La morte di Spartaco, Hermann Vogel

SPARTACO E LA RIVOLTA DEGLI SCHIAVI

Nel 73 a.C. Spartaco, schiavo romano nato in Tracia nel 109 a.C., si ribellò e, insieme ai suoi compagni, tenne testa per più di due anni alle legioni romane che cercarono di soffocare la cosiddetta rivolta degli schiavi.

Spartaco nacque pastore in Tracia, altre fonti dicono che era figlio di un proprietario terriero campano. Andato in miseria si arruolò nelle milizie romane. Nell’esercito non riuscì a integrarsi a causa del razzismo esistente tra i soldati delle milizie, pertanto disertò poco dopo.

Fu catturato e gli venne applicata la pena riservata ai disertori nelle legioni romane: fu venduto come schiavo. Intorno al 75 a.C., vista la sua prestanza fisica, fu destinato a diventare gladiatore nell’anfiteatro della città di Capua, dove combatteva contro leoni e altri gladiatori.

Stanco dei soprusi e della vita grama che faceva, nel 73 a.C. fuggì dall’arena di Capua con altri 70 gladiatori e si rifugiò alle falde del Vesuvio, in anfratti difficilmente accessibili. Lì Spartaco e i suoi si scontrarono con le milizie romane che avevano il compito di catturarli.

I fuggitivi erano armati di clave, spiedi, forcole e altri attrezzi da contadini, ma ebbero il sopravvento sui soldati. Si impadronirono delle loro armi ed elessero a loro capo Spartaco insieme a Enomao e Crisso, due gladiatori di origine galla. Da questo momento ebbe inizio la rivolta degli schiavi, la “guerra servile” più importante combattuta dai romani.

A questo primo nucleo di ribelli, rifugiati nei pressi del Vesuvio, si unirono man mano altri schiavi e umili contadini, che Spartaco provvide a far addestrare in vista delle future battaglie.

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Il Senato di Roma deliberò l’intervento di due questori per debellare la rivolta, Gaio Claudio Glabro e Publio Varinio, i quali si misero al comando di truppe improvvisate e poco addestrate.

Arrivati alle falde del Vesuvio circondarono l’accampamento dei ribelli. Di notte, silenziosamente, gli ex schiavi aggirarono le posizioni romane. Appena giorno, l’esercito romano si trovò circondato e subì una grave sconfitta in quella che fu ricordata come la Battaglia del Vesuvio. Molti miliziani furono uccisi e il resto della truppa fuggì.

Questa vittoria fece accorrere un gran numero di schiavi fuggitivi e plebei in aiuto di Spartaco che, con la sua perizia di combattente e con l’aiuto dei suoi compagni d’avventura, sconfisse le legioni romane che erano comandate da Publio Varinio. Con le armi e i cavalli catturati agli sconfitti l’ex schiavo riuscì ad armare convenientemente i suoi uomini. Publio Varinio fu costretto a mandare il questore Gaio Toranio a fare rapporto al Senato e a chiedere rinforzi.

A questo punto l’ex gladiatore si diresse verso Cuma dove sostò (73 e 72 a.C.) senza ulteriori attacchi da parte dei romani. Poté così riorganizzare il suo esercito, addestrando gli uomini e costruendo armi per la truppa.

Cominciarono i contrasti tra i ribelli. I galli e i germani, con a capo Crisso ed Enomao, erano ansiosi di battagliare per continuare a fare saccheggi. Spartaco decise di invadere la Calabria e la Lucania per rinforzare le sue posizioni, temendo la reazione romana. Egli era consapevole della forza delle legioni, meglio addestrate di quelle raccogliticce che avevano incontrato fino ad allora. Lì i ribelli galli e germani si diedero a feroci razzie, nulla potendo fare Spartaco per fermarli.

Il Senato di Roma, venuto a conoscenza delle violenze che stavano subendo i cittadini della Calabria e della Lucania, decise di contrastare la rivolta utilizzando le migliori legioni dell’esercito, al comando delle quali furono messi i consoli Lucio Gellio Publicola e Gneo Cornelio Lentulo Clodiano.

Nell’estate del 72 a.C., nell’appennino tosco-emiliano, Clodiano fu sconfitto da Spartaco, che poi sconfisse anche il proconsole Varo che era alla testa di un esercito di 10.000 miliziani nei presso dell’attuale Modena.

Spartaco e i ribelli ritornarono al sud per riorganizzarsi e riarmarsi. Il senato dispose che il proconsole Marco Licinio Crasso al comando di otto legioni muovesse contro l’ex schiavo.

Saputo di Crasso, l’ex gladiatore si diresse verso la Sicilia dove erano in atto delle rivolte contadine, per unirsi ai rivoltosi rinforzando il proprio esercito. Arrivato sullo stretto prese accordi con i pirati cilici per l’attraversamento del braccio di mare. Questi tradirono e avvertirono il governatore della Sicilia Verre.

L’esercito dei ribelli rimase bloccato nei pressi dell’Aspromonte, poiché Crasso per fermarli fece erigere un muro con vallo, da mare a mare, attraverso l’istmo di Catanzaro, la parte più stretta della Calabria. Spartaco, resosi conto della trappola, riuscì a superare il muro in una notte di tempesta da un punto dove era riuscito a creare un varco.

Spartaco e il suo esercito si diressero verso il mar Adriatico con l’intenzione di attraversarlo per raggiungere la Tracia. Crasso lo attaccò in località Petelia prima che potessero imbarcarsi. Lo scontro volse a favore dei ribelli, ma l’ex schiavo fu costretto a fuggire verso Brindisi poiché i suoi uomini erano stanchi per via della lunga fuga; poi cambiò improvvisamente direzione dirigendosi verso Metaponto in Lucania.

Nel frattempo Pompeo, con le sue legioni, si era unito a Crasso nella caccia ai ribelli i quali, nei pressi del fiume Sele, si scontrarono con l’esercito di Roma. Nel 71 a.C. Spartaco fu sconfitto e ucciso insieme a 60.000 dei suoi uomini; 6.000 ribelli furono catturati.

I prigionieri furono tutti crocifissi sulla via Appia tra Capua e Roma mentre l’esercito di Crasso faceva ritorno vittorioso. Altri 5.000 ribelli che erano riusciti a fuggire, furono inseguiti e raggiunti dalle legioni di Pompeo, finendo tutti trucidati.

Il corpo di Spartaco non fu mai ritrovato, forse perché reso irriconoscibile dei numerosi colpi di spada e lancia ricevuti. Comunque la leggenda, accreditata anche dalla letteratura e dai film, racconta che fu fatto prigioniero e crocifisso sulla via Appia insieme ai suoi compagni di sventura. Spartaco, nella memoria collettiva, viene ricordato come un eroe, il primo e il più grande dei condottieri plebei. Fu il protagonista di molti romanzi e film che raccontarono le sue gesta.

(Immagine in alto: La morte di Spartaco, Hermann Vogel)