi Fraser e Columbia. Ebbero in tal modo una possibilità di sviluppo che permise loro di creare villaggi con abitazioni stabili costruite con i tronchi degli alberi. I centri abitati erano per lo più formati da nuclei familiari imparentati tra loro. Le tribù più numerose erano quelle dei Chinook, dei Nookta, dei Tlingit e dei Tsimshian. Le lingue parlate da queste tribù appartenevano al gruppo atabasca, penutiana e mosana. Le loro credenze religiose si rifacevano al culto degli antenati le cui sembianze erano scolpite sui totem. La società era organizzata in modo gerarchico tenendo conto del grado di parentela con i capi. Era diffusa la condivisione del cibo e delle ricchezze che venivano redistribuite attraverso la cerimonia del potlatch.

REGIONE SUB-ARTICA

La regione sub-artica era rappresentata da quasi tutto il Canada. I nativi americani che abitavano questa regione vivevano in tende o case interrate. Erano nomadi che traevano il loro nutrimento dalla caccia e dalla pesca. Ad est erano diffusi linguaggi del gruppo algonchino e le maggiori tribù erano quelle dei Cree e degli Ojibway. Verso ovest c’erano i Carrier, gli Ingalik, i Dogrib e altre tribù. Questi parlavano lingue del gruppo athabaska.

Oggi in Canada sono presenti circa un milione di persone appartenenti alle prime nazioni (indiani americani) e 500.000 sono i meticci, inoltre sono presenti circa 65.000 inuit nelle regioni più a nord. L’Indian Act del 1857 promosse l’integrazione forzata con la creazione delle Scuole residenziali indiane dove i bambini delle tribù, forzatamente sottratti alle famiglie, venivano educati. Un’azione legale mise fine a tale pratica e determinò una transazione di 2 miliardi di dollari canadesi a favore delle vittime di questo trattamento. Nel 2008 il primo ministro Stephen Harper presentò le scuse ufficiali del governo canadese al popolo delle prime nazioni per il trattamento subito.

REGIONE DELL’ALTOPIANO

Questa regione, che comprende il territorio dell’Idaho, dell’Oregon, dello stato di Washington e della Columbia Britannica, sebbene più accogliente della regione artica, non permetteva lo sviluppo di una civiltà dedita all’agricoltura a causa del clima piuttosto rigido. I nativi americani che si stabilirono in questi luoghi vivevano di caccia, di pesca di salmoni e della raccolta dei frutti che crescevano spontaneamente nei boschi. L’organizzazione sociale era abbastanza simile a quello degli abitanti della costa. Le tribù erano formate da clan familiari. Le più numerose erano quelle degli Yakhima, dei Wallawalla, dei Nimipu (Nasi Forati), dei Cayuse, dei Palouse e degli Atsina (Gros Ventre).

Capo Giuseppe (Nasi Forati)

Era figlio del gran capo Giuseppe il vecchio. Alla morte del padre ne prese il posto. Stipulò un accordo con il presidente Grant il quale, con un decreto legislativo, proibì insediamenti di coloni sul territorio di competenza dei Nasi Forati. Dopo due anni l’accordo fu strappato e iniziò la colonizzazione delle terre indiane. Pur di non essere rinchiuso con il suo popolo in una riserva, intraprese una migrazione epica verso il Canada. Non riuscì a raggiungere il confine a causa dell’intervento dell’esercito degli Stati Uniti. Fu costretto a cedere alla forza e fu trasferito, insieme alle sue genti, in una riserva nel Kansas. Nel 1873 tenne un discorso davanti alle autorità di Washington dove perorò le ragioni degli indiani e la richiesta di tornare nei territori di origine. Morì a Nespelem, nello stato di Washington, nel 1904.   

GRAN BACINO E CALIFORNIA

Questa regione comprende la parte interna della California, il Nevada e l’Utah. Le tribù presenti in questa zona erano i Paiute, gli Shoshoni, gli Ute, i Modoc. In California inoltre c’erano i Pomo, gli Yana, i Chumash, gli Yuki e i Mission Indians. Erano tribù particolarmente pacifiche organizzate su base familiare. Spesso i villaggi erano organizzati in due “metà esogame”. Gli individui di una parte potevano sposare esclusivamente quelli appartenenti all’altra metà del villaggio.  Solo dopo il 1850 ebbero contatti con gli europei a causa della cosiddetta “febbre dell’oro” che interessò la California. La presenza europea determinò la diffusione di malattie che provocarono una vera e propria strage tra gli indiani.

REGIONE DELLE PIANURE

Questa denominazione sta a indicare la fascia pianeggiante tra il Midwest e le Montagne Rocciose, che al nord comprendeva la parte centromeridionale del Canada e al sud si estendeva fino al Messico. Le tribù indiane presenti in questa zona si dedicavano principalmente alla caccia del bisonte. Erano popoli nomadi che seguivano le mandrie nei loro spostamenti. Le abitazioni dei loro piccoli villaggi erano rappresentate dal “tepee”, la tipica tenda a forma di cono fatta con pelli e rami d’albero. Con l’arrivo degli europei si diffusero nelle pianure mandrie di cavalli allo stato brado. Questi, catturati dagli indiani, divennero le loro cavalcature. La caccia ai bisonti, che prima veniva effettuata a piedi, venne facilitata dall’acquisita bravura a cavallo dei nativi americani.

