Bartini. Beriev VVA 14, Museo Aviazione Monino, Jno 1998, CC BY 2.5

ROBERTO BARTINI, INVENTORE DI VELIVOLI

Roberto Bartini, conosciuto anche come Barone Rosso, era un italiano originario di Fiume. Era nato nel 1897 quando Fiume apparteneva all’impero Austro-ungarico. La madre, la cui famiglia aveva un passato aristocratico ma era di modeste condizioni economiche, ebbe il bambino a 17 anni. Poiché il padre non volle riconoscere il nascituro, la giovane fu costretta a crescere il bambino con le sue sole forze. Il piccolo Roberto rimase orfano all’età di tre anni, poiché la mamma, sopraffatta dalle difficoltà, si suicidò. Il bimbo fu affidato alla famiglia dello zio materno, un giardiniere che curava la tenuta di proprietà del barone Ludovico Oros di Bartini. Dopo qualche tempo la moglie del barone scoprì che il marito era il padre naturale del piccolo Roberto. Il barone Ludovico Oros di Bartini adottò il bimbo che in tal modo acquisì il cognome del padre naturale attraverso l’adozione.

ROBERTO BARTINI PRIGIONIERO IN RUSSIA

Il riconoscimento de facto della paternità cambiò lo status economico e sociale del bambino che in tal modo ebbe la possibilità di studiare conseguendo un diploma. Nel 1915 fu ammesso all’accademia militare dell’esercito austro-ungarico ottenendo la nomina a ufficiale. Nel 1916 fu inviato in Galizia, a sud della Polonia, a combattere i russi sul fronte nordorientale. Le autorità militari austriache utilizzavano i membri dell’esercito provenienti dalle regioni dell’impero di lingua italiana sul fronte russo, non fidandosi di utilizzarli negli scontri con l’esercito italiano per paura di tradimenti. Purtroppo con lo sfondamento del fronte galiziano centinaia di italiani furono catturati dall’esercito russo. Tra questi figurava anche il tenente Roberto Oros di Bartini che fu prigioniero in Siberia. Durante la permanenza in Siberia divenne un acceso comunista bolscevico, influenzato dal suo amico rivoluzionario ungherese Béla Frankl, scrittore conosciuto con lo pseudonimo di Màté Zalka.

Dopo varie vicissitudini Roberto Bartini si unì alla Legione Redenta formata da ex prigionieri italiani in Russia, guidata dall’ufficiale dei carabinieri Marco Cosmo Manera. Manera era stato inviato in Russia con la missione di riportare in Italia i prigionieri di origine italiana ex combattenti nell’esercito austro-ungarico. Roberto Bartini, inquadrato nella Legione Redenta di stanza nella Concessione Italiana di Tientsin (Cina), riuscì a raggiungere l’Italia nel 1920 partendo via nave da Vladivostock insieme ad altri commilitoni della legione.

BARTINI IN ITALIA

Arrivato a Milano si iscrisse alla facoltà di ingegneria aeronautica. Si manteneva agli studi lavorando come operaio alla Isotta-Fraschini. Sempre a Milano frequentò la locale sezione del partito comunista. La vera attività in Italia di Roberto Bartini era quella di spia al servizio dei comunisti bolscevichi. Con i suoi modi signorili riusciva ad avere contatti ad alto livello. Il principe russo Jusupov, uno degli uccisori di Rasputin, in Italia per compiere un attentato contro la delegazione sovietica che partecipava alla Conferenza Commerciale di Genova, confidò imprudentemente le sue intenzioni a Bartini che si presentava come barone e simpatizzante della destra anticomunista. Bartini riuscì a impedire che il piano di Jusupov fosse portato a termine, salvando la vita dei delegati russi. Nel 1922 conseguì il brevetto di pilota nella scuola di volo con sede nell’aeroporto di Roma-Centocelle.

