Teatro San Carlo Napoli, Radomil, 2004 - CC BY-SA 3.0

TEATRO SAN CARLO DI NAPOLI

Il teatro San Carlo di Napoli, costruito nel 1737, primo grande teatro lirico d’Italia, fu voluto da Carlo di Borbone per dotare la capitale del suo regno di una grande opera culturale.

A Napoli, all’inizio del XVIII secolo, erano presenti solo piccoli teatri, il Mercadante (allora chiamato teatro del Fondo), il Fiorentini, il S. Bartolomeo,  non adatti alla rappresentazione dell’opera lirica che proprio in quell’epoca si andava affermando come grande spettacolo popolare.

Re Carlo diede incarico agli architetti Giovanni Antonio Medrano e Angelo Carasale di costruire un teatro che avesse una capienza di 3000 spettatori. Il teatro fu inaugurato il 4 novembre del 1737. Si trovava accanto al Palazzo Reale a destra ed ai Giardini Reali a sinistra. Per volere di Carlo di Borbone fu aperto un passaggio tra l’ala detta della Guardia Vecchia del Palazzo Reale ed il Teatro, nelle immediate adiacenze del palco reale, in tal modo il re e la sua corte non erano costretti ad uscire all’aperto per entrare in teatro.

Nei primi anni il teatro fu diretto dall’impresario Angelo Casarale che diede grande importanza alla danza, poiché era lo spettacolo preferito dal sovrano. La prima rappresentazione fu “L’Achille in Sciro” di Domenico Sarro su libretto di Pietro Metastasio. 

All’inizio si esibirono i migliori artisti napoletani, provenienti dai numerosi conservatori presenti in città. Tra gli altri, i cantanti Celeste Coltellini, Gaetano Majorana (Caffariello) e Carlo Broschi (Farinella).

Con l’affermarsi del teatro, si rappresentarono opere di autori famosi, come la prima assoluta nel 1752 di “La Clemenza di Tito” di Gluck, nel 1761 e 1762 si ebbero le prime rappresentazioni di due opere di Bach: “Catone in Utica” e “Alessandro nelle Indie”.

Anche il compositore napoletano Domenico Cimarosa fu chiamato a rappresentare sue opere al San Carlo; sul finire del ‘700 rappresentò “L’eroe cinese” libretto di Metastasio, l’ “Oreste” libretto di Cimarosa e “Artemisia regina di Caria” libretto di Marchesini. L’orchestra fu affidata alla direzione del maestro tarantino Giovanni Paisiello.

Il secolo si chiuse con la Rivoluzione Partenopea e la costituzione della Repubblica, il San Carlo prese in nome di Teatro Nazionale di San Carlo e si fece portavoce degli ideali di libertà, fraternità e uguaglianza. Questa ventata nuova finì in pochi mesi con il ritorno dei Borboni a Napoli.

Con l’ascesa al trono di Gioacchino Murat nel 1808, il San Carlo fu dato in gestione all’impresario Domenico Barbaja (1809) che affrontò la necessità di una ristrutturazione dello stesso. Si dice che il Barbaja per procurarsi gli ingenti capitali necessari alla ristrutturazione passò una stagione alla Scala di Milano come gestore della casa da gioco che si trovava nel teatro. Lì, con la sua bravura, spennò ben bene al gioco d’azzardo i ricchi milanesi.

I lavori di ristrutturazione affidati all’architetto Antonio Niccolini durarono 2 anni, dal 1809 al 1811, e trasformarono l’aspetto del teatro così come viene conservato tutt’oggi.

Venne completamente rifatta la facciata, con l’aggiunta di un corpo di fabbrica rettangolare dove era presente il nuovo ingresso del teatro. Davanti all’ingresso si trovava una galleria coperta in cui sostavano le carrozze per far scendere gli spettatori. Al  primo piano era sistemato il ridotto (foyer), con balconata ornata da colonne e gruppi scultorei che davano un aspetto neoclassico alla facciata.