Le praterie centrali erano abitate dai Blackfeet (Piedineri), dagli Oglala e dagli Hidatsa. A causa della pressione dei coloni europei altre tribù migrarono da oriente verso le pianure: Sioux, Cheyenne e Arapaho. Anche gli Shoshoni e i Comanche lasciarono la zona del Gran Bacino, in seguito alla colonizzazione dei loro antichi territori, e si trasferirono nella grande pianura.

Nuvola Rossa e Cavallo Pazzo (Oglala)

Nuvola Rossa fu il capo indiano che dopo la guerra di secessione guidò diverse tribù contro il progetto governativo di far attraversare i loro territori dalla linea ferroviaria che doveva congiungere la costa Atlantica degli Stati Uniti con la costa Pacifica. L’ebbe vinta e il governo accantonò il progetto. Gli scontri tra i colonizzatori e le tribù Oglala ripresero con la scoperta dei giacimenti auriferi e la conseguente corsa all’oro. L’intervento in forze della cavalleria statunitense costrinse gli Oglala nella riserva di Pine Ridge e in quella di Rosebud. Nuvola Rossa fu arrestato. La guerra degli “Ostili” continuò sotto il comando di Toro Seduto, capo Sioux. Negli scontri si mise in grande evidenza Cavallo Pazzo. La guerra ebbe il suo culmine nel 1876 con la battaglia di Little Bighorn dove le tribù Lakota (Oglala), Cheyenne e Dakota, guidate da Cavallo Pazzo e Toro Seduto, sconfissero il 7° cavalleggeri comandato dal mitico generale George Armstrong Custer. Tutti le giubbe blu furono uccise in battaglia. In seguito alla resa del suo miglior amico, Piccolo Grande Uomo, che aveva accettato le condizioni poste dal governo statunitense, Cavallo Pazzo abbandonò l’idea di scappare dalla riserva con il suo popolo. Si arrese e fu condotto a Fort Robinson. Il 5 settembre del 1877, in un concitato tentativo di fuga, fu ucciso da un colpo di baionetta vibratogli alle spalle.         

FORESTE ORIENTALI

La zona delle Foreste Orientali era situata tra l’oceano Atlantico e le grandi pianure centrali. Fu la prima ad essere occupata dai coloni europei e dove si verificarono i primi contrasti tra le popolazioni indigene e i nuovi arrivati che avevano fame di terre.

Le principali tribù indiane presenti sulla fascia orientale erano Irochesi e Uroni,  Micmac, Illinois, Sioux. Questi ultimi furono tra i primi ad essere cacciati dalle loro terre e a migrare nelle pianure centrali.

Tra la fine del 1700 e l’inizio del secolo successivo i neonati Stati Uniti condussero operazioni militari contro gli indigeni che vennero denominate “Guerre indiane”. La guerra d’indipendenza degli Stati Uniti si svolse su due fronti. Ad est vedeva contrapposti i coloni agli inglesi, mentre ad ovest i coloni combattevano contro alcune delle sei nazioni indigene che si erano alleate con i britannici. Dopo la sconfitta degli inglesi gli scontri continuarono per decenni e miravano a liberare i territori tra il Mississippi e l’Atlantico dalla presenza dei nativi americani. Gli indiani furono rinchiusi in apposite riserve o migrarono al di là del Mississippi. Dopo il 1823, in seguito all’avanzata dei coloni nelle pianure centrali, gli scontri con gli indiani si estesero anche su quel territorio. Le tribù che più contrastarono i coloni furono i Sioux e gli Apache.

Toro Seduto (Sioux)

Fu un grande capo Sioux e tutte le tribù facevano riferimento a lui per le decisioni che riguardavano la guerra contro i governativi. Era tanta l’inimicizia nei confronti delle autorità degli Stati Uniti a causa del mancato rispetto di queste ultime dei vari trattati di pace stipulati tra gli indiani e il governo. Invece era in buoni rapporti con i canadesi, in particolare con quelli di lingua francese. In Canada gli indiani vivevano in pace e il governo rispettava i patti fatti con i nativi americani. Il 25 giugno del 1876 comandò i guerrieri Sioux, Oglala e Cheyenne contro il generale Custer nella battaglia di Little Bighorn conducendoli alla vittoria. Il 18 luglio del 1881 Toro Seduto, la sua famiglia e altri 200 della sua tribù si arresero agli americani. Toro Seduto fu arrestato e rilasciato dopo 20 mesi quando fece ritorno nella riserva di Standing Rock. Nel 1883 toro Seduto si unì al circo Barnum dove si esibiva con Buffalo Bill nel celebre spettacolo Wild West Show. Morì nel 1890 a Fort Yates.

