Tina Modotti in una scena del film muto The tiger's coat, 1920, regia Roy Clements

TINA MODOTTI, L’AVVENTURA DI UNA DONNA

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Assunta Modotti, da tutti conosciuta come Tina, nacque a Udine nel 1896. Era figlia di un carpentiere di fede socialista. Nel 1898 la sua famiglia si trasferì in Austria dove il padre aveva trovato lavoro. Nel paese alpino nacquero i suoi cinque fratelli. I Modotti rientrarono nella loro città di origine in tempo perché Tina potesse frequentare le scuole elementari in Italia. Ebbe una breve carriera scolastica. A solo 12 anni dovette impiegarsi come operaia in un’azienda tessile della sua città. Il padre nel frattempo era emigrato negli Stati Uniti in cerca di fortuna. Ancora bambina Tina frequentò lo studio fotografico dello zio dove si appassionò nell’arte della fotografia.

A soli 17 anni decise di raggiungere il padre negli Stati Uniti. Sbarcò a New York e intraprese il lungo viaggio in treno per raggiungere San Francisco dove il genitore lavorava in una fabbrica di tessuti. Nella città adagiata sull’oceano Pacifico l’irrequieta Tina iniziò a frequentare le compagnie teatrali locali. Recitava in italiano, in compagnie formate da connazionali che presentavano i loro lavori a un pubblico formato da immigrati.

A 18 anni, a seguito del matrimonio con il pittore-poeta Roubaix de l’Abrie Richey, conosciuto nel mondo della pittura come Robo, si trasferì con il marito a Los Angeles dove Robo faceva lo scenografo presso alcuni studi cinematografici. Tina Modotti che collaborava nell’allestimento delle scenografie fu notata per la sua bellezza mediterranea da alcuni registi. Diventò attrice e recitò in tre film muti in parti di primo piano. Il primo di essi fu “The Tiger’s Coat” (in Italia presentato con il titolo “Pelle di Tigre”), regia di Roy Clement, l’unico di cui esista a tutt’oggi una copia della pellicola. Gli altri due film furono “Riding with dead” e “I can explein”.

Tina Modotti rimase però delusa dal mondo del cinema nel quale sentiva che la sua presenza si basava sullo sfruttamento del suo bellissimo corpo. Nel 1922 il marito morì di vaiolo mentre si trovava in Messico. In occasione dei funerali Tina ebbe modo di apprezzare lo stile di vita messicano e decise di fermarsi nel paese latino. Poco dopo dovette tornare a San Francisco a causa della morte del padre. Nell’occasione scrisse una breve biografia del defunto marito che venne pubblicata nel volume “The Book of Robo”.

A Los Angeles Tina conobbe il fotografo statunitense Edward Weston. Weston aveva iniziato la sua carriera inseguendo il mito dell’arte nella fotografia, considerata come una diversa espressione della pittura. Nel 1920 aveva abbandonato le velleità artistiche per fermare sulla pellicola la realtà della vita così come essa si presentava ai suoi occhi. Tina ebbe modo di perfezionare le sue capacità di fotografa sotto la guida di Weston. Nel 1923 si trasferì a Città del Messico insieme a Edward, suo nuovo compagno di vita, e al figlioletto di questi.

Nella capitale messicana i due ebbero modo di frequentare i locali circoli artistici dove conobbero i pittori muralisti David Alfaro Siqueiros e Diego Rivera. La Modotti si avvicinò al comunismo messicano. Frequentò i principali esponenti del partito: Julio Antonio Mella e l’esule italiano Vittorio Vidali. Vittorio Vidali, nativo di Muggia in Friuli, oltre ad essere un dirigente del partito era anche un esponente del Comintern sovietico. Con quest’ultimo Tina ebbe una lunga e appassionata relazione sentimentale.

Ebbe modo di conoscere la pittrice Frida Kahlo con la quale allacciò un’affettuosa amicizia. In questo periodo diventò la fotografa ufficiale dei pittori muralisti messicani di cui il principale esponente era il marito di Frida Kahlo, Diego Rivera. Collaborò inoltre con il giornale “El Machete” che in seguito divenne l’organo ufficiale del partito comunista messicano. Tina Modotti intraprese un lungo viaggio attraverso il Messico durante il quale ebbe modo di scattare numerose foto, nelle quali evidenziava la povertà e la disperazione delle persone incontrate. Molte di queste vennero poi pubblicate nel libro “Idols Behind Altars” di Anita Brenner.

Nel 1929 si trovava al fianco del suo amante Julio Antonio Mella quando l’esponente comunista fu affrontato da uno sconosciuto che lo ferì mortalmente a colpi di pistola. Mella, prima di morire, attribuì l’attentato al governo cubano. Iniziò una campagna di stampa contro Tina Modotti. Gli ambienti più reazionari e retrivi cercavano di coprire le responsabilità del dittatore cubano Machado nell’attentato a Mella. Negli articoli veniva accusato il governo sovietico quale mandante dell’attentato e la Modotti quale complice degli esecutori. Le ragioni dell’omicidio venivano individuate nelle simpatie trotskiste del Mella.

