Ritrovamento resti di Dante Alighieri

TOMBA DI DANTE ALIGHIERI

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Nel 1302 la condanna al rogo voluta dalla fazione dei suoi avversari politici, i guelfi neri che in quel momento governavano Firenze, colse di sorpresa Dante Alighieri mentre si trovava a Roma. Il poeta, schierato con il partito dei guelfi bianchi, non potendo più rientrare nella sua città, passò alcuni anni ospite di varie famiglie nobili tra Padova, Forlì e Lunigiana.

Dalla Lunigiana raggiunse il Casentino dove visse come ospite dei conti Guidi. Nel 1313 si trasferì con i suoi figli a Verona, chiamato dal signore locale, Can Grande della Scala. Qui continuò nella scrittura della Divina Commedia completando il cantico del Paradiso dove, attraverso le parole di Cacciaguida, scrisse un panegirico a favore dello stesso Can Grande.

Nel 1318 Dante Alighieri si trasferì a Ravenna, accolto alla corte di Guido Novello da Polenta. Nell’antica capitale d’Italia Dante, con la collaborazione dei figli Jacopo e Pietro, promosse un Cenacolo letterario la cui sede era nella bella e ampia casa, situata nell’odierna via Guido da Polenta. Il poeta, nell’ambito delle attività del Cenacolo, si adoperò a favore di alcuni giovani letterati del luogo.

Nel 1321 il signore di Ravenna Guido Novello ebbe violenti contrasti con Venezia a causa della cattiva abitudine delle sue navi di depredare le imbarcazioni della vicina repubblica che si trovavano a transitare nelle acque antistanti la costa ravennate. Venezia si alleò con Forlì per muovere in armi contro Ravenna. A questo punto Guido Novello pregò Dante Alighieri, amico dei signori di Forlì, di recarsi a Venezia per una missione di pace. Dante riuscì a sistemare la questione con vantaggi per Ravenna ma, sfortuna volle, che nel viaggio di ritorno fosse punto dalla zanzara Anofele portatrice della malaria, malattia allora molto diffusa nelle Valli di Comacchio, lungo la strada Romea tra Venezia e Ravenna.

La malaria contratta dal cinquantaseienne Sommo Poeta si rivelò fatale. Le febbri ebbero il sopravvento su un fisico già provato da molte traversie. Nella notte tra il 13 e il 14 settembre del 1321 si spense nel suo letto della casa ravennate. La morte del poeta scosse il mondo letterario dell’epoca. Il funerale fu celebrato nella chiesa di San Pietro Maggiore appartenente al complesso conventuale dedicato a San Francesco, distante pochi passi dalla dimora del poeta. Parteciparono alla cerimonia le massime autorità cittadine e i giovani letterati del suo Cenacolo, oltre che i figli Pietro e Jacopo.

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I resti del defunto furono sepolti nella cappella funeraria di proprietà dei Da Polenta, situata nel chiostro chiamato Quadrarco di Braccioforte, attiguo al convento dei Frati Minori, nella cui chiesa era stato officiato il rito funebre. Nel 1441, quando Ravenna si trovava sotto il dominio di Venezia, la cappella in cui erano ospitati i resti del poeta risultò in abbandono poiché gli ultimi esponenti della famiglia Da Polenta erano stati relegati nella lontana isola di Candia dal senato veneziano.

Nel 1396 la città di Firenze aveva presentato richiesta alle autorità ravennate di far rientrare le spoglie di Dante nella sua città natale. Le istanze furono rinnovate nel 1428 e nel 1476 senza ottenere successo.

Nel 1483, Bernardo Bembo, padre di Pietro Bembo, nominato podestà di Ravenna, decise di spostare il sepolcro a ridosso del muro perimetrale del chiostro. Lo scultore Pietro Lombardo scolpì un bassorilievo sopra il sarcofago del poeta che lo raffigura intento alla lettura. Nel 1513 fu eletto papa il fiorentino Leone X della famiglia De’ Medici. Nel 1519, le autorità di Firenze, con l’aiuto del pontefice, ottennero lo spostamento della sepoltura del Sommo Poeta. Quando i fiorentini giunsero a Ravenna per prelevarne le spoglie trovarono il sarcofago, situato nel Quadrarco di Braccioforte, vuoto. I monaci francescani avevano praticato un foro nel muro perimetrale del chiostro raggiungendo l’interno della tomba dal lato posteriore. Ne avevano prelevato le ossa e le avevano nascoste in un luogo segreto.

Le richieste di Firenze si susseguirono invano negli anni. I Frati Minori, per il timore di un colpo di mano dei fiorentini, posero i resti del defunto in una teca metallica, che fu di nuovo celata in un luogo segreto. Solo nel 1781 la teca fu riposta nel mausoleo costruito dall’architetto Camillo Morigia accanto al convento dei Frati Minori, destinato ad accogliere i resti di Dante.

Con l’avvento delle cosiddette repubbliche sorelle, controllate dalla Francia, i vari ordini monastici e conventuali furono aboliti e i loro beni requisiti. Nel 1810 a Ravenna, appartenente alla Repubblica Cispadana controllata da Napoleone, venne sciolto l’ordine monastico dei Francescani. Di conseguenza il convento dei Frati Minori venne requisito. Prima di lasciare il convento il priore sottrasse l’urna che raccoglieva le ossa di Dante dal sarcofago all’interno del mausoleo a lui dedicato. La teca venne murata in un luogo segreto. La morte del priore e dei monaci più anziani che ne conoscevano l’ubicazione determinò lo smarrimento della stessa.

Nel 1865 fu deciso di restaurare il convento dei Frati Minori e il Quadrarco di Braccioforte in vista della celebrazione dei seicento anni dalla nascita di Dante Alighieri. Un muratore, nel ripristinare l’intonaco del muro dell’oratorio, scoprì una cassetta di ferro dietro uno strato di calce. Questa fu aperta e, poiché contenevano ossa umane, fu deciso di sotterrarle in una fossa comune. Fortunatamente uno studente dell’università, Anastasio Matteucci, che si trovava casualmente presente, riuscì a decifrare la scritta posta sull’urna: “Dantis Ossa a me fra Antonio Sarti hic posita anno 1677 die 18 octobris”. Era la cassetta con i resti dell’Alighieri nascosta nel 1810 dal priore del convento.

Fu ricostruito lo scheletro utilizzando fili d’argento per tenerne insieme le ossa. Questo fu deposto in una teca di cristallo ed esposto al pubblico. Dopo tre giorni, durante i quali una folla di persone rese omaggio al Sommo Poeta, lo scheletro fu posto in una cassa di noce rivestita di piombo e conservata all’interno del mausoleo.

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Durante la seconda guerra mondiale i Frati Minori, timorosi che una bomba potesse distruggere il mausoleo e il suo contenuto, sotterrarono il contenuto del sarcofago nel giardino accanto al convento, sotto un cumulo di terra ricoperto da erba. Nel 1945, al termine del conflitto, la teca fu rimessa al suo posto all’interno del mausoleo.

Le autorità fiorentine, mai dome nella speranza di riavere le spoglie del poeta nella propria città, avevano fatto costruire già nel 1829 un cenotafio in stile neoclassico, posto nella basilica di Santa Croce, destinato ad accoglierne i resti. Il monumento, che ancora oggi si può ammirare nella basilica, è sovrastato da un monumento che rappresenta Dante seduto, con accanto Italia che lo elegge a Gloria e, al lato opposto, Poesia che piange per la sua dipartita. 

(Foto in alto: Ritrovamento dei resti di Dante Alighieri, 1865)