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SUD-EST

Le zona Sud-Est comprendeva la fascia di territorio affacciata sul Golfo del Messico. Le tribù indigene presenti in questa zona erano di civiltà più avanzate delle altre tribù, tanto da essere denominate “Le cinque nazioni civilizzate”. La presenza degli spagnoli prima, e dei francesi e inglesi poi, contribuì alla decimazione dei nativi a causa delle malattie che si diffusero tra questi. I principali popoli presenti in questo territorio erano i Cherokee, i Seminole, i Creek, gli Alabama. I Natchez erano quasi completamente spariti già al tempo dell’occupazione spagnola.

Aquila Rossa (Creek)

Aquila Rossa era figlio di un commerciante di origine scozzese. La madre aveva un quarto di sangue indiano nelle vene. Ma fu grande la sua determinazione a essere riconosciuto dalla tribù dei suoi antenati indiani e a vivere con loro. Grazie all’ottima istruzione e al suo coraggio divenne un grande capo dei Creek. Diede inizio a una guerra contro i coloni bianchi che occupavano i territori dell’Alabama sotto il controllo dei Creek. Ci furono centinaia di morti e tantissime fattorie incendiate. Numerosi di questi coloni trovarono rifugio con le loro famiglie a Fort Mims, dove c’era una guarnigione di 70 uomini della difesa territoriale. Il 30 agosto del 1813 i guerrieri Creek, comandati da Aquila Rossa, attaccarono il forte facendo strage degli occupanti. Intervenne la cavalleria del generale Jackson, il futuro presidente degli Stati Uniti. Aquila Rossa, dopo vari scontri, molti dei quali favorevoli alle giubbe blu, si presentò spontaneamente davanti al generale per arrendersi. Dopo aver promesso che il suo popolo avrebbe accettato la pace e il ritiro in una riserva indiana, si allontanò senza che i soldati lo catturassero. Morì nel 1824 a Monroe County, dove si era ritirato a vivere con la propria famiglia.     

SUD-OVEST

L’Arizona, il Nuovo Messico e il Colorado sono i territori compresi in questa zona. Nonostante le difficili condizioni di vita causate dal clima arido, si sono trovate tracce di insediamenti umani risalenti a 8000 anni fa e anche precedenti, appartenenti alla civiltà Clovis. Le popolazioni del Sud-Ovest presentavano contaminazioni culturali con le civiltà presenti nel Messico. Le principali tribù erano dedite alla raccolta a alla caccia. Condivisero questo territorio i Navajo, gli Apache, i Pueblo, oltre che gli Havasupai, i Seri, i Walapai, e altri gruppi minori. Alcune di queste tribù, provenienti dal Messico, erano popoli stanziali e praticavano l’agricoltura.

Geronimo (Apache)  

Era un pacifico capo indiano che viveva con la sua tribù ai confini tra Stati Uniti e Messico. Un giorno del 1851, mentre lui e gli uomini della tribù si erano recati ad un mercato di bestiame, alcuni soldati messicani attaccarono il loro villaggio facendo strage di donne e bambini, tra cui anche la famiglia di Geronimo. Iniziò una guerra contro messicani e statunitensi. Questa terminò solo nel 1886 quando Geronimo si arrese agli americani. Fu rinchiuso in prigione a Fort Pickens in Florida per poi essere trasferito a Fort Sill in Oklahoma. Geronimo divenne un mito indiano per gli americani di quel tempo grazie al libro che scrisse con l’aiuto di S. M. Barret “My life” dove raccontò la sua vita e le sue avventure. Era considerato l’ultimo dei grandi capi indiani ad essersi arreso. In età avanzata frequentava fiere e raduni dove vendeva i suoi mitici cappelli. Nel 1905 partecipò alla sfilata in occasione dell’elezione del presidente Theodore Roosevelt in groppa al suo cavallo bianco. Morì a causa di una caduta da cavallo il 17 febbraio 1909 a Fort Sill.

Nel 1924 il governo americano emise l’Indian Citizenship Act con il quale fu riconosciuta la piena cittadinanza a tutti i nativi americani. Nella seconda metà del XX secolo ci furono numerose proteste dei nativi americani degli Stati Uniti che reclamavano per il mancato rispetto dei trattati e degli accordi che i loro avi avevano concluso con il governo. Nel 1980, grazie a queste rivendicazioni, gli Oglala ottennero 100 milioni di dollari come indennizzo per la perdita delle Black Hills. Nel 2007 Russell Means dei Lakota/Sioux ha rivendicato per il suo popolo la secessione di cinque Stati della federazione i cui territori appartenevano alla nazione dei Lakota, proclamando, in modo simbolico e pacifico, la nascita della Repubblica Lakota.

(Immagine in alto: Famiglia Inuit dell’Alaska, Edward Sheriff Curtis, 1929)