Il 3 dicembre del 1929 Tina Modotti inaugurò una sua mostra fotografica organizzata dall’Università Autonoma di Città del Messico. Nell’occasione la fotografa firmò il manifesto rivoluzionario “Sobre la Fotografia”. Nel frattempo il clima politico nel paese che la ospitava era cambiato profondamente. Tina Modotti venne coinvolta nelle indagini sull’attentato al capo dello stato Pascal Ortiz Rubio. In seguito a questi sospetti, che non trovarono alcun riscontro nelle indagini, venne espulsa dal paese.

Lasciò il Messico in compagnia di Vittorio Vidali, anche lui espulso, a bordo di una nave olandese. Sbarcò a Rotterdam, per poi raggiungere Berlino. Nella capitale tedesca prese contatti con esponenti locali del partito comunista. Conobbe Bohumir Smeral, esponente di primo piano del comunismo cecoslovacco. Inoltre conobbe la fotografa Lotte Jacobi. Si appoggiò al suo studio per esercitare l’attività di fotografa a favore di alcune riviste tedesche.

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Nell’ottobre del 1929 si trasferì a Mosca dove l’amico Vidali la introdusse negli ambienti dell’establishment del partito comunista. Poiché conosceva molte lingue ottenne l’incarico di tradurre e preparare una rassegna della stampa estera per i vertici del partito. Infine venne cooptata nella direzione del Soccorso Rosso Internazionale. Abbandonò l’attività di fotografa e iniziò a viaggiare in vari paesi europei per portare aiuto ai compagni in difficoltà.

Nel 1936 venne inviata in Spagna, insieme a Vittorio Vidali, in occasione della guerra civile spagnola. Tutti gli esponenti del locale partito comunista erano impegnati a contrastare le forze reazionarie del generale Franco. I due, con il nome di battaglia di Maria e Comandante Carlos, parteciparono in prima persona ai combattimenti. Durante il suo soggiorno in Spagna Tina ebbe occasione di conoscere vari esponenti delle Brigate Internazionali tra cui il fotografo Robert Capa, lo scrittore Ernest Hemingway, il poeta Rafael Alberti.

Nel 1939 la Modotti e Vidali lasciarono la Spagna per Parigi a seguito della vittoria franchista. Dopo Parigi i due tornarono a Città del Messico. In seguito all’attentato subito da Trotsky il 24 maggio del 1940, ambienti della destra messicana accusarono Tina Modotti e Vittorio Vidali di essere coinvolti nell’assalto alla villa del rifugiato russo. Furono anche accusati di aver avuto un ruolo nell’assassinio dello stesso avvenuto nel marzo dell’anno successivo per mano dello spagnolo Ramon Mercader. In tale occasione la polizia messicana arrestò Vidali e lo rinchiuse nel carcere di Pochito. Venne liberato poiché le accuse sul suo conto risultarono inconsistenti. Gli attacchi ai due esponenti comunisti erano organici alla lotta che la destra messicana muoveva al presidente Manuel Camacho, appartenente alla sinistra, eletto nel 1940 con il 93% dei voti popolari.

Tina Modotti, che sbarcava il lunario facendo traduzioni, non fece mancare il suo aiuto alla “Alleanza Nazionale Giuseppe Garibaldi” che prestava soccorso ai reduci che si trovavano in Messico. Il 5 gennaio del 1942 partecipò a una cena offerta dall’architetto svizzero di fede staliniana Hannes Mayer. A tarda notte rientrò a casa a bordo di un taxi. Non riuscì a raggiungere la sua abitazione. Venne stroncata da un arresto cardiaco mentre si trovava sull’auto pubblica. Aveva solo 46 anni.

Dopo il decesso il suo amico pittore Diego Rivera accusò il Vidali di averla assassinata. L’accusa del Rivera, oltre a non essere provata, indignò gli esponenti del comunismo messicano e internazionale. Il poeta cileno Pablo Neruda si oppose a queste maldicenze scrivendo un epitaffio in onore di Tina Modotti nel quale due strofe recitavano:

  • “….. Lo sciacallo sul gioiello del tuo corpo addormentato
  • ancora protende la penna e l’anima insanguinata
  • come se tu potessi, sorella, risollevarti
  • e sorridere sopra il fango.
  • Nella mia patria ti porto perché non ti tocchino,
  • nella mia patria di neve perché alla tua purezza
  • non arrivi l’assassino, né lo sciacallo, né il venduto:
  • laggiù starai in pace. … “.

Tina Modotti venne ricordata nel documentario “Frida Kahlo & Tina Modotti” del 1984 realizzato da Laura Mulvey e Peter Wollen. Nel 2003 Paolo Cossi pubblicò il romanzo a fumetti “Tina Modotti”. La sua vita è stata anche il soggetto dell’opera teatrale “Hola Frida mandi Tina … la fotografa y la pintora” rappresentata nel 2015 a Udine. È stata citata in diversi album discografici, tra i quali “Suite for Tina Modotti” pubblicato nel 2008 dal sassofonista Francesco Bearzatti.

La Caritas di Udine, proprietaria della casa natale della Modotti, ha restaurato l’abitazione per utilizzarla come ricovero per senzatetto. Nell’occasione l’artista Franco Del Zotto Odorico, incaricato di ricordarla con un’espressione artistica, ha utilizzato la facciata dell’edificio come un foglio dattiloscritto sul quale sono state incise in bassorilievo frasi che riportano episodi della vita di Tina Modotti.

(Immagine in alto: Tina Modotti in una scena del film muto “The Tiger’s Coat”, 1920, regia Roy Clements.)