Battaglia di Chattanooga, 1888, Kurz & Allison, Biblioteca del Congresso degli U.S

STATI UNITI 1861, NORD CONTRO SUD

La guerra civile americana, nota anche come “guerra di secessione”, interessò gli Stati Uniti d’America tra il 1861 e il 1865. Le cause del conflitto, che vide impegnati gli stati del sud contro quelli del nord, furono sia economiche che ideologiche. Il motivo immediato fu l’elezione a Presidente degli Stati Uniti di Abramo Lincoln, il quale aveva intenzione di promulgare una legge che abolisse la schiavitù in tutti gli Stati Uniti. La maggioranza dei cittadini del sud era contraria a questa norma. Gli Stati del Sud si ribellarono formando una confederazione che aveva come obiettivo il distacco dallo stato federale.

Gli stati che aderirono alla Confederazione contavano circa 8 milioni di abitanti liberi e 4 milioni di schiavi. Questi venivano utilizzati nelle piantagioni di tabacco e di cotone. Senza il lavoro schiavista l’economia di questi stati, basata principalmente sull’agricoltura, sarebbe collassata o comunque non avrebbe più assicurato ai proprietari terrieri il livello di guadagno reso possibile dalla presenza sui campi di manodopera a bassissimo costo. Inoltre l’abolizione della schiavitù avrebbe determinato una perdita economica per i proprietari rappresentata del costo di acquisto degli schiavi.

LA CONDIZIONE DEGLI SCHIAVI IN AMERICA

La pratica della schiavitù ebbe origine in Virginia nel 1654. Un tribunale dichiarò un afroamericano, servitore in debito, cioè servitore fino alla restituzione del debito, proprietà assoluta del proprio creditore senza possibilità di riscatto. Sempre in Virginia, nel 1662, fu promulgata una legge che disponeva che i figli nati da schiave erano di proprietà del padrone della madre.

Gli schiavi erano per la quasi totalità africani che commercianti senza scrupoli, coadiuvati da bande criminali del luogo, rapivano nelle tribù più isolate dell’Africa centro-occidentale. Gli uomini e le donne catturati venivano poi trasportati in America a bordo di navi mercantili. Le condizioni in cui viaggiavano erano animalesche. Gli schiavi erano incatenati l’uno all’altro e stipati nelle stive a strati. Una gran numero di questi sfortunati moriva durante il viaggio. I loro corpi venivano gettati in mare. All’arrivo in America erano venduti in apposite aste ai migliori offerenti.

Nelle piantagioni gli schiavi erano sottoposti a squadre di sorveglianti che li costringevano a un duro lavoro, protratto dall’alba al tramonto, in modo da massimizzare i profitti dei proprietari delle piantagioni. Negli stati del nord gli schiavi, presenti in minor numero che a sud, erano utilizzati principalmente come servitori nelle case, come operai e come artigiani.

La costituzione del 1787 dei neonati Stati Uniti non abolì le norme che permettevano questa pratica. Confermava la proprietà degli schiavi e inoltre disponeva la restituzione ai proprietari di quelli che cercavano di fuggire. Nella prima metà dell’ottocento diversi stati del nord rinunciarono autonomamente alla schiavitù. Il fiume Ohio e la cosiddetta linea Mason-Dixon segnavano fisicamente il limite a nord del quale questa era abolita e a sud del quale ancora esisteva.

L’ELEZIONE DI LINCOLN E LA RIVOLTA DEL SUD  

Nel 1860 il repubblicano Abramo Lincoln fu eletto presidente degli Stati Uniti. Lincoln era un convinto assertore dell’abolizione di questa pratica disumana. I cittadini del nord erano generalmente favorevoli all’abolizione. Nei loro stati gli afroamericani erano presenti in un numero limitato e rappresentavano una percentuale della manodopera spesso utilizzata nelle industrie. Il livello di retribuzione era inferiore a quello riservato ai lavoratori di origine europea, comunque permetteva alle famiglie afroamericane una vita libera e dignitosa.

La risposta degli stati del sud fu la creazione della Confederazione e l’elezione di un proprio presidente, Jefferson Davis. L’opposizione all’abolizione investiva anche i cittadini del sud che non erano proprietari di schiavi. Era diffuso il timore che se fosse stata concessa la libertà agli afroamericani si sarebbe verificata una situazione simile a quella che si era avuta nel 1791 ad Haiti. Nell’isola caraibica, dopo la liberalizzazione, si era scatenata una rivolta di ex schiavi con diverse stragi di residenti di origine europea presenti sull’isola.

LO SCOPPIO DELLA GUERRA DI SECESSIONE

Gli stati del nord sostenevano che i padri fondatori non avevano previsto la possibilità per i singoli stati di uscire dalla Federazione. Quelli del sud, al contrario, affermavano che ogni stato fosse libero di lasciarla. Si arrivò allo scontro militare tra la Federazione e la Confederazione. La Gli stati unionisti del nord schierarono sia l’esercito che la marina, forze armate regolari degli Stati Uniti con la loro divisa azzurra, al cui comando si alternarono diversi generali. L’ultimo, Ulysses S. Grant, condusse il nord alla vittoria.