Il 13 febbraio 1816 un incendio distrusse completamente la sala del teatro ed il tetto della stessa. I lavori di ricostruzione furono affidati alla stesso Niccolini che rifece la sala ed il boccascena uguali alle precedenti. Inoltre furono rifatte tutte le decorazioni interne alla sala. La tela del soffitto fu innalzata di vari metri per migliorare l’acustica e dipinta dai fratelli Cammarano con Apollo e Minerva che incontravano i più grandi artisti. Un bassorilievo rappresentante “il tempo e le ore” adornava il boccascena. 

Stendhal, che ne capiva di opere d’arte (soffriva di una malattia, detta sindrome di Stendhal: alla vista di opere d’arte particolarmente belle sveniva per lo straniamento), disse del San Carlo rinnovato: ”Non c’è nulla, in tutta Europa, che non dico si avvicini a questo teatro ma ne dia la più pallida idea. Questa sala, ricostruita in trecento giorni, è un colpo di Stato. Essa garantisce al re, meglio della legge più perfetta, il favore popolare“.

Dal 1815 Giacchino Rossini iniziò la sua intensa collaborazione con il teatro partenopeo, tanto che per un certo periodo abitò a Napoli, in via Toledo, presso il palazzo di Domenico Barbaja, suo carissimo amico. La sua prima rappresentazione fu “Elisabetta Regina d’Inghilterra” con Isabella Colbran, da allora fu un susseguirsi di opere rossiniane: Armida, Mosè in Egitto, Ermione e numerose altre.

Un altro grande musicista assiduo del teatro fu Gaetano Donizetti che tra le altre sue opere presentò una straordinaria prima assoluta della “Lucia di Lammermoor” il 26 settembre 1835. I migliori cantanti dell’epoca si esibirono a Napoli, tra questi ricordiamo Maria Malibran, Luigi Lablache, Giuditta Pasta.

Altri grandi musicisti prestarono la loro opera al San Carlo: Nicolò Paganini vi tenne alcuni concerti, il catanese Vincenzo Bellini, ancora studente al Conservatorio, presentò la sua opera “Bianca e Fernando”, che a causa della censura diventò “Bianca e Gernando”; si narra che al Conservatorio per l’esame finale, il presidente della commissione disse a Bellini che l’esame era inutile poiché sarebbe stato il pubblico del San Carlo a promuoverlo o bocciarlo, visto che stava andando in scena la sua opera.

Giuseppe Verdi rappresentò nel teatro partenopeo molti suoi lavori: Ernani, Nabucco, I Lombardi alla prima Crociata, Aida e Luisa Miller per citarne alcuni, mentre Saverio Mercadante nato ad Altamura, in un duello artistico rimasto negli annali del teatro, gli contrapponeva le sue opere: Alzira, Orazi e Curiazi ed altre.

All’attività lirica si accompagnò il balletto, la scuola di danza classica del Teatro San Carlo fu inaugurata nel 1812. Fu diretta dalle più grandi ballerine e scenografi del tempo. A questa scuola si diplomò, tra le altre, Fanny Cerrito, famosa danzatrice dell’ottocento. Fu prima ballerina alla Scala, a Londra e a Parigi.

Il foyer storico del teatro con il loggiato caratterizzato da colonne neoclassiche situato al primo piano, insieme ad altri locali adiacenti, fu ceduto nella seconda metà dell’ottocento al Circolo dell’Unione in cambio della rinuncia alla proprietà dei palchi da parte di varie famiglie nobili napoletane, che conservavano questo privilegio dal tempo dei Borbone. Da allora il teatro utilizzò come Foyer una sala che si trova al piano ammezzato tra l’ingresso del teatro ed il sovrastante primo piano. Negli anni 80 del secolo scorso si ipotizzò da parte dei responsabili di riportare questi locali nella disponibilità del teatro, della cosa poi non se ne fece più niente. 