ROBERTO BARTINI PROGETTISTA DI AEREI IN RUSSIA

Dopo la Marcia su Roma, con l’ascesa al potere di Mussolini, Bartini fu sottoposto a sorveglianza a causa della sua fede comunista. Nel 1923 fu condannato in contumacia a 20 anni di reclusione con l’accusa di spionaggio. I dirigenti del partito organizzarono in tutta fretta il suo trasferimento in Russia evitandogli il carcere. A Mosca modificò il suo nome indicando anche il patronimico secondo la tradizione russa, diventando Robert Ljudvigovič Bartini. A Mosca completò gli studi universitari in ingegneria aeronautica. Terminato il corso universitario fu arruolato nella sezione aerea dell’Armata Rossa. Si specializzò in aviazione di marina presso la base di Sebastopoli dove ebbe anche l’incarico di convertire al comunismo i numerosi italiani immigrati negli anni precedenti in Crimea e che risiedevano in città. Nel 1928 fu nominato generale di brigata aerea.

Roberto Oros di Bartini
Roberto Oros di Bartini

Bartini si dedicò alla progettazione di un nuovo tipo di idrovolante, MTB-2 in grado di pattugliare e bombardare. Era dotato di due fusoliere e di quattro motori. Nel 1930 fu creata a Mosca un’unità di progettazione aerea di cui fece parte anche il team guidato da Bartini. Presto l’ingegnere italiano si scontrò con i dirigenti del partito comunista a causa dei personalismi e delle gelosie sorte tra i vari gruppi di lavoro all’interno dell’ente di progettazione.

Bartini ne fu estromesso, ottenendo però la direzione della progettazione aerea dell’Armata Rossa dove ebbe modo di ideare un caccia in grado di raggiungere i 400 km. orari. L’aereo ebbe la sigla STAL-6. Il primo volo del caccia avvenne nel 1933. L’aereo superò la velocità di progetto raggiungendo i 420 km. orari. In seguito fu adottato un motore più performante che portò la velocità del velivolo a 600 km. orari. Nel 1940 fu esposto al Salone Aereo di Parigi lo STAL-7, una creazione di Bartini in grado di trasportare 12 persone alla velocità di 420 km. orari.

Anche per l’ingegnere italiano venne l’ora delle purghe staliniane. Nel 1938 furono incarcerati numerosi progettisti aeronautici, tra i quali Tupolev, Kalinin e lo stesso Bartini, che restò in carcere, senza accuse specifiche, in attesa di un processo mai celebrato. Nel frattempo lo STAL-7 venne trasformato in bombardiere a lungo raggio e utilizzato con successo in diverse missioni nelle quali furono lanciati ordigni su città tedesche, compresa Berlino. L’ingegner Bartini progettò anche un aereo bireattore a decollo verticale in grado di volare a velocità bisonica. La realizzazione del velivolo trovò impedimento nella produzione dei reattori che non fu possibile realizzare.

Nel 1946 Bartini fu prosciolto e liberato dalla prigione. Dovette attendere la morte di Stalin perché fosse definitivamente riabilitato. Con Kruscev segretario del PCUS ebbe la possibilità di progettare aerei di grandi dimensioni.

Nel 1955 si dedicò in particolare a un tipo di velivolo anfibio denominato Ekranoplano. Una via di mezzo tra un gigantesco hovercraft e un grosso aereo. Il progetto nacque con fini militari. Era stato pensato per navigare con effetto suolo, cioè a pochi metri di altezza dalla superficie dell’oceano, per contrastare i sommergibili atomici. Il progetto consisteva in un velivolo capace di decollo e atterraggio verticali, con la possibilità sia di volare a pochi metri dalla superficie del mare che in quota come un aereo. Il nuovo velivolo ebbe la sigla VVA-14. Era composto da una doppia navicella e da un’ampia fusoliera centrale ed era fornito di corte ali.

Il progetto prese vita nel 1968 con la costruzione di alcuni esemplari. Bartini dovette rinunciare al decollo verticale a causa dell’indisponibilità di motori adeguati a sostenere la spinta necessaria. Pertanto l’Ekranoplano fu fornito di carrello per permettere un decollo di tipo tradizionale.

Robert Ljudvigovič Bartini morì a Mosca il 6 dicembre del 1974 per infarto miocardico. Aveva scritto tre volumi in lingua russa concernenti studi di cosmologia e filosofia della scienza, oltre a esporre una originale ipotesi spazio-tempo conosciuta come “Mondo di Bartini”. Inoltre scrisse il libro autobiografico “Catene” dove parlava dei suoi anni giovanili. In vita fu insignito dell’Ordine di Lenin e dell’ordine della Rivoluzione d’Ottobre.

(Foto in alto:  Bartini Beriev VVA 14, Museo Aviazione Monino, Jno 1998, CC BY 2.5)