La confederazione a sua volta approntò un esercito, che vestiva una divisa grigia, al cui comando fu posto il generale Robert E. Lee. La marina del sud poteva contare su meno navi di quelli del nord. Aveva in forza alcune corazzate e dei sottomarini. L’esercito del sud era più preparato militarmente poiché era formato da contadini che conoscevano l’uso delle armi e inoltre erano abili cavalieri. I soldati del nord, per lo più provenienti dalle città, non erano avvezzi a sparare e non erano esperti cavalieri.

Il sud perse il primo scontro che fu quello diplomatico. La Federazione attivò le ambasciate degli Stati Uniti minacciando di aprire le ostilità nei confronti di quei paesi che avessero appoggiato la Confederazione.

La strategia delle forze nordiste era quella di invadere il sud per imporre il ritorno nella federazione. I sudisti, al contrario, adottarono una strategia difensiva. Erano consapevoli di non poter invadere il nord. Le forze confederate dovevano opporre resistenza all’avanzata dei soldati blu. L’obiettivo era l’abbandono delle ostilità da parte delle forze federali per stanchezza o per l’intervento delle potenze europee.

Furono quattro i fronti della guerra civile. Il “fronte orientale” interessava gli stati della Virginia, del Maryland, della Pennsylvania, parte della Carolina del Nord e il distretto di Columbia. Il “fronte occidentale” comprendeva il Kentucky, l’Alabama, il Tennessee e il Mississippi. Il fronte “trans-Mississippi” coinvolse i territori situati a occidente del grande fiume con gli stati del Missouri, Arkansas, parte della Louisiana e parte del Nuovo Messico. Il fronte “Pacifico” coinvolgeva California, Oregon, Nevada, Washington, Idaho e Utah.

LE PRINCIPALI BATTAGLIE DELLA GUERRA DI SECESSIONE

La causa scatenante della guerra fu l’attacco portato dai sudisti contro il forte Sumter nel quale era di stanza una guarnigione dell’esercito federale. Poiché il forte era situato sulla costa della Carolina del Sud i sudisti giustificarono l’attacco con la circostanza che la guarnigione era stata rinforzata con l’arrivo di truppe dal nord anziché essere ritirata dopo la proclamazione d’indipendenza. La Federazione sosteneva il pieno diritto di tenere le truppe in quel luogo in base alla concessione ottenuta a suo tempo della Carolina del Sud. Il bombardamento del forte fu più che altro dimostrativo. Dopo una giornata di scontri le forze nordiste si ritirarono. L’attacco fu la causa ufficiale della dichiarazione di guerra che la Federazione presentò alla Confederazione degli Stati del Sud il 12 aprile del 1861.

Le prime battaglie si svolsero nell’autunno del 1861 sul fronte orientale. Videro i confederali prevalere facendo temere l’occupazione della capitale da parte delle truppe sudiste. La reazione del nord si ebbe nella primavera dell’anno successivo. Il generale George McClellan avanzò con le sue truppe fin nel cuore della Virginia con l’obiettivo di occupare la capitale sudista Richmond. Nelle Battaglie dei Sette Giorni McClellan fu sconfitto dalle truppe del generale Lee e dovette arretrare rinunciando al proposito di occupare Richmond. La vittoria degli unionisti nella seconda battaglia di Bull Run costrinse gli uomini del generale Lee ad arretrare lasciando il Maryland nelle mani della Federazione. La marina militare della Federazione attuò un blocco navale, isolando i porti della Confederazione in modo che la stessa non potesse ricevere rifornimenti via mare.

A questo punto Lincoln emanò il “Proclama di emancipazione”. Il partito Repubblicano, forte nel nord, era favorevole al proclama. I democratici, che avevano la loro base elettorale nel sud, si opposero all’emancipazione. Esso consisteva in due ordini esecutivi del presidente in qualità di Comandante in capo. Il proclama prevedeva la liberazione degli schiavi negli stati confederati, mentre gli stati in cui era presente la schiavitù ma che non si erano schierati con i sudisti non furono citati nell’ordine esecutivo. Per fronteggiare la perdita di capitale rappresentata dal costo di acquisto degli schiavi era prevista una indennità che sarebbe stata versata dal governo ai proprietari degli schiavi liberati.

Il proclama accentuò la volontà dei sudisti di rendersi indipendenti. La sconfitta dell’armata unionista del Potomac, comandata dal generale Ambrose Burnside, nella Battaglia di Fredericksburg dell’11 dicembre del 1862, spinse il generale Lee a tentare l’invasione del nord. La battaglia di Gettysburg combattuta tra il 1° e il 3 luglio del 1863 fu la più sanguinosa della guerra civile. I confederali furono sconfitti e Lee dovette rinunciare al suo proposito di invadere i territori del nord.

