Papa Pio XII

NAZISTI CONTRO PIO XII

Nel 1943, dopo la firma dell’armistizio tra le autorità italiane e gli alleati, Roma restò in balia dei tedeschi. L’unica istituzione rimasta nella capitale fu papa Pio XII, al secolo Eugenio Pacelli. L’unica organizzazione ancora funzionante fu la Chiesa che, in qualche modo, cercava di contrapporsi alla presenza delle truppe tedesche in città. Fu in questa situazione che venne ideata e organizzata dalle autorità tedesche l’azione, chiamata “Operazione Rabat” per rapire il papa e trasferirlo in Germania.

OPERAZIONE RABAT

L’ideatore del piano fu l’ideologo catto-nazista belga Léon Degrelle. Degrelle era direttore, e in seguito proprietario, della casa editrice Christus-Rex che curava le pubblicazioni dell’Azione Cattolica belga. Egli trasformò, attraverso la pubblicazione di periodici, la piccola casa editrice in un veicolo pubblicitario del cattolicesimo reazionario che affiancò il nascente nazismo, cosa che gli procurò la rottura dei rapporti con i vertici della chiesa belga. Nel 1936 divenne un interlocutore privilegiato del partito fascista di Mussolini dal quale ottenne dei finanziamenti. Nello stesso anno allacciò anche rapporti con il partito nazista incontrando Hitler. Con lo scoppio della guerra creò la Legione Vallone e divenne collaborazionista dei nazisti. Nel 1943 la Legione Vallone si trasformò in una sezione delle SS tedesche e Degrelle di fatto divenne il capo del partito nazista belga.

Il rapimento, che doveva essere mascherato da esigenze di sicurezza del papa da fantomatiche minacce di bande partigiane, aveva il fine di ottenere, sotto ricatto e, se necessario, sotto tortura, un’enciclica nella quale, appoggiando il nazismo, venisse giustificata l’azione antiebraica in corso in Germania. Il regime nazista mirava a ottenere una prestigiosa copertura alle stragi di ebrei in atto nei campi di sterminio.

PAPA PIO XII

Eugenio Pacelli, il futuro Pio XII, effettivamente era stato sotto tiro di forze rivoluzionarie. Nel 1919 era nunzio apostolico a Monaco di Baviera, e poi nunzio dell’intera Germania a Berlino. Durante i disordini scoppiati a Monaco in quell’anno, gli “Spartachisti” avevano circondato l’edificio della nunziatura con l’intento di occuparlo. Monsignor Pacelli si parò dinanzi al portone della nunziatura impedendone l’accesso. Fu minacciato con una pistola puntata al petto dal capo dei rivoltosi Siedl. Ma, vista la fermezza del nunzio e l’intervento coraggioso di una suora, Pascalina Lehnert, che si era intromessa tra il Pacelli e la pistola puntata, i rivoltosi rinunziarono al loro intento ritirandosi. Suor Pascalina Lehnert fu poi la segretaria di Pacelli quando divenne papa. Ebbe l’incarico da Pio XII di adoperarsi per il ricovero degli ebrei nei conventi e nei monasteri per sottrarli alla deportazione nei campi di sterminio.

APPROVAZIONE DI HITLER

Il piano di rapimento ideato dal Degrelle fu sottoposto all’approvazione di Hitler. In esso era previsto che alcuni agenti delle SS si spacciassero per sionisti e, vantando un accordo con le forze partigiane che operavano in Italia, penetrassero nella città del Vaticano fingendo di tentare il rapimento o l’uccisione di Pio XII a causa di presunte convivenze del papa con il regime nazista. A questo punto ci sarebbe stato l’intervento della Wehrmacht di stanza a Roma che, dopo aver finto di catturare gli agenti delle SS travestiti da ebrei, avrebbe portato in luogo “sicuro” papa Pio XII trasferendolo in Germania o in Liechtenstein, affidandolo alle cure della Gestapo, la polizia segreta nazista.

L’operazione entusiasmò Hitler che ne affidò l’esecuzione ai generali Karl Wolff delle SS e Wilhelm Burgdorf della Wehrmacht. I due generali apportarono alcune modifiche al piano originale. I militari delle SS incaricati del rapimento dovevano essere di provenienza ucraina. Si sarebbero finti ebrei sionisti di Odessa. All’operazione era necessaria anche la presenza di italiani sotto mentite spoglie di partigiani e pertanto fu coinvolto il generale Enea Navarini, comandante del reparto di controguerriglia della Repubblica Sociale Italiana.

Le esercitazioni dell’operazione Rabat si svolsero nella tenuta del castello di Bracciano di proprietà della famiglia Orsini. Gli Orsini informati dai loro dipendenti delle attività dei tedeschi nella loro tenuta, informarono monsignor Montini. Evidentemente il tipo di operazioni in corso nella proprietà Orsini avevano fatto subodorare qualcosa sullo scopo dell’addestramento.

PIANO DI DIFESA DEL VATICANO

Ad avvertire delle intenzioni di Hitler, oltre alle notizie pervenute dalla famiglia Orsini, fu anche il generale Cesare Amé che venne edotto dell’operazione dall’ammiraglio tedesco Wilhelm Canaris in una riunione tenuta presso l’Hotel Danieli a Venezia il 29 luglio del 1943. Il generale si recò a Roma e informò Monsignor Montini di quello di cui era venuto a conoscenza. Anche l’ambasciatore tedesco presso la Santa Sede volle informare Montini di quando si andava preparando. Contemporaneamente gli Stati Uniti e l’Inghilterra, che erano stati informati dei progetti nazisti nei confronti del papa dai loro servizi di informazione, si dissero disposti a un intervento di truppe aviotrasportate da schierare a protezione della Santa Sede.    

All’interno del Vaticano fu allestito un piano per difendere il papa che, in ogni caso, aveva affidato a prelati di sua fiducia un documento con le dimissioni da pontefice da rendere esecutivo in caso di invasione della Città del Vaticano o di sequestro della propria persona da parte delle forze tedesche. A difesa del Papa si sarebbero schierate la Gendarmeria vaticana e le Guardia Svizzere con l’ordine di opporre solo una resistenza passiva senza l’uso di armi. In ultimo la persona del pontefice avrebbe avuto la protezione dalla Guardia Nobile fino all’estremo sacrificio. Nel febbraio del 1943, l’operazione Rabat sembrava imminente. Monsignor Montini e Alessandro Nogara, direttore dei musei vaticani, individuarono nella Torre dei Venti o Torre Gregoriana, un labirinto di piccole stanze situato alle spalle della basilica di San Pietro, il luogo più adatto per nascondere il papa il tempo necessario che le truppe alleate potessero raggiungere e difendere il Vaticano.

L’opposizione dei diplomatici tedeschi accreditati a Roma e presso la Santa Sede, che erano intervenuti presso il Fürher sconsigliando l’operazione, ritardò l’azione quel tanto necessario che gli alleati entrassero in Roma nel luglio del ‘44 liberandola dalle truppe tedesche. Il piano Rabat alla fine era fallito per il sabotaggio di esponenti di primo piano delle stesse forze naziste che l’avevano ideato.