Virginia Hall mentre trasmette via radio, particolare del dipinto Les Marguerites Fleuriront ce Soir, di Jeffrey W. Bass, 2006, in Pubblico Dominio, collezione CIA

VIRGINIA HALL, UNA SPIA ALLEATA NELLA FRANCIA DI VICHY

Nel 1941 i governi alleati erano interessati a stabilire una loro rete informativa nella Francia di Vichy, nominalmente non occupata dai tedeschi ma da questi controllata attraverso il governo di Philippe Pétain. Per ottenere un flusso di informazioni utili al prosieguo del conflitto tra alleati e tedeschi fu inviata in Francia l’agente Virginia Hall che aveva come copertura quella di giornalista del New York Post.

Virginia Hall era nata a Baltimora nel 1906. Nel 1931, dopo un viaggio di studi in Europa, era stata assunta come impiegata presso l’ambasciata americana di Varsavia. Due anni più tardi venne trasferita al consolato di Smirne in Turchia. Durante una battuta di caccia rimase seriamente ferita al piede sinistro a causa di un colpo accidentalmente partito dalla sua arma. In seguito alla parziale amputazione della gamba dovette utilizzare una protesi di legno.

Riprese il suo lavoro presso varie sedi consolari americane in Europa. La sua aspirazione era di entrare nella carriera diplomatica. La sua domanda al Foreign Service fu respinta sia perché era raro che venissero assunte donne in diplomazia sia a causa della sua disabilità. Neanche un intervento in suo favore del presidente Franklin Delano Roosevelt, anch’egli disabile, servì a farla diventare una diplomatica. Per la delusione rinunciò al suo impiego alle dipendenze del Dipartimento di Stato.

Durante la seconda guerra mondiale partecipò al conflitto nella veste di autista di ambulanza. Prestava il suo servizio in Francia. In seguito all’occupazione tedesca fuggì da Parigi e, nonostante la sua gamba di legno, riuscì a raggiungere in bicicletta la costa affacciata sul canale della Manica. Ebbe modo di imbarcarsi mettendosi in salvo in Inghilterra. A Londra conobbe Nicolas Bodington, uno dei dirigenti del SOE (Special Operations Executive), un servizio creato da Churchill per ottenere un flusso informativo dai paesi d’Europa sotto occupazione nazista.

Bodington stava organizzando una rete informativa nella Francia occupata e nella Repubblica di Vichy. Il dirigente del SOE apprezzò le doti di Virginia Hall e la sua volontà di rendersi utile nella guerra contro i tedeschi. Fu accolta nell’organizzazione dopo un veloce addestramento. Raggiunse Lione, città dove stabilì la sua base operativa. Era stata dotata di documenti con il falso nome di Germaine Lecontre, che la accreditavano come giornalista corrispondente del New York Post. Il suo vero compito era raccogliere informazioni relative ai movimenti dei militari tedeschi e al governo che gli stessi avevano messo in piedi per amministrare la cosiddetta Francia indipendente, la Repubblica di Vichy. Vichy, che fungeva da capitale dello stato fantoccio, era una piccola cittadina poco distante da Lione.

Presto la Hall organizzò una efficiente rete informativa, chiamata “Heckler”, attraverso la quale acquisiva preziose notizie che, attraverso le valigie diplomatiche del consolato americano della città, trasmetteva alla sede centrale della SOE. Aveva tra i suoi informatori anche la tenutaria di un bordello frequentato da ufficiali tedeschi. Perfino un ginecologo era parte della sua organizzazione. Le mogli dei membri di governo e dei militari erano propense a confidarsi con il proprio ginecologo, rivelando spesso notizie interessanti che venivano poi riferite a Virginia Hall.

L’agente Hall utilizzò la sua organizzazione per far uscire dalla Francia diversi piloti alleati i cui aerei erano stati abbattuti nella regione di Lione. Attraverso il consolato americano, dove gli stessi trovavano il primo rifugio, erano poi fatti uscire dalla Francia con l’aiuto delle organizzazioni della resistenza. La Hall organizzò anche numerosi attentati dinamitardi facendo scoppiare bombe davanti a diverse sedi della Gestapo.

Nel 1941 una retata della polizia francese a Marsiglia sorprese una riunione di dirigenti del SOE alla quale Virginia, sospettosa e prudente, aveva ritenuto di non partecipare. Furono catturati 12 informatori. La rete del SOE in Francia venne praticamente azzerata. Rimaneva attiva solo la Hall che da Lione riusciva a fornire al governo inglese una incredibile quantità di informazioni.

Gli agenti del SOE catturati erano rinchiusi nella prigione di Mauzac, nei pressi di Tolosa. Con la complicità della moglie di uno di essi, che andava regolarmente a far visita al marito in prigione, la Hall organizzò la fuga dei dodici. Le scatole metalliche delle alici, che Gaby Bloch, moglie di Jean-Pierre Bloch, portava al marito in prigione, servirono per costruire una chiave con la quale aprire le celle. Il 15 luglio del 1942 i dodici riuscirono a evadere. Con l’aiuto della Hall raggiunsero Lione. Nonostante una feroce caccia agli evasi organizzata dalla polizia francese questi furono accompagnati dai membri della resistenza francese al confine con la Spagna. Da lì raggiunsero l’Inghilterra.