Il fronte occidentale rappresentava il retroterra degli scontri che avvenivano sul fronte orientale. Il territorio era enorme e le vie di comunicazione molto scarse. Le vittorie del generale Grant e delle truppe nordiste nelle battaglie di Fort Henry e di Fort Donelson diedero il controllo agli unionisti del Kentucky e del Tennessee.

La sanguinosa battaglia di Shiloh del 6 e 7 aprile del 1862, nella quale perirono 13.000 nordisti e 10.000 sudisti, e l’assedio di Vicksburg tra maggio e luglio del 1863 determinarono il consolidamento delle posizioni unioniste nello stato del Tennessee. L’esercito confederale mise sotto assedio la città di Chattanooga. Le truppe di Grant, rinforzate da reparti provenienti da varie località del nord, ruppero l’assedio nel novembre del 1863, determinando la definitiva superiorità delle forze unioniste sul fronte occidentale.

Il teatro Trans-Mississippi, che vedeva coinvolto gli stati ad ovest del fiume Mississippi che affacciavano sul golfo del Messico, vide gli scontri di Wilson’s Creek e di Lexington dove prevalsero i sudisti rappresentati dalla Guardia di Stato del Missouri. Una battaglia favorevole all’Union Army fu quella di Pea Ridge. Su questo fronte si combatté una lunga guerriglia tra sudisti e nordisti, durante la quale si registrò il massacro di Lawrence il 21 agosto del 1863.

Una delle ultime battaglie di questo settore fu quella di Westport, nell’ottobre del 1864. Le forze confederali comandate da Sterling, che tentavano di riconquistare il Missouri, furono sconfitte dalle forze unioniste al cui comando c’era il generale Samuel Ryan Curtis.

A ovest del Mississippi vennero largamente coinvolti i nativi americani, poiché molte riserve indiane si trovavano sul territorio interessato agli scontri. La maggioranza degli indiani si schierò con la Confederazione. Furono 8.000 i nativi americani inquadrati nelle file sudiste. Erano comandati dal capo Cherokee Stand Watie che ottenne la nomina a generale di brigata.   

Il fronte Pacifico non vide grosse battaglie. Ci furono scontri tra i soldati unionisti e bande di irregolari. Nei territori che affacciavano sul Pacifico la popolazione aspirava all’indipendenza. L’esercito federale fu occupato a contrastare il tentativo di creare la Repubblica di California. Nel 1861 fu istituito il distretto della California del Sud, dove era presente in permanenza un contingente militare della Federazione.

Sul mare antistante il fronte Pacifico operò la marina militare confederale con scarsi risultati. I suoi interventi si limitarono a tentativi, spesso infruttuosi, di requisire le navi civili di proprietà di armatori nordisti. L’attività della marina confederale nel Pacifico si protrasse fino alla fine degli scontri. L’ultimo colpo di cannone della guerra di secessione fu sparato da una di queste navi nei pressi della costa occidentale dell’Alaska.

LA SCONFITTA DEI CONFEDERALI

L’assedio di Petersburg fu l’ultima grande battaglia della guerra. La sconfitta dei confederali e la resa del generale Lee del 9 aprile del 1865 segnò la fine del tentativo di secessione del sud. Le forze militari nordiste occuparono il territorio ribelle. Negli anni seguenti gli stati del sud, che prima della guerra erano i più ricchi della Federazione, si impoverirono per i maggiori costi della manodopera utilizzata nei campi a causa dell’abolizione della schiavitù. Gli stati unionisti basavano invece la loro economia sull’industria che ebbe un grande sviluppo durante il conflitto. Dopo la guerra l’industria poté contare anche sulla manodopera afroamericana che emigrava in massa verso il nord dove godeva di migliori condizioni di vita. Questi stati divennero i più ricchi della Federazione.

La guerra fece un grande numero di vittime. I soldati nordisti morti in battaglia e per malattia furono 340.000.  Altri 25.000, prigionieri dei confederati, morirono a causa delle durissime condizioni nei campi di concentramento. Tra i confederali si contarono circa 260.000 morti. Il numero ufficiale delle vittime venne ritenuto largamente sottostimato poiché un successivo censimento della popolazione evidenziò che negli scontri era perito circa l’8% della popolazione maschile.

Le problematiche relative alla piena cittadinanza degli afroamericani non furono superate con la fine della guerra. Organizzazioni clandestine come il Ku Klux Klan, nate dopo il conflitto, si macchiarono di orrendi delitti contro i cittadini afroamericani. Ancora per decenni gran parte dei diritti civili venne negata a questa parte di popolazione. Tutt’oggi gli afroamericani degli Stati Uniti soffrono di discriminazioni sociali, politiche ed economiche.

(Immagine in alto: Battaglia di Chattanooga, 1888, Kurz & Allison, Biblioteca del Congresso degli U.S.)