Nella prima metà del novecento (1937),  disegnato dall’architetto Michele Platinia, venne costruito dal lato dei giardini reali un nuovo corpo di fabbrica destinato ad essere nuovo e più degno Foyer, questa nuova costruzione fu distrutta durante la guerra nel 1943; nel dopoguerra fu ricostruita uguale alla precedente e restituita alla sua funzione. Nel 2009, nel corso dei lavori di ristrutturazione del teatro è stato creato un nuovo e definitivo Foyer in un grande locale sottostante la sala del teatro.

Ai primi del novecento Giuseppe Martucci porta al San Carlo la tradizione Wagneriana presentando diverse opere del grande tedesco di Lipsia tra cui Lohengrin, Tannhauser. Nel 1907 arriva in città Strauss per assistere alla sua opera Salomè.

Nel secondo dopoguerra il San Carlo fu il primo teatro lirico italiano a riprendere l’attività. Dal 1946 al 1949 furono messe in scena molte opere con la partecipazione di artisti locali, tra cui il baritono Ugo Savarese che poi cantò alla Fenice di Venezia con Maria Callas e alla Scala con la Tebaldi, il soprano Elena (Giustina) Cristiano, che fu nel cast della Boheme di Puccini nella parte di Musetta con il grande tenore recanatese Beniamino Gigli nella parte Rodolfo. In questo periodo il Gigli cantò spesso al San Carlo, sovente accompagnato dalla figlia, il soprano Rina Gigli (nata a Napoli nel 1916), interpretando varie opere del suo vasto repertorio. Nel 1946 fu il primo teatro italiano ad andare in tournée all’estero, esibendosi con grande successo al Convent Garden di Londra. 

Tra tutti i maggiori cantanti d’opera che si esibirono nel teatro napoletano tra gli anni 50 e gli anni 70 del secolo passato citiamo in particolare il grande soprano Renata Tebaldi che, anche a causa della grande amicizia che la legava al sovrintendente Pasquale Di Costanzo, cantò spesso al San Carlo, dove ebbe preferenza sulla sua rivale Maria Callas.

Inoltre, nella seconda metà del novecento, si sono esibiti sul palco del San Carlo le più grandi voci dell’epoca. Citiamo, in un elenco che non vuol essere esaustivo, i nomi dei grandi tenori Di Stefano, Del Monaco, Lauri Volpi, Pavarotti, Domingo e Carreras, e dei soprano, oltre alle già citate Tebaldi e Callas, Toti Dal Monte, Kabaivanska, Mirella Freni, Caballè. Alla direzione d’orchestra si sono alternati grandi maestri come Muti, Abbado, Gavazzeni, Sinopoli, Mehta, Von Karajan. Si sono esibiti solisti quali Rostropovich, Benedetti Michelangeli, Accardo, Ughi, Rubinstein.

La scuola di ballo ed il Corpo di Ballo, dopo un periodo buio nel secondo dopoguerra, negli anni 70 riacquistano il loro posto nella storia artistica del teatro con l’avvento alla direzione della scuola e poi del Corpo di Ballo di Anna Razzi. Si sono esibiti sul palco del teatro etoile come Nureyev, Fracci, Terabust e Bolle. Il coro del massimo napoletano si è distinto a cominciare dalla direzione del maestro Michele Lauro e continua con le direzioni dei maestri Giacomo Maggiore, Ciro Visco e Salvatore Caputo.      

Nel 1989 il teatro fu ristrutturato per adeguarlo alle misure di sicurezza previste delle ultime normative. La sua capienza da più di 3000 posti fu ridotta, per motivi di sicurezza, a 2260 spettatori.

Il teatro è stato di nuovo sottoposto a lavori nel 2008, la sala oggi risulta completamente restaurata con nuove poltrone,  come restaurato risulta il grande telo che ricopre il soffitto. Inoltre la sala è stato dotata di un efficiente impianto di climatizzazione e, come già detto, è stato creato un nuovo Foyer nell’area sottostante la sala.

(Foto in alto: Facciata Teatro San Carlo, Radomil – 2004 – CC BY-SA 3.0)