In seguito all’evasione la Gestapo diede il via a una caccia spietata agli agenti del SOE. Avevano intuito che la centrale dell’organizzazione si trovava a Lione. Virginia Hall era comunque ben camuffata. Si presentava come una donna trasandata. Abitava in uno squallido appartamento. La sua zoppia contribuiva a renderla invisibile. Fu Klaus Barbie, il capo della Gestapo in Francia, a occuparsi di persona della sua ricerca.

Virginia Hall comprese che era solo questione di tempo prima di essere individuata. Aveva ormai i nazisti alle costole. Era giunto il momento di mettersi al sicuro. Si mise in viaggio verso il confine e, per non correre rischi, non avvertì i suoi collaboratori della fuga. Raggiunse la Spagna attraversando a piedi i Pirenei. Giunta su suolo spagnolo la polizia locale la arrestò per immigrazione clandestina. L’ambasciata americana intervenne per il suo rilascio, che avvenne dopo sei settimane di prigione.

Virginia non era una donna che si arrendeva facilmente. Gli americani gli offrirono un incarico nel loro servizio segreto, l’OSS. Questa era l’Agenzia del governo USA che negli anni del dopoguerra, dopo una profonda ristrutturazione, si sarebbe trasformata nella CIA. Di nuovo fu inviata in Francia dove giunse a bordo di una piccola cannoniera che la sbarcò in Bretagna. Stabilì la sua base operativa in una tranquilla fattoria nella campagna di Crozant, un centro nel cuore della Francia, a metà strada tra Lione e Nantes.

Si presentava come una contadina anziana con la salute malmessa. Nascondeva la sua zoppia con un camminare lento. Aveva avuto assegnata la nuova identità di Marcelle Montagne. Erano i giorni che precedevano il D-day, lo sbarco alleato in Normandia. Il suo compito fu quello di sabotare i ponti e le strade che conducevano ai luoghi dello sbarco. Lo scopo era di impedire o ritardare l’arrivo delle truppe e dei blindati tedeschi sulla costa normanna. Organizzò gruppi di resistenza di cento unità che operavano nel centro della Francia. Individuò e segnalò agli alleati zone adatte al lancio di paracadutisti. Organizzò rifugi per i militari alleati che eventualmente si fossero dispersi dopo il lancio. Si rivelò uno degli agenti più preziosi nel delicato momento dello sbarco.

Dopo le operazioni in Normandia Virginia Hall si trasferì nel sud della Francia dove abbandonò la sua falsa identità e il suo travestimento e si dedicò a organizzare la resistenza francese contro i tedeschi. Incontrò un certo scetticismo a causa della sua condizione femminile e in ragione del grado di sottotenente con il quale agiva. I comandanti dei gruppi di resistenza si consideravano di grado più elevato e mal sopportavano l’autoritarismo dell’americana. La missione che le era stata affidata era di facilitare lo sbarco alleato nel sud della Francia che avvenne il 15 agosto del 1944. L’anno seguente, completata la liberazione del paese, Virginia Hall fu inviata in Austria per aiutare i gruppi di resistenza locali.

Dopo la disfatta tedesca ritornò in Francia. Rintracciò tutti quelli che l’avevano aiutata, membri della resistenza e cittadini comuni. I loro nomi furono segnalati alle autorità alleate. Virginia Hall scrisse personalmente lettere di ringraziamento a queste persone che avevano messo in pericolo la propria vita per permetterle di completare con successo le sue missioni.

Nel 1947 fu richiamata in patria e inquadrata nella CIA. Divenne un’analista esperta delle questioni relative all’Unione Sovietica. Siccome non gradiva il lavoro di scrivania, lasciò l’Agenzia l’anno successivo. Ritornò a far parte dei servizi nel 1950 ma non riuscì ad ottenere incarichi operativi. Visse con disagio il lavoro sedentario a cui era costretta e che la occupò fino al momento del suo pensionamento avvenuto nel 1966.

Nel 1957 si era sposata con il suo amico e collega Paul Golliot, conosciuto in Francia nel 1945. Dopo il pensionamento visse con il marito nel suo ranch a Barnesville, nel Maryland. Si spense nel 1982, all’età di 76 anni.

Virginia Hall era stata l’agente che più di ogni altro aveva contribuito alla buona riuscita della liberazione della Francia. Nel 1945 era stata insignita dal generale William Joseph Donovan con la Distinguished Service Cross. Fu anche nominata membro Onorario dell’Ordine dell’Impero Britannico. La Francia la onorò con la Croix de Guerre.

Nel 2006, in occasione del centenario della sua nascita, l’ambasciatore francese e quello del Regno Unito a Washington la ricordarono congiuntamente e pubblicamente per la sua attività in favore dei loro due paesi. Nel museo della CIA solo cinque agenti dell’Agenzia hanno avuto dedicata un’apposita sezione. Uno di questi cinque è Virginia Hall.

(Immagine in alto: Virginia Hall mentre trasmette via radio, particolare del dipinto Les Marguerites Fleuriront ce Soir di Jeffrey W. Bass, 2006, in Pubblico Dominio, collezione CIA).